Il funerale
Il funerale era sempre stato un tabù, un momento triste e doloroso. Certo, come potrebbe avere una connotazione diversa dal nero, dal momento che è direttamente connesso al concetto di morte? L’ultimo momento della vita dove davvero si ricompone la vita intera: si incontrano le mille tessere dell’esistenza, epoche diverse e sconosciute tra loro, dalla maestra delle elementari all’ultimo collega di lavoro. Nell’album di famiglia manca sempre l’ultima immagine, la più viva perchè ogni persona presente rappresenta una tessera che compone il puzzle della vita del defunto.
La chiamavano paura gli altri, mi dicevano che non era questo il modo giusto d’affrontare le cose. E in quale altro modo dovevo affrontare tutto ciò?
Forse era meglio mascherarsi dietro finti sorrisi girandosi dall’altra parte come se non vedessi le cose e fingendo di star bene. Ma erano sorrisi trapiantanti. Ma non i miei.
Andai al cimitero di Green-wood insieme a Nathan.
Colui che aveva avuto sempre uno strano presentimento su di lui. Lui s’immaginavano una sorta di vigliaccheria d’incapacità, nel rapportarsi con la gente e quel genere d’aspetti che una persona moralmente equilibrata non aveva. Ma era come se mi fosse stato asportato un arto e camminavo storto sotto il peso di un cuore battente, in modo agitato e si tirava indietro perché aveva paura.
Non credevo una folla così grande potesse occupare un prato così piccolo. C’era anche quella donna che alla stazione mi chiedeva sempre i soldi, ma non lo sapeva all’inizio, ch’ero il fidanzato di suo nipote. Ero...
Non sapevo nemmeno che Jacob avesse così tanti parenti e non sapevo che così tanti ragazzi lo conoscessero… Potevano stare ognuno a casa propria piuttosto di venire qui a deprimersi fumando una sigaretta dietro l’altra con un grande dispiacere dentro, soffocando i loro polmoni di fumo nero e il cielo dello stesso colore.
Il cielo era di un grigio carico di nuvole, ma a tutti sembrava molto più scuro e la giornata s’intona, mentre nel cielo si componevano figure e draghi che si sfaldano disperdendosi nell’aria; insieme al fumo.
Al funerale la gente piangeva.
L’aria condensata intorno alle facce pallide di sigarette era nera come i vestiti, pallide dal dolore e dalle domande: perché?
I pochi che parlarono alla messa era tutti attoniti. Fissavano il vuoto e scambiano cenni di saluto a chi non conoscevano, cercando d'indovinare genitori del morto: quest'ultimi erano quelli che piangevano più forte. Qualcuno dal nervosismo rideva.
Casper era quello che fuma più di tutti con grandi occhi rossi semichiusi.
Ma ad un certo punto si era abituato anche lui a tutta quella tristezza e le sue mani smisero di tremare…
Vedi Dajanara venirmi incontro e mi abbracciò scherzosamente, poi ci stringemmo ancora un po’ di più e ridemmo ma ben presto le nostre risate si trasformarono in nuove lacrime.
S’avvicinò Chloé, lei che odiava cosi tanto i funerali, aprì una mano e si mise in bocca una sigaretta.
Era stato un funerale semplicissimo, sobrio tipo Mattarella verrebbe da dire alla Travaglio, che non mi era neanche piaciuto perchè era stato rapido e indolore. C'erano nonni, fratelli e zii della stessa età più o meno, che dopo la sepoltura se ne andarono. Che tristezza. E loro lo sanno bene cosa vuol dire la parola "tristezza".
-Chi sarà il prossimo?- Si chiesero. Poi risero per nascondere la loro tristezza.
Però, nella semplicità stessa del funerale, semplicità simile alla persona deceduta, tutto
sembrava naturale, apparentemente.
La cassa era color legno naturale quasi grezzo, un piccolo e intenso mazzo di fiori sopra ed era stata messa sopra un campo poco prima
della primavera.
Durante la funzione mi sentì totalmente estraneo dalla cerimonia e cominciai a ragionare
con distacco ed obiettività e pensai al dolore di tutti i familiari, di fronte ad una cassa con dentro il corpo di una persona che non esiste più.
Quanto era strano. Soffrire così per un corpo totalmente privo di vita, eppure un corpo che amavamo.
Ora sembrava un fantoccio da quanto inerme. Chissà dov'erano andati se se ne erano andati e volati via i pensieri, i sentimenti, le emozioni,
l'energia vitale. Chissà.
E tutti a soffrire davanti ad un corpo che non è più.
Intanto era spuntato il sole, la cassa stonava e sembrava fuori
posto. Era l'ultimo giorno di carnevale, e per strada i festeggiamenti. Il carro funebre pareva un carro mascherato.
La vita che continua come niente fosse accaduto. tutto, tranne il dolore delle persone amate, che poi si attenuerà, un giorno... sicuramente.
-Si sopravvive sempre al dolore, e questo è forse ancora più crudele.- Dissi fra me e me guardando la bara. -Io dovrei esser morto di dolore perciò che mi ha fatto, invece non si muore. Si sopravvive.-
Mi avvicinai alla bara e appoggiai la rosa rossa sopra il coperchio e dissi
-Ti perdono.- Indietreggiai e abbracciai Dajanara mentre guardammo la bara, la quale era accerchiata da dei becchini intenti a colmarla di terra, accompagnata da dei tamburi parlanti o kalangu.
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