Our dream.
"Dove starà.. Dove starà.." sussurrai a me stessa, aggiornando per l'ennesima volta la pagina Twitter ufficiale su Justin, quella che ogni giorno, in ogni momento, pubblicava varie news, foto, video e aggiornamenti in live sul mio cantante preferito. "Non posso esser venuta fino a Los Angeles per nulla, non posso" continuai mormorare a me stessa, analizzando per bene l'ultima foto che era stata pubblicata ben ventitré minuti prima sulla pagina. Justin era in un ristorante, ma non riuscivo bene a capire quale. Infondo, non ero nemmeno di Los Angeles. Come potevo sapere in quale cavolo di ristorante si trovasse?
Sospirai frustrata, scorrendo verso un'altra foto. Ritraeva Justin sorridente, sempre nello stesso ristorante. Gli interni erano in legno, era un ristorante abbastanza costoso, lo si riusciva a capire da ogni dettaglio. Ingrandendo la fotografia, riuscii a notare una scritta: 'Marino Ristorante'.
Strabuzzai gli occhi e sentii il cuore accelerare, avevo appena scoperto dove Justin Bieber era andato a mangiare. Cercai su google l'indirizzo di quel ristorante, nel mentre fermai un taxi e gli diedi l'indirizzo. Ci sarebbero voluti dieci minuti, dieci minuti di pura agonia.
Non riuscii a star ferma un minuto durante tutto il viaggio, il conducente del taxi mi mandava ogni tanto occhiate confuse ma non mi interessava: erano sette anni che sognavo di abbracciare Justin, niente e nessuno me lo avrebbe mai impedito.
Avevo deciso di passare le mie due settimane di ferie a Los Angeles, città in cui viveva Justin Drew Bieber, il mio cantante preferito da ben sette anni. Mia madre e mio padre non erano d'accordo, non volevano che la loro figlia intraprendesse un viaggio così lungo e così lontano da casa solo per poter avere almeno un briciolo di possibilità di incontrare colui che era stato l'amore platonico della loro figlia sin da quando lei non aveva nemmeno dodici anni. Ma io avevo comunque deciso di andare, avevo deciso di rischiare. E anche di spendere quasi tutti i soldi che avevo risparmiato nel corso degli anni, ma questi sono dettagli.
Non appena il taxi si fermò, diedi al conducente una banconota da venti dollari e, senza neanche prendermi il resto, uscii fuori dall'auto. Sentivo il battito del mio cuore sempre più forte. Le mie mani tremavano, la testa mi girava. Le ginocchia, sembravano gelatina. Mi feci coraggio e, con tutta la forza di cui avevo bisogno, aprii la porta del ristorante.
Mi girai intorno, ispezionai ogni singolo centimetro di quel ristorante con gli occhi. Che mi si riempirono di lacrime non appena realizzai che il mio cantante preferito non c'era più. Deglutii e sospirai, cercando di farmi forza.
"Signorina, ha prenotato?" mi chiese il cameriere. Non gli risposi, ero incapace di farlo. Semplicemente mi girai e camminando lentamente uscii, sotto lo sguardo confuso di molti clienti. Mi passai una mano sul viso e mi sedetti sul marciapiede, dovevo meditare sul da farsi.
Ero da sola, in una città che non conoscevo. Non sapevo dov'ero, non sapevo cosa potevo fare o dove andare. Ero Sola. E non ero nemmeno riuscita a trovare colui per il quale avevo intrapreso quel lungo viaggio. Dovevo restare calma e non demordere,infondo lui stesso mi aveva insegnato a 'credere nel Never Say Never', non potevo arrendermi proprio in quel momento. Dovevo reagire. E lo avrei fatto.
Mi alzai dal marciapiede e cominciai a camminare lentamente lungo una strada che il mio istinto diceva fosse quella giusta. Infondo non doveva essere lontano, la foto che era stata scattata trentacinque minuti prima lo ritraeva all'interno del ristorante con ancora il piatto davanti, forse era andato via da poco e magari era a piedi. Lo speravo con tutta me stessa.
Lungo il tragitto, mi soffermai davanti ad una vetrina. Riuscivo a vedere il mio riflesso. Faceva caldo e sembravo distrutta, avevo la matita sciolta e i capelli arruffati. Mi sistemai come meglio potevo, non volevo sembrare una pazza anche se in realtà lo ero. Tirai su col naso e singhiozzai, sentendo la pressione premere sempre più su di me. Socchiusi gli occhi e mi poggiai al muro caldo di un palazzo, girava tutto.
E poi sentii una voce.
'Ragazza, tutto bene?" mi chiese. E mi si gelò il sangue nelle vene.
"Non è possibile, adesso immagino anche la sua voce parlarmi" mormorai, accasciandomi su me stessa. Presi la testa tra le mani e provai a massaggiarmi le tempie sperando di non sentire più dolore e soprattutto di non sentire più la sua voce parlarmi.
"Sicura di stare bene?" continuò quella voce. Scossi la testa.
"Se immagino che tu mi stia parlando allora ho seri problemi, Justin" continuai a tenere gli occhi chiusi, non riuscivo ad aprirli. Poi una mano si poggiò sulla mia spalla.
"Guardami" disse ancora quella voce. La sua voce.
Ed aprii gli occhi.
"Forse ho preso un'insolazione, ho le allucinazioni" mormorai ancora, immaginandomi gli occhi color nocciola di Justin. Poggiai nuovamente la testa sulle ginocchia, sospirando. "Basta pensarlo. Adesso alzati e va a farti controllare" sospirai per l'ennesima volta. Udii il suono della sua risata. "Cosa c'è da ridere?"
"Il fatto che tu pensi che io sia solo un'allucinazione" alzai la testa di scatto, guardandolo.
"Perché, non lo sei?" chiesi, guardandolo attentamente.
"No" rispose scuotendo la testa.
E fu solo in quel momento che allungai la mano verso il suo viso, tastando della morbida pelle chiara.
Il cuore prese a battermi sempre più forte, le mani invece cominciarono a tremare e smisi, letteralmente, di ragionare. Per un secondo, tutto intorno a me scomparve. Non sentivo più il rumore dei clacson delle auto, il rumore dei piatti proveniente dal ristorante, le urla al telefono di un uomo. No, non udivo niente più. Solo il battito del mio cuore.
"Sei davvero tu?" gli chiesi, le lacrime offuscarono la mia vista.
"Dipende da chi cercavi" continuò il ragazzo difronte a me, prendendomi la mano e aiutandomi ad alzarmi.
"Posso abbracciarti?" gli chiesi con voce tremante. Senza nemmeno rispondere, mi strinse tra le sue braccia.
Quelle braccia che avevo sognato per anni. Quelle braccia che avevo sempre ammirato, sia senza che con tutti quei dannati tatuaggi. Quelle braccia che avevo sempre sognato mi stringessero forte, proprio come mi stavano stringendo in quel momento.
"Non posso crederci" sussurrai sulla sua maglietta nera, allacciando le braccia attorno al suo petto. "Sei davvero tu, Justin" mi staccai, guardandolo. "Oh mio Dio, sei tu! Non ho affrontato un viaggio invano" mormorai ancora, sentendo le lacrime abbandonare i miei occhi e scendere lungo le guance.
"Non piangere" mi asciugò le lacrime. "Come ti chiami?"
"Sharon" gli porsi la mano, con un sorriso me la strinse.
"Da dive vieni, Sharon?" mi poggiò un braccio sulle spalle, attirandomi più vicino a sé.
"Dall'Italia" risposi "Sapevo che eri qui e ho deciso di passare le mie vacanze qui perché non ne potevo più. Dovevo vederti, dovevo incontrarti, dovevo per lo meno provarci" arrestai I miei passi, guardandolo negli occhi. "Non voglio dirti quanto ti amo, perché sai già che l'amore che provo per te è forte. Chissà quante persone te lo diranno al giorno, non voglio anch'io romperti le scatole. E non voglio che tu mi dica quanto ci ami, perché so che provi grande amore per le tue Beliebers. Voglio solo sapere che stai bene,voglio solo abbracciarti e sapere che sei felice. Voglio solo sentirti al mio fianco per qualche minuto e capire cosa si prova stando in compagnia del proprio sogno. Sono sette anni che aspetto questo momento, sono sette anni che aspetto di abbracciarti per sapere come stai, per sapere se stai bene" mi fermai un attimo, guardandolo negli occhi "Sono sette anno che aspetto di guardarti negli occhi per poter confermare la loro bellezza. Sono sette anni che aspetto di guardare il tuo sorriso dal vivo per poter affermare che è più lucente addirittura della luce solare" gli accarezzai il viso "Sono sette anni che aspetto di essere qui con te"
"E adesso sei qui" mi sorrise, abbracciandomi di getto "Sei qui e ti sto abbracciando" sussurrò sui miei capelli, dandomi poi un bacio. "E quasi mi sento in colpa per averti fatto aspettare per così tanto tempo"
"Tu non mi hai fatto aspettare così tanto tempo, Justin. Tu sei sempre stato presente per me anche e durante i periodi bui che ho affrontato e credimi, ne sono stati tanti. Con Be Alright mi hai tirata su, con Believe mi hai dato la forza di continuare ad andare avanti perché sapevo che era anche per me quella canzone e non volevo deluderti. Quando abbiamo fatto il conto alla rovescia per Heartbreaker io ero sempre presente. Quando ogni lunedì dovevamo aspettare, Justi.. lo ricordo. Ci hai rese partecipi. Anche se quel 'soon' non lo dimenticherò mai. Poi sono stata male e quando ascolto i Journals ricordo ogni dannatissimo ricordo brutto perché dalla tua voce si capiva che anche tu stavi male e.. Justin, quell'album è parte di te ed io sono rimasta al tuo fianco. Tu sei rimasto al mio. Quando a causa di Sofie ci siamo allontanati sono stata così male.. ma sapevo che saresti tornato e lo hai fatto. Tu sei sempre stato qui-" indicai il mio petto "-nel mio cuore. Non sei mai andato via. Incontrarti è stata solamente la ciliegina sulla torta" mi staccai dall'abbraccio, senza però slacciare le mie braccia da dietro al suo collo "Grazie"
"Di cosa?" mi accarezzò il viso.
"Di avermene dato la possibilità. Come stai?" gli chiesi.
"Bene" sorrise "Bene sul serio. È un bel periodo questo che sto vivendo, sono appena tornato dall'Australia dove sono stato benissimo e in più mi sto avvicinando a Dio sempre di più. Sto bene, realmente bene. È una bella sensazione, che non provavo da tempo"
"Ne sono così contenta" lo abbracciai di nuovo. Il cuore accelerò.
"E tu? Come stai?" sussurrò tra i miei capelli, accarezzandomi come se fossi stata un gioiello.
"In questo momento potrei morire. Qui, tra le tue braccia" ammisi, citando appositamente la frase di una sua canzone. Una tra le mie preferite.
"Adesso? No, proprio adesso no, mi piaceva parlare con te" mi mancò l'aria dopo quelle sue parole, non riuscivo a crederci.
Avevo sempre sognato di poterlo abbracciare, di potergli parlare. Erano anni che desideravo poterlo stringere tra le mie braccia, potergli dire che per me era importante. Erano davvero anni che volevo conoscerlo per vedere se dal vivo era proprio come me lo immaginavo. E finalmente, dopo anni di agonia ero finalmente riuscita a realizzare il mio sogno. Stare lì, tra le sue braccia, in mezzo alla strada, tra la gente.. mi faceva sentire speciale. Ed era bello sentirsi speciale. Sopratutto perché era lui a farmi sentire speciale. Era bello poter sentire il suo profumo, poter accarezzare il suo collo, sentire il suo petto alzarsi e abbassarsi ogni qual volta respirava. Eravamo così vicini, così uniti. Ed io mi sentivo così completa.
"Sì, proprio adesso. Preferisco morire adesso, in questa posizione e giovane piuttosto che di vecchiaia. Credimi" scherzai, allontanandomi di poco dal suo corpo. Senza mai allontanarmi troppo. Stavo bene.
"E con chi passerò il mio pomeriggio?" mi chiese poi lui, poggiandomi un braccio sulle spalle e camminando al mio fianco.
"Be', non so. Con Ryan e Chaz, magari?" chiesi a mia volta. Mi sentivo parte del suo mondo.
"Loro sono in Canada" rispose, entrando con me in un negozio di dischi.
"Non hai da fare, magari qualche intervista o cose da star del genere?" ci avvicinammo al reparto R&B. Cercai di distrarmi dal guardarlo sfogliando un paio di dischi, non volevo guardarlo troppo e dargli una cattiva impressione, ma allo stesso tempo non volevo smettere di godermi ogni istante. Prima o poi, lui sarebbe andato via. Sarebbe tornato alla sua vita da star, tra champagne e vestiti firmati. Io invece ero una semplice ragazza italiana a cui piaceva la fotografia e la scrittura, che si manteneva lavorando in un call center. Mi sarebbe piaciuto tantissimo poter instaurare un legame di amicizia con lui, ma non ci sarebbero comunque stati i pilastri per poterlo sostenere. Eravamo troppo diversi. O almeno, io lo ero.
"Oggi ho la giornata libera, assoluto relax. Quindi perché non passarla con una bella ragazza, che per di più è anche simpatica?" mi guardò con la coda dell'occhio trattenendo un sorriso. Io arrossii.
"Con me non attacca, Biebs. Oddio, ho sempre voluto chiamarti in questo modo!" sclerai per un secondo, per poi tornare alla realtà. E la mia realtà equivaleva all'isolarsi di nuovo in un altro mondo dove l'unico abitante ero io e avevo un mp3 con un'unica canzone: la registrazione della risata di Justin.
E chi lo avrebbe mai detto, che Justin Drew Bieber avrebbe sul serio passato il resto della giornata con me. Avevamo girato tutta Los Angeles e dintorni a piedi, da soli, ridendo e scherzando per tutto il tempo. Avevamo parlato tanto, mi aveva addirittura aperto il suo cuore svelandomi i suoi pensieri e i suoi sentimenti più nascosti mentre mangiavamo il gelato. Mi aveva fatta sentire importante. Molto più importante di quando ci dedicava un tweet o di quando ascoltavo Love Yourself live. Stare con lui, sentirlo al mio fianco, sapere che stava bene e che era facile, faceva stare bene anche me. Non mi interessava nulla in quel momento, solo della sua felicità e della sua serenità. Avevo intrapreso quel lungo viaggio per lui, mi ero buttata a capofitto in un'avventura più grande di me solo per lui. Sapere che tutto era valso a qualcosa, mi rese felice.
Alle sette, purtroppo, Justin mi riaccompagnò in hotel. La stessa sera sarebbe stato ospite di un programma per cui non poteva mancare.
"Mi ha fatto piacere conoscerti e passare del tempo con te" mi disse, una volta essere entrato in camera mia "Mi sono divertito molto oggi pomeriggio."
"Anch'io sono stata bene. Ma a dire il vero sarei stata bene anche in galera se solo avessi avuto te vicino.." ammisi, provocando il suo sorriso. "Be', forse è stato molto meglio andare in giro a fare shopping per Los Angeles e scappare dai paparazzi con dieci buste a testa in mano. In galera forse mi sarei annoiata."
"Forse?" mi chiese, ridendo.
"Forse." risposi, seria. "Se ti uso come jukebox non mi annoio." alzai le spalle seria, una serietà che purtroppo durò poco perché scoppiai a ridere.
"Adoro la tua risata" sentenziò dopo un po' Justin, abbracciandomi. "Mi raccomando. Non smettere di credere nei tuoi sogni e nelle tue ambizioni. Sei una ragazza stupenda, piena di vitalità, energie, talento e spontaneità. Sono qualità essenziali, al giorno d'oggi. E se Dio te le ha donate, vuol dire che hai uno scopo. Trova il tuo scopo, non arrenderti. Continua a cercare, finché non lo avrai trovato. Se hai bisogno di sbagliare, fallo. Se hai bisogno di piangere, fallo. Ma sopratutto, continua a lottare. Non arrenderti mai. E se mai dovessi sentirti giù, io sarò sempre presente per te. Adesso so come ti chiami su Twitter e anche su Facebook. Ho tutto ciò che mi serve per rintracciarti e avere il tuo numero. Ancora non capisco perché tu non me lo voglia dare, non mi era mai successa una cosa del genere. Le ragazze farebbero la fila per essere al tuo posto" alzai gli occhi al cielo, incrociando le braccia al petto.
"Te l'ho detto, non do il mio numero agli sconosciuti!" gli feci la linguaccia, per poi girarmi. "Ho un regalo per te" mormorai, abbassandomi e aprendo la mia valigia.
"Un regalo per me?" chiese Justin incredulo, sporgendosi.
"Sì, per te. Quando ho deciso di venire qui, sentivo che ti avrei incontrato. E così ho deciso di creare qualcosa per te, per darti un mio ricordo. Avevo pensato ad una maglietta, ma sarebbe stato troppo scontato. Allora avevo pensato ad un cartellone, ma ancora sarebbe stato scontato. Allora avevo pensato ad un bracciale. E mi piaceva come idea. Solo che volevo farti qualcosa di originale.. ed è così nato questo" aprii il pacchetto che conteneva un bracciale bianco, apparentemente normale "So che può sembrare un semplice bracciale scadente, ma non è così. Dato che conosco il codice morse, ho deciso di ricreare attraverso queste perle la parola 'purpose'. Ed ecco il risultato. So che probabilmente non è il tuo genere, che certamente questo bracciale non è assolutamente all'altezza degli altri bracciali che hai, infondo hai così tanti soldi da poterti permettere zaffiri e diamanti, ma-"
"E' perfetto." m'interruppe. "E' davvero perfetto." mi strinse forte a sé "Non ho mai ricevuto un regalo del genere. E credimi, ne ho avuti di regali."
"Davvero ti piace?" annuì.
"Sappi che non lo toglierò più." mi promise, facendomi sorridere. Con tutto il mio cuore, sperai che avesse mantenuto quella promessa nel tempo.
"Dai, adesso devi andare che è tardi" gli accarezzai il viso, guardandolo per l'ultima volta negli occhi. "Io sarò sempre qui a sostenerti."
"Ed io sarò sempre qui a ricambiare il vostro amore" sorrisi. "Ci rivedremo?"
"Questo devi dirmelo tu" aprì la porta, mi avvicinai ad essa col magone.
"Allora ci rivedremo" si avvicinò alle scale.
"Prima dovrai trovare il mio numero." urlai per farmi sentire. Cominciò a scendere velocemente.
"Chi te lo dice che io non ce l'abbia già?" urlò qualche piano più sotto, scossi la testa e sorrisi, poggiandomi allo stipite della porta.
Era appena andato via.
Eppure sentivo già la sua mancanza.
Quella sera decisi di non uscire e di scrivere ogni dettaglio della giornata nel mio diario, non volevo dimenticare nulla di quella giornata. Avevo passato la giornata più bella della mia vita, volevo che rimasse tale anche nei miei ricordi.
Mi stesi sul letto con aria sognante, ancora troppo provata per poter realizzare. Avevo appena passato un pomeriggio intero con colui che ritenevo il mio sogno nel cassetto, il mio amore platonico, la mia vita. Avevo appena realizzato un mio desiderio, mi sentivo la ragazza più felice del mondo.
Felicità che si accentuò nel momento in cui mi arrivò una notifica.
Nuovo tweet da @justinbieber.
'Questa è stata una delle giornate più belle della mia vita'
Ancora una notifica.
Nuovo tweet da @justinbieber.
'Anche se non abbiamo fatto foto, guarda quanto bella è questa che ho trovato'
Sorrisi nel vedere la fotografia, eravamo io e lui che, seduti su una panchina, stavamo ascoltando delle vecchie canzoni di Usher. In quella foto, io avevo un auricolare, mentre lui aveva l'altro. Sorridevamo entrambi. E ci guardavamo negli occhi. Salvai la fotografia e la misi come sfondo.
Un'altra notifica.
Nuovo tweet da @justinbieber.
'Questa sera sono felice grazie a te'
Il cuore perse un battito. Dopodiché accelerò sempre più forte.
Ancora una notifica. Ma era un messaggio.
Da: Biebs.
'Capito? Questa sera, sono felice grazie a te. Adesso che sei entrata a far parte della mia vita, ti prego. Non andare via'
Decisi di rispondergli.
A: Biebs.
'I won't let go.'
Sorrisi e strinsi il telefono al petto, il battito del mio cuore era sempre più forte.
Quella sera, senza neanche mangiare, mi addormentai col sorriso sul volto e con la gioia nel cuore.
Avevo appena realizzato il mio sogno.
Justin aveva ragione: il Never Say Never esiste.
Angolo autrice
Ciao ragazze!
Questa è la prima one shot che pubblico su wattpad e spero sinceramente che vi piaccia perché l'ho scritta col cuore in mano. Qualche settimana fa ho fatto questo sogno e se mai dovessi incontrare Justin, penso proprio che gli dirò queste parole.
Voi avete mai incontrato Justin? Cosa gli avete detto o cosa gli vorreste dire?
Love yah,
-S.
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