Capitolo 31
"Come tu ben sai, sono un disastro a ricordare i nomi di tutto perciò aiutami." mi supplicò Beatrice facendo trasparire difficoltà nei suoi occhi e una punta di imbarazzo nel dirlo ad alta voce.
Per diversi secondi rimasi lì impalata a fissarla essendo convinta che intendesse un'altra cosa. Ero certa che mi avrebbe messo con le spalle al muro, ancora mi ronzava nella mente la sua voce che avrebbe affermato che per il biondo provassi qualcosa oppure che me lo avrebbe soffiato lei da sotto il naso. Ancora una volta le mie assurde paranoie vennero infrante, e per fortuna oserei aggiungere. Ingoiai un groppo di saliva e mi riscossi dal mio momentaneo stato catatonico quando mia sorella mi rimproverò di sedermi accanto a lei.
"Eh si, certo." borbottai scuotendo la testa per scacciare le paranoie rimaste. "Ok, da cosa vogliamo cominciare?" le chiesi sentendomi più leggera e il battito cardiaco ritornare normale così da rivolgerle tutta la mia attenzione.
Lei ci pensò su un momento tentando di scegliere le domande o gli argomenti che le sembravano più importanti. "Con i luoghi me la cavo abbastanza bene: so che questo è il bosco ma voi lo chiamate Faccemorte, poi c'è il Casolare con la Gattabuia, le cucine,... Il problema sono i ragazzi."
Nell'udire la parola "ragazzi" dentro di me prese a crescere il panico, supposi di essere sbiancata e irrigidita perché la bionda ridacchiò, molto probabilmente per la mia espressione facciale.
"Il riccio moro con gli occhi azzurri é Alby, giusto?" iniziò con l'interrogatorio.
"No, è Chuck. Alby sarebbe..." tentai di puntualizzare ma venni interrotta dalle sue parole.
"Ah si, giusto. é il tizio che si è beccato la mutazione e ci abbiamo pure parlato 'sta mattina." Si batté un palmo sulla fronte ricordandosi di quell'avvenimento un po' strano. "Invece il moro rossiccio abbastanza carino sarebbe...?"
Corrugai le sopracciglia non riuscendo a collegare la persona alla descrizione.
"Dai, quello che corre insieme a te e all'altro tizio." fece lei.
"Ah -esclamai capendo a chi si stesse riferendo- Thomas."
"È vero, -realizzò d'un tratto- era anche lui nella stanza di Alby, era entrato per ultimo."
"Esatto, brava. Quello che mi ha abbracciata prima è Minho."
"E il biondo?" sorrise malignamente, uno strano luccichio non molto rassicurante, prese a scintillare nelle sue iridi azzurre.
Per la seconda volta non afferrai di chi stesse parlando dato che nella Radura ce n'erano diversi. Per un attimo temetti stesse parlando di Zart, forse l'aveva intravisto nel Casolare. Poi un altro orrendo pensiero si infilò nel mio cervello: e se avesse in mente di fare qualcosa di male a mia sorella? Magari poteva usarla per estorcermi informazioni in qualche modo. E se uscendo, l'avesse presa per un braccio e costretta a stare al suo gioco, magari sotto un ricatto? Quel ragazzo era molto astuto quanto pericoloso, iniziai a temere di più per l'incolumità della mia gemella piuttosto che la mia.
Uno schiocco di dita davanti ai miei occhi mi fece ritornare alla realtà facendo fuggire tutte le mie preoccupazioni.
"Terra chiama Angelica, ci sei?"
"Ehm, no." biascicai nuovamente ottenendo in risposta una risata.
"Intendevo quello con le braccia muscolose, dai quello... sexy." All'ultima parola la bionda allargò il sorriso, come se sapesse che quell'aggettivo avesse una certa influenza.
Il mio cervello prese ad elaborare velocemente le informazioni: chi poteva essere biondo, molto bello e con dei bicipiti da togliere il fiato? Pensai a diversi Radurai ma tutte quelle informazioni convogliavano in un solo ragazzo. Tentai di trovarne altri ma la risposta era così evidente. Sotto quell'illuminazione sbarrai nuovamente gli occhi nel collegare la parola "sexy" a Newt. La mia pelle prese fuoco, per non parlare poi del mio cuore che, a quanto pareva, si divertiva moltissimo ad uscire fuori dal mio petto. Per quanto mi piacesse quel ragazzo non lo avevo mai definito tale ma, ad essere sincera, più gli accostavo quell'aggettivo più mi convincevo che non gli stesse tanto male anzi gli si addiceva moltissimo. Nella mia mente si palesò il biondo con i suoi capelli indomabili e gli occhi profondi. Si, quella parolina ci stava benissimo, sembrava essere fatta apposta per lui. Nella mia mente affiorò un pensiero che mi era venuto quando avevo stretto tra le mie braccia Minho: avevo fatto un paragone tra il loro addome definendolo per entrambi scolpito. La mia temperatura corporea subì un picco micidiale quando il mio cervello malato prese ad immaginare il biondo senza maglietta. Una parte di me voleva tantissimo placare quella sorta di istinto ormonale fuori controllo, ma l'altra era deliziata da quello che potevo supporre, eccome se mi piaceva. Sarebbe stato stupendo se avessi avuto la possibilità di sfilargli quell'indumento. Chissà che fisico potesse avere? Insomma, osservando le sue braccia muscolose non poteva possedere di certo degli addominali appena accennati; un minimo scolpiti dovevano esserlo per forza, giusto? Dai pochi abbracci che ci eravamo scambiati, l'ipotesi che fosse in possesso di un bel vedere si faceva sempre più vivida. Chissà come potevano apparire i sui muscoli sotto sforzo?
"Newt?" conclusi incerta, nel mentre percepii le mie guance divenire ancora più scarlatte e sperai vivamente che non fosse così.
Beatrice, nel vedere la mia reazione, alzò un sopracciglio come per appuntarsi mentalmente qualcosa ed analizzare con un po' più di calma ciò che aveva immagazzinato. "Si, é molto carino, non é vero?"
"Oh, ehm, s-si." balbettai incerta essendo stata colta alla sprovvista.
Resami conto dell'affermazione che mi era sfuggita dalle labbra, mi apprestai a specificare che era un ottimo amico. Lei mi studiò ancora per qualche secondo, non potei fare a meno di interrogarmi sul perché fosse così interessata a scavare su quell'argomento e a sentirmi un po' stufa sotto quello sguardo indagatore. Se voleva mettersi con Newt, che lo facesse pure! Avrei sofferto parecchio, quello si, ma almeno ci sarebbe stato un motivo per il feeling che avevano.
L'oggetto della conversazione cambiò subito spostandosi agli Intendenti e quindi ai lavori disponibili; nel mentre avevo accantonato i miei drammi sentimentali visto che non riuscivo più a seguirli. Mia sorella aveva già provato i Costruttori e i Medicali, seguendo la lista venivano poi i Cuochi, gli Scavatori e gli Squartatori. Con mia immensa sorpresa venni a sapere che Gally le stesse simpatico e per nulla irritante, cosa che mi parve molto improbabile. La avvertii del fatto che se fosse facilmente impressionabile, la giornata fatta dagli Squartatori le sarebbe rimasta impressa nella mente e si sarebbe rifiutata di mangiare qualsiasi cosa che derivi dagli animali.
"Oh, -esclamò sorpresa alzando le sopracciglia- è davvero così tremendo?"
"Ah, non lo so. Sezioni gli animali in piccole parti per poi farli cuocere da Frypan, secondo te?" ironizzai.
Beatrice fece una faccia schifata udendo le mie parole forse immaginandosi piccoli coniglietti dilaniati freddamente. Sorrisi scuotendo la testa e regalandole una spinta amichevole sulla spalla che la fece sbilanciare un pochino dato che accanto a lei sporgeva dal terreno una radice.
Le ultime frasi del nostro dialogo si dispersero progressivamente nell'aria decretandone la fine, non ci sentivamo molto intenzionate a trovare altre cose da dire o semplicemente ad aprir bocca. Perciò ci godemmo il silenzio di quel luogo, a volte interrotto da delle imprecazioni che ci strappavano dalla bocca quelle maledette spie-lucertole che spuntavano sempre all'improvviso accecandoci col loro bagliore rosso.
Stavo per scivolare nuovamente nel flusso dei miei pensieri quando Beatrice si alzò di colpo cogliendo il mio interesse. Feci per ricopiarla ma più la seguivo con lo sguardo più comprendevo che non volesse abbandonare ancora quel posto. Sempre senza fiatare o dare spiegazioni, si accovacciò in mezzo al prato fiorito e raccolse alcuni fiorellini, quando ritenne di averne presi abbastanza ritornò al suo posto. Lasciò cadere sul suo grembo le margherite e fece cenno di girarmi prendendo a pettinarmi con le dita i capelli. Feci come voleva quindi le rivolsi le spalle ma non tenni per me il mio disappunto per la sua azione.
"Dai, ti prego." lagnai capendo quello che volesse fare. "Odio quando qualcuno mi tocca i capelli."
"Fai silenzio." sentenziò lei senza ammettere né un se né un ma.
"Quanto sei scorbutica..." borbottai con un filo di voce.
Lei mi tirò i capelli facendomi mugugnare dal dolore. "Ti ho sentita."
Ci scambiammo altri insulsi e le insegnai il gergo dei Radurai, cosa che acquisì molto velocemente. Alle fine il diverbio terminò con una risata sincera.
"Hai finito?" chiesi ormai stufa cercando di voltarmi per vederla in faccia.
"Stai ferma!" mi rimproverò lei. "Così viene storta... -si interruppe colta da un'improvvisa illuminazione- Grazie, sei un genio."
Corrugai le sopracciglia non comprendendo quale idea le fosse venuta in mente. A mio malgrado la bionda disfò una porzione di acconciatura tirandomi inconsapevolmente i capelli e donandomi delle smorfie di dolore. Non mi era difficile immaginarla con la fronte corrugata intenta ad intrecciarmi abilmente e pazientemente i capelli. Quando non percepiti più i suoi polpastrelli sulla mia chioma, sfilò da non so dove un elastico e mi fermò i capelli. Ma la sua opera non era ancora ultimata, prese i piccoli fiorellini e li incastrò tra le ciocche.
"Finito." annunciò lei orgogliosa e ammirando ancora per qualche istante quello che aveva fatto.
Finalmente potei voltarmi e trovai della soddisfazione nei suoi occhi azzurri. Mi tastai, con delicatezza non volendo rovinare tutto, il punto in cui mia sorella si era divertita a torturarmi. I miei polpastrelli incontrarono le ciocche intrecciate poco distanti dalla tempia destra. Scendendo gradualmente, l'acconciatura si inclinava un poco per poi nascondersi tra le ciocche marroni.
"È un idea che mi è venuta d'istinto, precisamente non so nemmeno io perché l'ho fatto." spiegò lei come leggendo le mie domande nella mente.
"È molto bella." ammisi rigirandomi la porzione di capelli intrecciata con i fiori tra le dita.
"Sono qui da pochissimo tempo e già non vedo l'ora di andarmene." si guardò intorno sospirando malinconica, per un attimo mi parve di scorgere quel velo scuro che l'avvolgeva questa mattina. "Credo che sia un modo per contrastare tutto questo grigiore." riprese riferendosi alla treccia.
Le sorrisi amorevolmente quindi le presi le mani e l'assicurai che presto saremo fuggite. Beatrice si tirò in piedi svogliatamente spazzolandosi i pantaloni per togliersi gli ultimi residui di terreno. Doveva ritornare a lavoro subito, la sua pausa era durata fin troppo. Sospirando, uscimmo dal bosco e l'accompagnai fino al Casolare perciò iniziai a divagare per tutta la Radura odiando fin da subito il fatto di non avere niente da fare. In quel momento avrei tanto voluto che la mia caviglia guarisse magicamente così da poter riprendere a correre e mantenere la promessa che avevo fatto a mia sorella. Se chiudevo gli occhi potevo immaginarmi correre per i nodosi corridoi mentre meccanicamente tranciavo l'edera con la spada o il coltello.
"Hey Angelica." una vocina mi catapultò bruscamente alla realtà.
Chuck rimase stupito dalla mia acconciatura dato che a tutti era noto il fatto che odiassi legarmi i capelli. Lo informai che fosse opera di Beatrice e da lì iniziammo a parlare del più e del meno. Quel pive era davvero fantastico, come dicevano gli altri ragazzi, era come avere un fratellino minore. Il pomeriggio scorse veloce, anche se per me mi parve un'eternità. Ad un certo punto io e il riccio ci rifugiammo in un angolino distante qualche metro dalle cucine visto che l'ora di cena si faceva sempre più vicina. In lontananza, davanti a me, potei scorgere la figura di Gally che trasportava delle assi di legno non molto leggere -deducibile dal sudore che bagnava la sua maglietta creando delle grosse macchie- e impartiva gli ordini ad altri Radurai. Lo osservai stancamente prima senza pensieri poi realizzai il fatto che da quando lo avevo ringraziato per avermi "salvata" non gli avevo rivolto più la parola. Certo, continuava a starmi ancora antipatico per i suoi modi di fare, ma un po' più di riconoscenza gliela dovevo. Mi morsi il labbro a quel pensiero perciò mi appuntai mentalmente di essere più "buona" con lui.
Il cielo si fece scuro e il mio stomaco ruppe il silenzio brontolando rumorosamente stabilendo che fosse ora di mettere qualcosa sotto i denti. Frypan era come al solito intento a riempire di buon cibo i piatti vuoti, nel mio campo visivo entrò mia sorella che sbraitava sopra il vociare di accomodarmi insieme agli altri. Minho e Thomas avevano fatto fuori mezza porzione, Beatrice osservandoli di traverso li avvertiva di darsi una regolata mentre Chuck rideva per l'espressione esasperata del moro. La serata stava procedendo bene, tuttavia Newt fece il suo ingresso nell'edificio e si sedette esattamente di fronte a me. Non appena i suoi occhi si posarono sulla treccia ne rimase ammaliato e disse che mi donava moltissimo. Il cuore prese a battere più forte udendo ciò che pronunciò e la mia pelle assunse una tenue tinta di rosso. Focalizzai il mio sguardo sul piatto poi sugli altri presenti pregando che ciò che mi provocasse il biondo passasse presto.
Era stato difficile rivolgere occasionali sguardi a Newt e concentrarmi solo sui miei amici ma quando lasciai l'edificio divenne più semplice.
Sperai vivamente che il giorno seguente fosse migliore di quello appena trascorso ma ovviamente, il fato mi rise in faccia.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro