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𝕾𝖒𝖎𝖑𝖊

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✎Smile ☻

✎Drammatico, gore☻

✎William Russel☻

✎Eaco Moormeir   Vulpix006 ☻

✎ ☻ Vulpix006   -Darwin_ ☻

✎2000 parole

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Le sottili e delicate labbra del ragazzo dai capelli bianchi erano socchiuse e, da esse, uscivano più volte dei rapidi sospiri, come se stesse tentando di riprendere il fiato.
Con velocità, si richiuse la porta della propria cabina alle sue spalle, nel mentre, in quella calma apparente, l'unico suono che le sue orecchie potevano udire era quello del suo cuore che si frantumava in mille pezzi.

Lentamente, fece scivolare la sua schiena sulla dura superficie della porta, nel mentre toccava piano piano il freddo pavimento, che veniva a contatto con il suo didietro.

E i pezzi del suo cuore cadevano e lo ferivano da dentro.

E li sentiva a contatto con le sue vene.

E li sentiva pungere le arterie.

E li sentiva tagliargli i polmoni.

E li sentiva risalire.

Ferirlo.

Riscendere.

Ferirlo.

Risalire.

Ferirlo.

E l'unica cosa che desiderava con tutto sé stesso, in quel preciso momento, era di rivedere una curva.

Una curva splendente sui visi di tutte quelle persone.

Tutte quelle persone che tra le sue braccia esalavano l'ultimo respiro.

Tutte quelle persone che non era riuscito a salvare.

E poi gli sguardi.
Gli sguardi compassionevoli che tagliavano più delle lame che utilizzava per poter sfruttare il suo stesso sangue.
Sangue che sembrava non funzionare più.

E tutte quelle iridi.

Tutte quelle iridi compassionevoli.

Tutti che ormai sembravano dispiaciuti per lui.

Inutile.

Ecco come si sentiva.

E la parola non sembrava poi tanto errata al suono delle sue labbra.

William Inutile Russel, era quello ormai il suo nome?

E lo splendido sorriso che lo caratterizzava lasciò spazio ad una curva dalle punte che andavano verso il basso.

Gli occhi gioiosi divennero piene di lacrime.

Lacrime salate che partivano dai suoi occhi e scendevano verso il basso.

E lente prima gli accarezzavano gli zigomi.

Tenere, calde e compassionevoli.

Passarono alle guance.

Tenere, calde e compassionevoli.

Proseguirono per la linea della sua mascella.

Tenere, calde e compassionevoli.

Scesero fino alla punta delineata dal mento, scosso anche egli dai singhiozzi.

Tenere, calde e compassionevoli.

E poi si staccarono.

Abbandonarono la pelle, iniziando la loro caduta rapida verso la loro fine.

E osservarono l'ambiente, accarezzate dall'aria di quel luogo.

E caddero.

Caddero.

Caddero.

Finché, in un silenzio assordante, si scontrarono contro la fredda superficie che veniva chiamata pavimento.

Ed allora il tutto si spezzò: rapide, ambe le mani si posarono sulla sua bocca per catturare quei suoni che di lì non dovevano sfuggire.

Che non dovevano scappare.

Che non dovevano andare via dalle sue labbra, ormai rosse quanto i suoi occhi.

Oh, i suoi occhi.

Lucidi.

Porpora.

Tremanti.

Aperti.

Feriti.

Spaventati.

E come la migliore delle serpi, il dolore prese ad attorcigliarsi attorno all'anima del ragazzo.

E riusciva a sentire le squame, viscide, bloccargli le gambe.

Lo sentiva strisciare lungo il suo busto.

Sibilare al suo orecchio.

E poi?

E poi stringere.

Strinse, e gli rubò il fiato.

Strinse, e gli donò male.

Strinse, e gli fece scendere le lacrime.

Strinse, e fece in modo che le schegge del suo cuore gli tagliassero la pelle.

Strinse, e lo spezzò in due.

E poi i suoi denti.

Le sue lunghe, affilate e avvelenate lame, gli morsero il petto.

E affondarono in esso.

Affondarono.

Affondarono.

Affondarono.

E così il dolore spezzò William.

Lo spezzò così tanto che i suoi occhi si serrarono.

Il buio invase le sue iridi.

I ricordi presero possesso del momento e avvolsero il ragazzo in una morsa letale.

Sangue tra le sue braccia.

Cinque persone.

Morte.

Bende attorno al suo braccio.

Attorno a ciò che si era auto-inflitto.

Ciò che aveva fatto per salvarli.

Ma niente.

A terra.

Morte.

E poi la sua testa che si alza.

I loro occhi che si incontrano.

I suoi occhi che cercavano qualcosa in quelli dell'altro.

Ma non ci trovarono altro che compassione.

Compassione.

Era inutile.

Non serviva più a niente.

E fu in quel momento che a lui gli si ruppe il cuore.

E fu quello il momento nel quale scappò via.

Via da tutti quegli sguardi.

Da tutte quelle espressioni tristi.

Da tutta quella compassione.

Compassione.

Compassione.

Compassione.

«Basta» prese a mugolare tra i singhiozzi.

Singhiozzi profondi.

Che toccavano il cuore.

Che scuotevano l'anima.

Perché sentiva di essere giudicato.

Guardato da tutti.

Ed ora che si era rotto?

Che fine avrebbe fatto?

Lo avrebbero ancora voluto?

Eaco lo avrebbe ancora voluto?

Eaco...

Fu la prima persona che gli rubò il cuore, completamente.

Gli donò il corpo, il cuore e l'anima.

Un amore profondo.

Forse era lui che rappresentava la fine del suo filo rosso.

Però il cervello del ragazzo non era sano.

Malato.

Era malato.

E per quanto Eaco potesse essere la medicina per quel dolce dottore, alla fine anche egli non ce la fece.

E, così, si ruppe.

Ma qualcuno, nell'ombra, non aspettava altro.

Occhi di diversa grandezza.

Rossi, dall'iride nera.

Pelle azzurra.

Capelli mossi, scompigliati, lunghi, orribili e blu.

Sorriso ampio cucito da del filo rosso, che andava a formare tante piccole "x", congiungendo le labbra che non aveva.

Bambola.

Bambole.

Lente, si avvicinavano al ragazzo.

Piano piano.

Piede dopo piede.

Piedino dopo piedino.

Silenziose.

Inquietanti.

E con una manina, tonda tonda e azzurra, lo toccarono leggermente, attirandone lo sguardo.

E quando le iridi color cioccolato ricolme di dolore incontrarono quelle delle bambole, il riccio non si spaventò.

Non si incuriosì.

Quasi, non provò niente.

E così, mentre dagli angoli più bui continuavano ad uscire fuori quegli esseri, William rimase fermo ad osservarli, in silenzio.

I loro occhi non dicevano nulla.

Non cercavano di dirgli che non ci fosse riuscito.

Non cercavano di compatirlo inutilmente.

Per quelle bambole, William non era un giocattolo rotto da dover essere messo da parte.

Non era una bambola che andava buttata.

Non era una bambola brutta ed inutile.

Per loro William era buono.

Era bravo.

Ed in quelle emozioni, il primo filo rosso, proveniente da uno degli angoli scuri della stanza, iniziò ad avvolgersi attorno al suo collo.

E qualche bambola venne impiccata al soffitto.

William lentamente si alzò in piedi, abbassandosi poco per tenere la mano ad una bambola, che lo portava verso uno specchio.

Uno specchio tondo, al centro del muro difronte alla porta.

Un bello specchio.

Grande.

Pulito.

Esso rifletteva William, che, piano piano, si avvicinava sempre di più ad esso, finendo per guardare quella superficie.

La accarezzò con le iridi, osservando il suo aspetto.

E il brillante sguardo lasciava spazio a due occhi scuri, scavati, rossi e profondi.

E il viso abbronzato e pieno di vita spariva, mentre un colorito pallido prese il suo posto.

E il grande sorriso lasciava ormai spazio ad una smorfia triste, piena di dolore.

Ma, come per magia, il riflesso prese a mutare.

C'era sempre William, solo che il viso era come quello di prima.

La gioia sembrava essere rinata sul suo volto.

La sua pelle aveva di nuovo un colore abbronzato.

Al posto degli occhi c'erano due bottoni neri, che sembravano essere luminosi.

E un sorriso.

Un sorriso che a noi sembrerà macabro, ma che al ragazzo sembrava uno di quelli che sempre avrebbe dovuto provare.

E, quando con la mano provò ad accarezzare il suo riflesso, un secondo filo rosso avvolse il suo collo.

Sullo sfondo, c'erano le bambole, tranne per un piccolo dettaglio.

Quello era...

«Eaco»

Quel nome fu pronunciato dalle sue labbra in un sussurro.

Un sussurro che si disperse in quella sala.

E osservò meglio quel sorriso del suo riflesso: lo stesso filo rosso che ricuciva la bocca delle bambole in quel modo malato era sulle sue labbra.

Ma Eaco, dietro di lui, sembrava felice.

Forse.

Forse quelle bambole lo avevano riparato.

Forse lo avevano migliorato.

Forse Eaco lo avrebbe rivoluto indietro.

Forse Eaco avrebbe abbandonato quella compassione e avrebbe lasciato spazio a l'amore che li univa.

Forse sarebbe tornato con il suo amato sorriso.

Il suo sorriso.

Il sorriso.

Sorriso.

«Aggiustiamo»

Il sussurro uscì dalle labbra delle bambole, mentre altre di queste venivano impiccate dagli stessi fili rossi.

«Ti aggiustiamo» sussurrarono ancora, mentre il riflesso nello specchio iniziava a variare.

Al posto di quella visione, una di quelle bambole, solo ancora più grande, iniziò a fuoriuscire dallo specchio.

Legati alla spaventosa mano azzurra, c'erano numerosi fili rossi, collegati ad altre bambole.

«Ti aggiustiamo» fu il sussurro macabro che uscì dalle labbra cuscite a tratti e ad "x" di essa.

E forse furono quegli occhi.

E forse fu la visione di un futuro con il suo amato.

E forse fu l'idea di poter riavere un sorriso.

Ma William finì con annuire, vedendo la bambola più grande.

E, così, il terzo filo rosso, più spesso, si avvolse attorno al suo collo.

E tutte le bambole più piccole finirono impiccate al soffitto.

Tramite il filo più spesso, il ragazzo fu alzato lentamente e girato verso la porta.

Gli occhi, pieni di speranza ma al contempo che ricercavano la pace, si posarono dunque sulla porta.

Mentre dei fili rossi iniziavano ad accarezzare i suoi polsi, stringendoli come se fossero tanti piccoli serpenti color porpora, una canzone prese a spezzare quel silenzio.

«Come on everybody»

Era un canto proveniente dalle sue spalle.

Un canto macabro.

Inquietante.

Ma che portò alla formazione di un ampio sorriso sul suo volto.

E le braccia vennero alzate, facendo praticamente crocifiggere il riccio.

«Smile Smile Smile»

Ed anche le bambole si girarono verso la porta, lentamente.

Dei fili rossi si avvicinarono al ragazzo.

Si avvicinarono ai suoi bulbi oculari.

I fili fecero forza e pressione sulle palpebre.

Sangue.

Dolore.

Un rumore.

Qualcosa toccò terra.

I suoi occhi.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«Fill my heart up»

I fili divennero appuntiti.

Il sangue prese a scorrergli in viso.

I fili gli bucarono la pelle, uscendo poi poco più avanti, iniziando a cucire i bottoni.

Il suo sangue continuò a scorrere.

Dolore.

I bottoni vennero cuciti.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«With sunshine, sunshine»

Altri fili, a quel punto, presero a legarsi in tre zone.

Molti al polso destro, tirando da quella parte.

Molti al polso sinistro, tirando da quella parte.

Molti attorno al collo, tenendolo fermo.

Dolore.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«All I really need»

I fili, appuntiti, si avvicinarono alle sue labbra.

Le sue labbra sorridenti.

Presero a bucarla prima in basso, portando il filo al labbro opposto come a formare una diagonale, bucare e ricucire in diagonale di nuovo.

Come i tanti sorrisi.

Come le sue amiche bambole.

Sangue.

Dolore.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«Is a smile, smile smile»

I fili continuarono quella cucitura.

Continuò a calare sangue dai bottoni.

Prese a colare del sangue dalla sua bocca.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«From this happy friends of mine!»

E quando la finirono, William si sentì riparato.

Ora.

Riavrebbe avuto Eaco, vero?

«Come on everybody

Smile Smile Smile

Fill my heart up

With sunshine, sunshine

All I really need

Is a smile, smile smile

From this happy friends of mine»

E sentì dei rumori venire da fuori.

Era lui, vero?

«Smile»

Era venuto per ammirarlo, vero?

«Smile!»

Sembrava non riuscissero ad aprire la porta.

Più sangue scese dai suoi occhi e dalla sua bocca.

Il cuore iniziò a rallentare.

Pensò ancora ad Eaco.

Sorrise.

«Smile!»

Sentì dei botti sulla porta.

Sentì i fili serrarsi attorno al suo collo.

Sentì la vita scorrere via.

Dolore.

Pensò ad Eaco.

Sorrise.

«Come on and smile!»

Sentì la porta aprirsi.

Silenzio.

Occhi su di sé.

Li sentiva.

Era lui, vero?

Lo ammirava?

Ora gli piaceva, vero?

«CoMe On AnD sMiLe.»

Un urlo spezzò il silenzio.

Un urlo agghiacciante.

Un urlo freddo.

Un urlo rotto.

Un urlo terrificante.

Un urlo terrorizzato.

Un urlo piangente.

Un urlo ferito.

Era Eaco.

Ne era sicuro.

E sebbene questo pregava il cielo che qualcuno potesse aiutare il suo ragazzo, questo sorrideva.

Lo aveva visto.

Era tornato da lui.

Lì, tra lui e quelle bambole.

Pensò all'amore della sua vita.

Esalò l'ultimo respiro.

Sorrise.

«Smile»

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