Nico vs people again
La mattina seguente Nico si svegliò con la spiacevole sensazione di essere sul punto di scoppiare. Balzò giù dal letto e barcollò fino al bagno per via del sonno che gli intorpidiva ancora gli altri.
Una volta svuotato sospirò di sollievo. <Credevo di morire.> Annunciò entrando in cucina -dopo essersi lavato le mani, perché chi non lo fa è un disgustoso animale- grattandosi lo stomaco sotto la maglietta del pigiama.
Nell'aria c'era un piacevolissimo odore di caffè e la voce di Will che canticchiava in quel suo modo adorabilmente stonato.
Quando lo vide per poco non ebbe un attacco di cuore. Will era seduto su uni degli sgabelli della cucina, e gli dava le spalle così che aveva una perfetta visuale della sua schiena nuda -perché la magliette sono un'optional per Will Solace- ricoperta di graffi rossi.
Sentì le guance bollenti in un secondo. Lo raggiunse a passo leggero, tanto che quando gli passò davanti Will sobbalzò, <Nico! Buongiorno.>
Il moro deglutì a fatica. <Mh, giorno.>
Will aggrottò le sopracciglia, ma non disse nulla, era abituato al cattivo umore del suo ragazzo. <Devi sbrigarti se non vuoi fare tardi il primo giorno.> Lo avvisò.
Primo giorno? <Eh?>
Will sollevò gli occhi, incredulo. <Stai scherzando?>
Nico si versò una tazza di caffè sforzandosi davvero di ricordare, ma niente, la sua mente era troppo concentrata sulla schiena e sul petto di Will, ricoperti dalle prove di quel che avevano fatto la notte scorsa.
Il biondo sospirò, massaggiandosi la fronte. <Nico, oggi inizia la scuola.>
<Ah, giusto. Hai ragione.> Una rapida occhiata all'orologio. <Ho ancora mezz'ora. Mi porti tu?>
Il biondo annuì, alzandosi dallo sgabello con in mano la sua tazza di caffè ormai vuota. Fece il giro della penisola, per metterla nel lavello, e ne approfittò per passare un braccio attorno alla vita di Nico e stampargli un bacio sulla guancia. <Buongiorno, amore.>
Il moro trasalì.
No queste cose di prima mattina Will, il mio cuore non regge.
<Adesso forza, è ora di farsi la doccia!> Annunciò levando la tazza di Nico dalle sue mani. Il minore lo guardò confuso. <Scusa?>
<Facciamo la doccia assieme.> Spiegò come stesse dicendo che gli asini non volano.
<Cosa- no!> Balbettò Nico, imbarazzato, cercando di liberarsi dalla presa di Will.
Venti minuti e una montagna di imbarazzo dopo Nico si stava vestendo dando le spalle a Will, che rideva del suo tenergli il muso. <Oh eddai! Come se ti fosse dispiaciuto!>
Il minore lo fulminò con lo sguardo. <Ringrazia che non ho male al culo o giuro che non saresti arrivato a fine giornata.> Sibilò infilandosi la prima cosa che riuscì ad acchiappare: una maglietta dei Led Zeppelin vecchia di cinquant'anni, letteralmente.
Will roteò gli occhi. <Hai poco da lamentarti, hai visto come hai ridotto la mia schiena con quelle tue unghiette?> Gli fece notare avvicinandosi.
Nico si vietò categoricamente di arrossire. <Non è colpa mia!>
Il biondo rise. <Hai ragione. E poi...sono davvero eccitanti quei graffi.> Gli confessò all'orecchio mordicchiandogli il lobo.
Nico emise un verso strozzato, allontanando Will con uno spintone; il biondo ridacchiò strizzando l'occhio a Nico, che rispose mostrandogli il dito medio per poi uscire dalla camera a grandi falcate.
Will lo raggiunse qualche minuto dopo, e per Nico fu come mancare un gradino. Indossava una delle sue assurde camice larghe a maniche corte, di quelle hawaiane stampate a fantasia floreale, e dei pantaloni della tuta neri, i capelli legati sulla nuca con un codino e i ciuffi che gli sfuggivano sulle tempie tenuti indietro con gli occhiali da sole.
Stai sbavando.
Non è vero!
Almeno controlla prima di negare!
<Allora? Andiamo?> Lo incitò stampandogli un bacio sulla boca, infilando la porta subito dopo.
Nico si mise una mano sul cuore, e poi si diede una sberla dritta in faccia. <Riprenditi!>
Agguantò il suo zaino e raggiunse Will in auto. L'idea di arrivare a scuola su quell'affare con a fianco quel fastidiosissimo modello del suo ragazzo non corrispondeva all'idea di profilo basso che si era fatto, ma non poteva farci molto ormai.
Stava appunto pensando a come negare di essere lui se qualcuno poi gliel'avesse chiesto quando Will accostò. Erano arrivati e lui non se n'era accorto?
<Will ma dove cazzo ti sei fermato?> Chiese constatando che erano fermi sul ciglio della strada, e la scuola distava ancora parecchio.
<Ascoltami, Nico.> Fece serio il biondo levandosi gli occhiali da sole. <Tu mi ami?>
Nico aggrottò le sopracciglia. <Che cazzo di domanda è? Certo che ti amo. Sei per caso rincoglionito?>
Will ridacchiò per il linguaggio sempre elegante del suo ragazzo. <Allora ascoltami e fidati di me, se per caso qualcuno ti chiedesse se sei fidanzato o chi sono io, non dirgli che stiamo assieme.>
<Come prego?>
<Nico, amore, ammetti di avere qualche piccola difficoltà a relazionarti con le persone?>
Il moro roteò gli occhi nelle orbite. <Non sono io, sono tutti gli altri ad essere stupidi.>
<Sì certo, come vuoi. Se al tuo dolcissimo carattere, che io amo tra parentesi, ma ammetti anche tu essere difficile, aggiungiamo il fatto che stai con un ragazzo ho paura che potresti avere difficoltà a farti degli amici.>
Nico scrutò attentamente il suo ragazzo, per capire se fosse serio o meno. <Mi prendi per il culo?>
<Nico, ti prego, cerca di->
<Will io ti amo. Perché dovrebbe fregarmene di cosa pensano loro? Se sono stupidi da lasciarsi influenzare da questo meglio, non dovrò essere io a dirgli che mi stanno sul cazzo. Sei forse la cosa più bella che mi sia mai capitata, anzi togli il forse, e dovrei nasconderlo per far piacere a dei figli di papà con il cervello di uno scoiattolo? Nossignore, mai e poi mai. E tu sei un cretino se hai pensato davvero che l'avrei fatto.> Concluse incrociando le braccia al petto.
<Vorrei tanto baciarti in questo momento.> Confessò Will, commosso per la confessione che in realtà forse avrebbe dovuto essere una sorta di rimprovero. <Ma vorrei anche darti un pugno in testa perché sei cocciuto come un mulo.>
<E quindi?>
Will sospirò. <Mi prometti almeno che eviterai di sbandierarlo ai quattro venti?>
Nico lo guardò confuso. <Si con chi parli? Ti sembro il tipo che condivide i cazzi propri con il mondo?>
Il biondo rise. <No, effettivamente no.>
Arrivati davanti a scuola, come previsto, Will e la macchina attirarono l'attenzione più di quanto Nico avrebbe voluto, perciò si affrettò a smontare e fare cenno a Will di levarsi dai piedi.
Va bene Nico, hai affrontato di peggio: mostri, titani, dei, semidei, se stato chiudo in un vaso per mesi, hai sopportato tre giorni di ricovero in infermeria al campo e hai mangiato il cibo cucinato da Rayna, puoi sopravvivere a questo.
Solo, non uccidere nessuno okay?
Non posso promettere.
Prese un bel respiro e si incamminò verso l'ingresso. Tutti parlavano troppo, e a volume troppo alto per i suoi gusti. Le ragazze si agitavano profondendosi in baci, abbracci e saluti che sapevano tanto di finto, scuotendo le chiome schiarite sal sole e confrontando l'abbronzatura.
I ragazzi invece sembravano più una manda di bisonti che faceva a gara per decidere il più scemo di tutti.
<Sarà un lunghissimo anno.> Sospirò Nico entrando nell'edificio scolastico.
Il preside si era raccomandato tramite mail con Will di dire a Nico di presentarsi nel suo ufficio prima del suono della campanella.
<Nico Di Angelo! Buongiorno.> Esclamò l'uomo mettendogli le mani sulle spalle.
Perché mi tocca? Chi gli ha dato il permesso? Adesso gli mozzo le mani.
Nico si limitò ad annuire, scrollandosi di dosso le mani del dirigente. <Ehm, salve.> Rispose atono.
<Bene, seguimi.>
Ma quanto parla questo?
Sai, credevo ti fossi addolcito, ma mi sbagliavo.
Solo perché amo Will non vuol dire che all'improvviso mi stiano tutti meno sul cazzo.
Il loro girare in tondo venne interrotto dalla campanella. L'uomo si fermò di colpo, rischiando che Nico gli andasse addosso. <Bene, questa è la tua aula, rimarrai qua per tutte le tue lezioni a parte educazione fisica e chimica. A proposito...> Si frugò un attimo nelle tasche della giacca e ne estrasse due foglietti di carta. Porse il primo a Nico. <Questo è il tuo orario, se hai difficoltà a trovare le aule o qualsiasi altra cosa chiedi pure. E questo è il numero del tuo armadietto e la combinazione, se vuoi cambiarla fatti spiegare come farlo da qualche tuo compagno.>Aggiunse consegnando il secondo foglietto al moro, che annuì.
Il preside sorrise, allegro. Che cosa avesse da sorridere tanto Nico proprio non lo capiva. Aprì la porta e fece strada a Nico.
L'insegnante, una donna bassa e magretta con un paio di occhialoni rotondi appollaiati sul naso, stava probabilmente salutando gli studenti quando venne interrotta.
<In piedi.> Disse rivolgendosi alla classe, che nonostante fossero le sette di mattina eseguì, salutando il preside con un 'buongiorno' brontolato in coro.
<Buongiorno ragazzi, spero che le vostre vacanze siano andate bene. Alcuni di voi lo sanno già, ma quest'anno avrete un nuovo compagno di classe.> Alcune ragazze si agitarono sulla sedia, e Nico ridacchiò pensando a quanto sarebbero rimaste deluse scoprendo che ero lui il nuovo studente.
Entraò nella classe e si posizionò di fianco al preside ficcandosi le mani in tasca perché non sapeva che farci. A tenerle a penzoloni avrebbe solo rischiato di mandare affanculo qualcuno che lo stava squadrando un po' troppo.
Con sua sorpresa ai mormorii si unì qualche risatina strozzata e un paio di ragazze gli piantarono addosso uno sguardo che gli diede i brividi. Brividi di disgusto.
<Lui è Nico Di Angelo.> Disse al posto suo il preside.
La professoressa si sporse sulla cattedra per rivolgergli uno sguardo. <Sei italiano Nico?>
Il moro si ritrovò costretto ad annuire, e altri mormorii si levarono dalla classe.
Ma una vagonata di cazzi loro?
<Bene Nico, puoi sederti in seconda fila, vicino a Santana.> Una ragazza sollevò la mano in aria con decisamente troppo entusiasmo per i gusti di Nico.
Will vieni a prendermi, ti prego, o rischio di fare una strage! pensò Nico andandosi a sedere vicino alla ragazza, che nonostante non fosse neanche lontanamente il tipo di Nico -anche perché il tipo di Nico era Will Solace e niente di diverso- doveva ammettere che era carina: capelli scuri riccissimi, pelle color caramello e un paio di occhi verdi brillante che lo squadravano curiosi.
Per qualche aspetto gli ricordava un misto tra Rachel Dare e Leo Valdez, il suo ricordo gli causò una fitta al cuore.
Mollò lo zaino a terra con poco entusiasmo e prese posto accanto a Santana, che subito gli porse la mano.
<Piacere. Ci conosciamo per caso?> Disse sorridendo allegra. Non sembrava antipatica, forse troppo espansiva.
Nico fissò la sua mano e dopo averle risposto che 'no, non si conoscevano' tornò a fissare la professoressa.
<Non sei molto socievole, capito. Ma saremo compagni di banco per tutto l'anno, e sappi che so essere davvero insistente.> Ridacchiò la ragazza, tenendo la mano tesa verso di lui.
Alle loro spalle qualcuno rise, e voltandosi Nico si trovò di fronte ad altre due ragazze, solo allora si accorse che tutte e tre indossavano la divisa da cheerleaders. Oh dei no, no le cheerleaders.
<Ha ragione, faresti meglio ad accontentarla subito, prima che si impunti, o non te la scollerai più di dosso.> Lo avvertì la più bassetta delle tre.
L'altra lo squadrava pensierosa. <Sei davvero sicuro che non ci siamo già visti?>
Nico sospirò, non aveva intenzione di avere una cozza appiccicata addosso tutto l'anno solo perché non le aveva stretto quella maledettissima mano il primo giorno. Le strinse la mano.
Il contrasto tra le loro carnagioni era così evidente da essere fastidioso. <Ciao.> Si limitò a dire, ma per Santana parve abbastanza, perché annuì soddisfatta e per il resto della lezione rimase in silenzio.
Al cambio dell'ora alcuni compagni vennero a presentarsi, specialmente ragazze, il che lasciò Nico abbastanza interdetto. Si immaginava già Will che lo prendeva in giro quando gliel'avesse raccontato.
Gli unici due ragazzi a presentarsi furono due della squadra di Hokey della scuola, che probabilmente lo facevano solo per far vedere alle ragazze che anche loro erano carini ed amichevoli.
Nonostante questo l'unica persona che Nico trovava lievemente meno irritante era proprio Santana, forse perché aveva qualcosa da dire su tutti o forse perché era persino riuscita a strappargli un sorrisino.
<Ciao sono Allison, piacere.>
Nico le rispose con un cenno del capo. Santana alla sua destra ridacchiò, e quando la bionda si fu allontanata tutta impettita si avvicinò a Nico parlandogli vicino all'orecchio. <Ha il culo a papera.>
Nico sbuffò una specie di risata, coprendosi la bocca con la mano.
Santana boccheggiò. <Oddio ma sai ridere quindi!> Esclamò.
Nico roteò gli occhi e decise che aveva già perso la voglia di parlarle.
Lei rise. <Dai scusami, è solo che...non sei molto loquace vero?>
Nico scrollò le spalle. <C'è tanta gente che da aria alla bocca per niente, se qualcuno sta in silenzio non è la fine del mondo.>
La ragazza parve rifletterci un secondo. <Sai, hai ragione. Adesso ci provo anche io.>
Riuscì a rimanere in silenzio per la bellezza di quaranta secondi, poi riattaccò a manetta fino alla quarta ora. Allora tutta la classe si alzò e insieme un coro di proteste e sospiri.
<Che succede?> Chiese Nico confuso, seguendo Santana fuori dall'aula con le mani in tasca.
<Non hai letto l'orario?>
Il moro scosse la testa.
<Abbiamo educazione fisica.> Sospirò la ragazza sconsolata.
<E allora?>
<La nostra classe è stata inserita nel corso di scherma supplementare, perché l'anno scorso avevamo troppi giustificati e così ora non possiamo rifiutarci di fare attività a meno che non presentiamo un certificato medico due giorni prima.> Spiegò spostandosi i capelli dietro le spalle.
Nessuno sembrava entusiasta, a parte Nico. In effetti era da un po' che non si allenava con la spada, se Chirone l'avesse saputo probabilmente si sarebbe arrabbiato.
Per fortuna quel giorno aveva messo i pantaloni della tuta, e non i soliti jeans scuri, e la professoressa gli disse che per quella volta avrebbe fatto un'eccezione, anche visto che era l'ultima ora.
<Forza ragazzi, armi alla mano e dividetevi a coppie.>
Ovviamente in meno di un secondo Santana gli era di nuovo appiccicata.
<Avevi detto che se ti avessi stretto la mano non avresti fatto la cozza.> Le ricordò Nico sbuffando.
<No.> Lo corresse lei mettendosi il casco e impugnando il fioretto. <Io ho solo detto che so essere insistente. Tutto qua.> Ridacchiò.
<Io non so le regole di scherma, però.> Precisò Nico, ed era vero: c'era differenza tra un combattimento vero e la scherma come sport.
Santana rise. <Nessuno sa le regole, Nico, tu fa qualcosa e la prof non romperà le scatole. En guarde!>
In un secondo il corpo di Nico rispose da solo, e quella piacevole scarica di adrenalina che lo coglieva sempre in combattimento lo trapassò da parte a parte. Santana aveva una postura scorretta, teneva l'impugnatura troppo in basso per avere una presa salda, e infatti fu sufficiente per Nico fare un lungo passo avanti e incastrare la propria elsa davanti alla sua per disarmarla con un colpo di polso.
Il fioretto cadde a terra e Santana lo fissò sorpresa. Si tolse il casco e guardò Nico di sottecchi. <Per fortuna che non sapevi tirare di scherma.>
Nico le fece un sorrisino. <No. Io ho solo detto che non so le regole, tutto qui.> La prese in giro, rispingendole il caso in testa.
<Forza, di nuovo.> Disse con i polpastrelli che pizzicavano a contatto con l'impugnatura.
<Ti piace proprio la scherma eh?>
Nico vi rifletté. <Diciamo che è meglio così.> Si immaginò le ore e ore di allenamento al Campo e quanto avrebbero potuto essere pesanti se non il combattimento con la spada non gli fosse piaciuto.
<Ti alleni?> Chiese Sanata facendosi avanti con quella sua andatura goffa di chi si muove senza sapere come farlo.
<Diciamo di sì?> Rispose bloccando la sua stoccata senza difficoltà, fece scorrere i fioretti l'uno sull'altro e con un rapido giro su se stesso afferrò il polso di Santana, tenendole l'arma puntata a terra e le puntò la sua alla gola.
La ragazza ridacchio. <Sei bravo?>
Nico ripensò a Percy e a come si muoveva quando combatteva, come e la sua arma fosse solo un'espansione del suo braccio. <Non sono il più bravo, diciamo.>
<Beh, di sicuro lo sei in questa banda di sfaticati.> Si complimentò la professoressa avvicinandosi. Aveva le mani sui fianchi e il fischietto stretto tra i denti, anche se sorrideva.
<Ehm, sì, okay.> Disse solo Nico lasciando andare Santana, che ridacchiò sfilandosi il casco.
Qualcuno dal fondo della palestra rise. L'allenatrice si voltò di scatto, e Nico si limitò ad alzare gli occhi al cielo. <Dei miei, salvatemi.> Sospirò.
Santana lo guardò stranita. <Dei?>
<Che hai da ridere, Montgomery?> Chiese la professoressa stizzita.
Un ragazzone alto e muscoloso si fece avanti, tenendo il fioretto in mano e il casco sottobraccio. Come facessero a combattere con quello davanti alla faccia era un mistero.
<È facile sembrare dei fenomeni combattendo contro Santana. Senza offesa splendore, ma sei una schiappa.>
<Stronzo pallone gonfiato.> Sibilò la ragazza a fianco di Nico, facendolo ridacchiare per il tono che aveva usato. Sembrava una bambina che si lamentava sottovoce perché non le volevano comprare un giocattolo.
<Vuoi provare?> Propose la professoressa incrociando le braccia davanti al petto. <Nico?>
Il moro sollevò le spalle. <Okay.> Acconsentì con poco interesse.
La donna ghignò. Doveva starle proprio antipatico questo Montgomery. <Forza, sbruffone, vediamo che sai fare.> Probabilmente sperava che Nico lo facesse nero.
<Adesso ti faccio vedere io.> Ringhiò quello infilandosi il casco e preparandosi in posizione anche lui. Era già più composto di Santana, ma stringeva troppo l'impugnatura, il che avrebbe reso rigidi i movimenti, in generale era troppo in tensione, teneva le spalle troppo contratte e il fioretto troppo alto davanti a se.
Studiando la sua posizione Nico era certo che sarebbe partito con un affondo. Una rapida occhiata attorno a se per capire come muoversi, un respiro profondo e concentrazione, le basi che gli avevano dato al Campo e poi aveva appreso da se.
La professoressa sollevò il braccio davanti a se.
Tutti i loro compagni li osservavano svogliati, e Nico li capiva, era una cosa davvero ridicola.
<Eh guarde!>
Montgomery partì all'attacco per primo, spingendosi in avanti con il braccio testo, e Nico sospirò, perché aveva sperato che almeno sarebbero riusciti a far incontrare le armi.
Fece un balzo di lato lasciando che l'altro continuasse ad avanzare e sporgendo in avanti il piede lo fece inciampare e finire a terra.
Gli pungolò la schiena con la punta del fioretto. <Ho vinto. Abbiamo finito?> Chiese annoiato alla professoressa, che ridacchiando annuì.
Tutta la classe rideva. E Santana saltellava battendo le mani. <Grande Nico! Sei un figo!> Esclamò cercando di saltargli addosso, ma Nico schivò anche lei. <Giù le mani.> L'avvertì puntandole contro il fioretto.
~spazio autrice
Nico badass è un mood assurdo ragazzi.
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