𝑪𝒂𝒑𝒊𝒕𝒐𝒍𝒐 3
Il giorno seguente entrarono nella nuova abitazione, preparata appositamente per tutti, detto in altre parole il loro dormitorio.
Quando lo videro rimasero sorpresi, gli avevano detto che si trattava di una struttura un po' vecchiotta ma a prima vista non era affatto male.
Aika cominciò a guardarsi attorno, sembrava piacerle veramente tanto, ma la cosa che le piaceva ancora di più era che avrebbe vissuto insieme ai ragazzi; si era affezionata a loro.
In seguito avrebbero pensato a pulire, ma non prima della scelta delle camere, togliere alcune delle proprie cose dagli scatoloni e sapere dove lasciarne delle altre aveva la priorità.
La giovane si assicurò la stanza accanto a quella del biondo.
Era convinta che si sarebbe divertita parecchio ad averlo vicino, sentirlo urlare davanti al televisore sulle apparizioni di Kokona era troppo allettante per privarsene.
Dopo aver posato le scatole tornò in cucina, dove tutti si sarebbero dovuti radunare per pulire, a dare una mano c'era anche la manager.
"Io penso al soffitto!"
"Al soffitto? Vuoi romperti una gamba ancora prima di cominciare a lavorare come modella?" le chiese Mitsuki, troncando subito l'eccessivo entusiasmo della giovane, che rispose con un broncio.
"Basterà prendere una scala. Non ho mica detto che intendo salire sul tavolo e allungarmi fino a raggiungere il soffitto."
"Però l'hai pensato."
"Oh uffa! Se ci sono le ragnatele poi non ti voglio sentire." lo avvertì, andando poi a prendere il necessario per raccogliere la polvere in salotto.
Il soffitto era una scusa per muoversi un po' e rendere le pulizie più divertenti, ma forse non era una buona idea.
"Quanto è stancante!" disse l'azzurrina, portando la schiena all'indietro, poi riprese lo spolverino che aveva momentaneamente posato.
Non era una ragazza che non faceva nulla, anche all'orfanotrofio puliva spesso, ritrovarsi a farlo per ore però non era esattamente il massimo della vita.
"Cosa possiamo fare per passare il tempo?"
"Facciamo una pausa e mangiamo budini da re!"
"Tama, quelli vanno comprati."
"Compriamoli allora, ho fame!"
"Ma se non è nemmeno ora di pranzo." rispose l'arancione, portando il ragazzo a mettere un broncio, proprio come la sorella qualche attimo prima.
Erano molto simili, ormai tutti lo pensavano.
"Possiamo cantare una canzone! Dancing beat, che ne dite?" propose la giovane, tirandosi su non appena ne ebbe l'occasione; poco prima stava pulendo il divano.
Cantare mentre si fanno le faccende di casa aiuta a passare il tempo, inoltre vantavano di una perfetta sintonia tra loro, non era un'idea che avrebbero potuto rifiutare.
"Ti è piaciuta così tanto?" domandò il rosso, vedendola poi sorridere annuendo.
"Allora non possiamo di certo dire di no a una nostra fan, giusto?" chiese conferma Mitsuki.
Erano proprio in perfetta sintonia, in un attimo si ritrovarono a cantare insieme.
La manager poco prima confessò di non essere bravissima ma Aika insistette, voleva che anche lei si divertisse.
Tsumugi era una ragazza davvero dolce.
Non passò molto tempo prima della pausa, meritavano di riposare qualche minuto prima di terminare di sistemare le ultime cose.
Essendo quasi tutto a posto potevano staccare un po'.
Aika prese possesso del divano, si sdraiò a pancia in su e istintivamente posò gli occhi sul soffitto, dopotutto aveva quello davanti.
Li chiuse appena un attimo e quando li riaprì la sua attenzione finì su un ragno, quest'ultimo stava scendendo e la giovane si trovava proprio nella sua traiettoria.
Non esitò a puntare il dito, alzandosi subito per dimostrare che aveva ragione.
"Ah! Hai visto Mitsuki? Il ragno c'era. Guarda un po' lassù." lo riprese mettendo le braccia conserte.
Mostrava fiera un sorrisetto stampato in viso, sembrava così soddisfatta di aver dimostrato di non essersi sbagliata.
"Non ci credo!"
"Quindi ora devo salire per forza." disse.
Poco dopo prese la scala e salì fino ad arrivare nel punto giusto, ci mise un attimo a catturarlo.
L'aveva avvolto in un fazzoletto, non le facevano paura ma non le andava nemmeno di prenderlo con le mani, era pur sempre un insetto.
Posò i piedi sopra i gradini in modo da tornare al punto in cui era prima, nello scendere però scivolò e finì contro l'arancione; l'altezza era poca quindi non si fecero male.
Quella caduta li fece scoppiare a ridere, non erano riusciti a trattenersi.
Rimasero a terra ancora qualche istante, poi la giovane si spostò, sedendosi accanto all'amico, in modo da non schiacciarlo con il peso.
"Te avevi detto che c'era un ragno e io che saresti caduta. Hai visto, avevamo entrambi ragione."
"In realtà hai detto che mi sarei rotta una gamba."
"Non ti soffermare su questi dettagli!"
Aika mise una mano dietro la testa e fece una linguaccia, successivamente diede un occhiata all'orologio che avevano appeso poco prima.
Avrebbe voluto rimanere ancora un po' a scherzare con l'amico ma doveva andare al suo primo incontro di lavoro.
La manager la stava aspettando fuori ma l'azzurrina la fece attendere ancora un paio di minuti, voleva almeno cambiarsi.
"Ragazzi, io vado. Auguratemi buona fortuna." disse, tenendo la borsa sulla spalla sinistra.
"Good luck!" urlò il biondo, seguito da tutti gli altri, che a turno le augurarono buona fortuna con parole differenti le une dalle altre.
"Poi vogliamo i dettagli. Quando torni ci racconti tutto." le ordinò Yamato, intento a sorseggiare una bibita seduto sul divanetto.
"Si! A dopo."
La giovane rivolse loro un sorriso, dopo quello che le avevano detto non poteva che filare tutto liscio.
[Dopo il colloquio]
Andò bene.
L'agenzia con cui avrebbe lavorato aveva un Presidente molto gentile, disposto a venire incontro alle principianti modelle come Aika, erano quindi lieti di poter lavorare con lei.
Terminato il colloquio si trattenne a parlare ancora un po' con il capo, d'altro canto non poteva fare altrimenti.
La manager aveva ricevuto una chiamata improvvisa e si era allontanata pochi minuti prima, non sapendo che fare nel frattempo l'azzurrina ne approfittò per fare qualche domanda.
"È stato un piacere. Saremo felici di lavorare con la vostra agenzia, a presto."
"La ringrazio molto per l'opportunità." rispose con cortesia e gentilezza, voleva assicurarsi di fare una buona impressione visto che era la sua prima volta.
Dopo che l'uomo se ne andò provò a uscire per vedere se la bionda aveva terminato quella telefonata, in quel momento esatto ricevette una chiamata proprio da parte sua.
"Manager? Dove sei?"
"Ti chiedo scusa Aika, perdonami. Sono dovuta tornare in agenzia, riesci tornare da sola? Se preferisci ti mando qualcuno." rispose con agitazione.
Si notava che era in ansia, lo si percepiva dalla voce, ma era fatta così, spesso andava in panico per nulla e si preoccupava quando non serviva.
"Torno da sola. Non preoccuparti, camminerò un po'."
"Ne sei sicura?"
"Si, sta tranquilla. Lo sai che mi piace tenermi in movimento no?"
"Va bene, a più tardi allora. Chiamami appena arrivi."
"Certo." sorrise poco prima di rispondere, per poi chiudere la telefonata.
Anche questa volta si preoccupa troppo.
Pensò.
Senza perdere ulteriore tempo si mise a correre, non che avesse fretta, semplicemente le andava di fare una corsa fino a casa.
La sua idea era quella di allungare di un po' la strada così da non arrivare subito, ma un ostacolo le apparve davanti all'improvviso, cogliendola di sorpresa.
Si trattava di un muretto non molto alto, da cui poteva tranquillamente saltare.
Si fermò a guardarsi intorno, voleva evitare che qualcuno la vedesse, non stava facendo niente di male ma preferiva non farsi notare da nessuno.
C'era una cosa che però le era sfuggita e, per sua sfortuna, se ne accorse solo dopo aver saltato.
Non aveva messo in conto che al di là del muretto sarebbe potuto passare qualcuno proprio in quel momento.
Finì infatti contro un ragazzo, entrambi caddero a terra ma senza farsi male; quella era la seconda caduta che l'azzurrina faceva nel giro di un paio d'ore.
"Che botta." disse lei, facendo passare la mano sotto la maglia, lungo la schiena.
"Spostati." rispose il ragazzo, ancora sotto di lei.
La giovane non ci aveva fatto caso ma non appena se ne accorse sobbalzò e si alzò in piedi, pensando alla pessima figura e a ciò che aveva accidentalmente fatto.
"Scusami tanto, non ti ho proprio visto."
"Me ne sono accorto. Ma non guardi dove vai? Dovresti sapere che su un marciapiede le persone ci camminano." la rimproverò, facendole capire quanto fosse infastidito dall'accaduto.
"Sei stata cresciuta da un cavernicolo? Se mi fosse successo qualcosa sarebbero stati guai." continuò, mettendo l'azzurrina in guardia.
La giovane pensò subito a quanto fosse fastidioso, si erano appena incontrati ma già non ne poteva più.
Se se ne fosse andata sarebbe risultata maleducata, le era difficile non insultarlo ma tentò ugualmente di non farlo e di mantenere la calma.
Mi sono già scusata, che altro dovrei fare?
Pensò, poi alzò gli occhi al cielo prima di rispondere.
"Senti. Di solito non vado in giro a saltare giù dai muretti con lo scopo di finire contro le persone. È capitato, dobbiamo farne una questione di stato?" domandò, tenendo le braccia conserte.
"Devo andare. Non ho tempo di fermarmi a discutere con certa gente ora." rispose il ragazzo, suscitando del nervosismo nella giovane.
"Ah chiedo scusa se ho infastidito il Principe. Credo che a questo punto sia tu quello che non ha idea di come funzionino le strade qui."
Dopo aver sentito le sue parole il giovane si voltò verso di lei.
Era evidente la pensassero diversamente, lui vedeva le parole di Aika come qualcosa di assurdo, mentre lei non ci vedeva niente di male a schivare un muretto saltando, molte persone lo facevano se gli era possibile.
"Come? Secondo il tuo pensiero ragazze che saltano giù dai muretti sono una cosa frequente quindi?" chiese, prendendosi la briga di risponderle ancora una volta.
Aveva la lingua tagliente.
A quel punto Aika provò a rispondere con stile, non le andava proprio di dargliela vinta.
"Non è quello che ho detto." chiuse per un attimo gli occhi, spostando la testa verso la direzione opposta a quella del ragazzo.
Attese una manciata di secondi prima di riaprirne uno solo, solo per vedere cosa stava facendo, notando così che si stava allontanando da lei.
"Tsk. Mi da sui nervi. Ehi! Non avevo finito di parlare!" alzò il tono della voce per farsi sentire, il che lo fece voltare, ma solamente per darle una risposta.
"Non mi risulta di doverti del tempo per parlare. Ti ho detto che vado di fretta, quindi gira i tacchi e tornatene a casa." le disse, portando gli occhi verso la strada subito dopo.
La giovane rimase immobile per un attimo, era senza parole, avrebbe voluto mettergli le mani nei capelli solo per come l'aveva lasciata.
"Spero di non doverlo vedere mai più."
Le sembrava di averlo già incontrato da qualche parte ma non fece troppo caso alla cosa, era probabile fosse uno di quelli che notò mentre distribuiva volantini.
Non appena tornò a casa si sedette sul suo amato divanetto, era evidente fosse nervosa.
"Ormai hai preso possesso del divano. Beh, com è andata? Non mi sembri proprio al settimo cielo." intervenì Yamato, era naturale lo pensasse.
Aveva preso posto a braccia e gambe conserte con un broncio sul viso, le bastava tanto così per esplodere.
"Non avete idea di quanto sia salito il mio livello di sopportazione con questo incontro."
"Di quale incontro parli?" si preoccupò il leader, pensando si trattasse del lavoro.
"Mentre tornavo ho incontrato un tizio. Saltando da un muretto gli sono accidentalmente finita contro e mi sono subito scusata ma è nata una specie di discussione. Non ho mai incontrato qualcuno con una lingua così tagliente. Era insopportabile." rispose, afferrando al volo la lattina che Mitsuki le aveva lanciato.
"Grazie." lo ringraziò, per poi vederlo prendere posto accanto a lei.
"Oh no, è stato scortese con una Lady? Un gentleman non lo farebbe mai." rispose Nagi, agitandosi come di solito.
"Cosa ti ha detto?" domandò Yamato, posando gli occhi su di lei.
"Non ricordo bene, qualcosa come «Sei stata cresciuta da un cavernicolo», «Se mi fosse successo qualcosa sarebbero stati guai.» Non ho capito a cosa si stava riferendo e neanche mi interessa saperlo." bevette un sorso, poi decisero di indirizzare la conversazione altrove.
Volevano evitare di metterle ulteriore agitazione.
"Cambiando argomento, com è andato il colloquio?" chiese il maggiore.
Era vero che erano curiosi di sapere cosa era successo ma volevano anche provare a distrarla parlando d'altro, così forse avrebbe fatto scivolare via il suo nervosismo.
"Mi hanno presa! Lavorerò con loro!"
"Ma dai, e che aspettavi a dircelo." rispose sempre il leader, continuando a tenere il braccio destro disteso lungo parte alta del divano.
"Te l'avevamo detto no?"
"Complimenti, Aika." rispose Iori, subito dopo le parole di suo fratello, erano tutti molto entusiasti e la cosa le faceva solo piacere.
"Dovremmo festeggiare!" propose Tamaki.
L'idea non era male, ma nessuno si aspettava che ci avrebbero messo ore per decidere cosa fare.
Era stata una giornata impegnativa per tutti, distrarsi facendo qualcosa in compagnia era una buona idea per alleviare lo stress e far scivolare via certi pensieri.
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