Sono sempre gay!
Nonostante le occhiate omicida di Adam Montgomery, il resto della lezione trascorse tranquillamente.
<Devi tenere le spalle rilassate.> Spiegò picchiettando la punta del fioretto sulla spalla di Santana, quella scrollò le spalle rilassandosi per poi riassumere la posizione che Nico le aveva insegnato.
Non la stava aiutando per simpatia o altro, semplicemente vederla tirare come faceva prima era uno spettacolo a cui Nico si rifiutava di assistere di nuovo.
Le due amiche della ragazza, quelle che stavano sedute dietro di loro in classe si avvicinarono seguite da un'altro ragazzo, uno dei due che si erano presentati in classe.
Oh dei, e adesso quali erano i loro nomi!?
Santana dovette accorgersi del panico di Nico, perché ridacchiò.
<Nico!> Lo salutò la piccoletta con voce squillante.
<Chiara cerca di non urlare, okay?> La rimproverò Santana. <E tu Hannah, fa un po' le presentazioni.> Aggiunse, e quando Nico le rivolse uno sguardo grato lei gli strizzò l'occhio.
La più alta aggrottò la fronte, rivolgendosi al compagno. <Trevor, scusa, non ti eri già presentato?>
<Sì, sì infatti.> Intervenne Nico.
Il ragazzo sorrise porgendogli la mano, che Nico si limitò ad osservare.
Santana rise. <Nico non ama essere toccato, gli piace fare il prezioso.> Spiegò mandando un bacio volante al diretto interessato, che alzò gli occhi al cielo.
<In ogni caso,> Intervenne Chiara sistemandosi qualche ciuffo di capelli biondi dietro le orecchie. Nico notò solo in quel momento che lei e Hannah avevano lo stesso tagli a caschetto. <volevamo chiederti come mai sei così bravo.> Proseguì appoggiandosi ad Hannah come fosse un muro.
Panico. Come glielo spiegava che doveva combattere contro mostri mitologici e se non lo fosse stato sarebbe probabilmente già morto da tempo? <Ecco, io->
La campanella. Salvezza. In meno di un secondo Nico aveva salutato tutti ed era schizzato fuori dalla palestra. In corridoio, mentre si dirigeva al suo armadietto per recuperare le proprie cose lasciò andare un sospiro di sollievo.
<EHI NICO!> Gli gridò Santana all'orecchio, rendendolo sordo.
<Porca puttana!> Imprecò in italiano, saltando sul posto. Si mise una mano sul cuore, pronto a compiere un omicidio.
La ragazza era troppo impegnata a piegarsi in due dal ridere per accorgersi del pericolo. Dietro di lei, anche Hannah e Chiara ridacchiavano.
Ma quelle tre si staccavano mai l'una dall'altra?
<Noi andiamo in palestra, San, ci vediamo lì?> Chiese Chiara prendendo per mano Hannah.
Santana annuì salutandole con un 'a dopo ragazze' e due baci sulle guance.
<Tornate in palestra?> Chiese Nico pentendosene subito dopo?
<Ah! Hai fatto una domanda! Quindi ti sto simpatica!>
<Sei una spina nel fianco.> Sbottò Nico dirigendosi all'uscita.
<Oh, dai, non dire così. Lo so che un po' ti sono simpatica!> Esclamò lei dandogli una spallata.
Nico la scrutò un secondo, poi sbuffò. <Affatto. Sei invadente, parli troppo e fai troppa confusione in generale.> Le rispose secco, ma le sue parole parvero non scalfire il suo buon umore.
Quell ragazza era ancora peggio di Will. Che a proposito...
<Nico!>...lo aspettava fuori dal cancello, appoggiato alla portiera dell'auto bello più che mai con gli occhiali da sole sul naso. Il cuore di Nico fece una capriola dentro al petto.
Il biondo lo guardava piacevolmente sorpreso mentre si beccava con quella ragazza dall'aspetto allegro.
Appena Santana lo vide Nico ebbe paura che gli occhi le cascassero dalle orbite. Ridacchiò, un po' perché la capiva: Will Solace era accecante a volte.
<E quello chi è?> Chiese mezza trasognata.
Non era più divertente. <Perché?>
Santana lo guardò come fosse caduto dal cielo e gli fosse spuntato anche un terzo occhio in mezzo alla fronte. <Perché!? Capisco che noi donne subiamo di più il fascino maschile, ma quello è un fottutissimo schianto! Madre de Dios, necesito algo de arie!> Esclamò e Nico si chiese se fosse una caratteristica di tutti i neolatini buttare parole a caso nella loro lingua natia dentro le frasi; se era così, perché lui non lo faceva? Si sentiva escluso.
Venne colto da una tossetta isterica. Aveva promesso a Will di tenere la bocca chiusa ma...
<Ora io vado a provarci.> Dichiaro Santana partendo in quarta.
<Apsetta che!?> Un secondo prima la ragazza era di fianco a Nico e quello dopo stava camminando verso Will e no, non andava bene.
<Ehi, ciao.> Salutò il suo ragazzo con voce melensa.
No ma fa pure! Flirta con il mio fidanzato, non mi da minimamente fastidio.
<Io sono Santana, e tu sei...?>
Will ridacchiò, aprendo la bocca per parlare ma Nico fu più veloce, gli mise una mani davanti allo stomaco, giusto per assicurarsi che non facesse un passo in più. Quella distanza era già troppo poca. <Fidanzato. Lui è fidanzato, chiaro?> Sbottò rosso in viso.
Will lo fissò un secondo allibito e poi rise. <Non hai resistito nemmeno un giorno!> Si lamentò prendendolo per la vita.
<Mi spiace Santana.> Fece poi alla ragazza, che li fissava ancora spiazzata.
<Lo sapevo!> Piagniucolò dopo essersi ripresa. <Eri troppo figo per essere etero. Che vita de mierda.> Poi si voltò verso Nico. <Scusa, se me l'avessi detto subito non ci avrei mai...provato? Cazzo Nico non ho nemmeno fatto in tempo a provarci davvero! Che palle!> Ricominciò come se loro due non fossero lì.
<La conosci?> Chiese Will, e Nico si ritrovò costretto a annuire, sedendosi sulla fiancata dell'auto. <Siamo in classe assieme.>
<In banco assieme.> Lo corresse lei prima di riprendere il suo monologo.
<Capisco. Sembra simpatica.> Commentò Will sorridendo a Nico in quel modo che lui adorava, tanto che non riuscì a non sorridergli di rimando. <Solo perché siete uguali.>
Will rise. <E perché?>
<Invadenti e fastidiosi uguali, giuro.> Ridacchiò il minore.
<Mi spieghi che gli hai fatto?> Chiese Santana ridendo, che intanto aveva terminato il suo soliloquio contro la vita e i suoi crudeli tiri mancini.
<Chi, io?> Chiese il biondo confuso.
La ragazza annuì, piantando un dito nella guancia di Nico che si ritrasse subito infastidito. <Vedi!? Oggi gli ho strappato una mezza risata per grazia ricevuta!> Esclamò lei sconsolata.
Will rise. <Guarda che è un gran risultato. A me all'inizio nemmeno parlava.>
<È davvero frustrante quando ti ignora. Pensa che ho provato a dargli la mano e mi ha guardato come se avessi la peste!> Sbottò offesa lei.
<La prima volta che l'ho baciato se l'è data a gambe levate, e poi->
<No ma continuate a parlare male di me! Fate come se non fossi qui, tranquilli.> Lo interruppe Nico schiaffandogli una mano in faccia. <Scusa Santana, ma adesso dobbiamo andare. Vero Will?> Aggiunse calcando sull'ultima frase.
Il biondo ridacchiò, liberandosi della sua presa e annuì. <Ha ragione. È stato un piacere.>
Santana annuì, alzando la mano in segno di saluto. <Anche per me.>
<Fossi in te smetterei di sorridere così.>
<Perché devi sempre uccidere la mia gioia.>
<Sei fortunato che uccida solo quella e non anche te.>
<Nico sei cattivo!>
<Grazie della notizia mister perspicacia! Sei un genio!>
<Attento piccoletto che ti scarico per strada.>
<Ti ho mai detto che ti amo tanto?>
Santana rimase sul marciapiede a sentirli battibeccare finché Will non mise in moto e furono spariti per strada.
Metà della squadra delle cheerleaders, appostata per guardare quello schianto di biondo si radunò attorno a Santana, portatrice della tragica notizia.
<Allora?>
<Come si chiama?>
<Oddio lo amo già.>
<Ragazze...> Iniziò lei con voce grave.
Una inspirò di scatto, coprendosi la bocca con le mani. <Non dirmelo!>
<...é gay.> Concluse Sanata abbassando lo sguardo.
<Oh ma dai!>
<Quindi?> Chiese Will mentre la macchia correva sulla strada verso casa. <Com'è andata?>
Nico ripensò al modo fastidioso in cui lo avevano guardato tutti appena era entrato in classe, come fosse un alieno verde con i piedi e le mani palmati e due cornetti viola in testa, all'irritante susseguirsi di gente che si presentava pretendendo che a lui interessasse qualcosa e alle occhiate di fuoco che aveva sentito sulla sue schiena fino alla fine della lezione di educazione fisica.
Scrollò le spalle. <Normale.>
Will alzò gli occhi al cielo. <Ovviamente.>
<E tu?>
<E io cosa?>
<Che hai fatto?>
<Beh, dopo averti lasciato a scuola sono passato a casa.> Disse tranquillamente.
<Cosa!?> Saltò su Nico, voltandosi completamente verso di lui, i capelli gli svolazzavano davanti alla faccia, e doveva tenerli fermi con la mano. <Hai visto tuo padre?>
Will annuì, senza staccare gli occhi dalla strada, era così serio che Nico si sentì in soggezione. <Sono andato lì per quello.>
Nico aveva paura a chiederglielo. <E com'è andata?>
Will finalmente lo guardò. <Non ne ho proprio idea. Voglio dire, non è andata male, per carità, ma non è che adesso siamo pappa e ciccia, lo odio ancora e non penso la cosa cambierà a breve, ma mi è sembrato...disponibile, credo. E triste. Era davvero triste Nico.> Disse aggrottando la fronte.
<Capisco. Che cosa vi siete detti?> La curiosità lo stava divorando, e non era da lui!
<Gli ho detto quello che penso di lui. Senza mezzi termini, ma senza urlare, tranquillamente, e lui non ha protestato ne si è lamentato. Ha detto che capiva, anche se mi è sembrata un cazzata, poi mi ha chiesto di dargli una possibilità di farsi perdonare, una sola. Se sbaglia di nuovo non credo gli rivolgerei più la parola. Gli ho detto che voglio che dica la verità a tutti; non voglio rovinare la nostra famiglia, sono solo...stanco di portarmi questo peso da solo.>
Nico ebbe una fitta. Quindi lui non contava?
<E cosa ha risposto?>
Will scrollò le spalle. <Che l'avrebbe fatto al più presto. Non so se fidarmi, quindi non ci spero troppo, se dovesse farlo però vorrebbe dire che davvero vuole rimediare.>
<E...a proposito di...me?> Azzardò Nico, ricordando lo sguardo che gli aveva lanciato il padre di Will quando si era dichiarato il suo ragazzo.
<Non abbiamo parlato di te.> Disse semplicemente. Ancora una volta Nico sentì di esserci rimasto male, ma decise che in quel momento non era il caso di fare una scenata da ragazzina isterica in preda a manie di protagonismo.
<Capisco. Beh, sono davvero felice per te, Will.> Disse aprendo la portiera per scendere.
Will aggrottò la fronte. <Che hai adesso?> Chiese seguendolo fin sull'ingresso.
Nico evitò di guardarlo negli occhi. <Niente, perché?> Cercò di usare il tono più tranquillo di cui fosse capace, ma probabilmente in quel modo la sua voce dovette risultare incolore, e Will finì per insospettirsi di più.
<Nico...> Incominciò.
<Will ti ho detto che non c'è niente apri la porta e basta.> Sbuffò incrociando le braccia.
Il biondo assottigliò sguardo. <Stavo solo->
<Dei! Che palle!> Sbottò il moro mollando a terra lo zaino con stizza. Scese i gradini di ingresso sotto lo sguardo confuso di Will, che non gli staccò gli occhi di dosso finché non ebbe svoltato l'angolo della casa, sparendo sul tratto di cortile che dava sul mare.
Will guardò un punto impreciso di fronte a se. <Che cazzo é appena successo?>
Raccolse lo zaino di Nico, buttandolo in auto, per poi seguire il minore, che se ne stava seduto sul limite della scogliera con le gambe a penzoloni.
<Nico, vieni via di lì, è pericoloso.> Lo avvertì Will preoccupato.
L'altro non rispose, ma un secondo prima c'era e quello dopo era stato risucchiato dalla sua stessa ombra. Will sobbalzò, guardandosi attorno un po' per controllare che non ci fosse nessuno e un po' perché non aveva idea di dove quel ragazzino si fosse cacciato.
<Sono qua.> Disse Nico cupo, e Will sobbalzò di nuovo. Il moro era appoggiato alla parete della casa, e quando Will lo guardò rivide il ragazzo che si era ritrovato di fronte quella mattina sul campo di battaglia, distante da lui in una maniera che ora lo spaventava. A volte dimenticava quanto poco ci mettesse Nico a richiudersi su di se come un riccio, bastava dire la parola sbagliata e in un secondo era come se un muro si alzasse per separarti da lui.
Gli si avvicinò e si mise accanto a lui con la schiena premuta contro il muro.
Aprí la bocca per scusarsi ma Nico parlò prima di lui. <Non chiedere scusa se non sai per cosa lo stai facendo.>
<Come facevi a->
<Ti conosco, Will.> Rispose con un tono tanto piatto che Will ebbe un brivido.
<Allora mi dici perché sei arrabbiato?>
Nico sospirò. <Perché non hai parlato anche di me con tuo padre?>
La domanda lasciò Will completamente spiazzato, e si ritrovò ad aprire e chiudere la bocca senza sapere cosa rispondere.
<Io non->
Nico ridacchiò, ma in modo quasi cattivo. <Vedi? E perché hai detto di essere solo? Io non conto più nulla? Non ti basto più?>
Eccole, tutte le ansie che aveva dentro che venivano fuori. I dubbi che nonostante tutto Will un giorno si sarebbe stanca di lui e del disastro che era, e lui sarebbe rimasto di nuovo solo, senza ricordarsi più come si faceva, a stare soli.
Will lo fissò sbigottito. <Nico, io non...> Come faceva a spiegarglielo?
<Ho capito. Lascia stare.> Sospirò sorpassandolo.
Will lo afferrò per un polso appena in tempo per fermarlo. <Nico aspetta, fermati. Io non glie ho parlato di te perché non c'era niente da dire.>
Nico aggrottò lo sguardo, e Will capì quanto ci era rimasto male. Ma aveva frainteso. <E questo dovrebbe farmi sentire meglio?!>
<Non c'è niente da dire perché non me ne frega nulla di quel che ha da dire. L'hai detto tu no? Questa mattina in auto: se sapere che ti amo cambia qualcosa per lui ha fallito in partenza. E quel che ho detto in auto, a proposito di essere solo, non so perché l'ho detto, ma non ha nulla a che fare con te. In realtà non ha niente a che fare neanche con loro, voglio solo capire se mio padre è disposto ad ammettere i suoi errori, sono stufo di essere la pezza che ha messo sulla macchia che lui stesso ha fatto. Tu, tu certo che conti. Se vuoi gli dico di lasciare stare. A me basti Nico. Sei tutto ciò che mi serve. Davvero.> Will si fermò un istante per ridere, e Nico per la terza volta quel giorno mancò un gradino. <Ti ho mai detto che mi fai impazzire quando arrossisci?>
Nico sbuffò distogliendo lo sguardo mentre Will gli metteva le braccia attorno alla vita. <Penso di sì.> Brontolò troppo imbarazzato per guardarlo negli occhi.
<Me lo dai un bacio adesso che abbiamo fatto pace?> Piangiucolò il biondo facendogli il labbruccio.
Nico lo fissò. <Sei propio un bambino, Solace.> Lo prese in giro alla fine, arrendendosi e prendendogli il viso fra le mani per poi appoggiare la propria bocca sulla sua.
Will sorrise sulle sue labbra, e Nico venne contagiato dal quel sorriso finché baciarsi divenne impossibile e allora appoggiarono l'uno la fronte contro quella dell'altro.
<Adesso posso chiederti scusa?>
Nico rise, e Will come sempre rimase incantato da quella risata. <Adesso puoi.>
Will allora gli stampò un sonoro bacio sulla guancia. <Scusami, sono un cretino, amami lo stesso.>
Nico rise ancora, mettendogli le mani dietro il collo. <Vieni qui.> Disse prima di baciarlo di nuovo.
Molto tempo dopo, quando entrambi avevano dimenticato come ci si sentisse a stare separati l'uno dalle labbra dell'altro e la bocca faceva male per i baci, rientrarono in casa.
Nico si prese un'oretta buona per fare i compiti -perché sì, primo giorno di scuola e già compiti- e poi decise che era arrivato il momento di infastidire quel gatto steso al sole del suo ragazzo, che per l'apponto se ne stava steso sul parquet del balcone con un libro aperto sopra la faccia.
Nico gli arrivò di fianco e si abbassò sulle ginocchia per leggere bene il titolo.
<Guida completa alla dissezione. Progetti di sezionarmi per i tuoi studi nel prossimo futuro?>
Will ridacchiò, spostando il libro giusto per guardare Nico di tralice. <Certo che no. Mi aiuti già tantissimo tu.>
Nico aggrottò la fronte. <Io?>
<Già. Non sarei così bravo in anatomia non fosse per te!>
<Okay, ho sentito abbastanza, cia.> Disse tutto d'un fiato Nico facendo dietrofront e tornandosene in casa, rosso di imbarazzo dalle orecchie alle dita dei piedi.
<Dai scemo! Torna qui! Non ti sarai mica imbarazzato!> Lo prese in giro, sapendo che era ovvio che Nico si fosse imbarazzato. Lui si imbarazzava sempre. E Will adorava questa cosa.
Abbandonò il libro per terra, mettendosi in piedi di scatto. Venne colto da una piccolo capogiro. <Ups, troppo veloce.> Ridacchio tra se e se.
Una volta dentro casa si guardò attorno, ma di Nico nemmeno l'ombra. <Ma dov'è andato a cacciarsi?>
Si infilò nel corridoio che portava a camera loro e quando con la coda dell'occhio vide la porta del bagno chiudersi leggermente sorrise sotto i baffi.
Ma tu non hai i baffi.
È un modo di dire,
Non capisco.
Strano.
Sospirò, parlando ad alta voce perché Nico lo sentisse. <Non ci posso credere, dove si è andato a infilare. Vorrà dire che controllerò in cucina. Se si è nascosto di nuovo nel frigorifero...TROVATO!> Esclamò aprendo di scatto la porta del bagno, che però era vuoto.
<Ma cosa...?>
<Tana per Will!> Lo corresse Nico riemergendo dalle ombre alle sue spalle e saltandogli in groppa.
Will strillò e per poco il peso Nico non li trascinò entrambi a terra. <Nico! Mi hai fatto venire un infarto!> Lo rimproverò con il cuore che scoppiava nel petto per lo spavento.
Nico rise vicino al suo orecchio. <Ti ho preso. Ora devi prendermi tu!> Esclamò tuffandosi di nuovo nelle ombre.
Will si voltò ma Nico era già sparito. Il biondo rabbrividì, quando faceva così gli sembrava di stare con un fantasma.
<Dai Nico, vieni fuori. Lo sai che poi ti vengono i capogiri.> Disse, nella speranza di scoraggiarlo, ma sapeva che non avrebbe funzionato.
Avanzò fino alla loro camera da letto e ad un primo sguardo sembrava vuota.
Una volta l'aveva cercato dappertutto senza trovarlo, e Nico aveva aspettato nascosto sotto il letto fin quando Will esausto non vi si era steso sopra, lasciando una gamba a penzoloni fuori dal materasso, allora da bravo cretino qual'era gli aveva afferrato il piede gridando qualcosa tipo 'adesso ti uccido!'. Il tutto si era concluso con Will che inseguiva Nico minacciando di ucciderlo.
Aveva imparato la lezione. Si accucciò vicino al letto. Vuoto. Sospirò sollevato.
Adesso però sorgeva un nuovo problema. Dove si era nascosto Nico?
Rialzandosi gli occhi di Will caddero sull'armadio. Beccato!
Si avvicinò piano, per non fare rumore, ma quando spalancò le ante dentro non c'era quello che si aspettava. Invece che Nico tra i vestiti c'era uno scheletro che appena Will esclamò 'ah!' convinto di aver trovato il proprio ragazzo iniziò a trascinarsi fuori dalle ante. Per la seconda volta Will gridò come una ragazzina.
Nella stanza risuonò anche la risata di Nico, che dal letto assisteva alla scena piegato in due dalle risate e con le lacrime agli occhi. Schioccò le dita e lo scheletro annaspò dissolvendosi nell'aria come cenere.
<Che c'è Will? Gli scheletri nell'armadio ti perseguitano?> Singhiozzò reggendosi lo stomaco.
Will, quando il suo cuore ebbe riiniziato a battere, prese un cuscino, cominciando a colpire Nico, ancora troppo in preda alla ridarella per rispondere.
<Vaffanculo!> Sbottò alla fine dandogli le spalle e allontanandosi tutto impettito.
<Oh, e dai, Will!> Lo richiamò correndogli dietro. <Non tenermi il muso!> Esclamò infilandosi sotto il suo braccio, piazzandoglisi davanti e avvolgendogli le braccia attorn alla vita.
<Mi hai fatto venire un colpo! Per la seconda volta! Ma che cos'è, ti piace terrorizzarmi?> Chiese sollevando le braccia in aria.
Nico distolse lo sguardo. <Beh...sì?> Provò, ma l'espressione di Will diceva che era la risposta sbagliata. <Dai, perdonami! Ti prometto che non lo faccio più!>
<Non ci credo.>
<E fai bene. Ma mi ami lo stesso, vero?> Lo canzonò Nico; spostò le braccia dietro al suo collo e facendo un piccolo salto gli avvolse le gambe attorno alla vita.
Will fu veloce ad acchiapparlo per le cosce. <Sei fortunato Di Angelo.>
Nico sorrise, e Will faticò a ricordare perché un secondo prima era arrabbiato. Specialmente se lo baciava in quel modo. <Lo so. Fidati Will, lo so.> Aggiunse continuando a baciarlo.
~spazio autrice
Un minuti di silenzio per le battute di merda di Nico e per il cuore di Will.
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