Epitafio
La mattina seguente mi svegliai con le lacrime agli occhi.
Avevo ascoltato tutta la notte una canzone che piaceva molto ad una mia amica italiana. Adoro la parte del pianoforte perché aveva il potere di rilassarmi.
Louis non aveva dormito con me e lo immaginai prepararsi per un giorno così importante e faticoso. Avevo sperato di potergli far trascorrere dei giorni tranquilli ma era successo quel disastro che aveva fatto soffrire chiunque. Credevamo entrambi di essere la causa del dolore dell'altro, incapaci di parlare e capirci fino in fondo.
Come poter affrontare un avversario così ben celato? La verità?
Lo capii mentre con i miei amici, vestiti impeccabilmente di nero, ci recavamo a piedi verso la chiesa di campagna. Eravamo fuori dalla città e mi sembrava di respirare un'aria nuova.
"Amo questo posto." dissi a Trevor.
"Hai ragione, la campagna infonde una tranquillità senza paragoni. Ne abbiamo bisogno." rispose avvicinandosi e andando a braccetto ci distaccammo dal gruppo.
"Louis come sta?" mi chiese poco dopo.
Lo vidi in lontananza mentre all'entrata della chiesa e stava salutando molte persone. Il padre era di fianco a lui così da non doversi guardare.
"Gli starò vicino." sorrisi gentilmente a Trevor.
"Questo lo so di certo."
Eravamo ormai vicino al viale che era stato lasciato spoglio su nostre disposizioni. Credevo che il prato e il grande castagno poco distante potessero onorare la memoria di quella donna più di qualsiasi fiore.
La mia semplicità era piaciuta a Louis, che mi aveva fatto notare con quanta spontaneità fossi capace di prendere importanti decisioni.
"Scusa, non riesco a rimanere in silenzio."– avevo risposto.
"Sei qui per questo, non scusarti." mi rispose dolcemente.
Quel giorno era risultato così normale da non presagire nessun legame fra noi. Non era servito costruire nulla, bastava stare insieme per sentirci completi.
I suoi occhi quando lo salutai erano sempre gli stessi. Sconsolati ma brillanti. Entrammo vicini e poggiai il braccio sul suo, quasi stessimo attraversando la navata per andare all'altare insieme.
Si voltò a guardarmi.
"Il nero non ti dona molto mademoiselle." e mi fece l'occhiolino. Sapeva che non amavo mettermi quel colore. A quel punto con la mia risatina ci separammo. Era opportuno che lui sedesse più avanti, vicino ad alcuni familiari francesi giunti appositamente. Molte persone erano state invitate.
Marlene doveva essere per certo una donna amata e l'ambiente risultava pomposo. I fiori bianchi, i vestiti lussuosi, non erano esattamente ciò che avrei desiderato al posto di Louis, ma forse poteva essere l'unica atmosfera degna del momento.
I miei pensieri si interruppero soltanto al momento del suo discorso, quando lo vidi alzarsi e sentii il cuore in gola. Ero sicuramente innamorata di lui, con lo stesso ardore di una ragazza del liceo. Nell'ammirarlo, non potevo non pensare che lo avrei lasciato presto. Questo poteva farmi già piangere per un giorno intero, quindi evitato di soffermarmici.
Cecilia, seduta a fianco a me, notò la mia assenza.
"Sei molto silenziosa." sussurrò ma fu interrotta dallo schiarirsi della voce di Louis.
Era all'altare, con una cravatta nera e un completo impeccabile. Non mi aveva concesso di leggere quel foglio, che aveva stretto gelosamente per tutto il tempo.
Ebbi un attimo una visione, ricordando mio padre, magro e giovane, che leggeva all'altare durante la mia Prima Comunione. Era lui ad accompagnarmi ogni domenica alla messa della mia mia chiesa preferita. Non capii mai perché, nonostante la sua timidezza, gli piacesse leggere davanti a tutte quelle persone. Pensai che non gli avessi mai chiesto se fosse credente, o se semplicemente fosse connaturato alla sua bontà portarmi in chiesa o leggere il Vangelo. Era un gesto così evocativo, che avrei voluto ripetere per i miei figli.
"Ringrazio tutti coloro che sono oggi presenti, giunti anche da molto lontano, per commemorare mia madre, Marlene Durquè. Non vorrei pronunciare per lei un discorso qualsiasi. Mentirei se dicessi che sono stato la sua ragione di vita, o l'unica cosa a cui lei abbia dedicato un'esistenza così breve." - fece una pausa per schiarirsi la voce. Era scosso ma determinato.
"Mia madre era una donna brillante, indipendente e soprattutto molto forte. Queste qualità le avrebbero consentito di essere più di una madre,
per fortuna mia madre aggiungo. Non sottovaluto questo ruolo, ma credo che non avrebbe sofferto così tanto se avesse ricevuto il giusto sostegno. La vita non è stata mai così generosa con lei e mi soffermo a pensarci ogni giorno. Non mi rivolgo queste considerazioni soltanto a mio padre, oggi presente, ma anche a me stesso. Da tempo stavo costruendo i miei progetti, esattamente come aveva cercato di fare lei alla mia età, e temevo di fallire se fossi rimasto troppo legato alla famiglia.
Durante questi ultimi due anni l'ho vista soffrire per il ricovero e mi chiesi perché i legami debbano causare una sofferenza così atroce. Lei aveva la forza necessaria per rimanere serena anche nei periodi più duri. Io no. Era stato sempre così. Da bambino piangevo dopo averla sentita litigare al telefono, mentre lei passava il resto della giornata sul divano a leggere, come se tutto potesse crollare ma non il suo sostegno interiore.
Sapeva così ispirarmi a ricreare quell'armonia fra noi due. Non volevo mai farla innervosire e leggevo di nascosto gli articoli che lasciava incompleti sul tavolo, sognando la loro fine e la loro pubblicazione. Erano belli, perché nella scrittura sapeva concentrare la potenza di un orgoglio da sempre ferito.
Non posso dilungarmi ancora molto, nonostante il parroco mi cederebbe volentieri il posto."
Accennò un sorriso ma notai gli occhi più lucidi.
"Marlene meritava di vivere più a lungo per la persona straordinaria che sapeva essere per tutti noi. Avrei voluto mi avesse conosciuto meglio per quello che sono ora. Ho deciso di studiare per seguire la sua strada. Lei è l'unico esempio che io abbia mai ricevuto e che loderò sempre. Vorrei mostrarle come ho arredato la casa che mi ha regalato nella speranza che potessi realizzarmi al suo posto. Vorrei che avesse conosciuto la persona più buona e incredibile della mia vita. L'avrebbe giudicata timida ed ingenua, ma l'amore mi ha insegnato a non sottovalutare queste qualità.
Un giorno qualcuno mi disse: Nei sorrisi si cela la grandezza e nel perdono la forza più grande che si possa mostrare. Spero che lei possa aver perdonato me e tutte le persone che le hanno causato sofferenza.
Ti voglio bene mamma, riposa in pace."
Stavamo piangendo entrambi, scie leggere e salate che illuminavano i nostri volti nelle luci soffuse della chiesa. Non potevo scostare gli occhi dai suoi, neanche per asciugarmi il viso, e nel suo labiale lessi ti amo.
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