Come chiudere con stile
Nico as boyfriend killer
Una volta entrato in classe Nico ebbe una specie di illuminazione. Un'illuminazione che gli fece spuntare un ghigno terrificante in faccia mentre scrutava Adam Montgomery seduto al suo banco intento a fare il coglione -come sempre- circondato dalla sua banda.
Una sberla tra capo e collo lo distrasse dai suoi piani. <Non ci pensare nemmeno.> Lo ammonì Santana.
Nico si finse innocente, guardandola male mentre si massaggiava la nuca. <Ma di che parli?>
<Non te la prenderai con Montgomery solo perché è il tuo ultimo giorno.> E con questo raggiunse il suo banco, salutando allegra le sue amiche come se non avesse appena minacciato il figlio del dio dei morti -cosa che lei non sapeva, ma dettagli.
Lanciò un'ultima occhiata infastidita a Montgomery, che questa volta intercettò il suo sguardo e rispose con un dito medio.
<Adam!> Tuonò il professore di fisica alle spalle di Nico. Il moro sobbalzò, ma vedendo il biondino sbiancare ridacchiò sotto i baffi, filando al proprio posto. <Come ti permetti!?> Proseguì il docente sbattendo la cartelletta sulla cattedra.
Montgomery balbettò qualche scusa e poi venne zittito con un gesto della mano e un 'sei in punizione' che procurò a Nico un'occhiata omicida. Il moro sollevò le spalle. "Non è colpa mia." mimò con la bocca, facendo ridere Santana al suo fianco.
Adam sembrava sul punto di scoppiare: era di un bel colorito porpora e stringeva così forte i lati del banco da farsi sbiancare le nocche.
Nico riportò l'attenzione sul professore. Forse posso divertirmi anche senza bisogno di provocargli dolore fisico.
Per il resto della lezione il massimo divertimento che Nico riuscì a sperimentare fu giocare a tris sui margini del quaderno di Santana. Metà delle partite erano finite in parità, le altre le aveva vinte lei. <Odio questo gioco.> Sbuffò sottovoce mollando la penna sul banco in malo modo.
Santana ridacchiò sotto i baffi, nascondendosi dietro la mano. <Solo perché continui a perdere.>
<Non è vero!> Protestò Nico alzando appena la voce.
<Di Angelo! Rodriguez! Attenti o metto anche voi in punizione.> Minacciò e al pensiero di passare più tempo del dovuto in quella scuola, in quell'aula e specialmente con Montgomery a Nico si cucirono le labbra.
Il resto della lezione lo passò pensando che se non stavano zitti avrebbe arrostito quei gabbiani sul fuoco.
Era da tutta la mattina che gracchiavano. Ma che problemi avevano?
Parlò solo al suono della campanella, per lamentarsi dei continui piagnistei di Santana per la lezione di ginnastica. <Ma che ho fatto di male?>
<Ma se sei una cheerleader.> Sbuffò Nico.
<E allora?>
<Non dovrebbe piacerti lo sport?>
Lei lo guardò male. <Mi piace lo sport. Non mi piace farmi massacrare per un'ora da te con quello stupido fiorino.>
<Fioretto.>
<Cosa?>
<Si chiama fioretto, non fiorino.>
<È uguale.>
<Non proprio.> Borbottò Nico sottovoce, ma decise di lasciar cadere la discussione.
Una volta cambiati gli studenti si radunarono tutti attorno alla professoressa, affiancata dal preside. <Buongiorno.> Fece la classe in coro, e l'uomo sorrise.
<Purtroppo sono qui per comunicarvi che oggi è l'ultimo giorno qui per il vostro compagno Nico di Angelo.> Annunciò con espressione triste e Nico ebbe voglia di cavargli un'occhio con il fioretto. Che bisogno c'era di dirlo!?
<Nico, vuoi dire due parole?>
<No.> Rispose prontamente. <Assolutamente no.> Ribadì, e Santana rise. Gli altri lo fissarono, ma avevano capito dopo la prima settimana che Nico era socievole quanto un sasso.
Il preside rimase un po' interdetto, ma annuì, per poi proseguire parlando delle gare scolastiche. Nel frattempo Nico si allontanò, avvicinandosi ai rivestimenti in gommapiuma e sovrapensiero si esercitava nelle stoccate riflettendo su cosa avrebbe dovuto dire a Hazel quando si fossero rivisti.
Si sarebbe sicuramente arrabbiata perché non l'aveva mai chiamata via I-message o altro, ma ormai era abituato a sua sorella che lo sgridava. Che poi ci aveva provato a chiamarla, ma dopo quella volta con Percy e Annabeth comunicare tramite Iride era diventato...complicato. I messaggi erano confusi e si interrompevano a metà. Per parlare con Chirone cinque minuti lui e Will avevano usato tre dracme. Si chiese se potesse essere legato ai problemi che stavano avendo al campo...
<Di Angelo!>
Nico si fermò con il fioretto a mezz'aria. <Che vuoi?> Scandì a denti stretti.
<E così te ne vai?>
<Già.>
<Sei felice?>
Nico fissò Montgomery dritto in faccia, sentendo lo stomaco arrotolarsi su se stesso. Buono, Nico. <Non sai quanto. Non vedrò più la tua faccia di cazzo.> Sputò, ottenendo uno scatto dall'altro.
<Tu brutto->
<Basta così!> Intervenne la professoressa. <Voi due ce la fate a non bisticciare per una volta?>
<Non è colpa mia!> Esclamò Montgomery e dall'occhiata che gli rivolse l'insegnate Nico capì che pensavano la stessa cosa.
<Bene. Ho un'idea. Due mesi fa Nico ti ha stracciato. Vediamo se sei migliorato, Adam.> Propose, e se la prima volta Nico era stato indifferente alla proposta ora non vedeva l'ora che l'orgoglio di quel barbaro lo obbligasse ad accettare per poterlo stracciare di nuovo, questa volta però si sarebbe assicurato di farlo bene.
<Certo!> Rispose infatti Adam. <La distruggo questa pulce.> Sputò guardando male Nico.
<Bene. Andiamo fuori, sul campo.>
All'esterno della palestra c'era il campo da Football, la pista di atletica e anche un piccolo spiazzo dopo avevano disegnato con la bomboletta spry la sagoma di un tappetino per la scherma.
Ora che erano all'aperto il verso stridulo dei gabbiani era ancora più fastidioso. Nico sollevò lo sguardo, ma per via del sole riuscì a intravedere solo qualche sagoma scura volteggiare in cielo.
<Perché fuori?> Chiese Montgomery.
<Perché la anche un'altra si sta allenando, così avrete un'incentivo per fare bella figura. In posizione!> Ordinò. Nico non disse niente e prese posizione, così come Adam.
Si guardarono male per tutto il tempo in cui la prof attese prima di dare il via. <Eh guarde!>
Adam aveva imparato la lezione, questo Nico doveva riconoscerglielo: invece che buttarsi a capofitto contro l'avversario attese che fosse lui a fare la prima mossa. Nico fece un passo deciso in avanti, impostando una finta alla quale l'altro rispose per istinto, allungandosi alla sua destra per cercare di colpire il fianco che Nico aveva volutamente lasciato scoperto.
Appena si fu sbilanciato abbastanza Nico ne approfittò, tornando in posizione per poi infilarsi sotto il braccio di Montgomery. A quel punto fu sufficiente afferrargli il polso e usare la sua stessa rincorsa per farlo volare sopra di se e poi a terra.
Tutti trattennero il fiato finché Adam atterrò a terra con un tonfo sordo, grugnendo di dolore.
Nico raccolse con calma il fioretto, puntandoglielo proprio in mezzo agli occhi. <Ho vinto.> Annunciò con un ghigno.
Quello lo trucidò con lo sguardo, poi in un secondo la sua espressione mutò e quando aprì la bocca invece che l'insulto che Nico di sarebbe aspettato uscì uno strillo terrorizzato. Nico arretrò di un passo, allontanando il fioretto. <Ma che->
<Ragazzi tutti dentro!> Strillò l'insegnante abbassando la testa a un ragazzo appena in tempo prima che venisse decapitato.
Ogni cellula semidivina del corpo di Nico scattò sull'attenti come se qualcuno avesse fatto saltare l'interruttore di un generatore. Tirò su Montogomery di peso e lo spinse con gli altri dentro l'edificio.
<Nico, abbassati!> Gridò Santana, e Nico fece appena in tempo a buttarsi a terra che un lampo dorato si abbattè sulla parete, proprio dove c'era la sua testa. Nico si rimise in piedi immediatamente, rendendosi conto che ciò che aveva provato a staccargli la testa era una specie di struzzo metallico. <Oh perfetto.> Commentò alzando lo sguardo. Sopra di se, ridotti a sagome scure dalla luce del sole, volteggiavano altri tre volatili simili. Non ci volle molto a capire che non erano gabbiani quelli che aveva sentito tutta la mattina.
<Nico vieni dentro!> Lo richiamò la professoressa, oltre la porta della palestra.
Un'altro uccello si gettò in picchiata, schivandolo di un centimetro, e nello stesso istante anche quello che si era schiantato sul muro si riprese, starnutendo un po' di piume bronzee contro Nico. Una gli graffiò la guancia.
<Cra!> Gracchiò alzandosi in volo minaccioso. <Puzza di inferi!>
A corto di armi Nico gli tirò il fioretto, e l'elsa gli ammaccò il becco metallico. Forse non era stata una grande idea, si disse quando quello, irritato più che ferito, si tuffò contro di lui.
Nico scartò di lato, e il pennuto riprese quota proprio prima di piantare il becco a terra.
Una volta rimessosi in piedi, stava per tuffarsi in palestra assieme al resto della classe quando dall'altra parte del campo avvertì delle urla. <Merda.> Sibilò ricordandosi dell'altra classe menzionata dalla professoressa.
I ragazzi correvano sparpagliati per il campo, proteggendosi la testa, sotto una pioggia di piume mettaliche affilate come frecce. Okay, Nico, pensa. Che cazzo sono queste galline?
Una ragazza, poco lontana da lui cacciò un'urlo mentre una piuma le trafiggeva la gamba. Nico stava già correndo quando si rese conto che non avrebbe fatto in tempo. Uno dei volatili stava già calando su di lei.
Un gesto della mano, una stretta alla bocca dello stomaco e di fianco alla ragazza la terra si squarciò e se ne trascinò fuori uno zombie grigiastro vestito con l'uniforme delle giubbe rosse. Imbracciava una baionetta con cui sparò contro l'uccello, che si allontanò gracchiando.
Nico non aveva idea di cosa vedessero gli altri, ma quella situazione non andava bene. Si era ricordato il mito degli Uccelli del lago Stinfalo, e anche di come Ercole li aveva scacciati, ma questo non lo aiutava. Come prima cosa, doveva mettere gli altri ragazzi al sicuro.
<Correte in palestra!> Ordinò gridando a pieni polmoni. Per fortuna nessuno protestò, e tutti si lanciarono verso la palestra, da cui Santana continuava a chiamarlo preoccupata, assieme alla prof.
Dalla fossa nel terreno erano usciti un'altra decina di scheletri, anche se le spade dei legionari romani non erano molto utili contro quelle bestiacce. Spade. La mia spada! Merda.
Voltandosi incontrò lo sguardo di Santana si ripromise di prendersi a calci per quell'idea. Si tuffò nell'ombra di un ragazzo che gli sfrecciava accanto e riaffiorò proprio di fianco alla porta.
<Nico!> Strillò Santana spaventata e sollevata allo stesso tempo. Lo afferrò per un braccio, cercando di tirarlo dentro l'edificio.
<No Santana ascoltami. Nel mio armadietto, c'è una cosa avvolta in una felpa. Corri a prenderla, la combinazione è 4623. Corri. Non la aprire l'involucro per nessun motivo e-> Un ragazzino mingherlino strillava, rannicchiato dietro ad un cestino, cercando di cacciare un uccello con il piede. <Santana, corri!> Ripetè un'attimo prima di svanire di nuovo.
Per un secondo Sanata si sentì sul punto di vomitare. Metà dei ragazzi presenti sanguinava, una aveva una ferita sul braccio che non prometteva bene e non aveva idea di cosa stesse succedendo ma le gambe le si mossero da sole e si ritrovò a correre verso l'armadietto di Nico.
Quando l'aprì, incastrato in fondo, c'era un fagotto legato con dello spago. Lo afferrò e senza preoccuparsi di richiudere l'anta corse di nuovo in palestra.
Per poco non prese la porta dell'ufficio del preside in faccia. <Santana!>
Cadde col sedere a terra e stava per riprendere a correre quando Will Solace la fermò per un braccio. <Santana!>
<Will!> Rispose lei, con le lacrime agli occi. <Nico->
Will addocchiò il fagotto tra le sue mani e spalancò gli occhi. Santana ebbe l'impressione che lui sapesse cosa c'era dentro e non promettesse bene.
<Portami da Nico.> Le ordinò e lei annuì. Arrivati in palestra Will le tolse qualsiasi cosa fosse quella che Nico l'aveva mandata a recuperare dalle mani e le ordinò di rimanere all'interno.
<Proprio oggi?> Imprecò Will spintonando tra la calca per raggiungere l'uscita.
Nico era in mezzo al campo, circondato da una ventina tra zombi e scheletri che cercava in tutti i modi di respingere degli enormi uccelli di metallo. <Nico!> Lo chiamò a gran voce e in un secondo dopo il suo ragazzo era al suo fianco che liberava la propria spada dal suo involucro. Il ferro dello Stige parve assorbire la luce del sole, brillando in modo sinistro, e Nico stringendola parve un pelo meno stanco.
<Occupati dei feriti. Io mi libero di queste galline.> Ordinò e nonostante a Will non piacesse l'idea di lasciare Nico da solo annuì.
Non voglio vedere un pennuto per i prossimi sei mesi pensò Nico sbattendo la spada contro il cemento. <Venite qua, pollastri.> Strillò e una volta abbattuto l'ultimo scheletro gli uccelli si voltarono verso di lui. Sperando che le lezioni di mitologia di Chirone avessero fatto il loro dovere...schioccò le dita e da una nuova voragine sbucarono fuori due zombie muniti di arco e frecce. I pennuti gracchiarono sorpresi e un paio di loro riuscirono a virare prima che la spada di Nico li tagliasse a metà. Ad abbatterli ci pensarono le frecce dei due arcieri: un nuvola di polvere avvolse Nico e i suoi due zombie, e quando si dissolse era tutto sparito: a parte una piuma di bronzo lasciata ai piedi del figlio di Ade come trofeo.
Nico asciugò il sangue che gli gocciolava dal mento, il taglio sulla guancia bruciava ma non doveva essere troppo profondo.
Gli tremavano le braccia e sentiva le gambe molli per lo sforzo, le ginocchia come due sacchetti pieni di acqua. Proteggere i ragazzi era stato difficoltoso il triplo di quanto lo era stato abbattere quelle galline.
Con un'ultimo gesto congedò i due arcieri, che caddero letteralmente a pezzi affondando nel terreno come fosse sabbie mobili.
Poi si trascinò fino alla porta della palestra. All'interno Will e i professori stavano sfruttando il kit del pronto soccorso fino all'ultima garza e goccia di disinfettante. La peggiore sembrava una ragazza con un grosso taglio sul braccio. Gli altri erano ammaccati e probabilmente qualsiasi cosa la Foschia li avesse indotti a vedere doveva averli spaventati a morte, ma sembravano stare bene.
<Will!> Esclamò Santana scuotendo il biondo per una spalla quando vide Nico rientrare.
Il figlio di Apollo gli corse incontro e lo abbracciò. <Stai bene?> Chiese in apprensione.
Nico annuì. <Sono solo...stanco.> Rispose aggrappandosi alla spalla di Will. <Qualche capogiro. Stanno tutti bene?>
<Sì.> Lo rassicurò continuando a esaminarlo. Gli mise una mano sulla guancia e canticchiando qualche parola in greco il taglio sullo zigomo era sparito. Nico gli sorrise. <Grazie. Ora dobbiamo...>
<Andare. Già.> Will annuì, mettendogli un braccio attorno alla vita.
<Nico stai bene?> Chiese Santana agitata raggiungendolo. <Oh mio dio, assurdo. Sembrava un attacco terrori->
Stranamente, fu Will a interromperla, parlando con lo stesso tono serio che Nico ricordava di avergli sentito usare mentre sgridava qualche paziente nell'infermeria del campo. <Santana, noi dobbiamo andarcene ora.>
Lei parve spaesata. <Cosa? Ma-...andare andare?>
Nico annuì e lei parve voler protestare, ma Will la interruppe ancora. <Non ti preoccupare, ci terremo in contatto.>
Santana annuì, poi abbracciò forte Nico e stampandogli un bacio sulla guancia lo lasciò andare. <Forza, andate.>
Nico le rivolse un sorriso. Alla fine gli sarebbe mancata, Santana. Le diede un pugno sul braccio. <Sei forte.>
Lei boccheggiò sorpresa. Nico di Angelo le aveva appena fatto un complimento!?
Stava per chiedere conferma al diretto interessato quando si rese conto che i due ragazzi erano spariti.
~spazio autrice
Yes.
Ps. Ringraziatemi per il doppio aggiornamento.
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