Yandere Roleplay
YO!
Andiamo subito di tag all'admin: -_jasekyu_-
Ed ora seconda parte più importante: sono completamente dispiaciuto e chiedo umilmente perdono. Sono in ritardo di due giorni con la consegna ed in più non sono neanche riuscito a scrivere chissà cosaー
Mi spiace moltissimo e chiedo umilmente perdono, ho avuto dei contrattempi che mi hanno distrutto la tabella di marcia.
Terzo punto: Grazie mille per avermi permesso di partecipare e di realizzare questo oc, ne sono veramente onorato uwu
Spero che la scheda sia ben gradita e che non ci siano problemi. Mi piace il lavoro che ho fatto anche se di corsa.
Alcuni punti sono stati interamente scritti in prima persona, in tal caso è l'oc che parla non sono pazzo giuro sjskslー
Auguro buona lettura, ringranzio e mi scuso con l'admin (anche per l'ora solo io pubblico di sera tardi), non ho nient'altro da dire lascio alla scheda.
Peace and love ♡´・ᴗ・'♡
ー✈︎ Nome:
『春』
"Haru"
Mi chiamo Haru, scritto come: "primavera". Questo non doveva essere il mio nome. Mio padre me l'ha sempre raccontato, si chiamava Haru anche mia madre. Non so quale nome volevano darmi, so solo che mia madre morì poco dopo il mio concepimento. Mio padre non mi spiegò mai perché, e non so, mi sono stufato di cercare. Mi fece chiamare Haru all'ultimo secondo solo per lei. È strano, delle volte è come se non mi appartenesse. Ma il nome serve solo ad identificarsi, no? Alla fine non ha davvero importanza.
Nato in tali circostanze Haru fu solo la goccia che fece traboccare il vaso. Tra la famiglia del padre e della madre vi è sempre stata solo della tolleranza, finché entrambi erano vivi e sposati avrebbero giocato alla famiglia felice, ma fu alla morte di quest'ultima che i genitori della donna diedero di "matto". Cresciuta in una situazione particolare, dove né la madre né il padre sono stati in grado di dirle quanto ci tenevano a lei, la donna non riusciva davvero a stabilire un rapporto. Quel faditico giorno di Settembre, le frustrazioni per non riuscire ad amare propriamente la figlia si riversarono sul marito, come se fosse colpa sua. Potremmo dire di sì, ma fondamentalmente non ha importanza, perché qui si parla del figlio, che si è trovato con il nome di qualcun altro.
Però mi piace. Il nome Haru mi piace. Ha un bel suono ed è semplice da scrivere. Alla fin fine è un nome corto e semplice. Perché dovrei odiarlo? Oppure ci ho fatto solo l'abitudine? Ma non importa, finché sento la parola: "Haru" continuerò a voltare la testa.
ー✈︎ Cognome:
『冷』
"Hiya"
Questa parola è più complessa. Non sono mai stato un fan del mio cognome. Ma anche questo serve solo per identificarmi, però almeno è corto. I nomi troppo lunghi mi danno fastidio, sono difficili da ricordare, ci metto sempre troppo a ricordarli. Vuol dire: "Freddo". È lo stesso cognome di mio padre. Il gioco di ossimori che viene fuori è solo che noioso secondo me. La primavera fredda mi fa schifo.
Solitamente mi dà fastidio la confidenza, eppure se mi chiamassero per nome ne sarei più felice, anche se sembrerebbe che quella persona mi sia stretta.
Si decise che la madre avrebbe preso il cognome del padre, lasciando così al figlio lo stesso. Stando ad esso, Haru avrebbe dovuto chiamarsi: "Fuyu" o con un altro nome che ricorda il freddo invernale. Però, il discorso con il suo unico genitore non venne mai aperto a questo, di conseguenza Haru non ci pensa neanche troppo. I parenti materni tagliarono i ponti, lasciando la famiglia Hiya composta da, il padre Yoshito (義人), il nonno paterno Fumio (五郎), la nonna Kasumi (霞) ed infine la zia, sorella maggiore di Yoshito, Kou (光).
ー✈︎ Nazionalità:
『Giapponese』
Sono nato e cresciuto in giappone. A Tokyo per essere precisi nel quartiere di Akihabara.
ー✈︎ Età:
『Diciassette』
Undici Settembre. È il giorno in cui sono nato. Era un bel giorno dicevano, il sole era alto nel cielo, erano circa le sette del mattino, o così mi ha detto mio padre. Non ho un qualche amore per i compleanni. Non mi sono mai piaciuti, i regali, le feste piene di persone, l'unica cosa che si salva è la torta. Mi ricordo che quando veniva il mio compleanno erano tristi. Mi ha sempre fatto incazzare. Per questo credo, non mi piacciono i giorni speciali. Al mio ottavo compleanno, mio padre mi portò a visitare la mamma al cimitero, fu triste, tanto triste. Vedere la data del proprio compleanno scritta su una tomba intendo. Non ho mai capito perché dover celebrare la propria esistenza. È assurdo che l'unica certezza che abbiamo è di essere vivi.
Gruppo sanguigno B, tipico di queste persone è il loro impatto. Solitamente sono i primi ad essere notati, per la loro loquacità e dinamicità. Haru difatti, per certi versi rientra nel pieno della categoria, essendo davvero facile accorgersi della sua esistenza a primo impatto più che fastidiosa. Seguendo lo zodaico occidentale è nato sotto il segno della vergine, conosciuti soprattutto per il loro attaccamento alla razionalità, si dice che siano persone gentili ed altruiste. Seguendo l'oroscopo cinese, quindi, lo zodiaco in vigore in giappone, Haru è nato durante l'anno della capra. Anche qui si parla di una dose di dolcezza e gentilezza smisurata. Tuttavia,
gli stereotipi mi fanno schifo.
Non riesco a ricordarmi di un giorno dove non l'abbia pensato. L'oroscopo è una gran cazzata, delle volte mi chiedo sul serio, come faccia la gente a crederci.
ー✈︎ Anno scolastico:
『Terzo』
Dovrei iniziare il terzo anno, anzi, è già iniziato. È tutto così stancante. Al pensiero che mi mancano ancora due anni per concludere questa rottura di scuola mi viene voglia di uccidermi. È fastidioso. Qualche volta rimpiango la scelta che feci alle medie, eppure se avessi lasciato allora mio padre si sarebbe incazzato.
ー✈︎ Aspetto:
『Fiammante』
È la parola migliore per riassumere in breve. Haru, è probabilmente la persona più facile da individuare e riconoscere in pubblico, appunto per il suo aspetto. Attualmente porta dei capelli biondi che vanno lentamente ad inscurirsi fino alle punte con il rosso. Vedere una testa bionda tra quelle corvine è già più che singolare, ora basta immaginarsi saltar fuori lui con i suoi capelli che ricordano le fiamme di un caminetto in pieno inverno. I suoi capelli sono particolari anche per quanto siano trasandati e rovinati dalle tinte, alle medie aveva l'abitudine di cambiare colore spesso, ed ora se li ritrova quasi tutti sfibrati, eppure però vanno solo a farlo sembrare leggermente più recluso.
Ha un altezza di un metro e ottanta due, è decisamente sopra la media ma con un peso di soli sessanta quattro chilogrammi. Slanciato, con un fisico a clessidra, tipico dei nuotatori.
Dalla pelle pallida e degli occhi scuri color nocciola, il giovane indossa spesso un espressione annoiata se non infastidita. In ambito di vestiario è solito vederlo con felpe, camice o magliette due volte più grandi di lui mentre i pantaloni sono solitamente neri e comodi. In totale sulle sue orecchie si possono contare cinque buchi per orecchini vari, quello che solitamente non cambia mai, e che tutti possono ammirare è quello lungo di una croce portato all'orecchio destro.
ー✈︎ Carattere:
『Mio figlio crescerà, diventerà un uomo gentile come lo era la madre.』
『Ha-chan è una persona gentile.』
『Grazie, sei davvero gentile Haru.』
Le persone dicono che sono gentile. Eppure non credo di aver mai visto questa gentilezza in me. Non li capisco, o forse non li voglio capire. Non mi ritengo gentile, tanto meno buono o altruista. Tutte le mie azioni sono spinte dal mio egoismo e dalla mia ipocrisia. Ricorda bene:
"Tutti i giorni,
Camminiamo sopra l'inferno
Guardando i fiori".
Haru è un ragazzo complicato, ma allo stesso tempo fin troppo semplice. È un adolescente, questo è tutto e niente allo stesso tempo. Il suo primo approccio può variare in base al suo umore, se molto giù di morale resterà semplicemente in silenzio. La sua presenza potrebbe anche essere messa in dubbio, dopotutto non è il tipo da iniziare per primo una conversazione civile, di conseguenza è anche probabile che non risponda se non vuole. D'altra parte, anche se non sembra sprizzare energia da tutti i pori la sua presenza è forte. Borbotta a se stesso ogni piccola cosa che non gli va a genio, urla quando è infastidito e scarica la sua frustrazione repressa sul primo di turno. È brusco, quindi gli è solito passare alle mani dalle parole. In pubblico è proprio insopportabile, se di buono umore arriva anche a provocare, non ha importanza chi ha davanti, anzi, per lui non importa nulla. Però a suo modo è gentile. Quando preso da solo, dove resta tranquillo e parla anche come farebbe una persona normale, Haru è gradibile. Forse dà risposte poco chiare o assurde, ma resta scontroso e burbero. Chiunque preferirebbe stargli lontano, infondo lui è solo un moccioso iracondo. Eppure c'è chi lo reputa gentile. Nei suoi modi bruschi, con un atteggiamento negativo e turbolento ci sono state persone che hanno trovato quel briciolo di perfezione in un ragazzo fin troppo umano. L'hanno chiamata gentilezza, quel desiderio egoistico sano, che ti fa venir voglia di aiutare qualcuno.
『Bullo』
Me l'hanno detto più volte, "bullo" intendo. Le persone sono davvero fastidiose, io non ho colpe, semplicemente non tollero quando qualcuno di più insignificante alzi la cresta. Forse è sbagliato da parte mia, rispondere ogni volta, ma allo stesso tempo, perché non dovrei? Facevo le medie, quando cominciai a tirare dei veri e propri pugni. Le risse sono quasi divertenti, vince il più forte, e quando vinci ti senti incredibilmente forte e soddisfatto. Mi ricordo che non avevo problemi, anzi, non ho problemi contro una sola persona, solitamente vincerei. Tuttavia ci sono state innumerevoli occasioni dove erano più di due, probabilmente ho perso più risse di quelle che ho iniziato. È frustrante, sentirsi deboli ed impotenti davanti a qualcuno o più persone. Ma alla fine c'è un limite, non posso superarlo a mio piacimento, altrimenti non saremmo umani.
Violento. Come già accennato, Haru è violento, ed ha anche bullizzato più ragazzi nel suo vissuto. L'ira è la guardia del corpo della tristezza, ma Haru non si sente triste. Ha sempre attaccato briga un po' con tutti, soprattutto con persone esterne alla sua scuola, altri liceali di quartieri vicini. Le volte in cui tornava a casa con il volto sfregiato oppure entrava in classe con i graffi sulle nocche erano molte. Il suo brutto carattere lo portò ad allontanarsi dagli altri, andando a creare una barriera sempre più spessa tra lui e le altre persone. Dopotutto a lui le persone non piacciono. È solo, ed è quel senso di solitudine che lo costringe a vivere con un vuoto nel petto ed un peso sullo stomaco, sensazioni che reprime facilmente perché non importanti al momento. È semplice, se una cosa non gli piace la evita, è un codardo? Potremmo dire di sì, non sarebbe sbagliato. Ma alla fine è solo umano, non vuole ferirsi.
『Non ha importanza』
Non credo di essere stupido. Anzi, non lo sono. Ma non riesco a capire molte cose. Le persone sono complicate, si fanno mille problemi per nulla. Vogliono a tutti i costi avere un'esistenza gradevole, ma perché dovrebbero?
Alla fine non importa. Cos'è giusto, cos'è sbagliato, ci vengono insegnate conoscenze di cui alla fine non sappiamo nulla. E tutti ci comportiamo come se la nostra vita dipendesse da chi hai o non hai pregato al mattino. Se hai dato quegli spiccioli al barbone di turno, se hai offerto una bibita alla ragazza che ti piace. Ma alla fine, non ha senso. Se una cosa non ti piace, perché farla? Perché farla se non ti va? Siamo tutti così ipocriti che lasciamo quei due spiccioli al barbone sperando che un Dio misericordioso ci ripagherà. Devi essere davvero un disperato:
"Tutti i giorni,
Camminiamo sopra l'inferno
Guardando i fiori".
Questo lo chiamerei punto vitale. Per lui tutto quanto è relativo, forse anche troppo, ripeterà sempre che le situazioni cambiano di volta in volta e dalla circostanza devono o avranno un altro impatto sulla persona. Dice che tutto dipende, ma allo stesso tempo c'è la solita frase a contornare: "Non importa". Nella sua mente, qualunque cosa non ha rilevanza. Nella sua mente, tutto è così tranquillo e caotico che non serve niente. Più l'argomento che si tratta è grande più a lui non importa, si tira indietro, sparisce, ma nonostante ciò mostra un attaccamento ad altre stupide cose. Potrebbe fare un teatrino per una sua maglia rovinata e stare zitto quando un compagno si è quasi ammazzato. Non è bravo comunque con le parole, le cose profonde non importano. Nulla ha davvero importanza per lui. Molte volte si è fatto mandare a quel paese per questa sua logica del cazzo, per quanto si arrabbi per una cazzata ma finisca per ignorare un qualcosa di serio. Non lo capisce neanche lui, anzi, Haru è confuso. Era prepotente da piccolo ed è cresciuto così, fino ad arrivare alla sua attuale personalità. Si potrebbe dire che è tutta una recita perché alla fine non capisce neanche lui cosa sta facendo, ma alla fin fine a lui non importa. Se sembra uno stronzo. Se si ritrova da solo, non gli importa. Forse, anzi, probabilmente non ha neanche capito le conseguenze di quelle azioni, non ha ancora capito, quanto le sente pesanti. Non ha capito quanto ci soffre.
『"Non sono bravo a socializzare"』
Troppe volte ho dovuto ripetere questa frase. Lo penso davvero. Le persone sono complicate, quasi mi danno fastidio.
Perché esistono? Perché siamo così diversi?
Mi dà fastidio quando si avvicinano, perché alla fine ti legano a loro. Non voglio essere legato a nessuno, per favore non fatelo.
Si descrive come egoista ed egocentrico, anzi, pensa che tutti quanti lo siano. Per lui sono tutti egoisti ed egocentrici. Non crede davvero tanto nelle amicizie, semplicemente nessuno vuole stare solo per questo corrono a trovarsi degli amici. Eppure a lui è successo, si era affezionato, aveva degli amici, ci teneva. A modo suo li aiutava, era sempre con loro, perché non sapeva dove altro andare. Non cerca mai le persone per prime, non è bravo a socializzare lo dice anche lui. È impacciato nel comunicare, ha quel tono arrogante e provocatorio con quelle frasi sempre pronte a provocare. Eppure ci sono state. Quelle persone gli erano vicine, si legarono a lui, come lui a loro. Stavano bene, per un momento, poi i loro fili si stracciarono e volarono via, lontano da lui.
Non credo nell'amicizia, nell'amore o quelle stronzate.
Alla fine, fanno più male che altro.
Per favore, non ferirmi che non so cosa devo fare.
ー✈︎ Hobby:
『Videogames, anime e manga』
Akihabara è un quartiere famoso soprattutto per i suoi negozi. Da piccolo ero abituato a scendere giù, per strada, con i soldi che mi dava mio padre. Andavo al primo che mi capitava e compravo il volume di un manga oppure il prossimo capitolo di un videogioco. Abitiamo in un piccolo appartamento solo io e mio padre. Stava spesso fuori per lavoro, quindi mi ha sempre comprato volentieri oggetti per farmi passare il tempo.
『Sport』
Mi è sempre piaciuta anche l'attività fisica. È truste che ultimamente la stia abbandonando. Quando facevo ancora le elementari ero nel club di nuoto, mentre alle medie entrai in quello di basket. Non ha molta importanza lo sport in questione. Mi piace muovermi, sopratutto se posso usare tutta la mia forza e le mie energie. Non ne ho uno preferito, semplicemente mi piace perché non mi fa pensare.
『Poesia』
Non lo chiamerei proprio hobby, ma alla fine prende sempre parte del mio tempo. Mi piace leggere poesie o haiku. Non importa chi le scriva, finché le parole sono dolci e mi prendono le leggerò. Solitamente non lo dico in giro.
Non so, non me ne vergogno, ma sento come se nessuno potrebbe capirle. Però sono belle ed incredibilmente reali, traspirano umanità:
"Tutti i giorni,
Camminiamo sopra l'inferno
Guardando i fiori".
ー✈︎ Fobie:
『Tanatofobia』
Dal nome piuttosto assurdo questa fobia non è che una delle più comuni. Diffusa ovunque la tanatofobia è la fobia di morire. Chiunque sia afflitto da questa fobia non vuole morire e si sente spaventato al solo pensiero di dover lasciare questo mondo. Haru ne è davvero preso anche se non se ne è mai accorto. Trova la vita scontata ma allo stesso tempo non potrebbe mai separarsene, non ne capisce l'importanza ma il suo inconscio sa quanto in realtà ci tiene.
『Pnigofobia e Hydrofobia』
La pnigofobia è la paura di essere soffocati, mentre la hydrofobia quella dell'acqua. Entrambe sono piuttosto lievi ma nascono e vengono dallo stesso trauma. Appena al primo anno delle scuole medie Haru si era iscritto al club di nuoto, già dopo i primi mesi nacquero le prime antipatie con alcuni dei compagni. Uno dei ragazzi era anche nella sua stessa classe, c'era un rapporto di odio profondo tra i due seppur si conoscessero da pochi mesi. L'altro ragazzino infatti ebbe un punto di rottura, afferrò Haru e lo spinse nella piscina, tenendogli la testa forzatamente sotto l'acqua. Intervenne un terzo ragazzino per spostare l'altro e quando il biondo tinto uscì dalla piscina la sua nemesi gli mise le mani al collo. Ci pensò il coach a separarli.
Da quel giorno Haru ha nascosto quel trauma nel suo animo, non lo mostra come terrore ma se deve scegliere tra il tornare in acqua o evitarla è molto felice di passare oltre.
『Pistantrofobia』
Questa è la fobia che più caratterizza e traumatizza Haru. Non lo dirà mai espressamente pur essendo quella di cui è più cosciente. La paura di fidarsi di qualcuno e dell'essere abbandonato. Lui è cresciuto da solo si può dire, facendo leva su se stesso, ha avuto solo due amici nella sua vita e li ha persi, anzi, crede di esserne stato totalmente la causa della loro perdita.
Porto sfiga.
È ciò che si ripete giorno dopo giorno. Quasi convinto che non potrebbe mai riparare a questo problema.
Porto sfiga.
Non ha importanza quanto ci provi.
Finiranno per morire, proprio sotto i miei occhi.
La paura di Haru è suscitata principalmente dal fatto che abbia perso quei due amici. Sono morti, forse erano solo delle coincidenze ma alla fine non vuole più essere lasciato. Non riesce a fidarsi delle persone, perché ha paura che se lo facesse morirebbero. La sua razionalità diventa nulla contro la paura.
È colpa mia.
Bastava un braccio per afferrare Aiko.
Bastava essere presente per fermare Akai.
Forse sono le persone che hanno il nome con A come iniziale che mi portano sfiga.
Ho paura.
Ho paura di finire come voi.
Ho paura che qualcun altro ci finisca.
Per favore divinità, se esistete, non fate morire più nessuno.
ー✈︎ Backstory:
『"Mamma?"』
Non mi ricordo di mia madre.
Che frase stupida, potevo evitarla. Ovviamente non me la ricordo, l'ho vista solo in foto. Aveva questi capelli scuri ed anche gli occhi, la pelle così pallida. Non mi è mai mancata. L'undici Settembre sono nato, e lo stesso giorno lei è morta. Chissà com'è avere una madre. Da quando ho memoria, mio padre mi parlava di lei, diceva che era normale perdere le persone.
E sempre da quando ho memoria l'ho visto con un sorriso spezzato.
Le lacrime ogni volta che al mio compleanno soffiavo sulle candeline. Per dieci anni fu così. Finché non ebbi dieci anni lui continuò a tentare di nascondere quella tristezza latente.
Neanche mio padre mi fu vicino. Era spesso fuori per lavorare, lo vedevo solo a cena. I primi anni a scuola mi ci portava zia Kou. Zia Kou era davvero una persona gentile, mi ha semore sorriso, però la vedevo solo al mattino. Quando tornavo a casa spesso c'era il pranzo già fatto ed i miei nonni a casa. Restavano finché non tornava mio padre. Questo continuò fino a quando non feci nove anni, con molte raccomandazioni cominciarono a lasciarmi a casa da solo. Andavo a scuola da solo, tornavo ed andavo direttamente a casa dei nonni perché erano da soli, non abitavano lontani. Giocavo spesso da solo, anche a scuola, tutti i bambini dicevano che ero troppo prepotente. Ma a chi importa di alcuni stupidi mocciosi?
Ero nel club di nuoto, mi ricordo di aver vinto molte gare, ero il più veloce a quei tempi. Anche gli altri bambini erano bravi, ma alla fine ero io il migliore. Però il mare è pieno di pesci, e ce ne sono anche di più grossi, ci furono delle gare che persi. Non mi piaceva perdere perché sottolineava quanto facevo schifo.
『"Ha-chan"』
Le scuole medie facevano schifo. "Kaisen" era il nome della mia scuola media. C'erano un sacco di nuovi volti, non conoscevo nessuno. Alle medie continuavo a fare tutto da solo, cucinavo anche, non era buonissimo ma neanche schifoso, era giusto. Mio padre non si lamentava ed io potevo stare per i fatti miei.
Ero appena entrato a scuola, mi ricordo che feci subito l'iscrizione per il club di nuoto. C'erano altri ragazzi come me, tra questi: "Kisaragi". Mi ricordo ancora il suo nome, mi stava davvero sul cazzo. Era un ragazzino poco più alto di me a quei tempi, aveva i capelli castani tagliati come se tenesse una scodella in testa. Era davvero orrendo, io avevo un undercut e me li tinsi anche di biondo l'anno dopo. Faceva spesso il saccente, era nella mia stessa classe, il cocco dell'insegnante. Anche lui nuotava veloce, aveva le gambe appena più lunghe, era più veloce di me.
Mi dava fastidio.
Non lo sopportavo.
Volevo batterlo.
Quello stronzo.
Kisaragi era conosciuto in classe, mentre io me ne stavo spesso da solo, nonché mi facesse tristezza, anzi, era meglio così. Si vantava di essere migliore di me nel nostro club, era il più bravo, così fastidioso. Lo sfidai davanti a tutti un'altra volta. <<Come se tu potessi battermi. Dovreste vederlo, Hiya è davvero lento>>. A quelle parole non ci vidi più, gli tirai un pugno dritto sul naso, gli diventò tutto rosso. Mi ricordo che tutti mi guardarono male, mentre Kisaragi mi urlava che avevo un problema. Andò in infermeria a farsi vedere. Quel giorno al club non venne infatti. Era un venerdì. Il sabato mattina mi recai a scuola per gli allenamenti del club, era presto, ma alla fine a casa non c'era nessuno ed ero solito arrivare per primo. La palestra era stranamente aperta, entrai ed andai nello spoiatoglio. C'era una borsa, pensai che un ragazzo del terzo anno fosse già arrivato, invece mi sbagliai. Era arrivato Kisaragi, ma da quando poteva tenere le chiavi?
Non lo salutai, andai dritto a riscaldarmi a bordo piscina. Mi ricordo che mi si avvicinò lentamente.
<<Sei scemo, Hiya?>>
Ancora posso sentire le sue parole. Non risposi e lui continuò: <<Ti ho chiesto se sei scemo>>.
Era strano, scossi la testa e dissi di no, che semmai lo era lui.
Si arrabbiò.
Mi afferrò per i capelli, buttandomi in acqua. <<Paga brutto bastardo>>. Mi urlò contro pico orima che la mia testa venne sommersa, la sia voce era ormai ovattata e confusa dall'acqua. Non riuscivo ad emergere.
Mi teneva con forza e non riuscivo.
Perdevo sempre più aria, avevo paura.
Necessitavo di tornare in superficie.
Potevo giurare di sentire il mio volto cambiare colore come mi dimenavo sotto Kisaragi.
All'improvviso quella forza che mi impediva di emergere sparì. Lo aveva allontanato uno dei nostri compagni del club. Emersi subito uscendo dalla piscina e tossendo. <<Kisaragi! Che diavolo stavi facendo?>> Gli chiese l'altro. Kisaragi non rispose, mi saltò addosso mettendomi le mani al collo.
Quella sensazione opprimente di non riuscire a respirare, mi faceva paura.
<<Prof Satoru!>> Lo chiamò l'altro ragazzo correndo verso lo spoiatoglio.
Diedi un calcio a Kisaragi togliendomelo di dosso, fu il mio turno.
Mi misi sopra di lui prendendolo a pugni più volte sul volto, mi presi un altro calcio, cominciò a graffiarmi il volto come mi tirava i capelli.
Poco dopo mi ricordo che il prof ci separò. Era fastidioso.
Lasciai il club. Quello fu solo l'inizio, torturai Kisaragi a scuola, giorno dopo giorno. Scrivevo sul suo banco, lo prendevo a pugni nei bagni, ho fatto girare anche un paio di stupide voci. Dopo tre mesi cambiò scuola. Entrai nel club di basket. Ormai ero un bullo, la cosa non era così noiosa, nessuno provò ad infastidirmi di nuovo.
All'inizio del secondo anno conobbi Aiko. Era bassa, aveva i capelli neri lunghi fino allo stomaco. Che ragazzina energica. Faceva il primo anno, mi parlò lei, nella mensa. Non mi ricordo la nostra prima conversazione, tanto meno la seconda o la terza.
Lei era nel club di atletica leggera, come me finiva più tardi per andare a casa. Io mi fermavo spesso a dei negozi vicino scuola per comprare riviste o nuovi fumetti. Mi seguiva. Prima che me ne accorsi, la sua presenza era ben gradita.
Cominciammo ad uscire, parlavamo spesso.
Lei faceva ridere, andavo in dei bar o piccoli ristoranti anche. Le giornate sembravano quasi più colorate. Aveva anche altri amici oltre a me, ma tra loro e me sembrava venire sempre, io d'altro canto se non c'era lei me la prendevo con un qualche idiota.
Si stava bene con Aiko, conobbi la sua famiglia e lei sia mio padre che zia Kou. Veniva spesso a giocare da me, le piacevano gli sparatutto con mia sorpresa. Mi chiamava: "Ha-chan". Mi ricordo che passarono gli anni, arrivai a fare il primo superiore, mentre lei faceva ancora il terzo. Come al solito eravamo in giro insieme. Era il 12 Aprile. Stavamo andando ad un tempio dove potevamo stare tranquilli, andavamo spesso in posti isolati con le nostre bibite a parlare. La strada era mezza deserta. Non c'erano né macchine né pedoni. C'era un gatto dall'altra parte. Mi sono sempre piaciuti gli animali, lei stava andando a prenderlo. Corse per la strada e sentii. Sì.
Così tanto rumore.
Ed in un secondo silenzio.
<<Aiko!>>
Mi sporsi appena.
Come se volessi afferrarla.
Era vicina alla fine.
Eppure anche lontana.
Appena pochi centimetri ed avrei potuto tirarla indietro.
Passò un furgone bianco.
Correva fortissimo e la prese. Proprio davanti a me.
Il gatto scappò.
Tutti i giorni,
Camminiamo sopra l'inferno
Guardando i fiori.
Aiko, è appena caduta nell'inferno, mentre io sto qui a fissare un ciliegio sbocciare.
Sentivo un peso nel petto. Non volevo più uscire di casa. Mio padre mi sgridò per questo. Non ero un bravo studente, tanto meno uno sportivo titolare. Ero un bastardo che andava a prendersela con i più deboli se non per fare a botte con più persone.
Non voleva me ne stassi tanto tempo in casa.
"Ha-chan è una persona gentile" Disse una volta ad una sua amica. Lo sentii per puro caso, eppure mi rese felice. "Ti voglio bene". Quante volte ho sentito queste parole da parte sua. Non ho mai avuto il coraggio di risponderle propriamente. Però anche io le volevo bene. Anzi, forse l'amavo.
Mi fa male il petto pensarci.
Se solo fossi stato più veloce ora sarebbe viva.
『"Posso farti una foto?"』
Era gennaio. Dello stesso anno. Faceva freddo, ero semplicemente ad aspettare il mio bus. Mi mancava Aiko. Mi mancava tutto. Lui arrivò come un fulmine, inizialmente spinto dai suoi amici, aveva i capelli blu colorati, come i miei che erano biondi, gli occhi grandi e lo sguardo perso. Indossava l'uniforme di una scuola vicina.
Era imbarazzato.
Strinse la macchinetta nelle sua mani.
Azzardò un sorriso.
<<Posso farti una foto?>>
Ottenni il suo numero, si chiamava Akai, come rosso. Aveva la mia stessa età, andava alla scuola privata vicino alla mia, abitava al quartiere accanto.
Era dolce.
Non so cosa mi spinse a stare con lui, probabilmente era la mancanza di Aiko, volevo una nuova persona con cui bere soda mentre ci sdraiavamo sotto un albero a fare battute.
Dalla sua scuola c'era anche un gruppetto di ragazzi che me le aveva suonate qualche giorno prima. Mi ricordo che usciva leggermente più tardi per le sue attività del club, nei giorni in cui non dovevo allenarmi lo raggiungevo.
Era simpatico, eppure aveva un alone differente da quello di Aiko.
Cominciai a capirci un po' di più con le persone. Quelle tristi delle volte è come se emanassero quell'energia. Tutti ne emaniamo una in base alle persone che siamo, ed io? Che tipo di energia invio?
Akai era triste. Aveva un padre violento, il padre non voleva che facesse il fotografo ma che diventasse un dottore. Ma le sue fotografie erano belle.
Una volta non lo vidi per giorni e neanche mi rispose al telefono, mi preoccupai, perché li ho visti i suoi tagli sui polsi, quando appena si alzava la manica per sbaglio.
Bastò poco tempo per rimpiazzare Aiko.
Le ho voluto davvero bene, ed Akai forse vale di meno, ma in quel poco tempo mi affezionai troppo a lui.
Avevo bisogno di qualcuno perché mi sentivo solo.
Volevo fidarmi di qualcuno.
Anche Akai aveva altri amici, quella della sua scuola. Avevo scambiato qualche parola con alcuni di loro, c'erano anche quelli stronzi che giravano lì.
Che odio.
Io ed Akai parlavamo.
Dei nostri problemi da adolescenti, dei nostri passatempi ed anche di quel poco che interessava entrambi.
Un giorno parlammo di fiori, mi ricordo di aver avuto la stessa conversazione con Aiko. Non mi piacevano i fiori quando ci parlai con lei, mentre lei ovviamente sì me lo ricordo ancora.
<<Il glicine, è il mio fiore preferito>>.
Non era vero, non ne avevo uno, ma mi ricordavano Aiko adesso, quindi forse lo era?
Li odio.
Passò un annetto circa. Facevo il secondo anno, ero nel club di baseball, quel giorno ho avuto un prolungamento degli allenamenti. Dovevo uscire con Akai quel pomeriggio. Corsi per le strade fino al nostro punto d'incontro.
Non era lì.
Girai per il posto fino ad arrivare ad un parco. Era il luogo dove avevamo intenzione di andare. Dovevamo guardare la fioritura insieme.
Invece di Akai, trovai un'ambulanza ed una folla.
Chiesi spiegazioni e mi congelai.
Akai si era arrampicato su un albero più alto per scattare la foto ad un glicine. Aveva perso l'equilibrio, era caduto male sbattendo la testa.
Me la ricordo la corsa.
La stessa che feci per Aiko, seguendo l'ambulanza con un taxi. Correndo per i corridoi della struttura.
Ma alla fine niente.
Anche Akai era caduto nell'inferno.
Era colpa mia?
Sarebbe impossibile, eppure era già successo.
Che schifo.
Suo padre era arrabbiato. Non lo capivo, non lo odiava il figlio? Non mi rivolse la parola, mi diede la colpa e tirò uno schiaffo. Non lo vidi più.
Gli amici di Akai erano distrutti, li incrociai per sbaglio un paio di volte.
<<Manca anche a te Akai?>>
Avrei voluto chiudermi in casa come feci per Aiko.
Ma si sarebbe arrabbiato con me.
All'inizio non volevo Akai tra i piedi.
<<Meglio morto che vivo in un mondo di merda>>.
Il gruppetto di stronzi della sua scuola diventò quasi il mio incubo. Non perdevano occasione per prendermi di mira. Nonché mi rendesse triste, anzi, non importava. Io avrei soltanto preferito che Akai fosse ancora vivo, così come Aiko.
Non credevo che facesse così male la morte di qualcuno.
Mi mancavano.
Volevo morire.
Ma era ipocrita da parte mia dirlo.
Evidentemente ero diventato più aggressivo di prima.
Venni cacciato dalla squadra di baseball.
Non una grande perdita, ma era fastidioso.
Non sono triste. Semplicemente mi mancano. La mia scuola è strana e noiosa, che fastidio, esistere qui.
Hiya Haru, nato l'undici di Settembre, non conosce la madre che muore dopo il concepimento. Cresce da solo, trascurato dal padre o dalle altre figure, creandosi una sua libertà ed indipendenza. Conosce Aiko che è solo un bambino per arrivare ad amarla e perderla, è sempre stato solo nella sua vita, la sola opzione di poter tornare al fianco di qualcuno lo rese felice. Ci sperò di nuovo, finendo così per perdere anche Akai, spaventato dalle due coincidenze pensa che sia colpa sua, e si ripromette di non cadere nello stesso errore di nuovo, per evitare di sffezionarsi e perdere qualcun altro.
ー✈︎ Scuola:
『Odio』
Provo un odio puro e sincero nei confronti di questa scuola. Ma ancora una volta mi ricordo che nulla sarebbe cambiato se fossi andato da un'altra parte. Non mi piace studiare, forse dovevo andare a cercare lavoro direttamente ai quindici anni, ora sono troppo pigro per farlo.
I professori sono noiosi, non credo ce ne sia uno che io apprezzi, come dubito loro facciano lo stesso con me. Ho un talento, riesco a farmi odiare facilmente. Ho una media decente, forse leggermente bassa rispetto ai miei compagni di classe, ma alla fin fine va bene, non mi piace studiare. Attualmente non sono in nessun club, ho lasciato quello di baseball a seguito di una lite con i miei compagni, erano fastidiosi. Sono sicuro che in questa scuola ci sia qualcosa di strano, ma alla fine non ha importanza.
Haru non si trova in buoni rapporti neanche con chi, come lui, la vive da studente. Come già detto in precedenza, lui è molto propenso alla rottura delle regole, è come se non riuscisse a non infrangerle. In seguito a questo ha infastidito il capitano della squadra di baseball, ed al secondo anno ha lasciato la squadra. Non era una grande perdita, non era così bravo e necessario. Con il resto della scuola probabilmente non ha nemmeno parlato se non per attaccar briga, è quel tipo di ragazzo che si nota nella scuola, il suo aspetto dopotutto è più che singolare, però allo stesso tempo non ci prova nemmeno a parlare con qualcuno. Le uniche volte in cui è andato di sua spontanea volontà ad iniziare una conversazione, era per litigare, resta un misero idiota.
ー✈︎ Curiosità:
『Animali』
Ho sempre avuto un particolare rapporto con gli animali, ci vado molto d'accordo. Mio padre non ne ha mai voluto prendere uno, ma bastavano i gatti che si arrampicavano fino al nostro balcone, se non i cani che si fermavano ad un parco.
Direi che mi piacciono.
『Musica』
Haru non ascolta molta musica, solitamente solo quando deve prendere i mezzi pubblici e con una sola cuffietta. Non ha un vero e proprio genere, ascolta le canzoni più popolari che vengono poi usate come opening dei suoi anime preferiti.
『Cioccolato』
Ho un piccolo problema con il cioccolato. Mi piace molto, sopratutto se aromatizzati ad un frutto, ad esempio le barrette di cioccolato fondente all'arancia.
Le ho sempre adorate, fin da piccolo, con Aiko ne compravo a non finire.
ー✈︎ Orientamento sessuale:
『Pansessuale』
Non ci ha ancora capito molto di questo argomento, non si interessa minimamente. Non è omofobo, o almeno, non gli importa neanche. Non avendo avuto né rapporti né relazioni, Haru è totalmente inesperto nel campo. È stato attirato solo da Aiko per un breve tempo prima della sua morte, viene attratto dal carattere e dalla personalità delle persone anche se ora come ora non lo ha minimamente capito.
ー✈︎ Relazioni:
『Non sono bravo a socializzare』
È probabilmente la scusa che userebbe. È spaventato ma non totalmente chiuso.
Non proverebbe mai a mettersi in gioco per primo, sia per il suo trascorso che per il suo modo di fare. Sta più agli altri cercare di tirarlo in ballo sopportando il suo carattere. Sarebbe impacciato e probabilmente spaventato, ma sicuramente non chiuso perché alla fin fine si sente solo, e gli mancano quei due che ha avuto.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro