capitolo tre
-buona, Nishinoya!- si trovò ad urlare Kageyama, alzando la palla ricevuta dal libero, che Asahi, l'ala, schiantò nel campo opposto.
L'allenatore chiamò una pausa e tutti si fiondarono a bere.
Kageyama portò la borraccia alla bocca, e, mentre asciugava le goccioline di sudore che gli si erano formate sulla fronte con un asciugamano, guardò Hinata con la coda dell'occhio.
Apparentemente sembrava normale, probabilmente si sentiva meglio rispetto al giorno prima, ma notava un vuoto nei suoi occhi. Gli apparivano spenti, svuotati dalla loro solita luce.
Posò lo sguardo su di lui per troppo tempo, visto che Shoyo si accorse di essere osservato.
-che vuoi Bakageyama?- chiese il rosso, sorridendogli, e quell'aura oscura che lo circondava sembrò assottigliarsi.
-Mica guardavo te!- mentì, affilando lo sguardo per poi buttarlo al cielo.
-invece io dico di sì!- insistette Hinata.
Il moro stava per replicare, quando Sugawara, il vice capitano della squadra, intervenne, dicendo di darci un taglio.
I due smisero, e gli allenamenti ricominciarono.
Tuttavia, sebbene notasse un miglioramento nello stato d'animo del centrale, Kageyama non riusciva proprio a concentrarsi quel giorno, mancando di precisione proprio alle alzate dedicate a lui, che non riusciva a colpirle in modo corretto, dando una traiettoria imperfetta e poca forza al tiro.
L'alzatore sbuffò nel vedere la faccia delusa che si faceva spazio sul rosso, che si dava la colpa, non pensando che Kageyama potesse sbagliare.
Eh già, secondo Hinata, Kageyama non sbagliava mai, era la perfezione, sia a livello di gioco che di tecnica, ma il diretto interessato non la pensava proprio così.
L'alzatore si passò il palmo della mano sotto la suola gommosa delle sarpe da ginnastica, innervosito, per evitare di scivolare, poi si scrocchiò le dita.
Quel giorno l'allenamento sembrava interminabile.
Così la pensava, Hinata.
Fare l'esca non era di certo uno scherzo, e quel giorno in cui non riusciva a trovare la sintonia con Kageyama era proprio uno strazio.
Stava un po' meglio rispetto al giorno prima, quando non aveva forze per sostenere l'allenamento e si sentiva decisamente giù, però adesso gli sembrava che fosse Kageyama a stare male...
Alla fine il tempo di lasciare la palestra arrivò e Shoyo fece stretching.
Mentre si piegava, con l'intento di toccarsi i piedi, sorprese nuovamente il moro a guardarlo.
Constatò fosse davvero strano, quel giorno.
E ne ebbe la conferma poco dopo, quando, terminato l'allungamento, sentì una stretta attorno al polso.
-facciamo ancora qualche attacco- propose Kageyama, la mano avvolta al suo avambraccio, mentre lo trascinava nuovamente al centro del campo, con una presa salda e il tono di chi non ammette obiezioni.
Hinata si lasciò trasportare, stupito da quel gesto.
Era felice di passare del tempo con lui, e di rimanere di più in palestra, anche se fino a pochi minuti fa non vedeva l'ora di andarsene.
I due iniziarono ad esercitarsi su tutti i tipi di alzate possibili: mezze, veloci, primo tempo avanti, dietro, seconda linea, anticipata, stop... ma Hinata non voleva femarsi.
Ormai la sua fronte era matida di sudore e il suo fiato si era fatto corto, mentre faceva avanti e indietro dalla linea dei tre metri.
Ormai in palestra c'erano solo loro, il resto della squadra era andato via, avevano però il compito di mettere apposto tutto e chiudere una volta terminato.
Passò una buona mezz'ora, e, dopo che Kageyama vide Hinata quasi cadere non più sorretto dalle ginocchia, decisero di smettere.
Raccolsero i palloni e diedero una spazzata.
Tobio smontò la rete, mentre Shoyo si era seduto ai piedi di una panca, le ginocchia al petto, dove posò la testa, gli occhi socchiusi.
Riposta la rete, il corvino si avvicinò alla piccola figura accovacciata, osservandola.
Che si fosse addormentato?
Sospirò, divertito ma allo stesso tempo infastidito, dalla situazione, prima di inginocchiarsi davanti a lui e tastargli la spalla.
-è tardi andiamo- lo incitò, aiutando poi un Hinata assonnato a tirarsi sù, issandolo con la mano.
Questi si stropicciò gli occhi, sbadigliando.
Le potenti luci della palestra lo infastidirono per qualche secondo, cosa che lo portò a strizzare gli occhi, facendogli fare una faccia a quanto pare strana, visto che fece borbottare all'altro un "sei proprio buffo", prima di girare i tacchi e dirigersi verso l'uscita.
Hinata, ancora confuso dai fumi del sonno ci mise un po' a capire, ma dopo non molto replicò come faceva sempre, seguendolo a ruota nel percorso, con uno "stai zitto!".
L'anima di kageyama sorrise a quel momento di normalità, che tuttavia sembrò dissiparsi appena chiuse il grande portone, al contatto con l'inverno, il cui gelo era certamente più potente di un frammento di calore.
Si girò, rabbrividendo per via della temperatura e alitando sulle proprie mani, osservando il ragazzo alle prese con la sua bici.
Sembrava che il freddo avesse gelato la catena che teneva l'oggetto legato alla ringhiera, e per quanto Hinata tirasse, non si staccava.
-Così non ci riuscirai mai- osservò, creando una piccola nuvoletta bianca dalla bocca.
-allora aiutami invece di startene lì impalato- protestò il più basso, facendogli la linguaccia.
Sentendosi messo alla prova, Kageyama si chinò, sentendo quasi dolore per la freddezza del metallo sulle mani, mentre armeggiava con gli anelli per cercare di liberare il veicolo.
A lavoro ultimato guardò Shoyo con fare trionfante, restituendogli la boccaccia.
Ma trovò il suo sguardo perso, per un istante, a guardare un punto nella sua direzione.
Naso e gote erano arrossate, a contatto con il freddo. Negli occhi, che gli erano sembrati così vuoti, ora vedeva riflesse mille stelle e la luna, mentre dalla bocca emetteva respiri corti e regolari, fiato che immediatamente condensava.
E, in quella sera di Dicembre, Kageyama si rese conto per la prima volta di quanto Shoyo fosse bello.
Ciaoooo, oggi capitolo leggermente più corto.
Purtroppo siamo nella parte di stallo, ma tranquilli, tra poco la situazione ingranerà.
...come se fregasse a qualcuno...
EH VABBÈ, VOI SORRIDETE E ANNUITE
tanto luv,
Giuls sksksk❤
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