Pip e Hazel fanno paura
La 'convalescenza' di Nico era ormai finita, e lasciare l'infermeria gli era quasi dispiaciuto.
Certo, non gli sarebbe mancato dormire con l'ansia che figli di Ermes gli scarabocchiassero la faccia.
Come non gli sarebbe mancato affatto vivere col terrore di essere accoltellato accidentalmente da Hastrid.
Gli sarebbe mancato osservare Will studiare: il modo in cui aggrottava la fronte, o come i ciuffi biondi sfuggissero dal codino sulla nuca, ricadendogli davanti al viso.
Oppure gli sarebbe mancato ridere vendendolo medicare la figlia di Ares e la sua espressione terrorizzata quando quella ringhiava per il dolore.
Ma in fondo, come si era abituato ad avere il biondino attorno, si sarebbe abituato a non averlo più.
<Ehi Nico!> Lo chiamò Pipier andandogli incontro mentre attraversava il prato, diretto alla cabina 13.
<Pip, che c'è?>
<Come stai? Ho saputo che sei stato in infermeria fin'ora. Putroppo abbiamo avuto due nuove arrivate, ed è toccato a me occuparmene.> Si scusò la ragazza, spostandosi i capelli, raccolti in due trecce, dietro le spalle.
<Oh sto bene, grazie. Will si era fissato che dovessi riposare.> Rispose tranquillamente Nico, alzando le spalle.
<Will?> Chiese Piper spaesta, poi il suo sguardo si accese. <Ahn! Will Solace?>
Nico annuì.
<Capisco.> Commentó la ragazza ridacchiando, e al corvino vennero i brividi.
<Che vuoi dire?>
La ragazza rise, scuotendo la testa. <Nulla. Cose sa figli di Afrodite.> Spiegò allontanandosi sventolando in aria una mano.
<Ora capisco quando Jason dice che fa paura...> Commentó Nico rabbrividendo, e riprese a camminare verso la propria cabina. Appena entrato, la prima cosa che notò, fu che la cabina non era come l'aveva lasciata.
Il letto era fatto, e le lenzuola profumavano di pulito, non c'erano vestiti sparpagliati un po' ovunque e in generale la cabina aveva un'aspetto molto più pulito.
Nico alzò gli occhi al cielo, tentato di ridere. <Hazel...>
Si stese sul letto, incrociando le braccia dietro la testa.
Guardandosi attorno, notò che sul comodino affianco al letto c'era una busta bianca.
Nico si sporse per prenderla. Se la rigirò varie volte fra le mani, curioso a proposito del suo contenuto.
Non c'era il mittente, il che gli metteva un po' di ansia, tutto considerato. Ma in fondo, aveva combattuto con mostri, e vissuto per mesi rinchiuso in una giara, poteva sopravvivere ad una lettere anonima.
Ne strappò un lato, sfilando un foglio bianco ripiegato tre volte.
Gettó la busta a terra, e aprì il foglio con le dita che tremavano.
E se fosse stato il messaggio di un serial killer? O magari di un maniaco. Oppure di un maniaco serial killer...
Vedi di non mettere di nuovo a soqquadro la stanza in un giorno.
Hazel
Nico rise, rileggendo il messaggio della sorella.
Raccolse la busta da terra, ripiegò il foglio e ripose entrambi dove li aveva trovati.
Si alzò con uno slancio e si avvicinò alla libreria che stava appoggiata al lato opposto della stanza. C'erano pochi libri, riposti sugli scaffali, nessuno dei quali era stato messo lì da Nico.
Nico odiava leggere. Non che lo trovasse noioso o chissà che altro. Odiava leggere per il semplice motivo che Bianca lo adorava.
Con il tempo, aveva imparato a tenersi lontano da tutte quelle cose che gliela ricordavano.
Un paio di mesi dopo essere scappato dal Campo per strada aveva incrociato una ragazza con un cappellino floscio in testa. Non assomigliava affatto a Bianca: era bassa e paffutella, con una chioma bionda e ricchissima, raccolta malamente in una treccia. Per qualche motivo però il modo in cui portava il proprio cappellino gli aveva ricordato la sorella, e si era ritrovato a piangere.
Leggere era un vero tabù per Nico, oltre al fatto che la dislessia lo rendeva una cosa faticosa e stressante.
Però vedere Will divorare con gli occhi quel suo manuale lo aveva incuriosito.
Scorse rapidamente i titoli disposti sullo scaffale di fronte ai propri occhi e decise che alla fine non aveva importanza come si intitolava il libro.
Ne afferrò uno a caso con una bella copertina e torno a stravaccarsi sul letto.
Con un movimento molto atletico ruotò su se stesso, allungando le gambe sul muro. A questo punto osservò attentamente la copertina del libro e ne lesse il titolo: 'La solitudine dei numeri primi'.
Storse il naso. Possibile che tra tutti quei volumi lui fosse andato a pescarne proprio uno che parlava di Matematica? Lassù qualcuno doveva proprio odiarlo.
Alla fine non era nemmeno così improbabile.
Un istante dopo si rese conto di un particolare: il libro era scritto in italiano. Aggrottò le sopracciglia.
<Ma che cavolo?> Nico era l'unico ragazzo Italiano in tutto il campo, e per quanto ne sapevano gli altri, lui nemmeno lo parlava italiano. L'unico a cui l'aveva detto era...
<Will!> Concluse infine Nico sospirando. Sorrise.
Certo che era davvero invadente quel biondino. Si chiese inoltre come avesse fatto a fare arrivare il libro è piazzarglielo in camera in meno di ventiquattro ore.
Senza nemmeno pensarci, iniziò a leggere. Scopri con grande gioia che il libro non parlava di matematica.
Il suo italiano era decisamente arrugginito, ma con un po' di pazienza riusciva a leggere senza troppi problemi. Leggere nella propria lingua madre lo faceva star stranamente bene. Certo, non era come essere a casa, ma un po' ci si avvicinava.
Era appena al quarto capitolo quando bussarono alla porta. Nico rifletté sulla possibilità di fingere di non esserci, poi Jason annunció. <Nico lo so che ci sei. Sto entrando.>
Nemmeno tempo di raddrizzarsi che Jason aveva spalancato la porta e lo fissava stranito.
<No ma figurati, fa come fossi a casa tua.> Lo invitò sarcasticamente Nico, chiudendo il libro. <Non potevi aspettare che venissi ad aprirti? E se fossi stato nudo?>
Il biondo rise, chiudendo la porta. <Primo, non mi avresti mai aperto, se non fossi entrato da solo. Secondo, ho visto cose ben peggiori di te nudo, fidati.>
Jason rabbrividì, facendo ridere Nico, che gli fece spazio sul letto. Era strano il rapporto che si era creato tra lui e quel biondino, ma al minore piaceva.
<Cosa stavi facendo?> Chiese stravaccando si sul letto Jason.
Nico sollevò il libro mostrandoglielo. Lui lo prese in mano e ne sfogliò alcune pagine, storcendo il naso.
<Ma in che lingua è scritto scusa?> Sbottò ridandogli il volume.
Nico rise, appoggiando il libro sul comodino di fianco al letto. <Italiano.>
<Quindi sai parlarlo?>
<Sì. >
<Leggimi qualcosa!> Propose Jason passandogli il libro, elettrizzato all'idea.
<No. Non esiste.>
<Oh eddai!> Protesta il biondo, incrociando lo sguardo e puntando addosso al minore quei suoi due occhi di ghiaccio.
<Jas smettila io non...Oh e va bene, ma smetti di guardarmi così. Sei inquietante.> Si arrese Nico in fine, aprendo una pagina a caso.
Lesse: Mattia pensava che lui è Alice erano così. Due primi gemelli, soli e perduti. Vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
Quando ebbe finito, si rese conto di essere arrossito. Sentiva la punta delle orecchie bruciare.
Jason lo guardava estasiato. Nico, quando parlava in italiano, aveva una cadenza più delicata e ritmica, sembrava quasi che recitasse una poesia.
Non ci aveva capito una parola, di quel che aveva letto, ma era stato entusiasmante. Fece un piccolo applauso, che fece variare la colorazione delle guance del minore da rosso a porpora.
Nico invece aveva capito perfettamente quelle parole e si maledisse quando si rese conto a chi avesse pensato leggendole.
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