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Will é sarcastico?

Era insolito che Will fosse il primo a svegliarsi la mattina. Nico aveva questa cosa per cui dopo le sei non riusciva a dormire, il che era inconcepibile per Will, che proprio come diceva Nico era un gatto al sole. Se lasciato stare avrebbe dormito fino a pomeriggio inoltrato.

Ma quella mattina per qualche motivo Nico alle otto e mezza dormiva ancora. Forse perché la sera prima avevano fatto l'amore fino alle tre o forse perché era il giorno fortunato di Will, ma fu il primo a svegliarsi.

Mugugnò infastidito allungando un braccio sul materasso convinto di trovarlo vuoto e gia freddo, invece le sue dita toccarono il petto caldo di Nico. Quasi si spaventò.

Spalancò gli occhi e si voltò su un fianco con un enorme sorriso in volto.

Nico era voltato verso di lui e dormiva ancora respirando dalla bocca a piccoli sbuffi. Di quando in quando iniziava anche a russare, provocando a Will una piccola risata, poi arricciava il naso come si desse fastidio da solo e tornava silenzioso.

Aveva i capelli tanto lunghi che gli ricadevano sulla fronte e sul cuscino lucidi e nerissimi come sempre. Will si sorprese di come sembrasse una persona così diversa mentre dormiva: guance rosse e fronte distesa.
Sembrava così rilassato che Will faticava a ricordare un momento in cui lo fosse stato altrettanto.

Gli accarezzò piano i capelli, godendosi il modo in cui arricciava il naso infastidito se smetteva un momento.

Era un momento così piacevole da non sembrare vero, quasi il tempo si fosse cristallizzato, anche i granelli di polvere che fluttuavano nell'aria sembravano essersi immobilizzati, congelati in quell'attimo così perfetto.

E fu proprio in quel momento che Nico decise di svegliarsi.

<Will?> Gracchiò aprendo prima un'occhio e poi l'altro.

Will sorrise. <Buongiorno.> Anche se il suo attimo perfetto era stato spazzato via Nico appena sveglio ripagava la delusione appieno.

<'Giorno.> Si mise a sedere stropicciandosi gli occhi mentre uno sbadiglio gli distorceva per un attimo i lineamenti. <Che ore sono?>

Will si sporse per prendere il proprio telefono dal comodino. <Le otto e ventisei.> Rispose tranquillamente.

<E tu da quanto sei sveglio?>

<Mezz'oretta più o meno.>

Nico lo squadrò un attimo prima di ributtarsi sul cuscino. <E cosa hai fatto fino ad ora?>

Will ridacchiò, unendo le loro dita. <Ti ho osservato?>

<Mi hai osservato? Sei uno stalker?> Aggrottò la fronte, fingendosi preoccupato.

Il biondo rise, dandogli una pacca sul braccio. <Sei carino quando dormi.> Disse onestamente, e subito un intenso rossore invase il viso di Nico, incrementando le risate di Will.

Il minore sbuffò. <Io mi alzo.> Sbottò secco.

<No dai. Resta qui.> Lo pregò Will facendo gli occhi da cucciolo bastonato.

Nico gli rivolse un'occhiata affilata senza smuoversi di un millimetro. Non gli resta che giocarsi il suo asso nella manica. <Per favore, amore.>

Nico gli puntò contro l'indice. <Tu giochi sporco!> Lo accusò sentendo lo stomaco agitarsi per l'emozione.

<Eddai, resta qui.> Ridacchio Will prendendolo per il braccio per ritrascinarlo tra le lenzuola ancora calde.

Nico lo lasciò fare solo perché a dirla tutta gli piaceva la sensazione che gli causava questa insistenza di Will. Era appiccicoso a volte, ma lo faceva sentire tanto amato che gli andava bene.

Il cuscino profumava di lui, ma anche di Nico, sapeva di entrambi nel modo in cui lo faceva il loro amore.

<Devo proprio restare qui?> Piagnucolò Nico solo per stuzzicarlo.

Will annuì energicamente. <Ordini del dottore.>

Nico rise.

Alla fine gira e rigira si alzarono che ormai erano le nove passate. L'estate era il periodo perfetto per i pigri. Il caldo lì in California era così intenso che persino Nico aveva appeso la giacca da aviatore al chiodo, aspettando con ansia i primi freddi per poterla rimettere. Ti si appiccicava addosso dal momento in cui ti alzavi fino a quando non ti rimettevi a letto, e a volte si rifiutava di andarsene persino durante la notte. Era un caldo che induceva una sonnolenza immane, era come se ti sussurrasse di prendertela comoda. Magari ed perché era nato in mezzo a quel torpore che Will si era trasformato in un gatto.

Fecero colazione come al solito -Will un'enorme tazza di cereali rigorosamente messi prima del latte, e Nico con solo una tazza di caffè fumante- e poi ognuno si dedicò alle proprie attività.

Nico a malincuore si mise a studiare. Nico era a buon punto con lo studio arretrato. Nonostante la dislessia non aveva particolare difficoltà a studiare, a patto che le lettere non iniziassero a volare da un margine all'altro della pagina.

La tranquillità lo aiutava molto, e Will era una specie di tranquillante. Se ne stava appollaiato all'altro capo del divano con uno dei suoi soliti libroni in grembo e un evidenziatore giallissimo in bilico sulle lebbra.

A tratti aggrottava la fronte e prendeva un post-it ugualmente giallo su cui scribacchiava qualche appunto per poi schiaffarlo sulla pagina, con un espressione così soddisfatta che nemmeno il vincitore della lotteria avrebbe saputo eguagliarla.

Alle undici Nico aveva finito, e siccome faceva caldo spalancò le portefinestre del salone, facendo entrare una ventata di aria fresca e salmastra che fece svolazzare le tende bianche e i suoi capelli color onice.

Il rumore delle onde risaliva la scogliera cavalcando le correnti d'aria e arrivava alle sue orecchie come se la riva fossi proprio di fronte a se, a portata di mano

Respirò a pieni polmoni quella pace e afferrò Will da sotto le cosce quando gli saltò in spalla all'improvviso, rompendo quella bolla di calma che gli si era solidificata attorno in quel suo modo piacevolmente invadente e ineducato che Nico amava alla follia.

<Ehi spruzzetto di sole! Hai finito di accigliarti?>

Will sospirò, aggrappandosi meglio alle sue spalle. <Sì, per fortuna. Sono distrutto. Che cosa hai voglia di fare?>Gli chiese poi tonando con i piedi per terra.

Nico alzò le spalle. <Non saprei. Tu?>

L'altro ridacchiò. <Fosse per me passerei la vita steso in spiaggia, ma so che non è la tua passione, quindi che ne dici...di andare all'osservatorio? Ci sei mai stato?>

Il minore scosse la testa.

<Allora è deciso. Prendo le chiavi della macchina e arrivo.> Decretò stampandogli un bacio sulla fronte.

Nico sorrise osservandolo allontanarsi canticchiando e agitando le mani in aria.
A volte Will era così infantile che gli sembrava avere minimo una decina di anni più di lui. L'idea di lasciarlo guidare lo spaventava.

<Forza, andiamo fiorellino!> Esclamò riemergendo dal corridoio con gli occhiali anni '70 appollaiati sul naso scottato dal sole mentre faceva roteare le chiavi sulla punt dell'indice.

<Fiorellino?> Ripeté disgustato Nico mentre uscivano di casa.

<Non ti piace?> Chiese Will deluso, chiudendo casa per poi seguirlo fino alla macchina.

<Decisamente no.> Rispose il minore chiudendo la portiera. <Quasi preferivo pasticcino.> Aggiunse facendo ridere Will mentre si immetteva in strada.

Per un po' discussero del fatto che a Nico non piaceva nessuno dei soprannomi che Will gli dava e poi decisero di comune accordo che Nico era intrattabile e i soprannomi di Will terrificanti.

<Ma che complessi hai pr chiamare una persona "biscottino"?> Lo prese in giro Nico spostandosi i capelli dalla fronte. La odiava quell'auto. Ah, già detto?

<Il complesso di Willfred.>

<Eh?>

<Sì, sai, quando sei follemente innamorato di un insensibile stronzo.> Rispose tranquillamente Will, con espressione seria e concentrata, senza staccare gli occhi dalla strada.

Nico annuì, mantenendo uno sguardo sorpreso e interessato. <Oh, non lo sapevo. Tutta questa cultura è troppo per me. Comunque credevo studiassi medicina, non psicologia.>

<Sto con te, che sei un caso patologico, ovvio che sono informato.>

Nico finse di asciugarsi una lacrima tirando su col naso. <Il tuo sarcasmo ed migliorato moltissimo da quando stai con me. Sono così orgoglioso.> Singhiozzò mettendosi una mano sul cuore.

Will scoppiò a ridere. <Che scemo.>

~spazio autrice

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