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Will fa cazzate

Mai come quel giorno Will aveva apprezzato il gioco di caccia alla bandiera.

Tutti i feriti erano stati dimessi e la maggior parte dei ragazzi -tutti tranne i figli di Afrodife e di Ipno- erano radunati per giocare.

Questo voleva dire una cosa sola per Will Solace: riposo.

Dopo aver complicato velocemente l'inventario e rimesso in sesto l'infermeria, si era steso su una branda, e come aveva toccato il cuscino aveva sentito le braccia di Morfeo avvolgerlo.

Dopo la battaglia di Manatthan non aveva mai pensato che sarebbe stato così felice di dirlo.

Per carità, amava prendersi cura dei feriti, sognava di essere medico da prima di essere riconosciuto dal padre, ma con una ventina di ore di sonno arretrato il pensiero di non avere nessuno di cui occuparsi era come un balsamo per la sua mente esausta.

Sognò un prato verde immenso, un cielo azzurro ugualmente sconfinato e l'aria fresca che lo sfiorava.

Era così rilassante che quando la porta dell'infermeria si aprì sbattendo, per lo spavento, cadde dalla branda.

<Solace?> Lo chiamò la voce familiare di Jason Grace.

Si alzò mugolando di dolore. Gli faceva male il fondoschiena per la botta.

<Jason, che vu- Nico!?> In un secondo si dimenticò del dolore, precipitandosi verso i due.

Jason fece scendere il più piccolo dalle sue spalle, e l'altro fu costretto ad appoggiarsi alla parete per non franare a terra.

Will provò ad aiutarlo, ma poi si ricordò che Nico odiava il contatto fisico e lasciò perdere.

Si rivolse a Jason. <Che è successo!?>

<Il Signore degli Inferi Junior ha esagerato.> Ridacchiò il figlio di Giove, incrociando le braccia.

Will sospirò.

Nico trucidò l'amico con un'occhiataccia, poi si rivolse a Will. <Non è vero. Io sto bene.> Per dimostrarlo provò a staccarsi dalla parete, barcollando fino a quando non si trovò costretto a riappoggiarvisi contro per non cascare a terra come un sacco di patate.  <Okay...forse no.> Constatò da se.

Will sbuffò.
Quel ragazzino era esasperante si disse aiutando Jason a farlo stendere su una branda.

Nico, ovviamente, protestò. Ribadendo che stava bene, ed effettivamente, toccandogli la fronte, Will avvertì una minima parte delle tenebre che aveva avvertito quella mattina sulla collina Mezzosangue quando si erano incontrati prima della battaglia contro Gea.

Era solo un po' stanco. Forse non si era ancora del tutto ripreso e durante la Caccia alla Bandiera aveva esagerato, come era solito fare.

Jason ridacchiò, rivolgendo a Nico uno sguardo affettuoso. Incrociò le braccia al petto, e poi si rivolse a Will con tutt'altra espressione.

Con quel taglio sul labbro, il cipiglio serio e la maglietta del Campo Giove era davvero minaccioso. Persino gli occhiali storti sul naso non facevano altro che farlo sembrare più temibile. <Trattamelo bene.> Si raccomandò e Will ebbe l'impressione che ci fosse tutto un altro significato dietro quelle parole.

Il figlio di Apollo annuì frettolosamente, deglutendo a fatica. Aveva le mani sudatissime. <Credo basteranno un paio di ore di riposo e poi...>

Jason sospirò, scuotendo la testa. <Siete uno più scemo dell'altro.> Commentò uscendo dall'infermeria.

Will lo osservò chiudersi la porta alle spalle e poi guardò Nico.

Aveva le braccia lungo il corpo e le gambe unite. Era così composto che sembrava impossibile stesse dormendo.

Will si massaggiò le tempie, avvicinandosi abbastaza da sfilargli la cintura con appesa la spada e la giacca da aviatore.

<Solo tu puoi indossarla a questo punto dell'estate.> Borbottò il biondo, che figlio del dio del sole o no aveva caldo solo a vederla, quella giacca.

Per il resto il pomeriggio passò tranquillo.

Will rimase seduto sul bordo del letto di Nico, leggendo tranquillamente un romanzo. Esatto signore e signori, Will Solace leggeva anche libri che non trattassero di medicina.

Austin passò solo una volta a disturbare, verso le cinque, per consegnare a Will la sua posta.

<C'è una lettere per te!>

Come tutti i giovedì, avrebbe voluto rispondergli male, ma si morse la lingua. <Grazie Austin.>

<È di tuo padre.>

Come sempre, ancora si prese la lingua tra i denti. <Okay.> Rispose acido, rimproverandosi per tutto quell'astio.

Era sempre nervoso quando riceveva una lettera di suo padre. Era complicata la sua famiglia, e nonostante tutto non riusciva a sentirsene parte.

Sospirò, osservando la busta raffinata, la calligrafia elaborata ma elegante, il francobollo perfettamente dritto e il timbro postale della California.

<Se la fissi ancora un po' andrà a fuoco.> Sbottó Nico con voce roca alle sue spalle, facendo sobbalzare il povero Will.

<Nico!>

<Cos'ha che non va quella lettera?>

<Eh?> Da quando Nico di Angelo era così loquace?

<Niente. Credo.>

Il minore aggrottò le sopracciglia. <Allora perché la guardavi male?>

<Non la stavo guardando male!> Protestò il figlio di Apollo.

<Will, la guardavi come io guardo ogni essere vivente.>

Il paragone fece ridere Will. Guardò ancora una volta la busta, poi la infilò tra le pagine del libro, che ripose sul letto a fianco.

<Come ti senti?> Cambiò discorso rivolgendosi a Nico.

Quello fece spallucce. Aveva le guance rosse e gli occhi lucidi, i capelli tutti scompigliati per il sonno e la maglietta messa male. Era una visione.

Sbadigliò e Will senza pensarci gli piazzó un dito in bocca.

Subito il minore strabuzzò gli occhi, ritirandosi di scatto. <Ma che fai?!?>

<Scusami, ma altrimenti me l'avresti attaccato.> Si giustificò il biondo ridacchiando.

Nico borbottò qualcosa e distolse lo sguardo. Aveva anche la punta delle orecchie rossa.

Gli occhi di Will caddero sulle mani di Nico. Si stava rigirando l'anello a forma di teschio attorno al dito; era una specie di tic per lui, Will l'aveva notato in quei giorni che aveva passato in infermeria.

Pensò che Nico di Angelo era un ragazzino strano.

Un secondo prima era adorabile, autoironico e spigliato e ora guardava dall'altra parte della stanza con sguardo accigliato, rigirandosi tra le dita un anello a forma di teschio con l'espressione cupa.

Però era sempre bellissimo, coraggioso e gentile e, contrariamente a quanto credeva lui stesso, una delle persone con il cuore più puro che Will avesse incontrato.

Avrebbe solo voluto che anche lui lo vedesse.

Improvvisamente l'espressione di Nico mutò di nuovo. Si voltò verso Will con un piccolo sorriso a increspargli le labbra. <Sai, dottorino, Jason dice che->

Ma il corpo di Will si era mosso da solo, sporgendosi in avanti mentre si reggeva sul materasso con le mani.
Le sue labbra calde incontrarono quelle gelide e pallide di Nico e fu come se inverno e estate si scambiassero un bacio.

In quella frazione di secondo in cui le loro bocce si toccarono il rossore esplose sulle gote di Nico.

Will si allontanò, tornando al suo posto, e Nico si ritrovò incatenato a quelle iridi azzurrissime come il cielo. Sentiva le farfalle scheletro nel suo stomaco impazzite, volavano da una parte all'altra fuori controllo, come il suo cuore, che scalpitava furiosamente nella gabbia toracica.

Will Solace lo aveva appena baciato.

Le sue labbra sapevano di caffè. Erano calde e morbide, dolci e leggere. Se le sentiva ancora sulla bocca, il che lo faceva impazzire.

Will sorrise. <Mi sa che ti ho colto di sorpresa, eh?> Lo prese in giro, e Nico si rese conto di quanto ricircolo doveva essere in quel momento.

Gli occhi sbarrati, le guance rosse e le labbra serrate dietro una mano tremante. Doveva sembrare proprio un verginello a cui avevano tolto il suo primo bacio.

E cazzo, era esattamente ciò che era successo.

Balzò in piedi, scuotendo la testa. < Devo andare.> Disse solo infilando la porta, scordando la propria giacca, le scarpe e la spada.

Will si maledisse tra i denti, seguendo Nico.

Quando lo vide stava risalendo la collina verso la cabina 13 a piedi scalzi e con le mani stette a pugno lungo i fianchi.

<Nico!> lo richiamó.

Incredibilmente lui lo ascoltò.

~spazio autrice

Vabbe ragazzi. Io non dico nulla.

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