Dislessia
I giorni seguenti, a scuola, fu tutto molto più tranquillo. L'entusiasmo per l'arrivo di Nico andava via via scemando, sempre meno gente si girava quando passava per il corridoio o entrava in classe e la gente iniziava a capire che non era una buona idea infastidirlo, a parte Santana che fastidiosamente ostinata com'era continuava a importunarlo con le sue battutine e i suoi discorsi assurdo.
Dopo tre giorni aveva conosciuto tutti i professori e capito che Montgomery gli stava sul cazzo come poche persone sulla terra, a modo suo era quasi al livello di Ottaviano. L'avrebbe preso e squartato come uno dei bruttissimi peluches dell'Augure.
Specialmente quando faceva il bullo con il ragazzino disabile di seconda, spingendogli la carrozzina a tutta velocità per il corridoio finché non si andava a schiantare contro i centini dell'immondizia, a volte Nico pensava di intervenire ma poi pensava anche che non erano affari suoi e lasciava perdere, anche se la voglia di mollare un cazzotto sui denti a quel babbuino pompato col cervello affogato nell'acqua ossigenata che usava per tingersi i capelli restava. Eccome se restava.
Will era sempre più in ansia per l'inizio dei corsi, e il minore aveva il sospetto non solo per quello, ma quando gli accennava all'argomento si limitava a dire che aveva una brutta sensazione. 'Sarà' rispondeva allora Nico e la cosa finiva lì.
Passavano entrambi buona parte del loro tempo sui i libri, anche se qualche volta Nico proprio non ce la faceva. Ci provava davvero, ma finiva quasi sempre che perdeva la pazienza e scaraventava il libro da qualche parte. Aveva anche provato a parlarne con Will, ma non voleva disturbarlo, così aveva fatto l'ultima cosa che avrebbe pensato di fare in vita sua: chiedere un consiglio a Percy Jackson.
Aveva qualche dracma nello zaino per ogni evenienza, così un pomeriggio nel quale avrebbe voluto dare fuoco al libro -e anche a tutto il resto, in realtà- scese la scaletta in legno che dalla veranda portava al giardino sul retro e prese la canna dell'acqua, annaffiando il giardino fin quando il sole al tramonto non creò un piccolo arcobaleno tremolante sulla sua pioggia artificiale.
Allora lanciò la dracma, che sparì nell'acqua come se fosse stato acido e l'avesse disciolta.
<Oh Iris, dea dell'arcobaleno, accetta la mia offerta. Mostrami Percy Jackson.> Pregò chiudendo gli occhi. Quando li riaprì Percy era lì, con il busto abbandonato sul tavolo e un rivolo di bava che gli colava dalla bocca. Dietro di lui, la porta aperta di una camera da letto.
<Dei miei...> Ma come gli era venuto in mente di chiedere aiuto a lui!? <Percy.> Lo chiamò una volta, ma niente, e Nico non era famoso per la pazienza. <PERCY!> Sbottò all'ora più forte.
Percy drizzò la schiena di colpo, si guardò un po' intorno agitato farfugliando 'eh, cosa, non sono stato io!' e alla fine cadde dalla sedia.
Nico voleva piangere. <Cosa ho fatto di male?>
<Nico?> Percy si tirò su da terra aggrappandosi al bordo del tavolo e Nico pensò di prenderlo a ceffoni. <Ciao.> Disse.
<Ciao, ma cosa...è successo qualcosa? Tu e Will state bene?> Chiese diventando subito serio. Per quanto potesse avere il cervello di un porcellino d'india certe volte, quando si trattava di cose serie era abbastanza sveglio -di solito.
<Stiamo bene. Volevo chiederti un consiglio.> Sospirò sedendosi sull'erba verde del prato. Chiedere consiglio a Percy Jackson, come era caduto così in basso?
<A me? Ehm, okay. Spara.> Disse il figlio di Poseidone rimettendosi seduto.
<Ecco, Will mi ha tipo...iscritto a scuola.>
Percy rise. <E stai chiedendo consigli a me!?>
Nico lo guardò male. <Credi che non lo sappia?>
<Ma scusa, Will non è tipo un cervellone?Chiedi a lui no?>
<Non posso, sta studiando per l'università, l'ultima volta che gli ho chiesto una cosa mi ha risposto che il caffè sta nella credenza.> Sbuffò Nico.
<E allora? Non era lì?>
<Io gli avevo chiesto l'ora.>
Percy rise per i seguenti cinque minuti, e Nico veramente si chiedeva se anche Iris stesse ridendo di lui in quel momento. <Hai finito?>
<Si scusa.> Poi si alzò dalla sedi e uscì dalla stanza.
Nico batté le palpebre, confuso. <Ma cosa...?>
Percy rientrò in quel momento e insieme a lui adesso c'era anche Annabeth. Aveva tagliato i capelli e ora le arrivavano appena sopra le spalle.
<Percy, mi spieghi cosa- oh, ciao Nico.> Salutò la ragazza sorridendogli. Nico si limitò a sollevare la mano. <Ehi.>
<Che ti serve?>
<Ecco, stavo provando a...beh, ecco, studiare, è solo che...> Dirlo a Percy era un conto, lui era uno stupido, si sarebbe sentito superiore a lui in ogni caso, ma Annabeth era senza dubbio la semidea più intelligente che avesse conosciuto.
<Non riesci a leggere?> Lo precedette lei, tirando indietro la sedia su cui era seduto Percy e sedendoglisi sulle gambe, ignorando le proteste di lui che la accusava di bloccargli la visuale.
Annuì. E non che non ci avesse provato, ma andava ben oltre la sua soglia di sopportazione, le lettere prendevano a girare, si scambiavano di posto, balzavano fuori dalla pagina e gli ballavano davanti alla faccia prendendolo in giro per la sua dislessia.
Annabeth ridacchiò, scusandosi subito dopo essere stata fulminata da Nico con uno sguardo.
<Non è che tu possa farci qualcosa in realtà, devi solo sforzarti un po', cercare di rilassarti e leggere lettera per lettera.>
Percy si sporse oltre la spalla di lei rispondendo allo sguardo deluso di Nico come chi ci convive da una vita. <Lo so, non ha mai aiutato neanche me. Ma lei dice che è solo perché sono scemo, è consolante sapere che nemmeno tu la capisci.>
<Mi stai dando dello stupido?> Chiese Nico aggrottando la fronte.
Percy impallidì. <No! Certo che no, solo che->
Annabeth gli tappò la bocca, ridendo. <Provaci Nico, e comunque chiedi aiuto anche a Will, vedrai che saprà consigliarti meglio di me.> Gli suggerì mentre l'immagine iniziava a tremolare.
Il sole stava sparendo oltre l'orizzonte. Nico annuì. <Grazie.> E con un gesto della mano concluse definitivamente la comunicazione.
Quando rientrò in casa non aveva nessuna voglia di rimettersi a studiare, quindi raccolse il libro di chimica dal pavimento, dove lo aveva lanciato in preda ad un attacco di nervi e sospirando lo ributtò nello zaino.
<Will?> Chiamò, ma dal biondino nessuna risposta. L'ultima volta che l'aveva visto stava steso sul letto a corrucciarsi contro un libro su qualcosa di incomprensibile.
Aveva già la mano sulla porta quando sentì la voce preoccupata di Will. <...tornare.>
Ma con chi parlava? Aprí la porta e lo trovò seduto sul letto a gambe incrociate, che si massaggiava la fronte pensieroso. Aveva in mano il telefono, e sembrava davvero angosciato.
Quando si accorse di Nico gli fece cenno di aspettare e quello annuì.
<Capisco. Fammi sapere al più presto. Se ci fossero altri problemi noi...> Sospirò. <Okay.>
E così concluse la telefonata, lasciandosi cadere all'indietro.
<Che succede?> Chiese Nico, che aveva una brutta sensazione.
<Problemi al campo.>
Ecco, appunto. <Cosa? Stanno tutti bene?>
<È sparito un ragazzo. Non riescono a trovarlo da nessuna parte.> Disse e Nico sentiva che c'era di più.
<Chi?>
<Un figlio di Apollo. Uno dei miei fratelli.> Spiegò con la voce appena incrinata.
Gli si sedette accanto sul letto. <Posso fare qualcosa? Vuoi del gelato?>
Will sorrise. <Gelato? Ti sembro una ragazzina mestruata?>
Nico sollevò un sopracciglio. <Sicuro di voler sapere la risposta?>
<No, no tienitela per te.> Lo zittì ridacchiando.
<Come sospettavo. Allora, che vuoi fare?> Chiese con cautela, e Will si lasciò andare ad un lungo sospiro. <Chirone dice di non preoccuparsi, ma come posso non preoccuparmi!? E se sparisse qualcun'altro?>
Nico pensò per un po' e poi rispose: <Non penso che ci sia una cosa giusta da fare, ma non c'è nemmeno qualcosa che tu possa fare. Anche tornassimo che piano hai? Chiudere ogni singolo ragazzo del campo nella propria cabina e non lasciar uscire nessuno?>
Will fece una smorfia da 'hai ragione, ma tutto ciò non mi consola neanche un po'.
<Aspettiamo. Vediamo che succede e poi decideremo.> Suggerì Nico, calmo. Anche lui era preoccupato, al campo c'erano Jason, Piper e tutti gli altri ragazzi, ma era stato in guerra abbastanza da sapere quando non c'era nulla da fare.
Will sospirò, alzandosi abbastanza veloce da far cigolare le molle del letto. <Va bene, ma devo distrarmi. Hai finito di studiare? Posso aiutarti?> Chiese speranzoso.
Nico si chiese come fosse possibile che l'unico modo di distrarsi che gli veniva in mente fosse di aiutarlo con i compiti, ma perché lo amava si costrinse ad annuire.
Venti minuti dopo stavano già litigando.
<Ma non ci stai nemmeno provando!> Lo accusò Will sconsolato. Era almeno la terza volta che Nico sbuffava perché non riusciva a leggere un testo di letteratura.
<Will è inutile che insisti. Non stanno ferme 'ste fottute lettere! Che cosa dovrei farci io!? Annabeth la fa facile con la storia del rilassati.>Borbottò e Will aggrottò la fronte.
<Che c'entra Annabeth?>
Ups. Aveva parlato troppo. Sbuffò, tanto valeva dirglielo, anche se sapeva che ci sarebbe rimasto male. <Ecco, volevo chiedere un consiglio a Percy, ma era una pessima idea, e così alla fine ho parlato con Annabeth, che mi ha detto che la dislessia è meno intensa quando sono tranquillo, ma con te che mi urli contro non sono affatto tranquillo.> Brontolò alla fine incrociando le braccia.
Will lo fissò un secondo, poi sospirò. <Hai ragione, scusa. Okay, riproviamoci.> Propose mettendogli una mano sulla spalla.
<Will, che fai?> Chiese confuso, e in imbarazzo, ma lasciò che lo facesse stendere con la testa sulle sue cosce.
Will sorrise, e Nico si stupì di vederlo arrossire. Era raro che lo facesse, il che rendeva ancora più speciali agli occhi di Nico quelle occasioni.
Le dita di Will iniziarono a scorrere piano tra i ricci scuri di Nico, che sulle prime si irrigidì, e poi pian piano prese a rilassarsi.
<Meglio?>
<Direi di sì.> Prese il libro tra le mani e si sorprese quando vide che le lettere almeno avevano smesso di balzare fuori dai margini delle pagine.
Riuscì a studiare quasi un'ora prima che gli facesse male la testa.
<Basta.> Decretò allora chiudendo il libro.
<Hai finito?> Will continuava ad accarezzargli i capelli.
<Quasi, ma mi fa male la testa, e se continui così va a finire che resto calvo.> Sbottò allontanando le mani di Will, che ridacchiò, spostandole ai lati del suo viso e piegandosi in avanti a stampargli un bacio sulla bocca.
<Tu non studi più?> Indagò Nico. <Domani non è il tuo primo giorno?>
Will annuì, improvvisamente in ansia. <Sì, ma più mi sforzo di studiare più la mia dislessia peggiore, sembrava di guardare uno spettacolo di acrobatica.> Sospirò sconsolato.
<Meno male, iniziavo a pensare che mi mentissi quando dicevi di essere dislessico. Benvenuto nel mondo di noi comuni mezzosangue, secchione che non sei altro.> Concluse facendogli la linguaccia.
Will lo fulminò con quel suo sguardo da: scappa. E infatti: <Hai tre secondi di vantaggio, Di Angelo, poi ti riduco a pezzettini di semidio.>
Nico ridacchiò, balzando in piedi alla velocità della luce mentre Will contava: <Uno, du- ho cambiato idea!> E allungò il braccio per afferrare Nico, che però si era già dissolto in una delle ombre del salotto.
<Non vale!> Sbottò Will, vedendolo riaffiorare dall'ombra gettata da uno dei cactus di zia Rose sul parquet della terrazza.
<E chi lo dice?> Ridacchiò il moro con le mani sui fianchi.
<Io, lo dico!> Protestò il maggiore, avvicinandosi a grandi falcate.
<Ah sì? E chi saresti?> Nico si divertiva troppo a prenderlo in giro. Anche perché era abbastanza ovvio chi fosse il più agile dei due. Will poteva essere intelligente e abile in medicina quanto voleva, ma l'esperienza in battaglia di Nico gli forniva un enorme vantaggio quando si trattava di sfuggirgli.
<Sei antipatico!> Lo apostrofò il biondo cercando di acchiapparlo, ma Nico con un balzo lo scavalcò sfruttando la ringhiera per darsi lo slancio.
<Non ce la fai Solace, arrenditi!>
Will lo guardò stizzito. <Ti odio!>
<Davvero?>
<No.>
<Lo sapevo.>
Will gli fece il verso, e finalmente Nico si lasciò abbracciare. <Preso.> Ridacchiò allora il biondo, e il minore sollevò gli occhi al cielo.
<Contento ora?>
Will scosse la testa. Appoggiò un rapido bacio sulla bocca di Nico e poi sorrise. <Ora sì.>
Nico ridacchiò, ormai ci aveva fatto l'abitudine alle sdolcinatezze del suo ragazzo. <Ottimo.>
~spazio autrice
In realtà è molto a caso come capitolo, prometto che farò di meglio.
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