Vaffanculo means I love you
<Ehi!> Esclamò Will preoccupato, quando, una volta emersi dalle ombre, di fianco alla sua auto, Nico si accasciò a carponi sul marciapiede.
Nico scansò le sue mani con un gesto. <Sto bene.> Protestò stizzito, pentendosene non appena colso la smorfia ferita di Will. Prese un lungo respiro. <Sto bene.> Ripetè di nuovo, più gentilmente. <Devo solo->
<Smettere di fare il cocciuto e farti aiutare.> Sbottò il biondo dandogli una mano a rimettersi in piedi. Nico sbuffò ma questa volta lo lasciò fare. <Proprio oggi.> Mugugnò una volta lasciatosi cadere sul sedile. Si sentiva le spalle di piombo e i muscoli intorpiditi.
Will ridacchiò, mettendo in moto. <Guarda il lato positivo, hai chiuso in bellezza. Si ricorderanno tutti di te.>
<Quando Percy raccontava delle sue sventure a scuola pensavo fosse perché era lui. Voglio dire, se le va a cercare la maggior parte delle volte, mi dicevo. Invece è solo sfiga semidivina.> Concluse, facendo ridere di nuovo Will. Reclinò il capo appoggiandosi completamente al sedile. Si sentiva la testa come un palloncino pieno di elio.
<Beh, direi che come minimo è stato un'incentivo alla partenza di oggi.> Commentò Will, anche se il moro colse una vena di rammarico nella sua voce.
<Sei già stato dai tuoi?>
Will annuì, perdendo il sorriso. Avevano deciso che ci sarebbe andato quella mattina, visto la scarsità di tempo: più aspettavano a partire peggiore la situazione al campo avrebbe potuto diventare.
<Com'è andata?> Chiese cautamente.
<C'erano solo mamma e Ingrid.> Sospirò. <E così invece che una ho dovuto consolarne due.> Sorrise, scuotendo la testa.
Nico si sforzò di tenere gli occhi aperti. Avevano un'ultimo viaggio nell'ombra da fare, ancora.
Will gli rivolse un'occhiata. <Nico, tesoro, sei sicuro di farcela? Non voglio che ti->
<Will ce la faccio. Ci sono. Facciamo in fretta, e poi mi farò un pisolino.> Decretò ringraziando l'aria fresca che gli sferzava la faccia. Lo aiutava a rimanere cosciente.
Will annuì, premendo sull'acceleratore. Una volta arrivati a casa entrarono e il biondo si caricò la borsa con me loro cose in spalla. Nico cercò di riprendersela , ricevendo un buffetto sulla mano. <Posso portarla io.> Protestò, ma Will scosse la testa, categorico. <No. E in ogni caso porterai già tutti e due tu.> Gli ricordò baciandogli la guancia.
Nico annuì, dandosi un'ultima occhiata attorno. Non riuscì a impedirsi di provare un po' di nostalgia: quel posto aveva visto la loro prima volta insieme, e per smielato che possa sembrare per lui era importante. Senza contare una miriade di momenti all'apparenza meno importanti ma che in realtà erano fondamentali.
Will gli mise un braccio attorno alla vita, lasciandogli un bacio la tempia. Nico sospirò, abbandonandosi contro il suo fianco. <Non credevo che mi sarebbe mancato questo posto.> Confessò.
Will sorrise tra se e se, il fatto che Nico gli stesse dicendo una cosa simile, qualche mese fa era impensabile. Probabilmente ci avrebbe rimuginato da solo in silenzio lasciando Will ad arrovellarsi per capire cosa gli passasse per la zucca. <Non è un posto, Nico, siamo noi.>
Nico sorrise e annuì. <Giusto. Pronto, dottorino?> Domandò sarcastico. Sapeva che Will non apprezzava molto i viaggi nell'ombra.
Il biondo infatti deglutì vistosamente, facendo una smorfia. <Evviva il roller coaster della morte!> Esclamò con poco entusiasmo, stringendo forte la mano a Nico. Il figlio di Ade mosse un passo nell'ombra più vicina e in u secondo Will si sentì sviscerare e stirare come un calzino per poi essere buttato in un freezer industriale. Non era sicuro se i suoi occhi fossero aperti o chiusi, in ogni caso non riusciva a vedere nulla. Sentiva il vento (o almeno sperava che fosse quello) ruggirgli nelle orecchie.
Quando però riemersero dalle ombre erano ancora tutti interi, a parte per Nico che aveva un brutto colorito biancastro. Questa volta franò a terra del tutto, e Will, frastornato dal viaggio, non fece in tempo ad acchiapparlo.
<Merda.> Mugugnò il minore tentando di mettersi seduto. Vedeva doppio e sfocato, come attraverso il vetro di una doccia. Si passò una mano tra i capelli, spostandoseli indietro.
<Amore...> Lo richiamò con dolcezza Will, una volta ripresosi. <ce la fai a metterti in piedi?>
Nico avrebbe voluto dirgli di sì ma non ce la faceva proprio: aveva le gambe di burro fuso e i muscoli completamente offline. Se avesse provato a mettersi in piedi era quasi sicuro che sarebbe caduto e sarebbe stato molto più imbarazzante che farsi sostenere da Will. . <Mi sa che...> Fece una smorfia. <mi sa che mi serve una mano.> Anche parlare era faticoso. Quegli uccellacci...se non fosse stato per lo sforzo della battaglia non sarebbe stato così stanco ora.
Will rise e gli mise un braccio attorno alla vita perché stesse in piedi. Stava per muovere un passo per poi rendersi conto di non avere idea di dove fossero: di fronte a loro c'era un'enorme distesa semi pianeggiante, in lontananza Will riusciva a scorgere un fiume e anche un lago, che brillavano sotto il sole della California. Certe cose un figlio di Apollo le sa.
Attualmente si trovavano all'ombra di un imponente costruzione in mattoni rossi e pietre: una fila pressoché infinita di arcate alte probabilmente qualche decina di metri.
<Ehm...Nico?>
Il moro ci mise qualche secondo a rispondere. <Cosa?>
<Dove...?>
<Tu va dritto. Ci penserà Terminus a dirti dove.> Brontolò aggrappandosi meglio a Will. Il biondo annuì, anche se non aveva idea di chi fosse Terminus. Alla loro destra si trovava quello che aveva molto l'aria di n campo di battaglia di terra battuta in messo alla piana verdeggiante.
Se non avesse avuto Nico mezzo svenuto avrebbe pensato che era un bel posto. C'era la stessa pace che c'era al Campo Mezzosangue nelle giornate estive.
Poco più avanti di fronte a loro si allargava un grappolo di edifici in pietra bianca. Will stava per chiedere a Nico se "dritto" fosse lì quando una statua gli strillò contro, facendolo quasi volare per terra.
<Terminus...> Brontolò Nico. Nonostante la sua mente semidivina Will faticò a processare che Terminus era una statua e che li stava squadrando dall'alto in basso con circospezione, come se potesse vedere attraverso le loro anime qualsiasi cosa di male avessero mai fatto. Will sperò che non si arrabbiasse per quella volta che in prima media aveva messo la colla nelle mutande di Luke.
<Abasciatore Nico di Angelo non sai che non si portano armi a Nuova Roma?> Lo rimproverò il busto.
<Quindi questa è Nuova Roma?> Chiese Will, e Nico annuì debolmente. Si rivolse a Terminus. <Senti, io non mi sento esattamente bene e devo vedere Hazel. Quindi noi ora andiamo se vuoi potrai tirarmi addosso qualcosa più tardi.> Poi sorrise piano e Will si chiese cosa stesse guardando fin quando non notò la ragazzina nascosta distro il piedistallo di Terminus. <Ciao Julia.> La salutò e lei ridacchiò nascondendosi meglio.
<Julia?> Sobbalzò Terminus, come se non avesse saputo della presenza della piccola a quel momento. <Julia dove sei?> La chiamò provando a guardarsi alle spalle.
Approfittandone Will e Nico iniziarono a scendere lungo la collina. Mentre passavano qualcuno gli rivolse un'occhiata stranita, ma nessuno disse niente, a parte un tizio un po' troppo pallido che li insultò in quello che pareva latino per poi sparire, letteralmente.
<Will?> Lo chiamò Nico, e il biondo si riscosse subito. <Cosa?>
<Dobbiamo andare da Reyna.> Ridacchiò il moro, e Will si chiese se non fosse perché sapeva che quella ragazza gli metteva i brividi o per l'espressione di Will.
<Dobbiamo proprio?> Chiese speranzoso mentre superavano quello che a Will ricordava molto un tempio, solo molto più grande. Lo infastidivano tutte quelle scritte in latino. Le lettere giravano molto più che con l'inglese.
<Dobbiamo.> Confermò Nico, che grazie al tocco di Will iniziava a sentirsi un po' meglio; o almeno, non sentiva più il bisogno di vomitare, il che era un miglioramento. Sollevò la mano, indicando il Senato. <Laggiù.>
Will annuì ma in realtà quando erano ancora distanti la ragazza in questione camminò fuori dal suddetto edificio a passo spedito, con l'ampio mantello viola che le ondeggiava dietro la schiena.
Quando si accorse dei due ragazzi prima strizzò gli occhi e poi li spalancò, correndo loro incontro. <Che succede!?> Domandò preoccupata, e Will pensò che aveva lo stesso tono i Chirone quando domandava ai fratelli Stoll cosa avessero combinato, il tipo di tono che esige una risposta. Will ridacchiò. <Ha solo bisogno di una gatorade. Il Signore dei Morti junior si è affaticato.>
Nico lo fulminò con lo sguardo. <Attento, Will.> Il biondo gli fece la linguaccia.
Rayna annuì, sostenendo Nico. <Andiamo. Manderò qualcuno a chiamare Hazel Levesque, okay?>
Nico le rivolse uno sguardo grato e Will ancora una volta faticò a capire il rapporto di quei due. Non che fosse geloso, solo nessuno dei due era o sembrava il tipo che si fa amici facilmente eppure sembravano proprio questo: due ottimi amici.
Chiacchieravano tranquillamente, qualche passo avanti a Will, che si era preso indietro per ammirare la città e la via Pretoria. Nuova Roma era completamente diversa dal Campo. Non che fosse più bella o meno. Era proprio un'altro mondo. Non sembrava affatto un campo estivo, ecco. Era più...una una vera città, ecco.
<Will.> Lo richiamò Reyna. Il biondo si riscosse. <Sì. Ci sono.> In un secondo era affianco a Nico, che aveva ripreso un colore biancastro.
Si tolse il borsone dalle spalle e lo passò a Reyna, che per contro gli consegnò Nico. Will ridacchiò, caricandoselo in spalla, nonostante le deboli proteste. <Posso camminare.>
<Certo.> Rispose il biondo sarcastico. <Strisciare direi che è più realistico.> Commentò e Reyna ridacchiò.
<Posso sapere cos'è successo?> Domandò la ragazza mentre camminavano, e così Will le raccontò a grandi linee quello che era successo quel giorno e perché si trovavano qui.
Lei sembrava confusa. <È strano, i mostri di solito non attaccano i mortali.>
Will scrollò le spalle. <Non so che dirti. Ma ultimamente il mondo sembra impazzito.> Disse, poi ci pensò e aggiunse: <Più del solito.>
Rayna stava per ribattere, quando la voce di Hazel Levesque, un paio di ottave più alta di come Will la ricordava, si levò dal fondo della strada. <Nico!> Strillò correndo in contro al gruppetto. <Che cos'è successo? Sta bene!? Oh miei dei, cos->
<Hazel.> La riprese Rayna con tono severo, e l'altra parve tornare in se.
Will rassicurò Hazel che Nico stava bene, e che stava solo dormendo. Poi lei e Rayna lo accompagnarono dove Nico stava solitamente quando faceva visita al campo e Will lo distese delicatamente sul letto. <Will...?> Mugugnò il moro arricciando il maso.
<Ehi.> Rispose il biondo sottovoce, accarezzandogli la fronte. <Come ti senti?>
Nico aggrottò le sopracciglia. Will si chiese quanto cosciente fosse. Anche Hazel si fece avanti, sedendosi sul bordo del letto. <Ciao Nico.> Trillò allegramente. Ora sì che Will la riconosceva. Teneva i ricci raccolti in due trecce e indossava la maglietta del campo su un paio di jeans.
Sentendo la sua voce il moro spalancò gli occhi color onice. <Hazel?> Lei gli rispose con un sorriso, e Nico provò a mettersi seduto. Pessima idea.
Si prese la testa fra le mani, mentre qualcuno gli bucherellava le meningi con degli aghi.
<No, sta giu.> Si raccomandò Will, mettendogli le mani sulle spalle. <Devi riposare un po'.>
<Ma-> Provò a protestare Nico, quando anche Rayna si intromise. <Da retta al tuo ragazzo, di Angelo.>
A quel punto il figlio di Ade non ebbe altra scelta che arrendersi. Annuì piano e riappoggiò la testa sul cuscino.
<Vuoi che resti qui?> Chiese Will, ma Nico scosse la testa. <Non preoccuparti, va. Chiudo gli occhi-> Venne interrotto da un grosso sbadiglio. <...cinque minuti.> Biascicò già mezzo assopito.
Will ridacchiò. <Capito.> Gli diede un rapido bacio sulla guancia e poi seguì Reyna e Hazel di nuovo all'aperto.
<Bene, ora che sono fuori dalla modalità "sorella apprensiva"> Rise Hazel, voltandosi verso il biondo e porgendogli la mano. <è bello rivederti, Will.>
<Anche per me.> Ridacchiò.
<Will.> Lo richiamò Rayna.
<Sì?>
<Cosa intendevi prima dicendo che il mondo sta impazzendo?> L'espressione seria era quasi gelida.
Will si sentì subito in soggezione, e gli tornò in mente perché aveva il terrore di quella ragazza. <Ecco, per esempio faccio sogni strani, e mio padre è il Dio della veggenza, perciò...e i messaggi Iride non funzionano.>
Hazel sollevò un sopracciglio. <In che senso?>
<Si interrompono, sfarfallano, come una vecchia televisione. E al Campo...ci sono stati dei problemi.>
<Stanno tutti bene?> Chiese Rayna, e Will sospirò, scuotendo la testa. <Non lo so. Lo spero. Io e Nico stavamo tornando per dare una mano, ma prima lui voleva vederti.> Concluse rivolgendosi a Hazel, che sorrise.
Nei successivi trenta minuti incontrarono anche Frank. Rayna spiegò a Will che stavano preparando i Giochi di Guerra e che quindi le attività regolari erano sospese.
Frank stava proprio raccontando dell'enorme forte che stavano costruendo quando un certo figlio di Ade fece la sua ricomparsa sbadigliando.
<Beh buongiorno principessa.> lo prese in giro Will, beccandosi un distratto vaffanculo che lo fece ridere. Era la prima parola italiana che Nico gli aveva detto. E aveva anche finto che significasse ti amo. Poi Will aveva controllato e Nico aveva passato un brutto quarto d'ora, e non come pensate voi.
<Ti senti bene?> Chiese Rayna, seria e controllata. Nico annuì e lo sguardo gli si addolcì mentre guardava la sorella. Allargò le braccia e Hazel lo abbracciò subito. <Mi sei mancato.>
Lui sorrise. <Già. Come va?>
Si separarono e Hazel lo fece sedere di fianco a Will. <Bene. Frank stava raccontando del forte che la legione sta costruendo.>
Frank si rianimò di nuovo all'improvviso, ripartendo da dove si era interrotto: qualcosa a proposito di alcuni torrioni.
Nico sembrava sul serio interessato, e Will ne approfittò per controllare le sue condizioni. Le sue abilità da guaritore, eredità paterna, gli consentivano percepire lo stato fisico dei suoi pazienti, in questo caso del suo ragazzo, con un tocco.
Si rilassò una volta appurato che Nico stava benone, e rivolse a sua volta la propria attenzione a Frank.
<...dovreste proprio vederlo.> Dichiarò orgoglioso. Hazel ridacchiò, mettendogli una mano sulla schiena. <Sono sicura che Will e Nico devono andare, amore.>
<Amore?> Ripeté sottovoce Nico facendo una smorfia. Will rise. <Non essere geloso.> Lo prese in giro dandogli una spallata.
Nico, colto sul fatto, arrossì. <Non sono geloso!>
Gli altri tre, fino a quel momento esclusi dalla conversazione, sollevarono un sopracciglio. <Geloso di chi?> Chiese Rayna.
Nico arrossì di più, affondando la faccia nelle mani. Il biondo rise. <Nico ha la sindrome da fratello protettivo.> Spiegò ammiccando a Hazel.
<Will!> Grugnì il figlio di Ade.
Rayna ridacchiò. Hazel fece il labbruccio, commossa. Frank non capiva. <In che senso?>
<Niente. Niente. Will è un'idiota.> Sbottò il figlio di Ade balzando in piedi. <È stato bello rivederti sorellina.> Disse a Hazel con un mezzo sorriso imbarazzato. <Frank, attento. Rayna, ci vediamo.> Poi afferrò Will per il polso e se lo trascinò dietro nella prima ombra disponibile.
Era stato così improvviso che una volta riemersi, di nuovo nella stanza di Nico, Will si accasciò a terra con lo stomaco in gola. Nico stava per insultarlo per come l'aveva messo in imbarazzo ma appena realizzata la situazione l'unico che avrebbe voluto insultare era se stesso. <Merda.> Imprecò, inginocchiandosi al suo fianco sul pavimento. <Ohi, Will, amore scusa. Io- stai bene?> Chiese preoccupato.
Will ricacciò indietro la bile, rabbrividendo. Annuì. <Sì, bene.> Rispose, pallido come un cencio. <Ma ti prego, non farlo mai più.>
Nico annuì rapidamente. <Scusami.>
Will gli rivolse un piccolo sorriso, accettando di buon grado il suo aiuto per tirarsi su da terra.
Poi Nico afferrò il borsone ai piedi del letto e storse il naso prima di porgere la mano a Will. <Dovremmo...>
Il biondo grugnì, afferrandola in ogni caso. A Nico dispiaceva così tanto che intrecciò le loro dita e si sporse per baciare Will. Il biondo ridacchiò. <Mi dai affetto solo perché sto per soffrire.>
Nico soffocò una risata. <Già.> E poi si tuffò nell'ombra più vicina, pensando alla collina Mezzosangue.
~spazio autrice
Ma quanto brava sono??
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