56 - Capitolo finale (Parte 1)
YOONGI'S POV
Erano passati all'incirca tre anni da quando morì la madre di Minhee.
Minhee ci mise un po' a ritornare alla solita vita di sempre, la morte di sua madre aveva avuto un grande impatto su di lei; le prime settimane furono dure, fu molto doloroso per me vedere il mio scricciolo in quelle condizioni.
Lei stava male, e soffrivo pure io vedendola in quello stato.
Ma ovviamente non l'avevo mai lasciata sola, ero sempre rimasto al suo fianco e pian piano, con tanta pazienza, Minhee tornò ad essere la piccoletta sempre allegra e adorabile che avevo conosciuto e di cui mi ero perdutamente innamorato.
Erano successe così tante cose in questi anni; eravamo andati a convivere appena terminati gli studi, e se io mi ero accontentato della laurea triennale e avevo cominciato immediatamente a lavorare, Minhee aveva voluto continuare e adesso stava studiando per il master.
Per il volere dello scricciolo avevamo preso da qualche mese un gattino nero; si chiamava Wondu, che in coreano voleva dire chicco di caffè.
Sì, era stata ovviamente Minhee a scegliere il nome.
Il micio era molto carino, e si era terribilmente affezionato a entrambi in pochissimo tempo; così tanto affezionato che mi rompeva le palle all'alba, stampandomi le sue zampette in faccia per reclamare disperatamente il cibo.
Se non avessi fatto attenzione, e avessi lasciato che fosse solo Minhee a nutrirlo, Wondu avrebbe fatto la stessa fine di Nuvola... anzi, Napoleone, e sarebbe diventato un'enorme palla di ciccia.
Alla fine comunque, pure Wondu sapeva essere furbo e durante la giornata riusciva a scroccare più cibo possibile, solo perché io ero a lavoro e Minhee non riusciva a dirgli di no.
Altrimenti il micio grazie a me, avrebbe seguito una dieta forzata.
Non contenta di avere solo Wondu, quando Taehyung qualche mese fa si prese un volpino di pomerania, per la felicità di Rose, anche Minhee espresse il forte desiderio di avere un cucciolo.
Anche Jungkook e Y/N avevano preso un cagnolino più di un anno fa; un maltese dall'aspetto adorabile fuori, ma diabolico dentro.
Quando Jungkook e Y/N si sposarono e andarono in luna di miele, lasciarono il cane a noi; e se Minhee era al settimo cielo perché avrebbe potuto giocare con Simba ogni giorno, io lo ero di meno, perché quell'animaletto peloso mi aveva mangiato tutte le pantofole e calzini di cui ero provvisto.
Quando poi Jungkook e Y/N tornarono da Bangkok, la meta che avevano scelto per il loro viaggio di nozze, restituii immediatamente loro il cane, più la lista delle cose che nel frattempo aveva rotto o rovinato.
Non ero tantissimo entusiasta dall'idea di prendere un cane, già solo Wondu era una bella rottura di scatole, ma Minhee insistette parecchio, e dovevo ammettere che a me mancava Holly.
Non era successo niente a Holly, semplicemente il bastardo traditore aveva scelto di andare a vivere con i miei, che con me e Minhee.
Evidentemente mentre mi trovavo all'università, lui doveva aver legato molto con mia madre.
Alla fine cedetti; era passata solo qualche settimana, ma avevamo preso questo piccolo barboncino, anche lui nero come Wondu.
Si chiamava Holly junior.
Il nome lo avevo proposto io dato che Minhee aveva scelto il nome del gatto; ero sicuro che avrebbe avuto da ridire come suo solito, e invece lo scricciolo accolse piacevolmente il nome del cagnolino.
Bene... Holly junior, era peggio di Wondu.
Ogni mattina quando mettevo piede fuori dal letto, sembrava che durante il sonno fossi stato catapultato in un asilo, e che non mi trovassi più nel mio appartamento; entrambi gli animali erano tanto giocherelloni, sempre alla costante ricerca d'attenzione.
Wondu voleva mangiare ad ogni ora del giorno, e quando cominciava a miagolare non smetteva più.
Senza contare il grosso baccano che faceva a tutte le ore, quando saltava di qua e di là in preda ad un raptus di follia.
Più volte avrei voluto strozzarlo, soprattutto quando si ritrovava a comportarsi come un demone spiritato alle quattro del mattino.
Mi chiesi se era solo Wondu a fare così, o se anche tutti i gatti impazzivano dal nulla e iniziavano a muoversi come se fossero posseduti dal diavolo in persona.
Avevo perso il conto delle tante cose che aveva fatto cadere per terra, solo perché esse erano posizionate su una superficie piana, ad esempio un tavolo o un comodino.
Holly junior invece voleva sempre andare fuori per giocare, ogni volta correva di qua e di là, non riusciva mai a stare fermo; si eccitava in una maniera esagerata quando lo portavamo al piccolo parco situato di fronte al nostro palazzo.
E Minhee lo aveva pure abituato male, perché ogni volta che lo portavamo fuori lei lo agghindava mettendogli due fiocchetti celesti alle orecchie; Holly appena vedeva quei due piccoli fermagli capiva subito che a breve sarebbe uscito, quindi diventava un minuscolo esserino tutto emozionato, agitato e gioioso.
E quando Holly si metteva a giocare con Wondu, la situazione diventava irreale; quella situazione diventava maggiormente irreale però, quando ai giochi si aggiungeva pure Minhee.
Quando tornavo a casa il giorno sembrava di avere l'appartamento invaso da una gran quantità di mocciosi, a causa dei numerosi giocattoli e gingilli sparsi per tutto il pavimento.
E invece no, era solo la mia fidanzata con le due pesti pelose.
Ma tornando alle cose serie... da giorni stavo pensando ad un'idea dolce, romantica ma anche originale per fare la proposta allo scricciolo.
Sì, volevo chiederle di sposarmi.
Non volevo far passare ulteriore tempo, dopo più di tre anni ormai mi sembrava più che giusto fare questo passo terribilmente importante assieme alla mia piccoletta.
La nostra relazione non aveva mai avuto problemi; essi c'erano stati agli inizi, quando ancora non stavamo ufficialmente insieme, ma poi dopo il nostro rapporto fu tutta una salita.
Una salita che non subì interruzioni, pause o sgambetti da parte mia, da parte sua o a causa di terze persone.
Se non fosse stato per Jimin avrei chiesto la mano a Minhee anche prima, ma lui un anno fa aveva deciso di partire per il Giappone.
Aveva usato il continuo degli studi come scusa, ma sapevo bene che aveva voluto allontanarsi da tutti per non vedere la ragazza dei suoi sogni sposata con uno dei suoi migliori amici.
Non a caso partì immediatamente il giorno dopo il matrimonio di Jungkook e Y/N.
A quanto pareva però Jimin aveva conosciuto una ragazza laggiù, e le cose con lei stavano andando piuttosto bene, così tanto che per il suo ritorno a Seoul, lei aveva preso la decisione di seguirlo e di trasferirsi in Corea per stare assieme a lui.
Qualche giorno fa Jimin ci aveva avvisato che sarebbe tornato tra poco più di una settimana; erano tutti elettrizzati per il suo ritorno, e anch'io ero molto felice perché così non avrei dovuto attendere ancora.
Avevo aspettato a fare la proposta a Minhee perché ci tenevo che fosse presente anche lui al matrimonio; adesso che avevo la certezza che tra qualche giorno ci avrebbe raggiunti, non mi avrebbe fermato più nessuno.
Eppure, continuavo a scervellarmi per questa dannata proposta del cavolo.
Non volevo riempire il nostro appartamento di tulipani gialli e fare una proposta banale come Jungkook aveva fatto l'anno scorso a Y/N.
Il maknae si vantava tanto di aver ricreato una proposta originale, ma alla fine era una cosa vista e rivista; riempire una stanza con i fiori preferiti della fidanzata?
Probabilmente lo aveva già fatto la maggior parte dei ragazzi, l'unica cosa originale era appunto i fiori che aveva scelto.
Non avevo voluto chiedere ausilio a nessuno, volevo che l'idea provenisse solo dalla mia mente, senza ricevere alcun aiuto dai miei amici; essi sapevano che stavo preparando la proposta, ma appena vidi che tra tutti erano fortemente desiderosi di darmi i loro consigli, soprattutto Taehyung e Hoseok, che quando li informai quasi scalpitarono sul posto, li bloccai immediatamente.
Avevo la testa per poter creare la miglior proposta di matrimonio di sempre, non avevo bisogno di consigli.
Io e Minhee ne avevamo passate tante, e volevo usare qualcosa che aveva caratterizzato il nostro passato per farle la fatidica domanda.
Avevo disperatamente rispolverato all'interno della mia mente tutti i regali che io avevo fatto a lei, che lei aveva fatto a me, tutti i fiori che lei mi aveva donato, tutte le frasi dolci che lei mi aveva rivolto, e che io stesso avevo dedicato a lei.
Continuava ad apparire dentro la mia testa l'immagine del tulipano giallo; volevo trovargli un buon utilizzo, senza arrivare a regalarle un noioso e fin troppo semplice bouquet, o come avevo sottolineato prima, riempire la nostra casa usando quei fiori.
Con la presenza di Wondu e Holly poi, quei tulipani gialli sarebbero durati a fatica cinque minuti.
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"Meow ~"
"Wondu, togliti dalle palle!"
Ogni mattina era sempre la stessa storia: mi svegliavo con il miagolìo asfissiante di Wondu al posto del trillo della sveglia, e con le sue zampe appiccicate al viso.
"Vai da tua madre!" Mi lamentai.
Il gatto però ce l'aveva con me, e iniziò a muovere le zampette contro la mia schiena.
Dai movimenti che stava facendo, sembrava mi stesse massaggiando.
"Minhee?"
La richiamai altre due, tre volte ma era inutile; lo scricciolo non si svegliava nemmeno con le cannonate.
Sapevo che aveva un sonno parecchio pesante, ma non credevo così tanto.
O forse era sveglia, ma stava facendo finta di dormire per non doversi alzare.
Le lanciai un'occhiata; aveva la schiena rivolta verso di me, ma vidi che stava respirando regolarmente.
Okay, stava dormendo.
"Meow!"
"Wondu non rompere, non mangerai ora."
"Meow!"
Affondai totalmente il viso nel cuscino; ma possibile che ogni giorno mi dovessi svegliare in questo modo?
Perché infastidiva solo me poi, me lo ero sempre chiesto... poteva saltare anche addosso a Minhee, lei era più morbida di me.
Siccome ormai ero sveglio, mi alzai e mi diressi verso il bagno, seguito da un affamato e seccante felino nero.
"È inutile, non te lo do da mangiare." Borbottai con tono assonnato.
Finii quel che dovevo fare e uscii dal bagno, solo per essere travolto dal pianto isterico del gatto.
"Non te lo dico più, mangerai più tardi. Ora no."
Non potevo dargli da mangiare subito; altrimenti tra un'ora avrebbe ripreso a lamentarsi.
Questo gatto sarebbe stato capace di mangiare a tutte le ore se non lo avessimo controllato.
Andai in cucina, e Wondu velocizzò il passo, forse perché si aspettava che gli dessi una scatoletta.
Povero illuso.
Ma sentii Holly zompettare; mi voltai, e adesso avevo due paia di occhi neri che mi stavano fissando insistentemente.
"Ti scappa la pipì?" Chiesi, consapevole che tanto non avrei ottenuto risposta.
Holly inclinò leggermente il capo, ma il suo sguardo mi fece capire che dovevo portarlo fuori per fargli fare i bisogni.
Sospirai pesantemente, e dopo essermi cambiato afferrai le chiavi e uscii con il cane, ignorando i continui lamenti del micio.
Quando io e Holly rientrammo, la prima cosa che vidi fu Wondu che si leccava i baffi.
Un'espressione soddisfatta era stampata su quel visetto diabolico.
Ecco, lo sapevo.
"Scricciolo?"
Dalla porta del bagno fece capolino il suo adorabile sorriso.
"Buongiorno oppa!"
"Hai dato da mangiare al gatto, vero?"
"Sì, perché? Glielo avevi già dato tu?"
Secondo sospiro, ma sapevo che durante l'arco della giornata sarebbe stato seguito da tanti altri.
"Sai che tra un'ora ricomincerà a miagolare e a rompere le scatole perché vuole mangiare, vero?"
"Non ci sono problemi, l'altro giorno ho comprato tanti snack carini per lui!"
Aveva comprato gli snack per il gatto?
"Snack? Carini?" Ripetei, storcendo il naso per le parole che avevo appena udito.
Minhee uscì dal bagno; indossava ancora il suo pigiama arancione tempestato di stelline blu, e ai piedi portava le pantofole ad unicorno... era troppo carina.
Un piccolo sorriso nacque sulle mie labbra, ma questo morì subito non appena Minhee aprì il piccolo scomparto contenuto nel ripostiglio.
"Qui ci sono i bastoncini di carne, quelli di pesce, le palline al formaggio, i croccantini ripieni... per questi c'è scritto sulla confezione che Wondu ne può mangiare fino a tre al giorno, non di più."
La mia bocca si spalancò; lo scricciolo usava i soldi che guadagnavo per comprare inutili snack al gatto.
Perché lo venivo a sapere solo ora?
"Quando hai preso tutta questa roba?"
"Due giorni fa, quando sono uscita con Yun."
"Minhee... tu vizi troppo quel gatto. E lui lo sa, infatti guarda come se ne approfitta." Sospirai.
"Ma ci sono tanti snack anche per Holly! Gli ho preso pure i bastoncini per i denti."
La sua manina aprì il piccolo scomparto accanto, dove tenevamo le cose per il cane... anche Holly aveva a disposizione un innumerevole numero di snack.
Cosa avrei dovuto dire?
Tanto qualsiasi cosa le avrei detto, lei avrebbe sempre fatto di testa sua.
E poi cavolo... era così carina.
"Ringrazia che sei carina." Mormorai, dirigendomi poi verso la cucina per preparare la colazione.
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Quella sera avevamo deciso di ordinare la pizza per cena.
Da poco avevano aperto questa nuova pizzeria in centro, e avevo sentito dire che i proprietari fossero italiani, quindi eravamo curiosi di assaggiare come fosse la vera pizza italiana.
Già solo l'aspetto esteriore, era molto diverso in confronto alla pizza che eravamo abituati a mangiare; ma dopo il primo morso, capii che ciò che avevamo mangiato fino a quel momento, non poteva essere considerata pizza.
Ma Minhee non gradì molto la novità che in questo istante stava giacendo sul suo piatto.
"La base non è un po' troppo bassa secondo te?"
"Scricciolo, penso che la pizza italiana debba essere così."
"Ma è troppo bassa! Ne devi mangiare tre per sentirti sazio."
Il suo visetto assunse un'adorabile smorfia; doveva sembrare disgustata, ma in realtà era solo tanto tenera.
"Non ti piace?"
"Preferisco quella alta. Con sopra i gamberetti, l'ananas, i funghi, la carne di maiale, il formaggio..."
"Minhee, quella non è pizza." Borbottai.
Addentai con gusto un'altra fetta; cavolo, era buonissima.
La mia aveva sopra la salsa di pomodoro, la mozzarella e le fette di salame piccante, mentre quella di Minhee aveva sempre la salsa di pomodoro e la mozzarella, ma al posto del salame c'erano le acciughe.
Ne avevo assaggiato un pezzo e la trovai molto buona, anche se preferivo comunque la mia.
"Perché poi si chiama pizza Napoli?"
"Perché sarà la pizza che fanno a Napoli?" Risposi alzando le spalle.
"E perché sul menù non c'era la pizza tipo... di Firenze?"
Inarcai un sopracciglio.
Lo scricciolo era più strano del solito questa sera, e cavolo... ce ne voleva.
"Dovrebbe esserci una pizza per ogni regione italiana." Continuò, quando vide che invece di risponderle, avevo ripreso a mangiare.
"Minhee, mangia che si raffredda."
"Ma non mi piace."
Ennesimo sospiro della giornata.
Io diventavo molto critico sul cibo a volte, ma lei mi batteva alla grande.
"Vuoi quella con i gamberetti e l'ananas?" Chiesi.
Lei annuì immediatamente; senza lasciarmi nemmeno fiatare si alzò da tavola, corse da qualche parte e dopo pochi secondi tornò col telefono in mano.
Ovviamente dovevo chiamare io, la bambina non era capace.
"Tanto formaggio." Puntualizzò.
Ultimamente si era così tanto ossessionata con il formaggio, che iniziai a domandarmi se dovevo preoccuparmi seriamente o no.
Mentre aspettavamo l'arrivo dell'altra pizza, riprendemmo a parlare dell'Italia.
"Perché tra tutte le città italiane hai nominato proprio Firenze? Vorresti andare in Toscana?" Domandai con tono incuriosito.
"Toscana?" Ripeté lei.
Mi guardò come se avessi appena parlato un'altra lingua.
"La Toscana, è la regione dove si trova Firenze." Spiegai, nel frattempo finii di mangiare la mia pizza col salame.
"Oh... non so, dalle foto che ho visto mi piace Firenze. Sembra una città molto artistica."
"Io ci andrei volentieri in Toscana. Ci fanno il vino buono." Commentai, ricordando il Sangiovese che avevo assaggiato grazie a mio padre, anche lui grande amante dei vini.
"Come si chiama la regione dove si trova Napoli?"
Era una serata all'insegna della geografia questa?
La regione dove si trova Napoli... pensa Yoongi.
Oh, ma chi volevo prendere in giro?
Non ero mai stato bravo nemmeno in geografia coreana, come potevo conoscere quella italiana?
Conoscevo la Toscana solo perché mio padre mi raccontò che lui e mia madre andarono là per la loro luna di miele.
Fu lì che assaggiò e assaporò così tanti vini pregiati e gustosi da svilupparne un'enorme passione; difatti espresse il desiderio di rimanere laggiù, per sempre.
Mia madre per farlo tornare in Corea dovette trascinarlo per l'orecchio fino all'aeroporto.
Minhee continuava ad aspettare una risposta, ma fortunatamente il campanello mi salvò.
Balzai in piedi e con uno scatto mi precipitai alla porta.
Bene, con la sua amata pizza alta ai gamberetti e un'altra marea di condimenti sopra, Minhee non avrebbe parlato per un bel po'.
Non fraintendetemi, io la amavo ma... amavo anche il silenzio.
Che però veniva spesso e volentieri disturbato da Wondu e Holly.
Mentre la piccola si gustava la sua amata non pizza, presi il cellulare e cercai su internet il nome della regione italiana di cui Napoli era capoluogo.
"Ah! Campania!" Esclamai, attirando l'attenzione di Minhee.
Mi guardò leggermente confusa, ma non commentò e continuò a divorare il suo pasto farcito di ogni cosa possibile e inimmaginabile.
Ad un certo punto, tra i correlati lessi il nome di una città italiana che avevo già sentito.
Perugia... non mi era nuova.
"Scricciolo, come si chiamava quel cioccolatino italiano che mi avevi regalato tre anni fa?"
Andai sulla pagina di questa città, scoprendo che era il capoluogo di un'altra regione italiana, cioè l'Umbria.
Quante regioni aveva l'Italia?
Sembravano parecchie.
"Non ricordo nemmeno cosa ho fatto ieri, come posso ricordarmi il nome di quel cioccolatino?"
"Okay, dimentica ciò che ti ho chiesto." Sbuffai.
Visitai un po' le varie pagine che parlavano di quella città; nel frattempo il miagolìo ininterrotto di Wondu continuava a far da sottofondo alla nostra cena.
Fingevo di stare con lo sguardo posato sul cellulare, ma con la coda dell'occhio intravidi subito le dita di Minhee prendere un gamberetto, e porgerlo a quel furbacchione.
"Sul serio hai appena dato un gamberetto a Wondu?" Dissi quasi con tono da ramanzina.
"Tu prima hai dato una fettina di salame a Holly, ti ho visto!"
Arricciai il naso ma non ribattei, mi aveva beccato.
Tornai a concentrarmi su Perugia, e
mi illuminai quando trovai ciò che stavo cercando.
Un ghigno si dipinse sulle mie labbra, mentre gli ingranaggi del mio cervello iniziarono a muoversi e a inventare.
Adesso sapevo come ricreare la perfetta proposta di matrimonio per la mia piccoletta.
~ Angolo Autrice ~
Ho voluto spezzare il capitolo finale in due parti, perché aveva più di seimila parole, e non volevo che l'epilogo venisse così lungo... così l'ho diviso in due capitoli da tremila parole.🙈
Il prossimo capitolo sarà l'ultimo di Smile e ce l'ho ovviamente già pronto, quindi non vi farò aspettare tanto.
Dico solo che mi sono commossa mentre lo scrivevo, e vorrei dire altre cose ma non aggiungo altro... le dirò tutte nella parte dei ringraziamenti che pubblico sempre dopo l'epilogo di una storia.
P.S. per chi ha letto Best friend in love, avevate notato che questo capitolo si ricollega al capitolo 23 del sequel?
Al prossimo (e ultimo) aggiornamento! 💛
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