21; Un accidente per capello
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«Su, su, iniziate a correre!»
L'improvviso e potente grido del professore di ginnastica rimbombò per tutta la palestra, e chi non ci era ancora abituato - come ad esempio Johnny - si prese quasi un infarto.
Erano già tutti usciti dagli spogliatoi, a detta del prof, indi per cui quest'ultimo aveva ordinato come al solito ai suoi alunni di iniziare a correre mentre lui poteva restarsene spaparanzato sulla sedia a leggere il giornale.
Già faceva abbastanza fatica alla sera nei panni di coach a riempire di sgridate i ragazzi della quadra di basket, quindi doveva tenersi fresca la voce un po' anche per dopo.
Tuttavia, non bisognava mai farsi ingannare dal falso menefreghismo di Lee Jongsuk; infatti, mentre teneva il giornale fra le mani, faceva sempre capolino con gli occhi da esso per poter vedere chi cercava di barare.
Era il caso di Eun Chan, che ogni volta che il prof si distraeva non perdeva occasione per rallentare e per mettersi a camminare, nonostante gli insistenti ammonimenti di Yuta affinché la ragazza si muovesse ad accelerare il passo per non essere rimproverata.
I ragazzi - eccetto Ji An, che col suo immancabile gesso al braccio doveva starsene ferma seduta per terra -, corsero per un bel po', fino a che il prof non si stufò di leggere, e dopo dieci minuti erano assai pochi coloro che avevano ancora energie sufficienti ad affrontare un'altra ora e tre quarti di intensa attività fisica.
Tuttavia, proprio mentre il prof ordinò ai ragazzi di fare tre serie da venti piegamenti ciascuna, giunse per Ji An il momento di mettere in atto il suo piano.
«Prof, non credo di sentirmi molto bene...» sussurrò, dopo essersi alzata in piedi ed essere giunta al suo cospetto, portandosi le mani alla pancia.
«Tsk, tutte storie! Sei stata ferma tutto il tempo!» ribattè Jongsuk con asprezza, non volendo sentire ragioni.
«Ma prof, sa... credo proprio che la mia natura mi stia chiamando» se ne uscì allora Ji An a testa bassa, facendo ridacchiare sotto i baffi la maggior parte dei compagni e facendo imbarazzare non poco il prof.
«Esatto, la povera Ji An sta avendo un'emergenza... la cagarella! Si salvi chi può!» esclamò qualcuno fra gli studenti che Ji An non riuscì a scorgere - ma la cui voce somigliava terribilmente a quella dell'ex omino bianco - scatenando un moto di risa improvviso che il professore si affrettò subito a reprimere.
«Aish, fate silenzio voialtri!»
Poi, rivolgendosi a Ji An con un cipiglio da paura, acconsentì di malavoglia a mandarla in bagno: «E va bene, se è proprio così urgente vai! Ma torna fra dieci minuti, oppure sai cosa ti aspetta!»
«C-certo!» annuì Ji An, precipitandosi fuori dalla palestra veloce come la luce, per poi richiudere la porta alle sue spalle.
Rilassò per un attimo gli occhi e sospirò, dirigendosi presso lo spogliatoio femminile e prendendo dal proprio zaino la famigerata provetta. La osservò per benino, rigirandosela tra la mano buona, dopodiché si decise a uscire di nuovo e ad addentrarsi a suo rischio e pericolo nello spogliatoio maschile.
Aveva soltanto pochi minuti di tempo a sua disposizione, per questo avrebbe dovuto agire come un fulmine, nonostante la sua non prontezza d'azione dovuta al gesso. Per di più, se per sbaglio fosse entrato qualcuno, non avrebbe avuto alcuna scusante a farle da alibi.
Così, una volta entrata in territorio nemico, si affrettò a cercare di capire quale fosse, fra i tanti, il borsone di Taeyong, che quando il ragazzo portava a tracolla era inconfondibile per il suo color rosso acceso. Per questo Ji An, avendo sempre avuto un'ottima memoria fotografica, lo localizzò in mezzo a quel casino in meno di dieci secondi, per poi avventarvisi direttamente sopra, pronta a frugare a fondo in esso fino a che non avrebbe trovato quella cosa.
E, per la verità, quest'ultima operazione - con un braccio solo, ricordiamolo - richiese più tempo del previsto, dato che Ji An si potè rendere conto, con sua grande sorpresa, che il borsone di Taeyong conteneva all'interno praticamente tutta la sua vita riassunta in vestiti e scarpe di ricambio, divisa da basket, fascia per capelli, costume, ciabatte, accappatoio, occhiali da sole, due gel, un pettine, un piccolo specchio, svariati prodotti per la pelle, tre rasoi, nonchè due forbicine per tagliarsi le unghie e pinzette. Ma la cosa che in quel momento serviva a Ji An era proprio l'ultima, situata in fondo a tutto quel casino: lo shampoo.
«Caspita, pure lui usa la Garnier?!» si scandalizzò Ji An, portandosi una mano alla bocca al pensiero che anche Taeyong utilizzasse la sua stessa marca di prodotti per capelli, e la cosa non potè che darle estremamente fastidio.
Quando però ritornò in sé, dovette un attimo sedersi e appoggiare lo shampoo sulla panca prima di poter veramente procedere.
Aprì dunque la provetta, versandola tutta fino all'ultima goccia all'interno dello shampoo di Taeyong, poi lo richiuse e si mise a sbatacchiare meglio che potè, affinché l'intruglio si mischiasse efficacemente con lo shampoo. Il tutto mantenendo ovviamente un sorrisetto ben poco raccomandabile, fino a che non fu convinta di aver concluso l'operazione con successo, così da potersi recare nuovamente in palestra come se niente di strano fosse accaduto.
Già... peccato però per il malcapitato di turno che quel niente si sarebbe ben presto trasformato in una vera e propria catastrofe.
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«Bene, ora tutti a cambiarvi!» tuonò finalmente il prof dopo due durissime ore di educazione fisica, dando il via libera a tutti gli studenti di potersi andare a rinfrescare un po' facendosi una bella doccia.
«Oh, alleluia! Le mie povere gambe avrebbero ceduto se fossimo rimasti un minuto di più!» furono le ultime parole ansimate da Yuta alle sue due amiche, prima di sparire nello spogliatoio maschile.
Anche Eun Chan quel giorno era arrivata a fine lezione particolarmente stanca, mentre per quanto riguardava Ji An le si leggeva negli occhi soltanto pura euforia, come quella di un bambino che sta andando per la prima volta sulla giostra.
«Allora, compare, è andato tutto per il verso giusto?» esordì Eun Chan, mentre si stava cambiando sotto gli occhi di una Ji An alquanto soddisfatta.
«Tutto assolutamente a meraviglia, baby» la rassicurò la ragazza genia, facendole l'occhiolino.
«Bleah... ma voi veramente parlate così spudoratamente dei vostri bisogni primordiali?!» non perse occasione di intervenire Park Jay Min, fraintendendo tutto il discorso.
«Che schifo...» borbottò qualcun'altra, probabilmente quella boriosa di Hye Jin, ma nessuna delle due amiche ci fece caso, men che meno Ji An; la sua mente infatti stava frullando incessantemente da due ore, non vedendo l'ora di poter assistere coi suoi occhi ad una scena di puro delirio.
A due muri di distanza, infatti, Taeyong si stava già addentrando in uno dei box doccia della palestra, ovviamente munito di accappatoio, shampoo, bagno doccia, eccetera, eccetera, senza sospettare assolutamente di niente.
Non che non lo fosse mai stato finora, anzi, Lee Taeyong poteva definirsi la persona sospettosa per eccellenza, tuttavia non sarebbe mai arrivato ad immaginare che una come Ji An si fosse illegalmente intromessa nello spogliatoio maschile e avesse corrotto il suo povero shampoo con una qualche strana sostanza.
Così, ignaro di tutto, azionò il getto della doccia e si lasciò beatamente andare a quella frescura, scostandosi di tanto in tanto i capelli zuppi che gli ricadevano in fronte.
Anche quando passò all'operazione di insaponamento capelli e corpo - che durò un sacco di tempo - parve rimanere tranquillo.
Fu solo al potente richiamo di Jaehyun, situato nel box doccia accanto al suo, che Taeyong riaprì di scatto gli occhi.
«Yah, Taeyong-ah! Non è che mi potresti prestare un po' di shampoo? Sai, mi sono appena accorto che il mio è finito...» disse, facendolo sonoramente sbuffare.
«Basta che non me lo finisci!» urlò Taeyong in risposta, lanciandoglielo con forza dall'alto. Dopodiché procedette all'ennesimo risciacquo con tutta calma, uscendo dal box doccia soltanto dopo altri dieci minuti buoni, quando tutti avevano già finito alla grande.
«Davvero abbiamo le ultime due ore buche?!» sentì dire da qualcuno non appena si ripresentò nello spogliatoio, mentre altri ragazzi annuivano contenti, così di primo acchito ne restò alquanto sorpreso.
Non capitava spesso di ritrovarsi a poter uscire di scuola due ore prima, ma a quanto pare dall'inizio della scuola ciò era accaduto ben due volte, e i ragazzi ovviamente non potevano che esserne contenti, avendo a disposizione più tempo libero per se stessi - o per immergersi ancora di più nello studio, dipendeva dai punti di vista.
Quest'ultimo tuttavia non era certamente il caso di Taeyong, il quale sollevò un angolo delle labbra all'insù con espressione soddisfatta, poco prima di cambiarsi.
Fu così che, dopo una lunga ora concessa come al solito al finire delle lezioni di ginnastica per potersi lavare con calma, ragazze e ragazzi dovettero uscire dagli spogliatoi e recarsi chi in biblioteca per lo studio individuale, chi a far lezione normalmente e chi a frequentare dei corsi di potenziamento di alcune materie istituite proprio dalla seconda settimana di scuola.
Inutile specificare che a Ji An sarebbe tanto piaciuto andare in biblioteca a studiare assieme a Johnny e agli altri, ma, volendo vedere a tutti i costi la reazione che avrebbe avuto il tanto odiato omino rosa dopo essersi spalmato per benino quella roba in testa, non potè che cedere alla tentazione di seguirlo al corso di potenziamento di inglese, sedendosi al banco proprio dietro di lui.
«Mummia, qual buon vento?» volle subito apostrofarla Taeyong, non appena ebbe notato alle proprie spalle la presenza della sua acerrima nemica.
«Frequento anch'io il corso di potenziamento di inglese. Problemi?» le rispose lei per le rime, sollevando il mento in segno di sfida. Una sfida che però Taeyong non colse subito, nonostante i suoi ben sviluppati riflessi, poiché a quanto pare l'effetto dell'intruglio creato da Ji An tardava ancora ad arrivare.
Per la precisione, più il tempo passava e più Ji An era dubbiosa sul fatto di aver sbagliato qualcosa durante il procedimento della sua invenzione. Pensando che però tutti i suoi tentativi precedenti erano sempre andati a buon fine (a parte le illegali intromissioni di Taeyong, s'intende), non aveva ragione di temere che quello sarebbe stato un vero e proprio flop.
E infatti - fortunatamente per lei - così non fu, dal momento che verso i tre quarti dell'ora Taeyong iniziò a grattarsi i capelli, prima piano e poi sempre più di frequente, come se avesse i pidocchi e stesse invano cercando di toglierseli di dosso.
«So, the housekeeper decided to poison her lady's cup, and then...»
Nel frattempo il nuovo professore di potenziamento - un distinto uomo sulla cinquantina, ma che ne dimostrava al massimo quaranta - continuava imperterrito con la sua lezione, come se fosse questione di vita o di morte, senza curarsi di niente né di nessuno. O quasi, fino a che non vide l'ex omino bianco che si grattava quasi da stare impazzendo.
«Lee Taeyong, traduci ciò che abbiamo appena letto.»
«Prof, posso andare in bagno? Non credo di sentirmi molto bene» buttò lì Taeyong, come prima scusa che gli passò per la testa, cercando di squagliarsela il prima possibile, dato che il suo presentimento non gli stava facendo presagire nulla di buono. Insomma, si stava sentendo bruciare la cute come mai gli era successo prima, ed era alquanto strano, visti tutti gli shampoo super delicati e sofisticati che usava di solito.
«Okay, but be quick!» lo fulminò il professore, seguendolo con il suo sguardo minaccioso mentre Taeyong si allontanava di corsa.
«Dannazione, che male!» gridò quest'ultimo, una volta che fu entrato in bagno e si fu guardato per bene allo specchio.
I capelli, però, nonostante l'eccessivo prurito, sembravano essere a posto; o meglio, soltanto fino a quando, qualche secondo dopo, Taeyong non vide sbucarsi selvaggiamente dal nulla una minuscola rosellina rosa in testa.
«Cazzo, cos'è?!» urlò, scandalizzato più che mai, non perdendo occasione di toccarla, mentre ne vedeva già spuntare un'altra, e poi un'altra, e poi un'altra ancora... fino a che i suoi capelli non diventarono un vero e proprio prato fiorito di rose, che avrebbero attirato centinaia di api golose se solo il ragazzo si fosse trovato all'aperto in quel momento.
In ogni caso, questo significava indubbiamente che dietro a quell'avvenimento soprannaturale non poteva che esserci lo zampino di...
«Oh Ji An. Quella bastarda! Mi ha fregato buttandomi strane cose nello shampoo!» grugnì Taeyong a denti stretti, avendo capito tutto dopo aver avuto l'input delle rose, e cercando invano di strapparsele tutte. Ma il solo tentativo gli provocò un dolore ancor più forte, costringendolo così a rinunciare in partenza a quell'avventata soluzione.
«Aish! Non sono mai stato umiliato così tanto in vita mia!» continuò, sperando di riuscire a far ritornare la situazione alla normalità come prima con un colpo di genio.
Ma ormai era chiaro come il sole: la loro cosa da genio non andava a comando; anzi, si attivava proprio quando meno ce la si aspettava, colpendo improvvisamente le menti dei due ragazzi con idee malsane che si mettevano subito a frullare nel loro cervello più vorticosamente che mai.
Tuttavia arrivò presto qualcosa - per la precisione, la chiamata di qualcuno, al cellulare - ad interrompere la sua momentanea agitazione, e quel qualcuno altri non era che un Jaehyun terribilmente scandalizzato e incredulo almeno quanto lui.
«T-Taeyong-ah... aiutami, ti prego! Ho la testa coperta di... di rose!» ansimò, agitatissimo, non credendo alle sue stesse parole.
«Anche io, cosa credi?! Quella stronza bastarda di Ji An... è stata lei, ha corrotto il mio shampoo!» ribatté Taeyong, urlando un po' più forte del dovuto mentre continuava a guardarsi con insistenza, col solo risultato di innervosirsi ancora di più.
«C-come facciamo?! Se uscissi di qui in questo stato, verrei preso in giro a vita!» piagnucolò Jaehyun, che in quel momento si trovava nientemeno che all'interno del primo sgabuzzino con gli attrezzi da pulizia che aveva trovato lungo il corridoio.
«Aish! Non lo so, non lo so! So solo che, non appena quella stronza di Oh Ji An mi capiterà sotto mano, allora sì che potrà considerarsi morta!» ruggì Taeyong, pregustandosi già il momento in cui gliela avrebbe veramente fatta pagare cara, per poi ritornare poco dopo in sé grazie alle parole di Jaehyun.
«Non vorrai mica che restiamo così a vita?!»
«Jaehyun, cazzo, fammi un attimo pensare!» si innervosì l'omino rosa, sbattendo violentemente la schiena contro il muro e cercando di mettersi a riflettere... ma invano. Infatti, dopo qualche minuto, ancora niente.
L'idea geniale non arrivava, e a Taeyong a quel punto non restava altro da fare che aspettare e rosicare.
«Yah, il genio qui sei tu!» gli fece presente Jaehyun, col risultato di alterare ancor di più il suo umore già per niente buono.
«Ma sono pur sempre un essere umano!» esclamò infatti Taeyong, anche se ora, in quel preciso istante, con tutte quelle rose fiorite in testa, sembrava tutto tranne che un umano, anzi: avrebbe potuto fare concorrenza a certi personaggi strambi dei cartoni animati.
D'istinto gli venne in mente di chiamare Ji An e farsi dire l'esatta composizione chimica di quella strana sostanza che gli aveva causato tutto ciò, ma cambiò idea un attimo dopo, non appena si rese conto del fatto che, chiamandola, avrebbe soltanto perso in partenza; la sua intenzione era invece quella di risistemare le cose da solo, per poi prepararle una vendetta coi fiocchi, che l'avrebbe fatta assai pentire di quell'azione avventata.
Sì, era vero che anche lui non era stato per niente buono con lei, ma quello era stato davvero troppo. O meglio, niente in confronto a ciò che lui aveva diabolicamente progettato per lei.
Insomma, se Taeyong ora fosse uscito allo scoperto conciato a quel modo, la gente avrebbe veramente potuto pensare che fosse un alieno sbarcato da un altro pianeta!
Fu così che per il momento il ragazzo genio decise di entrare all'interno del bagno vero e proprio e di chiudervisi dentro in attesa del colpo di genio, ordinando poi a Jaehyun di fare lo stesso.
Del resto, uscire adesso avrebbe come minimo comportato il fatto che mezza scuola li avrebbe potuti scoprire, e quella non era di certo l'intenzione principale di Taeyong.
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«Allora ciao, a domani!»
Eun Chan si congedò allegramente da Ji An, Yuta e Johnny, una volta messo piede fuori dall'edificio scolastico, dal momento che avrebbe dovuto andare subitissimo dal dentista per il solito controllo trimestrale.
Rimasero quindi la ragazza genia e gli altri due, che per qualche secondo continuarono a guardarsi in modo ben poco promettente, fino a quando Ji An non prese parola.
«Ehm... allora ciao?» mormorò, imitando Eun Chan e facendo poi per avviarsi, altrimenti sarebbe di certo stata una situazione imbarazzante trovarsi a dover scegliere se passare il tempo dopo la scuola con Yuta o con Johnny, e francamente avrebbe anche voluto evitare di andare a finire in certe liti.
O meglio, a dire il vero lei avrebbe voluto stare sia con Yuta, per parlargli dell'esperimento e dell'accaduto, sia con Johnny, perché quel ragazzo le piaceva non poco, ma... no, non sarebbe riuscita a dire di sì ad uno, dovendo rifiutare quell'altro.
Tuttavia, neanche a volerlo, fu proprio quel suo comportamento schivo ad innescare la miccia.
«Aspetta!» dissero infatti in coro Yuta e Johnny, afferrandola ognuno per un braccio, pronti a contendersela nel migliore dei modi.
«Yah, ragazzi! Mi fate male!» si lamentò la diretta interessata, scuotendo leggermente le braccia prima di venir liberata dalle loro due prese possenti.
«Verresti al bar con me? Sai, c'è una cosa di cui ti devo parlare»
«Che ne dici se andiamo a fare un picnic serale al parco qui vicino?»
Queste due furono le loro allettanti proposte, rispettivamente di Yuta e di Johnny, fatte anch'esse in coro, senza dare alla povera Ji An la possibilità di scegliere in tutta tranquillità e senza doversi sentire sotto pressione.
«Ragazzi, mi dispiace, ma ho già un altro impegno. Sarà per la prossima volta, okay?» si fece forza Ji An per rifiutarli, alternando lo sguardo fra i due, che erano uno più dispiaciuto dell'altro.
Congedandosi poi in fretta e furia e lasciandoli senza parole, si imbucò nella prima via alberata utile che trovò, guardandosi dietro di sé per vedere se fosse seguita da qualcuno o meno.
Quando si accorse che aveva via libera, procedette con la chiamata che aveva in serbo di fare da quando aveva visto scappare quel deficiente di Taeyong in bagno.
«Yah, omino rosa. Come va la vita nel tuo campo fiorito?» esordì, tutta gongolante, aspettandosi chissà quale reazione rabbiosa da parte sua.
Peccato che l'ex omino bianco avesse già agito di testa sua, in un modo che la sorprese più che mai, lasciandola inoltre a bocca spalancata per la sua risposta concisa che le arrivò all'orecchio pochi secondi dopo.
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