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Posso essere un'idiota, ma non sono stupido

La prima cosa che Nico registrò quando riemersero dalle ombre del boschetto, proprio dietro il campo da basket, fu che a giudicare dall'espressione innervosita di Sherman Yang la squadra della casa di Apollo stava stravincendo. La seconda fu il tonfo con cui, dopo un canestro spettacolare di Austin Lake, la palla colpì Will in pieno viso, spendendolo gambe all'aria.

<Ouch.> Commentò Nico strizzando un'occhio. <Deve far male.>

Will si massaggiava la fronte, sulla quale sarebbe spuntato un bel bernoccolo da un momento all'altro. <Già.>

<Cos- Will!> Esclamò Austin correndo a soccorrere il fratello. <Ma cosa ci fai qui?>

<Avevo voglia di una pallonata in faccia.> Rispose stizzito Will. Quando tolse la mano Nico notò l'enorme bernoccolo che gli era effettivamente spuntato sulla fronte e non potè non ridacchiare.

Will lo fulminò con lo sguardo e come tutte le altre volte in cui l'aveva sentito ridere Austin lo guardò lievemente inquietato. <Ehm...ciao Nico.>

Il figlio di Ade rispose sollevando la mano.

<Bene, bene, bene, guarda chi è tornato al nido.> Ridacchiò Sherman facendosi avanti.

Nico ricordava vagamente i programmi di Clarisse in merito al college in Arizona, il che lasciava il posto da capo cabina vagante.

<Sherman non rompere.> Gli ringhiò contro Austin, lasciando Will a Nico mentre lui si beccava con il figlio di Ares.

<Infermeria?> Propose il moro.

Will sospirò. <Mi era mancata.>

Nico ridacchiò. <Guarda il lato positivo, almeno non ti è venuta la nausea per il viaggio ombra.>

<Non so se lo definirei un lato positivo.> Commentò Will, passandosi una mano sulla fronte e sussultando di dolore.

Nico stava per commentare che in realtà il bernoccolo gli donava quando uno scalpiccio di zoccoli attirò la sua attenzione. <Will, Nico.> Li chiamò Chirone avvicinandosi al trotto. Portava arco e faretra e aveva estratto il posteriore equino dalla sedia a rotelle. <Ben tornati.>

Will rispose con un sorriso forzato. <Cos'è successo?> Domandò l'istruttore accennando a Will.

<Austin gli ha tirato una pallonata.> Spiegò Nico.

Chirone si innervosì, spostando il peso da uno zoccolo all'altro e agitando la cosa. <E perché mai?>

Will intervenne in difesa del fratello. <No, in realtà sono io che ero in mezzo. Il pallone mi ha preso di rimbalzo. Ma fa male lo stesso.> Concluse con una smorfia.

Chirone annuì, congedando i due ragazzi. Si allontanò al galoppo verso il poligono di tiro con l'arco e seguendolo con lo sguardo Nico notò un paio di figure che risalivano il muro d'arrampicata.

Poi si rivolse di nuovo a Will. <Forza, raggio di sole, vediamo di sistemare il tuo nuovo amico.>

Mentre superavano il laboratorio di arte una ragazze corse loro incontro. Sulle prime Nico non la riconobbe, ma quando Will la chiamò per nome un flash della battaglia contro i Romani gli attraversò la mente.

<Lou Ellen.> Si ripeté sovrapensiero, e lei spalancò gli occhi sorpresa. <Wow, Nico di Angelo si ricorda il mio nome. Che onore.> Rise.

<Lou, é bello vederti.> Esclamò Will abbracciandola.

<Vale anche per me, biondino. Ma che ci fate qui?> Aggiunse mentre si separavano. <Pensavo che voi due foste a fare i piccioncini dalle parti della California.>

Nico arrossì di botto, coprendosi la bocca con una mano per non rispondere male.

Will invece rise. <E invece ora siamo qui.>

In un'attimo sul viso della ragazza si alternarono divertimento, confusione e poi una sorpresa mista a terrore. <Non mi dirai che vi siete lasciati!> Esclamò quasi sconvolta e Nico si chiese perché a volte le persone sembravano più entusiaste della sua relazione con Will di quanto non lo fosse lui. Il che era tutto dire.

Nico sospirò, decidendo che ne aveva abbastanza di Lou Ellen, prese Will per il polso e ricominciò a camminare verso l'infermeria, ignorando le sue proteste.

Una volta dentro lo fece sedere sul primo letto libero e dopo avergli intimato di restare dov'era andò in cerca di un cerotto. Le sue competenze in medicina erano paro a zero ma un cerotto era sempre la soluzione giusta.

Per fortuna nei mesi che lui e Will avevano trascorso insieme lì al Campo l'aveva visto sistemare le scorte minimo due volte a settimana. Andando a colpo sicuro afferrò la scatola dei cerotti e dopo aver preso il più grande che riuscisse a trovare tornò da Will.

Nei dieci secondi che era stato via Will aveva già trovato qualcun'altro con cui chiacchierare.

Beh può capitare quando sei più come Will e meno come te.

E che questo che vorrebbe dire.

Che Will è socievole, gentile, disponibile; mentre tu sei acido, scontroso h24 e odi le persone.

Quando ebbe affiancato Will riconobbe anche l'altro ragazzo. <Tu sei Cecil vero?>

Il ragazzo rispose con il sorrisetto furbo di tutti i figli di Ermes. <Esatto, e tu sei Nico.>

Lui rispose con una smorfia. Voltandosi verso Will. <Va bene questo?>

Il biondo ridacchiò. <Perché un cerotto?>

<Ti sei fatto male.>

<Ti sei fatto male?> Chiese sorpreso Cecil e in quel momento Nico si rese conto che sulla fronte di Will non c'era più nessuna traccia di alcun bernoccolo. La pelle non sembrava nemmeno irritata.

<Austin gli ha tirato una pallonata.>

Cecil arricciò il naso. <Austin? Ma perché? Avete litigato.>

Will sospirò. <Nico, tutto quello che hai imparato in questi mesi in merito al relazionarsi con le persone?>

Nico sbuffò, togliendo le alette dalla parte adesiva dal cerotto. <Ho lasciato tutto in California.> Brontolò schiaffando il cerotto in faccia a Will con una sberla.

<Ahio!> Si lamentò Will, e Cecil rise. <Perché? Non avevo bisogno del cerotto.> Si lamentò cercando di toglierlo. Dopo un paio di smorfie di dolore lasciò perdere.

Nico scrollò le spalle. <Ormai l'avevo preso. E poi mi stai antipatico.>

<E allora perché stiamo insieme?>

<Giusta osservazione. Ti lascio. Ciao Cecil.> Concluse per poi uscire dall'infermeria come niente fosse sotto lo sguardo basito di Will.

Cecil ormai piangeva dal ridere. <Will io adoro il tuo fidanzato.> Annunciò, beccandosi un'occhiataccia dal figlio di Apollo. <Wow, Will, geloso non ti avevo mai visto. Perché di me non sei mai stato geloso?> Si lamentò lievemente offeso.

Will rise, mettendosi in piedi. Gli era mancato Cecil; e Austin e Lou Ellen. Ora che ci pensava avrebbe fatto meglio a cercare Kayla prima che qualcuno le dicesse che era arrivato. In quel caso sarebbe stato lui a dover scappare.

<Beh, perché non siamo mai stati insieme.> Rise mentre uscivano dall'infermeria. <E perché sei un'idiota.>

Cecil annuì. <Giusto.>

In lontananza Will riusciva scorgere Nico parlare con qualcuno alla base del muro d'arrampicata. Con una smorfia Will si augurò che il proprio ragazzo non venisse sciolto dalla lava.

<Come mai qui?> Domandò Cecil appoggiandosi ad una colonna.

Will sospirò. <Chirone ci ha riferito dei problemi che avete avuto di recente.>

L'espressione di Cecil si fece scura improvvisamente, ma solo per un secondo, poi ritornò l'allegro figlio di Ermes di sempre. <Capisco. Beh, spiacente di aver interrotto la vostra fuga d'amore.> Ridacchiò.

Will sentì il sangue affluirgli alla faccia. Pessima scelta arrossire davanti a Cecil Markowitz. <Direi che ho fatto centro.>

Will lo guadò male, e avrebbe senza dubbio ribattuto con qualcosa di molto intelligente se una freccia non l'avesse mancato di un soffio. Balzò indietro con uno strillo, come Cecil,

<William Solace!> Esclamò arrabbiata Kayla che, arco alla mano, si avvicinava a passo pesante.

Will fu colto dal terrore. La cosa che al mondo lo terrorizzava di più era Nico di Angelo arrabbiato. La seconda era senza dubbio alcuno Kayla arrabbiata. Dopodiché venivano tutti mostri e gli dei che avrebbero potuto tentare di ucciderlo.

<Io me la filo! Spero di rivederti vivo, amico.> Esclamò Cecil, svignandosela a gambe levate.

Will digrignò i denti. <Traditore.>

<Com'è che non hai nemmeno pensato di avvertirmi che eri qui!?> Si lamentò Kayla arrabbiata, buttandosi l'arco in spalla.

<Io stavo per farlo!>

Lei sollevò un sopracciglio, scettica.

<Devvero!> Insistette Will. <Poi Austin mi tirato una pallonata accidentalmente. Abbiamo beccato Chirone, poi Cecil, e poi giuro che sarei venuto da te. Ma poi scusa, chi te l'ha detto?>

<Chirone.> Rispose lei, recuperando il sorriso. <È venuto a supervisionare la mia lezione di tiro con l'arco. E ha accettato di sostituirmi mentre venivo ad ucciderti.>

Will ridacchiò nervoso. <Quindi? Mi uccidi ora?>

Le ci riflettè su un po'. Poi sorrise. <Prima mi abbracci.>

Will ridacchiò, stringendo la sorella e sollevandola da terra, ottenendo una risata. <Beh? Il tuo ragazzo dov'è finito.>

Will sbuffò una risata. <Presumo a farsi male da qualche parte.>

<Beh ha ripreso subito il ritmo.> Commentò Kayla mentre si dirigevano verso il poligono di tiro. <E tu? Che farai ora?>

<Quello che facevo prima. Chirone mi ha riferito che l'infermeria è un po' sottotono.>

Kayla annuì sconsolata. <Il nuovo responsabile non ha proprio il tuo talento.>

Will non riuscì a trattenere un sorrisetto compiaciuto. Kayla lo notò e alzò gli occhi al cielo. <Santi numi, Will, non dovresti gongolare di una cosa del genere.>

<Non è colpa mia! E poi sono qua no?>

Chirone, vedendo Kayla arrivare, le fece cenno di darsi una mossa. Vedendo una ragazzina scagliare la freccia verso l'altro invece che verso il bersaglio sospirò. <Io vado a cazziare i miei alunni. Tu va in cerca del tuo ragazzo, e digli che questo pomeriggio lo voglio nella mia squadra per la caccia alla bandiera. Con lui e Lou riusciremo a distruggere Cecil e i suoi fratelli. Gliela faremo vedere, a quei palloni gonfiati. Lo sai che ci hanno riempito la casa di glitter la settima scorsa? Sembrava di caminare nel vomito di un'unicorno.>

Will roteò gli occhi. <Ciao Kayla.>

Prima che andare in cerca di Nico era il caso che Will rimettesse in sesto l'infermeria. Per prima cosa riordinò le scorte, fece l'inventario e dopo aver rifatto i letti si preoccupò di iniziare a pulire i panni sporchi.

<Fai la lavandaia Will?> Lo prese in giro Nico avvicinandosi.

Sollevando lo sguardo Will ebbe un flash del ragazzino che aveva conosciuto lì al campo. Giacca da aviatore e spada appesa alla cintura. Teneva le mani puntate sui fianchi e scrutava Will dall'alto in basso con un sorrisetto.

Will gli fece la linguaccia, strappandogli una risatina. Nico gli si sedette a fianco, incrociando le gambe. <Ho delle novità.> Esordì.

Will sollevò un sopracciglio. <Ah sì?>

Nico annuì. <Chirone mi ha chiesto di tenere le lezione di lotta con la spada d'ora in poi.>

<Beh, ne sei sicuramente in grado.> Rispose Will, con un sorriso fiero. In realtà lo sapeva già, Chirone gli aveva chiesto se secondo lui fosse il caso prima di parlarne a Nico. La cosa aveva fatto ridere il figlio di Apollo perché era evidentemente difficile anche per il loro millenario istruttore relazionarsi con quel ragazzino.

<Dici?> Nico fece una smorfia. <Non lo so Will. Se poi sbaglio qualcosa e loro rimangono feriti perché non gli ho insegnato come si deve?>

Le sue preoccupazioni erano così nobili che a Will si strinse il cuore. <Nico, sei quello che è sopravvissuto la fuori più di tutti. Hai combattuto più mostri forse anche di Percy Jackson. Nessuno può insegnare a quei ragazzi a sopravvivere meglio di te.>

Nico arrossì lievemente. <E se c'è qualcuno che mi sta antipatico? Non posso farlo accidentalmente a pezzetti durante la lezione, giusto?>

Will arricciò le labbra.. <Temo di no. Ma hai resistito quasi tre mesi nella stessa classe con quel tuo compagno antipatico, come si chiamava...>

Nico strinse i pugni. <Montgomery.> Disse con stizza. <Non melo ricordare.>

Il biondo rise, recuperando le lenzuola ora pulite. <Se ce l'hai fatta con lui non credo avrai problemi.>

<Ma i ragazzi di Ares...>

Will ci riflettè un poco. <Beh, a loro qualche colpo in più puoi darlo.>

Nico sorrise soddisfatto. <Allora d'accordo.> Poi indicò le lenzuola. <Vuoi una mano.>

Will annuì, lasciando che ne prendesse la metà.
<Ah, a proposito, Kayla mi ha detto che questo pomeriggio fanno la caccia alla bandiera.>

A Nico si illuminarono gli occhi. <Davvero?>

<Già. E Lou Ellen e Kayla ti vogliono nella loro squadra.>

Nico sollevò un sopracciglio. <Me?> Ripetè scettico.

Will alzò gli occhi al cielo. <Già. Progettano di distruggere la casa di Ermes.>

Nico aggrottò la fronte. <Perché?> Sapeva che c'era un certo astio verso la casa numero undici, ma aveva sempre faticato a capirne la ragione.

<Beh, fanno sempre scherzi stupidi a tutti.> Rispose Will scrollando le spalle, al che Nico era ancora più confuso.

<A me non hanno mai fatto nessuno scherzo.>

Will gli rivolse un'occhiata eloquente e Nico recepì il messaggio. <Okay, é chiaro.>

Will ridacchiò. <Bene. Ora aiutami a stendere queste lenzuola e poi vediamo di andare a pranzo.>

Lungo il tragitto si beccarono amabilmente, e Nico lasciò anche che Will gli tenesse la mano. Una volta arrivati alla mensa, però, entrambi realizzarono un particolare.

Will addocchiò il tavolo di Apollo, con i suoi fratelli seduti tutti assieme che ridevano e scherzavano e poi Nico che scrutava con una smorfia il suo tavolo.

Si scambiarono uno sguardo e poi Nico sospirò. <Beh, ci vediamo Will.> Si congedò lasciando la mano del biondo e raggiungendo il suo posto. Si abbandonò sulla panchina con uno sbuffo, poggiando il mento sul palmo della mano.

Per quanto la cosa gli costasse doveva ammettere che l'idea di starsene per conto suo -senza Will- non gli piaceva tantissimo. In realtà non gli piaceva affatto. Specialmente perché il biondo in vece sembrava perfettamente a suo agio fra i suoi fratelli.

Prima che partissero, quell'estate, al campo c'erano ancora i Sette -meno Leo. E in un modo o nell'altro Percy e Jason riuscivano sempre a sgattaiolare al suo fianco, usando come scusa che erano tutti e tre soli. Ma ora Percy era a New York e Jason con Pip dal padre di lei. A quanto sapeva si erano portati dietro anche il Coach Hedge.

Nico sospirò, incassando la testa nella spalle e rigirandosi l'anello a forma di teschio attorno all'anulare.

Will, dal suo tavolo, gli rivolse un'occhiata dispiaciuta. <Mi fa un po' pena.> Commentò Austin, seduto al suo fianco.

<Attento a non farti sentire.> Lo ammonì una figlia di Ares, senza nemmeno sollevare la testa dal piatto.

Will la fulminò con lo sguardo. <Prego?>

Lei ridacchiò assieme ai suoi fratelli, Sherman in particolare sembrava divertito. <Beh, se ti sente rischi di rimetterci qualcosa. Di Angelo è fuori di testa.>

Will fece per alzarsi di scatto, ma Austin lo trattenne per un braccio, guardando male il tavolo di Ares. <Will, lascia stare. Non ne vale la pena.>

Will si lasciò trascinare di nuovo sulla panca. <Nico ha salvato i vostri culi ingrati più di una volta. Fareste meglio a tenerlo presente.> Ringhiò puntando loro contro un dito.

Un ragazzo con i rasta raccolti sulla nuca rise cattivo. <Beh, qualcuno avrebbe potuto salvare il suo allora. O forse sei tu, Solace, che lo prend->

<Potresti ripetere?> Il tono piatto di Nico di Angelo fu sufficiente a zittire quel ragazzino in un secondo.

Nella mensa calò improvvisamente il silenzio.
Will fu sollevato di vedere che anche alcuni ragazzi della casa numero cinque guardavano male il fratello. I ragazzi di Ares sono notoriamente degli idioti, ma pochi di loro sono stupidi fino a questo punto.

Anche Sherman sembrava parecchio contrariato.

Il ragazzino in questione aprì e richiuse la bocca un paio di volte, sobbalzando quando Nico sbattè la mano sul tavolo. <Sto aspettando.> Sibilò.

Will provò a intervenire. <Nico...>

Il figli diAde strinse i pugni e il terreno tremò. Una piccola crepa iniziò ad aprirsi nel marmo del pavimento. <Nico.> Ripeté Will, scattando i piedi.

La crepa si richiuse in un secondo. Poi, con una calma ancora più terrificante Nico levò la mano dal tavolo e uscì dalla mensa.

<Che cosa è successo qui?> Domandò Chirone, con la voce grossa di quando sa di dover fare la predica a qualcuno, avvicinandosi. Scrutò Nico uscire dal padiglione e poi rivolse uno sguardo a Will. <Non pensi di dover andare, Will Solace?>

Il biondo si riscosse solo in quel momento, imprecando sottovoce per poi correre dietro a Nico. Stava passando di fianco a Sherman quando questo gli afferrò il polso. Will era sul punto di scattare, ma qualcosa negli occhi scuri dell'altro lo trattenne. <Mi dispiace.> Sputò, ed era evidente che la cosa gli costasse almeno quanto scioccava Will.

Il biondo annuì meccanicamente, troppo sconvolto per ribattere, e quando Sherman lo lasciò andare uscì dalla mensa.

~spazio autrice

Mi avete presa troppo sul serio nell'ultimo spazio autrice amici. Ma vi amo anche io.

I'm not crying. U are.

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