Prologo
Lo scudiero fissava immobile il campo di battaglia, il cielo era tinto di verde sbiadito, colore che ormai tristemente accompagnava l'esistenza dei pochi sopravvissuti alla Grande Crisi. Passi decisi e pesanti, non senza fatica, erano diretti a raggiungere il giovane militare. Era l'ufficiale Gedalt, la medaglia al valore ben puntata sulla divisa lacerata in diversi punti, che, nonostante gli attacchi della milizia ribelle, riusciva sempre a sembrare appena uscita dall'Alta Armeria della Nazione.
<Natura morta la chiamo io, natura morta.>
<Prego signore?>.
<Questo> disse il graduato indicando con un cenno della mano guantata il panorama che la battaglia aveva appena consegnato ai loro occhi: <Io lo chiamo natura morta>.
<Come darle torto signore, qui è tutto morto, persino gli alberi.>
<Dovresti compiacertene soldato, significa che abbiamo fatto un buon lavoro>, lo incoraggiò mettendosi a posto la lucente spilla a forma di elefante, l'animale estinto simbolo della Nazione.
<Un buon lavoro signore? Qual è il nostro scopo, mietere vittime in nome del Despota? Alla fine erano solo uomini. Non hanno combattuto anche i nostri avi contro un despota? E poi gli alberi non c'entravano nulla, chissà poi da quanto tempo erano lì.>
L'ufficiale Gedalt si voltò verso il giovane e, piegandosi leggermente in avanti, afferrò saldamente le spalle del ragazzo: <Ascoltami bene Elos, questo non è più il tempo di porsi delle domande, bisogna agire, per la sopravvivenza, per la nostra sopravvivenza! Lo capisci?>.
<Si padre, ma...>
Gedalt colpì con il rovescio della mano aperta il figlio in pieno viso, uno schizzo di sangue gli imbrattò la divisa da ufficiale decorato, che ora non appariva più immacolata e nobile come poco prima. Il silenzio calò, un silenzio tanto greve quanto inevitabile, rotto solamente un paio di minuti dopo dal sibilare di una lama. Un pugnale colpì il militare sulla schiena, conficcandosi nella carne e fuoriuscendo dalla pancia, appena sotto i polmoni. Elos rimase pietrificato mentre suo padre, ormai lasciatosi cadere sulle ginocchia, gli fece cenno di avvicinarglisi.
<Hai ragione, gli alberi non c'entravano nulla, dopotutto. Mi spiace> disse, esalando l'ultimo respiro.Il vento cessò il suo fragore di netto, le nuvole si arrestarono, il ragazzo non mosse un muscolo.
Assieme al cuore del pluridecorato Alto Ufficiale Gedalt Dest, anche la storia si era fermata, anzi, sembrava che la storia fosse finita.
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