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2. KEVIN

" Accomodati pure, Siria!" dice Kevin indicandomi la sedia girevole di fronte a lui.

Quando vado a sedermi mi sento scrutata da quegli intensi occhi azzurri e distolgo lo sguardo accorgendomi di avvampare.

" Allora, per cominciare.. Hai portato il curriculum?"

" Si, certo!"

Mi sottrae il foglio dalla mano e lo legge con attenzione. Lo osservo portarsi una mano sotto il mento in segno di concentrazione. Ancora non ci credo di aver sognato un ragazzo identico a lui. Sarà un segno? Non sono mai stata una tipa superstiziosa, sarà perché in famiglia siamo molto credenti però devo ammettere che è la prima volta che mi capita una cosa del genere e sono abbastanza scioccata. Si rigira il foglio tra le mani, poi me lo porge.

" Bene, bene. Siria, il tuo curriculum è abbastanza interessante ma ho bisogno di qualcosa in più. " sghignazza.

Ha una risata bellissima, ma allo stesso tempo irritante. Non capisco a cosa si riferisce dato che l'annuncio non richiedeva una segretaria con esperienza. Glielo faccio presente.

" Mi sembra chiaro che tu non capisca che se vuoi lavorare qui devi rientrare nelle mie simpatie." dice ridendo.

Sento la rabbia sopraffarmi a quelle affermazioni e decido di controbattere.

" Non può pretendere che io le stia simpatica se neanche mi conosce bene. Mi dia modo di fare una prova poi sarà lei a valutare se assumermi nella sua agenzia. "

Ridacchia.

" Sei ingenua ma anche molto attraente. Comunque puoi darmi del tu. " dice leccandosi il labbro.

A quel gesto mi accorgo di avvampare. Di nuovo. Non capisco cosa mi sta succedendo.

" Non mi sei simpatica però potrei dire che rientri nei miei canoni di bellezza perciò direi che accetto la tua proposta dandoti una settimana di prova, dopodiché vedremo se è il caso di firmare un contratto a tempo determinato. Che ne dici? "

" Canoni di bellezza?" chiedo scioccata.

È la prima volta che sento una cosa del genere. Solo perché lui si crede un fotomodello non significa che il resto del personale deve essere scelto in base al fisico. Mi sento disgustata da quell'affermazione poco professionale.

" Ahaha. Sai, voglio avere una segretaria alla mia altezza." dice passandosi una mano tra i capelli.

" Ma è disgustoso! Chi pensi di essere?" esclamo alzando il tono di voce.

" Wow, signorina Siria! Sono stupito dalla sua grinta."

Ride più forte.

" Beh se la mettiamo così non ho voglia di lavorare per uno come te!"

Scatto in piedi. Divento paonazza per la rabbia.

" Sei adorabile quando ti incazzi" ride sotto i baffi.

" E tu sei uno strafottente! Per giunta poco professionale!"

Si rabbuia. Penso di averlo offeso e un po' me ne pento ma il suo modo di comportarsi mi sta irritando. Solo perché è il titolare non deve sentirsi in diritto di trattare male la gente.

" Ah, io sarei strafottente? Se non vuoi lavorare per me non sei obbligata a farlo. Posso trovarne tante di segretarie carine disposte a fare un colloquio con me!"

Faccio un respiro profondo per far scemare la rabbia e penso che se rinunciassi gliela darei vinta. Voglio dimostrargli di cosa sono capace e non sarà di certo lui a fermarmi con la sua presunzione.

" E va bene, accetto. "

" Non sei tenuta a farlo. "

Sono tentata di urlargli di nuovo in faccia ma poi penso che farmi arrabbiare è quello che desidera.

" Si, invece. Quando posso iniziare?" chiedo in tono calmo.

" Domani mattina dalle 9 alle 13. E il pomeriggio dalle 16 alle 20. Sarà così tutta la settimana poi valuteremo insieme il tutto."

" Va bene."

Accenno un sorriso.

" Non mi ringrazi?"

" Certo.. Grazie"

Si alza in piedi e mi viene incontro.

" Quindi dovrò sopportarti tutta la settimana e forse anche oltre?!" dice fingendosi disperato.

Mi viene da ridere.

" Potrei dire lo stesso!"

Scoppiamo entrambi a ridere.

" Dopotutto è stato un piacere conoscerti." dice grattandosi la nuca.

Il suo sguardo si fa più serio mentre mi scruta dalla testa ai piedi. Distolgo lo sguardo e mi allontano uscendo dalla stanza.

" Già anche per me. A domani!" esclamo chiudendomi la porta alle spalle.

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