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capitolo otto

Il tempo passò nuovamente, veloce come granelli di sabbia tra le dita, come un giorno al parco divertimenti, come le mani su un vecchio pianoforte.

I cuori di Hinata e Kageyama continuavano a ricorrersi. I loro sguardi ad incrociarsi. Le loro braccia a cercarsi. I loro corpi a bramarsi.

Ma nessuna di queste cose accadde.

Era un gioco di sguardi, anzi, più che altro una guerra, quella che avevano iniziato.

Continuavano a litigare come prima, certo, però ogni volta che finivano l'uno sull'altro diventavano entrambi rossi.

Kageyama aveva perso l'abitudine di scompigliare i capelli all'altro, siccome ogni volta il desiderio di scendere fino alle spalle per attrarlo a sè si faceva troppo forte.

Voleva sentirlo di nuovo... quel calore che emanava il suo corpo. Il suo respiro nell'incavo del collo, le sue manine affusolate aggrappate alla schiena.

Nel caso ve lo stiate chiedendo, Tobio si era pentito di non aver fatto nulla per consolare Hinata, di non avergli chiesto se andasse tutto bene, anche se, in effetti, era piuttosto chiaro che non fosse così.

"è questo che sono. Un egoista. Un insensibile. Non riesco neanche ad aiutare il ragazzo che mi piace... lui è sempre così solare, gentile. Come potrebbe volere uno come me?" Kageyama si poneva questi problemi da ragazzina alle prese con la sua prima cotta, mentre beveva la sua piccola confezione di latte quotidiano preso alla macchinetta, seduto sui gradini accanto ad essa.

Pensava fossero diversi... ma il moro era piuttosto ignorante sulla chimica dell'amore. Gli opposti si attraggono.

-non credi ti faccia male bere tutto questo latte?- Chiese una voce alle sue spalle,  che si avvicinava sempre più. In pochi secondi si ritrovò un certo piccoletto rosso accanto, che lo ispezionava con quei suoi vispi occhi nocciola.

-nah... poi è molto buono. Vuoi?- domandò Tobio, calmo. Sì, in quel momento era perfettamente calmo. Allungò la mano, avvicinando il cartone dal quale qualche secondo prima stava bevendo lui stesso.

Ho ribadito più volte di come Kageyama fosse calmo. Ed io non mento mai... solo... da quello stato di quiete, quando Hinata annuì e portò la cannuccia alla bocca, il suo cervello esplose in un "UN BACIO INDIRETTO! UN BACIO INDIRETTO!" interiore, che gli colorò le guance.

Rimase ad osservarlo, le labbra rosee intorno a quella cannuccia... maledetta cannuccia, gli stava rubando il posto!

Kageyama è l'ultima persona al mondo che qualcuno definirebbe infantile, ma in quel momento la sua mente vagava a piede libero, immaginandosi il matrimonio di Hinata con la cannuccia... e persino dei figli-cannuccia.

Sì, okay, magari stava esagerando giusto un pochettino, però il tutto contribuiva dal distrarlo un minimo da quella scena.

Dal piccolo filo di saliva che unì per qualche centimetro la bocca di Hinata e quel tubicino di plastica, dal suo pomo d'adamo che faceva su e giù mentre beveva... Quasi non si accorse che Shoyo gli stesse rendendo la bevanda, leggermente rosso anch'egli.

-era buono, grazie!- esclamò, mentre Kageyama riportava il suo rivale in amore in bocca. Spostò lo sguardo sulle labbra di Hinata e notò un rivolo bianco colare da esse.

"Non sa bere? Cosa è, un bambino? "

Queste erano le parole che di consueto avrebbero occupato la sua mente, ma, in quel momento, pensava solo a come resistere alla tentazione di allungare una mano e pulirgli quel punto.

I suoi pensieri furono bruscamente interrotti da Hinata, che prese a parlare.

-sai... il ventuno dicembre c'è un'amichevole al palazzetto, gioca l'Aoba Johsai contro la Shiratorizawa... ti andrebbe di andare a vederla?- chiese, senza colore sulle gote, con voce ferma.

Kageyama aprì la bocca per rispondere. Era un appuntamento, quello? Di sicuro no, Hinata non era arrossito di una virgola... ma non disse nulla, perchè Shoyo si sbrigò ad aggiungere: -vengono anche Suga e Daichi-

Ora era sicuro al cento per cento che quello non fosse un appuntamento.

-sì certo okay- rispose, freddo, poi rientrò in classe, lasciando il centrale leggermente accigliato, sorpreso per quella sua ritirata tanto improvvisa.

Hinata ci rimase un po' male, per quel tono freddo e distante che non sentiva da tanto.

Sospirò, sfregandosi energicamente la felpa sulle guance. Davanti a lui, in quel momento, si aprivano due strade totalmente diverse tra loro. Dare ragione ad una vocina sperduta nella sua mente che gli diceva di provare, con Kageyama, o al resto del suo cervello, che gli diceva che non sarebbe mai stato possibile combinare qualcosa, e di lasciare perdere.

Sarebbe normale scegliere la seconda opzione, no?

Eppure Hinata era famoso per fare cose irrazionali.

Il sole si levò alto, coperto da nuvole che rendevano il mondo opacizzato agli angeli. Era prevista pioggia per quel ventuno di dicembre.

Due occhi marroni, che ora conosciamo bene, si spalancarono, allo squillare della sveglia. Sempre lo stesso suono, tutti i giorni.

Ma sarà perchè era sabato, sarà perchè il giorno prima avevano vinto una partita, sarà perchè quella sera sarebbe andato a vedere una partita con Kageyama, quella volta quel rumore assordante non gli dette fastidio, anzi, si alzò con il sorriso.

Si stropicciò gli occhi stanchi, sbadigliando, poi caminò con andatura barcollante fino al calendario, che aveva appeso all'armadio.

Prese un pennarello dalla scrivania e stappò il colore, di un rosso carminio, tenendosi il tappo in bocca, poi sbarrò il giorno 21 dal calendario, con una netta linea trasversale, rossa.

Del medesimo colore era cerchiato il giorno successivo, con scritto accanto: "auguri Bakageyama <3"

Le squadre nella prefettura di Miyagi facevano amichevoli di continuo, ed Hinata non aveva scelto a caso quel giorno, per andare con lui.

La partita era sul tardi, tempo di andare a mangiare una cosetta si sarebbe fatta facilmente mezzanotte... il compleanno di Kageyama.
Hinata sorrise nel pensarci, felice che quel piano quadrasse così alla perfezione.

E, siccome "Shoyo" e "perfezione" erano sue parole che difficilmente si accompagnavano, era facilmente deducibile che quell'idea non fosse farina del suo sacco.

Vi starete chiedendo chi possa essere questo angelo custode che ha indiscussamente dato una mano ai due protagonisti imbranati che ci ritroviamo...

è una persona che per assicurarsi vada tutto bene ha deciso di accompagnarli, e di portarsi dietro anche un certo capitano che gli stava a cuore per conquistarlo... in modo da, come si suol dire, prendere due piccioni con una fava.

Se non avete ancora capito di chi si tratta dovreste competere con Shoyo e il suo moroso alla gara di stupidità.

È chiaro come il giorno che il salvatore di questa storia è un certo Sugawara Koushi, il quale sembra sempre così tenero, ma vi posso assicurare che sarebbe possibilissimo stesse occultando un cadavere, o più semplicemente lavorasse alla CIA.

Okay, ora forse sto esagerando un tantino, ma il vice capitano era davvero intelligente e furbo, anche se non si direbbe.

Poco prima della faccenda della cannuccia era in cerca di Hinata. Aveva passato le ultime settimane ad osservare quello strano duo, e si era accorto che il loro legame si stesse piano piano evolvendo, ma erano entrambi troppo stupidi ed orgogliosi per ammetterlo,  o per fare il primo passo.

Così aveva preso Hinata per il polso e lo aveva tirato in un'aula vuota, per rivelargli i fantastici incastri temporali e situazionali che aveva individuato, e che avrebbe potuto sfruttare.

Il piccoletto era stato in ascolto attentamente per tutta la durata della spiegazione, poi annuì, soddisfatto, con un insolito luccichio negli occhi.

-a... aspetta Sugawara-san! Tu... come fai a sapere che?- chiese, realizzando solo in quel momento che per dire quella cosa il vice capitano doveva aver capito tutto.

-si vede da come lo guardi- rispose semplicemente, scrollando le spalle e donandogli un sorriso incoraggiante, poi gli mise le mani sulle spalle.

-tranquillo, non si nota, e Kageyama è troppo occupato a pensare di non avere speranze per accorgersene. Vi serve solo una spintarella- concluse, facendogli l'occhiolino, poi si diresse verso la porta, dicendo che doveva andare a lezione, ma una domanda di Hinata fermò il suo cammino.

-perchè hai deciso di accompagnarci? Non ti daremo a noia?- Shoyo inclinò la testa da un lato, le guance ancora di un colore più intenso del normale.

Dell'imbarazzo raggiunse anche le gote di Suga, che gli sorrise, affabile.

-andrà tutto bene- disse solamente, ignorando la domanda e lasciando definitivamente la stanza.


Ehilà! questo capitolo lo dedico a Pannacottah che mi ha inviato la foto in alto.
Ily 😔❤

Coooomunque, ho una "cattiva" notizia.
Se c'è qualche poro Cristo che segue sta storia, sono spiacente di informarlo che, visto che sabato parto, dovrò togliere un aggiornamento, arrivando a due a settimana, martedì e venerdì :'(

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