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T'amo di un amore che non si può concepire che da me solo

In quei giorni, sebbene fossi felice degli sviluppi che proseguivano lenti fra te e Namjoon, non potesti scrollarti di dosso la fastidiosa sensazione che qualcosa di negativo fosse sul punto di accadere, ti sembrava che fosse tutto troppo tranquillo per la vita che eravate abituati a fare, tra spari e quant'altro, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso dalla malavita e ti era rassegnata a questa realtà il momento esato nel quale vi eri entrata, tuttavia c'era qualcosa che differiva dalla norma.

Ciononostante sorridevi, più spesso di quanto desiderassi mostrare, ma non riuscivi proprio a farci nulla, in qualche modo il tuo cuore si era fatto più leggero, lasciandoti con la mente appannata dai fumi della gioia che ti facevano fluttuare in modo incredibile, così distante dalla te stessa abituale e, non potevi proprio negarlo, le piccole attenzioni pieni di sentimenti che lui ti regalava silenziosamente non facevano altro che far crescere lentamente quei tuoi sentimenti, era come se agli occhi nocciola del biondo l'amore fosse fosse come una delicata rosa che egli adorava riempire di cure continue ma mai esagerate, senza sbilanciarsi rovinosamente in delle attenzioni morbose e fastidiose, lasciandoti dunque il tempo di riflettere ed assimilare quello che ogni giorno notavi in lui.

Ma tu che sei sempre stata una tipa logica e razionale, ovviamente non avevi cambiato natura soltanto perché eri stata colta dalla piacevolezza di quei sentimenti tanto caldi, avevi conservato la tua criticità e fu proprio quello che ti permise di renderti conto di qualcosa di sospetto, una manciata di comportamenti troppo fuori dall'ordinario per non attirare la tua attenzione e la cosa che più ti colpi di ciò, fu il renderti conto che provenivano dalla persona dalla quale te lo saresti aspetto: Veronica.

Ti accigliasti, creando una piccola riga fra le sopracciglia curate, ti portasti due dita ad intrappolare il mento, per poi incrociare le braccia al petto pensosa. Qualcosa non andava e non era solo il tuo istinto a suggeritelo, il fatto che fin troppo spesso la mora si assentasse, rifiutasse di passare del tempo in compagnia alla sua inseparabile metà e uscisse nel bel mezzo della notte per lunghi periodi di tempo non era normale, i suoi comportamenti non combaciavano con le sue consuetudini o la sua personalità, la sua dolcezza, la sua ingenua gentilezza e la sua spontanetà avevano lentamente cominciato a cozzare con quelle che sospettavi fossero bugie.

La cosa che aveva fatto fiorire in te il dubbio fu proprio il fatto che si fosse sottratta alle attenzioni di Jungkook, qualcosa di incredibile considerando che quei due sembravano un unico organismo in simbiosi, la faccia scioccata e abbattuta del moro e la fredda reazione che ella ebbe stuzzicarono la tua curiosità e questo ti spinse a camminare avanti e indietro nella tua camera da letto, tentando di decidere come sarebbe stato meglio agire e quasi Namjoon avesse in qualche modo afferrato la mole di pensieri che da giorni ti trascinavi dietro, con tocco delicato ma fermo bussò contro lo stipide della porta, nonostante questa fosse aperta e con un sorriso rassicurante rimase fermo ad osservanti, con sguardo brillante e le labbra carnose leggermente piegate in un sorriso che trovasti etremamente affascinante.

Con un cenno nervoso del capo lo invitasti ad avanzare fra quelle quattro mura, non ti piaceva la sensazione che aveva cominciato a strisciare nei tuoi pensieri, con quel retrogusto amaro che non saresti proprio riuscita a mandare giù. Eri diventata con gli anni una donna spietata capace di regnare sulle ombre criminali per molti anni, tuttavia ciò che ti legava alla mora era qualcosa di concreto e profondo che spingeva la parte più irrazionale della tua umana natura a non voler concepire la possibilità di un tradimento di qualsiasi sorta proveniente da lei e in quella tua agitazione caotica fosti lieta di sentire due forti braccia muscolose avvolgerti con calma, rilassando la tua mente e lasciandoti crogiolare nel calore di un affetto del quale eri certa di non dover dubitare, cosa che ti spiense a socchiudere gli occhi nel percepire dei piccoli baci delicati sfiorare sapientemente la pelle del tuo collo.

Dopo qualche minuto passato in quella posizione, con la tua ritrovata lucidità, la voce profonda del tuo ragazzo ruppe il teso silenzio che era penetrato in ogni angolo della stanza chiedendoti: «Sei forse preoccupata anche tu per gli strani comportamenti di Veronica?»tu all'udire quelle parole sorridesti appena, in maniera involontaria, nel renderti conto che ormai, in qualche assurada maniera incomprensibile, eravate riusciti a raggiungere un livello di comprensione estremamente profondo, cosa che scatenò un'euforia momentanea ma estremamente frizzante in te, capace di sconvolgerti la base dello stomaco. Tu annuisti in risposta, mentre con una mano stretta in quella di lui, volteggiasti su te stessa con fare drammatico, per poi essere accolta nell'ampio petto tonico del biondo, che con divertimento si lasciò uscire una risata nell'osservarti muovere in modo tanto adatto ad una pellicola, poi si fece serio giocherellando con una ciocca (C/C) della tua chioma, pensieroso.

«JungKook è davvero preoccupato, estremamente teso e sta cominciando a non prendersi cura di se stesso. Mi fa male vederlo in questo modo perciò volevo chiederti se ti va di seguire la tua amica, so che non è una cosa esattamente corretta da fare, tuttavia è il metodo più sicuro e veloce che abbiamo di scoprire cosa ci stia nascondendo»tu riflettesti un poco sulle tue parole e per quanto il pensiero di spiarla non ti fosse gradito, fosti costretta ad accettare poiché nella disperata situazione nella quale vi trovavate non potevate proprio permettervi alcun errore, qualunque fosse stato il prezzo da pagare.

Lo guardasti e con decisione gli comunicasti di prepararsi e che in una decia di minuti vi sareste dovuti incontrare dinnanzi alls porta della villa, non avevate in programma di avvisare nessuno nè di coinvolgere altri nelle vostre indagini, ma il destino decise di giocarvi una serie di strane coincidenze. Prima perdeste il segnale della ragazza per un attimo, per poi ritrovarlo in un bar dall'altra parte della città, il quale per altro aveva la nomina di un luogo dove si riunivano i capi malavitosi più influenti non solo dell'asia, ma persino degli stati al di fuori del continente, cosa che già si preannunciò un pessimo segno, cosa che si fece più allarmante quando fra la massa caotica e movimentata di persone scorgeste la figura di Veronica che si incanalava in una sala privata seguita da due uomini e una donna dall'aspetto autoritario.

Tu e Namjoon vi guardaste corrucciando le sopracciglia, ti pareva che quei visi non ti fossero nuovi, cosa che non era nulla di positivo considerando che ti venivano in mente dei gruppi influenti sia in Asia che in America, sebbene in quest'ultima avessero perso la loro prendominanza a causa del tuo. Quindi il fatto che lei si fosse appartata con loro poteva significare solamente due cose, entrambe estremamente negative: che vi stava tradendo e sepravi estremamente di essere in errore, o si era cacciata in qualche brutto guaio che stava stupidamente tentando di risolvere da sola.

Il vostro treno di pensieri venne interrotto da un basso ringhio che ti parve fin troppo familiare e da dei passi pesanti, dalla sfumatura iraconda, che si avvicinavano privi di delicatezza a voi due, che estremamente sorpresi vi ritrovaste dinnanzi Michela, con un drink fra le dita che sorrideva in modo affatto rassicurante, beh, di per se il fatto che stesse bevendo qualcosa di più forte di una birra era già un campanello d'allarme ai tuoi occhi e la furia omicida che filtrava attraverso i suoi occhi lo fu anche per il tuo accompagnatore. La conoscevi bene, sapevi che non avrebbe fatto il doppio gioco e che se avesse deciso di mollarti lo avrebbe semplicemente fatto senza troppi convenevoli, però non potevi essere sicura di nulla in quel momento, cosa che ti stava esasperando, ma ti calmasti quando la sua voce estremamente bassa e rauca, ben diversa dalla solita tonalità alta e tendente all'acuto che la caratterizzava disse: «Non so perché siete qui e sinceramente non mi interessa saperlo. So che state facendo qualcosa viste le vostre facce da ebeti nel notare la mia presenza, dunque per togliervi questo peso dal cuore posso dirvi solo che sono venuta quando il mio amico barista mi ha inviato una foto del mio fottuto ragazzo che stava flirtando con una. Ora sono davvero contenta di aver parlato con quel ragazzo giù in strada appena siamo arrivati e Namjoon, spero tu sia pronto ad assistere ad un massacro»ciò detto i suoi occhi fiammeggianti si puntarono su due figure un po' barcollanti che ridacchiavano nell'avvicinarsi nuovamente al bancone.

Tu ti portasti una mano contro il viso sospirando, il biondo invece si gratto la nuca scoraggiato prevedendo il casino che si sarebbe scatenato da lì a poco e dato che non potevate entare nel privè senza essere notati decideste, piuttosto inquieti, di attendere nelle vicinanze e di osservare quello che stava accadendo, senza però perdere di vista la stanza che tanto vi stava facendo preoccupare. Osservasti silenziosamente la tua amica sedersi tranquilla al suo posto mentre beveva nervosamente, a piccoli sorsi, stringendo così forte il bicchiere che ti parve di intravederci qualche crepa, per non citare poi l'espressione terrorizzata del ragazzo alla sua sinistra, che ignaro aveva pensato di provarci con lei.

Jimin e una ragazza decisamente poco vestita si sedettero alla sua destra senza notarla, ella prese il cellulare chimandolo, probabilmente prima di strappargli gli occhi voleva dargli il beneficio del dubbio, lui, chiaramente alticcio, guardò lo schermo per qualche minuto per poi infilarsi nuovamente il cellulare nei pantaloni, rassicurando la sua accompagnatrice sul fatto che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi. Michela ti chiese se ti serviva del casino, per poi girarsi verso di te, scalpitante, tu con espressione preoccupata annuisti, vedesti le sue labbra muoversi in un bene, per poi osservarla tornare dritta mentre, girando l'indice attorno al bordo del bicchiere disse: «Così non ti ha chiamato nessuno d'importante, uh?»a quelle parole lui si voltò di scatto sbaiancando, la osservò esterreffatto e parve biascicare qualche scusa irrilevante, non eri certa che sarebbe sopravvissuto.

Vedesti le dita allungate dalle unghie curate scivolare lungo quelle dell'uomo, teso come una corda di violino, non sentisti quello che disse ma ti venne riportato che la conversazione si svols più o meno in questo modo: «Sai Jimin, quando ho detto che so essere pericolosa, non stavo scherzando, sai?» l'altra osservando il modo in cui lo stava toccando intervenne dicendo che quello era il suo ragazza mentre lui e qui cito "stava sparando una marea di stronzate su quanto la situazione fosse equivoca" subito dopo lei ridacchiò per poi far scattare indietro l'indice del moro, rompendolo, con un ops alquanto fasullo. L'altra ragazza cominciò ad urlare e si scatenò l'inferno in quel locale, lasciando l'occasione a te e Namjoon di scivolare nella stanza privata dove vedeste la vostra amica stringere la mano dei tre capi mafiosi, non potevi credere ai tuoi occhi, poi con sollievo vedesti due camerieri entrare nella stanza e puntare le pistole verso di loro: si trattava di Yoongi e Taehyung, a quel punto vi mostraste con sguardo severo mentre le urla si facevano più forti.

Il ragazzo dalla chioma argentea legò i tre grandi esponenti della mala per poi chiedere preoccupato cosa stesse succedendo e tu spiegasti in breve la situazione, quando tornaste dall'altra parte vedeste un uomo alto e muscoloso che tremava come una foglia, pregando Michela di risparmiare la sua vita e quella della sua sciocca figlia, lei ringhiò tenendo un piede sopra la schiena di Jimin mentre faceva pressione sul braccio violaceo, per poi dire: «Non lo so, sono di pessimo umore in questo momento e quella forma di vita inferiore ha osato rivolgersi a me in maniera inopportuna, per non parlare del fatto che i tuoi uomini m'hanno aggredita indicò a quel punto gli uomini incoscienti o chinati in segno di pentimento, l'altro rispose esitante:  «Prometto che non accadrà mai più nulla del genere, potete considerarmi un subordinato d'ora in avanti, la vostra fama vi precede dopotutto» a quel punto ella ridacchiando parve rilassarsi.

Si ricompose per poi tirare un calcio nello stomaco a quello che sarebbe dovuto essere il suo ragazzo, poi dopo aver mandato giù l'alcol si avvicinò a te dicendo che non voleva sapere nulla per il momento e che aveva bisogno di sfogarsi e che, di conseguenza, sarebbe rincasata molto tardi e poi scomparve lasciandoti estremamente preoccupata, non le avevi mai visto perdere le staffe a quel modo o che cosa questo avrebbe potuto causare.

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