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Capitolo 43

Lo presi così di sorpresa che gli ci volle qualche secondo per metabolizzare quello che stava accadendo, per questo motivo mi seguiva senza fare storie. Quando si riprese lo sentii ridacchiare leggermente, non mi fu difficile immaginarmelo con un ghigno divertito in volto, forse credendo che finalmente mi sarei concessa a lui.

"Adesso che fai? Corri da me disperata?" mi canzonó riferendosi a quella volta che si voleva divertire. "Cos'è hai litigato con Newt?"

Questo non doveva proprio dirlo. Non gli risposi a parole ma di impulso, le dita di una mano abbandonarono la sua pelle per stringersi a pugno e scontrarsi violentemente contro la sua guancia costringendolo a voltare il capo. Per la sorpresa posò una mano libera nel punto dolorante e mi donó uno sguardo ricco di odio. Per un attimo temetti che potesse riuscire a liberarsi e rimpiansi di averlo fatto, ciò durò poco perché ritrovai abbastanza veloce la mia sfacciattaggine.

"Non sono affari che ti riguardano." gli ringhiai contro con un'espressione dura in volto.

Ripresi a stritolargli la pelle e passai in rassegna ad ogni porta. Mi avvicinai cauta al legno e, in base a se udivo movimenti o chiacchiere, determinavo se nella stanza ci fosse qualcuno o meno. Scartai un po' di camere fino a che non credetti di averne trovata una vuota. Afferai tremante la maniglia e sbirciai dentro. Non c'era nessuno, quindi lo trascinai all'interno con poca grazia mollando la presa su di lui e chiudendomi la porta alle spalle.

"Si può sapere cosa vuoi da me?" mi chiese scocciato.

Incrociai le braccia al petto ed alzai un sopracciglio. "Voglio delle risposte."

Zart non disse nulla così completai la mia richiesta. "Come hai capito che dietro quello stupido scherzo c'ero io?"

"E perché mai dovrei dirtelo?" fece lui arrogante.

Percepivo la rabbia crescere nel mio corpo, non dovevo abbandonarmi a lei. Avrei ottenuto quello che volevo e poi lo avrei lasciato in pace. Non dovevo stuzzicarlo, il pugno che gli avevo dato era stato anche troppo.
In quel momento realizzai che non sapevo come rispondergli, se avessi potuto tornare indietro mi sarei risparmiata volentieri quell'attimo.

"Oh, come sei rancoroso." mi avvicinai di qualche passo con un tono malizioso ma allo stesso tempo pericoloso. "Non capisco perché sei tanto vendicativo. Era solo una stupida bravata, non é così?"

Non seppi come mi uscirono quelle parole o dove avessi trovato quella spavalderia ma pregai che tutto ciò mi avvicinasse al mio obiettivo.
L'Intendente degli Orti mi studiava con occhi attenti, come se volesse decifrare quello che avessi in mente o intenzione di fare, la cosa divertente era che non lo sapevo nemmeno io.

"Bene, quindi vuoi solo delle sciocche spiegazioni." concluse lui.

"Esatto, tutto qui. Non ti farò niente." mentii sostenendo il suo sguardo.

Il ragazzo alzò un angolo della bocca come deliziato da un pensiero che si era creato nella sua testa. "Voglio qualcosa in cambio, ma questo penso che tu lo sappia già."

"Certo, mi sembra una cosa più che ragionevole. Io ottengo quello che voglio sentire mentre tu quello che desideri tanto." appoggiai le sue parole.

"Oh, solo una cosa." aggiunse lui cogliendo inaspettatamente la mia attenzione. "Questo é per il pugno."

Il suo tono assunse la sua solita nota malvagia, acida. Come un fulmine, notai con la coda dell'occhio la sua mano che si avvicinava veloce verso il mio volto. Sbarrai gli occhi maledicendomi di nuovo per quel destro di troppo. Non mi ero minimamente accorta del fatto che avesse caricato un cazzotto e che il colpo stesse per andare a segno, tuttavia alzai con la medesima velocità il braccio conficcandogli le unghie sulla carne bloccando così la sua mossa a qualche millimetro dalla mia pelle. Con l'altro arto libero gli risposi dandogli un pugno sullo stomaco ma, avendo bloccato l'azione precedente con la destra, dovetti usare la sinistra e ciò mi era scomodo, così il risultato del mio colpo aveva un'efficacia minore ed era abbastanza penoso. Zart si piegò leggermente in due, piú che altro colto alla sprovvista dai miei movimenti.

"I patti non erano questi." gli feci notare a denti stretti.

Alzò il capo guardandomi storto. Aveva in mente qualcosa, per fortuna avevo ancora un asso nella manica.

"Non apriró bocca finché non ti avrò dato una bella lezione." mi minacciò.

Feci per ribattere ma percepii un suo braccio dietro la schiena che mi attirò violentemente contro il suo petto. Il suo alito puzzolente mi invase i polmoni, mi fece venire una gran voglia di vomitare. Appoggiai entrambi i palmi conto il suo petto per liberarmi ma lui mi teneva ben stretta.

"Mi piacciono le ragazze difficili." affermó sussurrandomi quelle parole all'orecchio.

Il livello di schifo che stavo provando era giunto alle stelle, se avesse fiatato ancora avrei rimesso sul serio. 

"Cos'hai sul...?" aggiunse subito dopo notando che avessi qualcosa sul fianco e cambiando bruscamente il suo tono di voce.

Non finí mai quella frase perché colsi al volo quell'occasione per liberarmi dandogli una testata in faccia. Il ragazzo si portó le mani sul volto così mi allontanai da lui ed estrassi il pugnale argenteo che avevo precedentemente nascosto sotto la maglietta. Gli puntai la lama contro. Quando scoprí il volto aveva i palmi leggermente bagnati dal suo sangue, rendendo visibile la ferita che gli avevo procurato sul labbro inferiore.

"Brutta stronza..." mi insultó partendo alla carica, gli occhi colmi dalla rabbia.

Feci per scappare ma lui, subito, mi bloccó afferrando il braccio armato e costringendomi a rincrociare i nostri sguardi, con la speranza di strapparmi dalle mani l'oggetto. Con il braccio libero cercavo di levarmelo di dosso picchiandolo o graffiandolo, tuttavia il riccio aveva ben pensato di tenere fermo anche quello. Se qualcuno avesse aperto la porta in quell'istante, avrebbe creduto che stessimo ballando uno strambo valzer.
Mi sembrava di rivivere lo stesso momento di pochi attimi prima. Come se non fosse abbastanza, non sapendolo Zart mi costrinse a mettere tutto il peso del corpo sulla caviglia malandata così fui colta, per pochi ma decisivi secondi, da una fitta. La mia gamba cedette portandosi dietro anche l'altra. Essendosi proteso in avanti, il biondo cadde a terra insieme a me. Sfortunatamente il coltello scivolò dalle mie dita andando a finire qualche centimetro più in là.
Ci scambiammo una breve occhiata e, come se fossimo stati davanti uno specchio, allungammo un braccio verso l'arma. Per poco i polpastrelli del ragazzo raggiunsero per primi l'elsa e vi si attorcigliarono ad essa come spire di un serpente. In risposta le mie mani si strinsero attorno il suo pugno, che teneva l'arma come un assassino, e feci forza nella direzione opposta per allontarlo il più possibile dalla mia carne.

"Se mi uccidi ora non potrai piú divertirti." gli feci notare sperando che quella conversazione potesse distrarlo un po', l'acciaio freddo mi rinfrescava la pelle.

"Tu dici? Posso scoparti anche da morta." un rivolo di sangue gli scese fino al mento, la goccia si staccó infrangendosi sulla mia guancia solleticandola un poco.

Feci finta di non averlo sentito e ripresi con un tono dispiaciuto. "Peccato, non sai quante cose belle avevo in mente per te..."

Analizzò le mie parole come ammaliato da quello che intendevo, era preso dalle immagini che gli scorrevano davanti agli occhi, purtroppo si riprese bofonchiando che non gli importasse.

"Non stai onorando la tua parola, così non mi dici quello che voglio sapere."

"Non ho mai detto che accettavo il patto. Se anche fosse, credi che lo avrei rispettato?" mise ancora più forza nelle braccia avvicinando ancora di più il coltello.

La punta acuminata mi toccó la pelle che si tinse di rosso. Mi maledissi di nuovo, mi aveva appena messa all'angolo ancora una volta. Se non avessi trovato qualche scappatoia mi sarei ritrovata con uno dei miei amati pugnali infilzato nella gola.
Come se qualcuno avesse udito le mie preghiere, il familiare ma orrido rumore di metallo trascinato si levó nell'aria. Quello fu l'unico momento in cui ringraziai immensamente la presenza dei Dolenti.
Zart apprese quello che stava accadendo all'esterno e lanciò uno sguardo terrorizzato alla finestra sbarrata in fondo alla parete, come se potesse scorgere i mostri. Ancora una volta colsi all'istante quella stupenda occasione. La forza delle braccia che portava in basso il coltello si attenuò, ciò mi permise di mettere della distanza tra i nostri petti ed appoggiare prima un palmo poi l'altro sulle sue spalle per allontanarlo ulteriormente. Appena il ragazzo mi rivolse nuovamente la sua attenzione, gli regalai una bella ginocchiata sullo stomaco facendolo boccheggiare. Si mise in ginocchio con le mani che stringevano il punto in cui aveva subìto la botta e molló l'arma che ripresi all'istante.

"Fai ancora lo spiritoso? Ora dimmi quelle dannate parole e la facciamo finita." ero stufa di come si erano evolute le cose, il piano si era andato a fare fottere da un pezzo così tutte le mie mosse si basavano sull'improvvisazione e sulla fortuna, che a quanto pareva ne avevo poca.

Zart si alzò in piedi con ancora la pancia dolorante. "D'accordo, ti diró tutto."

Abbassai cauta il coltello. Non mi fidavo di lui, era da sciocchi riporre l'arma come se nulla fosse successo, così le mie dita si attorcigliarono ancora di più attorno all'acciaio, pronte per entrare in azione se fosse stato necessario.

"Un mio amico quel giorno si alzò presto, stava per uscire di qui quando fuori ha sentito delle risate. Non c'erano finestre nei paraggi, così si é nascosto nell'ombra per vedere se qualcuno fosse tornato indietro. Dopo poco, ti ha visto salire le scale furtiva, come se volessi stare alla larga da qualcosa. Quando venne a sapere quello che tu e i tuoi amici avevate fatto, mi raccontò tutto. Da ciò, nacque la mia vendetta." spiegó.

Mentre parlava rivivevo quel momento ma un passaggio non mi portava: ero certa che quel giorno non fossi stata pedinata da nessuno a quest'ora me ne sarei accorta. "Non c'era nessuno alle mie spalle, stai mentendo."

"É vero quello che dici. Lui non ti seguí, ha notato con la coda dell'occhio i tuoi capelli. Si é sporto in avanti, uscendo dal suo nascondiglio, e stando attendo a non fare rumore ti ha osservato per il tempo necessario."

"Va bene. Come facevi a sapere che centrassi qualcosa? Insomma, quel tizio non poteva pensare che fossi uscita un attimo per prendere una boccata d'aria per poi rientrare?"

"Infatti non lo sapevamo. Abbiamo visto la tua reazione alle docce, é bastato fare finta che noi lo sapessimo in anticipo così ti sei tradita da sola."

"Che mi dici sul perché ci hai messo tanto a vendicarti? Insomma, é passato molto tempo, perché non farlo prima?" gli chiesi con la voce ferma asciugandomi con una mano il sangue dalla ferita.

Lui ghignó di gusto come se quella domanda gli piacesse in particolar modo. "Primo: perché volevo trovare qualcosa di adatto. Secondo: perché tutte le volte che cercavo di farlo, c'era sempre qualcuno nei paraggi."

Ragionai sulle sue parole, in effetti l'ultima volta si era arreso quando vide un ragazzo nelle vicinanze. Cercai di trovare altre domande da fargli, ma le avevo esaurite. Non mi piaceva quello che sarebbe successo tra qualche minuto, tentai di non pensarci molto e di accantonare le emozioni. "Può bastare. Ora ricambieró il favore." gli riferii mettendomi seduta sul letto aspettandolo con le gambe leggermente allargate e posando per terra il coltello.

Lui mi guardó divertito, si vedeva che non aspettava altro. Si avvicinò a me, con una mano mi fece appoggiare la schiena sul materasso quindi mi prese per i fianchi facendo aderire i nostri corpi. Quel contatto mi diede il voltastomaco, sperai di alleviare quel senso di nausea guardando altrove. Prese a baciarmi il collo con desiderio lasciando sulla pelle le tracce del suo sangue. Percepii anche le sue dita togliermi la maglietta da dentro i pantaloni. Rimasi sorpresa dai suoi gesti, ero certa che una persona come lui mi trattasse bruscamente e invece sembrava quasi gentile. Poi i suoi movimenti cambiarono con una velocità spaventosa, mi ritrovai con la lama al collo di nuovo.

"Non mi sono ancora vendicato." si giustificó.

"Cosa credi di fare con quel coltello?"

Ma lui non mi rispose, si limitò a spingermi all'indietro il capo con l'arma. Ero stata davvero una scema a lasciare incustodito il pugnale, Zart si era approfittato di una distrazione ed eccolo, un secondo dopo, con in mano l'arma.

"Se vuoi farla finita, datti una mossa." lo incitai, quella storia andava avanti da troppo così volevo che finisse presto.

Il biondo fece per rispondere ma le parole gli morirono in gola per via del frastuono che c'era all'esterno. Percepii il cuore battere più veloce. Come se avessero udito quello che accadeva in quella stanza, i Dolenti stavano assediando l'edificio da più lati, arrampicandosi nel legno tramite gli appigli che creavano. Uno di quei mostri era piú in alto degli altri, come se fosse la punta del gruppo. La sua lunga appendice metallica perforò il vetro e il legno. Le varie schegge si infilzarono sui nostri corpi come se fossero proiettili. Non potevo muovere la testa, altrimenti sulla mia gola si sarebbe formato un bel taglio. Così tutto quello che potevo fare era chiudere gli occhi mentre il dolore mi tormentava.
Zart era pietrificato, aveva gli occhi incollati sul buco dove un tempo c'era la finestra, il metallo era ancora premuto contro la mia pelle mentre il suo corpo mi impediva di muovermi.

"Zart." sussurrai percependo il metallo solleticarmi il collo. "Alzati e scappiamo di qui."

Ma il riccio sembrava non avermi sentita, fece incrociare di nuovo le nostre iridi ed ignorò anche la presenza del mostro.
A quel punto reagii non volendo morire per causa sua. Le mie dita si strinsero attorno al suo collo, in risposta lui premette ancora di più la lama.

"Molla quel coltello e andiamo via." gli ordinai aumentando la presa sulla sua pelle.

Nel mio campo visivo entró per caso la figura del Dolente che si insinuava nell'apertura creata, un'idea prese forma nella mia testa. Anche se non era ancora ben definita, i muscoli sapevano cosa fare. Mollai di colpo il suo collo per occuparmi del suo petto tentando di allontanarlo. Il ragazzo rimase leggermente sorpreso da quel cambio di mossa, ciò gli costó caro. Approfittando del momento, chiusi le gambe portandole sotto di lui e veloce lo spinsi di lato aiutandomi con le braccia. Tuttavia il pugnale mi ferì il collo, il caldo liquido rosso mi imbrattava la pelle. Drammaticamente dovetti assistere a qualcosa che non mi sarei mai piú dimenticata. Quando finalmente avevo posto della distanza tra me e il biondo, vari appendici del Dolente gli circondarono il corpo, come se fossero diverse braccia pronte a catturarlo per portarlo negli abissi.
Tornai in posizione eretta premendomi una mano sulla dolorosa ferita. Il mostro ormai era totalmente dentro alla stanza, come una furia si lanciò verso la porta. Mentre passava, vidi Zart guardarmi impaurito. Il suo corpo era quasi affondato nell'epidermide molliccia mentre la sua pelle sanguinava dai diversi tagli che si era procurato quando le appendici lo avevano toccato. Un braccio meccanico ondeggiava seguendo l'andatura della creatura. Non avevo fatto in tempo a realizzare che dovevo togliermi di mezzo, quando mi colpí lo stomaco come una frusta. Il Dolente se ne andó seminando terrore nel resto dell'edificio. Mi posai una mano sul punto dolorante e mi accasciai boccheggiando e agonizzante sul pavimento.

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