Traumi non indifferenti
<Io non ne posso più! Se non mi lasci andare, giuro che ti percuoteró.> Minacció Nico puntando un dito contro il viso sorridente di Will; il quale, si ostinava a fissarlo per tutta la durata dei suoi pasti, che dalla sera precedente, era stato costretto a consumare in infermeria.
<Zitto e mangia, Di Angelo, ordini del dottore.> Replicò Will alzando per un istante gli occhi dal proprio manuale di medicina.
Nico soffocó un urlo, sbrigandosi a svuotare il proprio piatto; si ripromise che non appena fosse stato dimesso, avrebbe digiunato per minimo un mese, giusto per fare dispetto a quel biondino.
Mentre il più piccolo si ingozzava, Will, senza farsi vedere, gli lanciava continuamente delle occhiate da dietro il proprio libro di testo.
Sapeva che il proprio comportamento gli stava assicurando l'odio del figlio di Ade, ma finché ne aveva il potere, voleva assicurarsi che l'altro si nutrisse a dovere.
Quando l'aveva visitato, il giorno prima, si era reso conto di quanto magro fosse. Nonostante i muscoli, la pelle era tirata sulle ossa, contribuendo a far sembrare Nico uno scheletro.
<Finito!> Esclamò il ragazzo mostrando a Will il piatto vuoto. Il figlio di Apollo annuì soddisfatto, riportando lo sguardo sul proprio volume.
<Te ne vai ora?> Insisté Nico, sospirando.
<Ti infastidico?> Domandò Will corrucciando la fronte.
Tutti gli altri pazienti a quell'ora erano in mensa, e gli unici due che ancora non potevano muoversi erano una figlia di Ares, che terrorizzava Will, e un figlio di Afrodite, che continuava a lanciare strane occhiate al dottore.
Nico aprì la bocca per ribattere, ma poi la richiuse, sbottando. <Fai un po' me vuoi.>
Will l'aveva presa bene, così sorridendo raggiante, aveva ripreso a studiare, intanto che l'altro cercava in tutti i modi di nascondere il proprio imbarazzo.
Non voleva che Will se ne andasse, ma non voleva nemmeno che rimanesse lì, così vicino che le loro ginocchia si sfioravano.
Pregó che quei tre giorni passassero in fretta. Nonostante l'infermeria fosse fondamentale un locale aperto, nell'aria alleggiava il tipico odore dei luoghi di ricovero: disinfettante e morte.
Disinfettante...brrrrr...ho i brividi.
<Come fai a leggere in quel modo?> Domandò Nico gaurdando storto l'ingombrante libro che Will stava sfogliando da quasi venti minuti: l'aveva quasi finito.
<In quel modo come?> Chiese Will ridacchiando, richiuse il libro piegando il margine della pagine alla quale era arrivato, e lasciandolo cadere a terra con un tonfo.
<Sembra che tu non faccia fatica. Non sei dislessico?> A quanto sapeva Nico, tutti i semidei erano dislessici.
Spesso, quando cercava di leggere i cartelli stradali, commetteva errori come confodere 'Oklahoma' con 'Ok aloha'; una vera seccatura.
Will invece sembrava che non si sforzasse nemmeno di leggere.
<Certo, lievemente. Però non credo che questo dovrebbe limitarmi. Ci sono un sacco di ragazzi normali che sono dislessici, eppure studiano e si diplomano. Solo perché sono figlio di un dio greco, dovrebbe essere diverso?> In quel momento, il figlio di Apollo, ricordava a Nico un'altra semidea, figlia di Atena, che diceva una cosa simile al proprio ragazzo svogliato.
Nico sbuffò, abbandonandosi sul cuscino. <Come vuoi.>
Will rise, e poi entrambi rimasero in silenzio.
<Solace?> Chiamò Nico dopo un po'.
<Sì?>
<Posso andarmene?> C'era della speranza nella voce del corvino.
<No.> Rispose il dottore secco.
<Ti odio.> Ribatté Nico stizzito.
<L'hai già detto.> Gli fece notare Will divertito.
<Perché devo stare qui?> Protestó Il più piccolo. <L'hai detto anche tu che sto bene. >
<Ti sbagli.> Lo corresse il biondo. <Io ho detto che non hai ferite gravi. Ma stavi per morire, tanto eri sfiancato, durante la battaglia. E se morissi... il mio curriculum ne risentirebbe. >
<Oh beh grazie.> Sbottò Nico guardandolo male. <É bello sapere che sono qui solo per salvaguardare il tuo curriculum lavorativo.>
<Figurati.> Will gli sorrise. Quando lo faceva era come se qualcuno ti puntasse una torcia dritta negli occhi per vedere le pupille restringersi.
<Comunque, dopodomani c'è la caccia alla bandiera.> Lo informò dopo un po', e Nico stava pensando di prenderlo a calci , quando l'altro aggiunse. <Se vuoi puoi partecipare.>
<Davvero?> Domandò con circospezione il minore, credendo che il biondo si mettesse a ridere e rispondesse 'no scherzavo'.
<Certo. Tecnicamente il tuo ricovero potrebbe finire domani, ma voglio essere tranquillo.> Spiegò Will e Nico fu tentato di sorridere, ma quando ci provò i muscoli della faccia gli fecero male, e lasciò perdere.
Doveva ammettere, che per quanto assillante, maniaco del controllo, dispotico e irritante, Will gli stava simpatico. A volte.
Stava quasi per dirglielo, che in fin dei conti non era tanto male, quando notò Austin avvicinarsi al proprio letto.
<Will?>Chiamò il fratello, cauto. <C'é stato un piccolo incidente...>
<Che è successo?> Chiese il maggiore, inziando a preoccuparsi. L'ultima volta che Austin aveva usato quel tono era stato due estati prima, quando gli aveva confessato di aver 'accidentalmente' dato fuoco alla sua tavola da surf.
<Ho appena incontrato il coach Hedge...> Incominció Austin, e Will divenne improvvisamente pallido. <...vorrebbe che tu visitassi suo figlio...sai, per sicurezza. >
<Ah, ecco...io non...> Cercò di protestare il maggiore; cercando di scacciare dalla mente i ricordi del parto.
<Oh eddai Will, se non lo fai tu chi-...>
<Io non sono abbastanza qualificato per-> A interrompere Will quella volta non furono le proteste di Austin, ma la risata di Nico di Angelo.
Entrambi i figli di Apollo si zittirono all'istante, voltandosi a guardarlo, a metà tra lo stupore e il terrore.
Nico aveva una risata leggera, limpida, e un sorriso che scopriva le gengive; appena si accorse che gli altri due lo stavano fissando, smise di ridere, fulminando entrambi con lo sguardo.
<Che avete da guardare?> Borbottò imbarazzato. A Will venne voglia di saltargli adosso e strizzarli le guance rosse, ma si trattenne.
<Nulla, tranquillo. E Will, sono sicuro che tu sia sufficientemente qualificato da visitare un piccolo satiro. Puoi farcela fratello, io credo in te.> Lo incoraggió Austin spingendo Will verso l'uscita.
Quando i due furono usciti, Nico scoppiò nuovamente a ridere, reggendosi lo stomaco.
Aspettando che Will tornasse il figlio di Ade, si prodigó in una lunga e ponderata riflessione su quale fosse la cosa peggiore: i figli di Ermes, che si disegnavano cose oscene sulla fronte a vicenda, oppure i figli di Ares che, raggruppati a qualche branda di distanza, stavano facendo a gara a chi avesse riportato più cicatrici.
Nico decise che era bene stare alla larga da entrambi.
Alla fine, visto che non c'era nessuno a impedirglielo, si alzò dal proprio letto, afferrando la giacca da aviatore e la spada dello Stige, appendendosela al fianco, e uscì velocemente dall'infermeria.
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