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Venerdì era finalmente arrivato.

Aika non vedeva l'ora di uscire insieme ai TRIGGER, in fondo desiderava sul serio conoscerli meglio.

Capitava spesso di trovarsi negli stessi studi, e non mancavano quei momenti in cui capitava di scambiarsi un paio di parole, approfondire il loro rapporto non era una cattiva idea.

La giovane era curiosa, non si erano mai incontrati al di fuori dell'ambito lavorativo, anche se non lo dava a vedere si sentiva un po' tesa.

Indossò il cappotto, successivamente si avvicinò all'entrata dell'edificio, il telefono aveva cominciato a squillare.

"Beh, se trovate il tempo di chiamarmi significa che non avete proprio niente da fare." disse, stuzzicandoli con un sorrisetto.

Era stato Mitsuki a far partire la videochiamata, accanto a lui c'era solamente il biondo, gli altri dovevano essere nei dintorni ma Aika ancora non riusciva a vederli.

"Ma tu guarda, ti lasciamo sola un giorno e non solo vai a spassartela con i nostri rivali, ti lamenti anche che ti abbiamo chiamata." rispose l'amico, rimproverandola scherzosamente.

"Mitsuki, non essere acido."

"Acido?"

"Aika, divertiti and stay safe! Be careful! Mi raccomando, se succede qualcosa non esitare a chiamarmi! Correrò subito da te, proprio come Kokona nell'episodio 35 della prima stagione!" disse, alzando la voce e con essa il braccio sinistro; si stava esaltando parlando di Kokona come suo solito.

"Non preoccuparti, non ce ne sarà bisogno."

"What? Non vuoi che venga da te?"

"Nagi, piantala!" disse, poco prima di continuare, nel frattempo ad Aika scappò una breve risata.

"Aika, ti faccio salutare gli altri!" cambiò e spostò la telecamera, inquadrando quello che aveva di fronte.

Cavolo, mi piacerebbe essere con loro in questo momento.
Pensò tra sé e sé, guardando prima con attenzione cosa stavano facendo, sembravano divertirsi e impegnarsi parecchio.

"Eh? Aika, ti senti bene?"

"Ah, sì. Non farci caso."

"Qui ci sono Riku, Iori e Yamato."

"Oh, è Aika. Allora, ti senti eccitata all'idea di uscire con i TRIGGER?" le domandò Yamato, era evidente quanto si stesse divertendo a prenderla in giro.

"Non hai idea di quanto."

"Divertiti, mi raccomando!"

"Non farci stare in pensiero." intervenne Iori, subito dopo le parole del rosso; entrambi avevano un'espressione dolce in viso.

Anche se era solo per poco, la giovane sentiva la loro mancanza, erano sempre insieme e ancora non si era abituata ad averli così distanti.

"Qui invece abbiamo Sogo e Tamaki!"

"Aika! Come sta andando? Stai bene?" chiese il fratello, sorridente ma con un filo di preoccupazione nelle sue parole; era naturale che fosse preoccupato.

"Si, non preoccuparti. Piuttosto, quanti budini hai già mangiato?"

"Non molti."

"Certo. Quindi deduco almeno una decina."

"Non preoccuparti Aika, lo tengo sotto controllo io!"

"Di te sì che posso fidarmi."

"Ehi, So-chan. Non è giusto, non vale comprare mia sorella con quel bel faccino."

"Eh? Non sto facendo nulla di simile." rispose, arrossendo appena.

La giovane a quel punto sorrise, li trovava carini, inoltre dopo averli visti ebbe la conferma di quanto stessero bene.

Successivamente le mostrarono alcune cose, tra cui il luogo del concerto, le fecero anche salutare la manager prima che Mitsuki si tenesse pronto per terminare la telefonata.

Le aveva fatto piacere sentirli.

"Ti dobbiamo lasciare. Mi raccomando non trascurarci!"

"E mantieni la calma!" si intromise Yamato.

"E voi non fate disperare la manager!"

"Sta tranquilla." rispose sempre lui.

"Devo chiudere anche io, buona fortuna! Vi chiamo questa sera."

"Okay!" rispose l'arancione, poi attaccò.

Le era proprio servita quella telefonata, la aiutò a sentirsi meglio.

[A pranzo]

L'orario concordato arrivò in fretta, Aika aveva raggiunto subito il punto di incontro stabilito precedentemente.

Non sapendo come passare il tempo, dopo aver scritto a Gaku del suo arrivo, si mise a guardare alcune notizie sul telefono.

Se si fosse messa ad ammirare le crêpes probabilmente sarebbe finita a prendere una di quelle come pranzo.

"Ehilà." disse il grigio, sollevando appena il braccio per salutare.

"Avete fatto presto."

"La puntualità è importante. Non immaginavo che saresti arrivata in anticipo, sono sorpreso." si intromise Kujo, come sempre non si trattenne dal dire qualcosa che avrebbe potuto infastidirla.

"Hai visto, so essere anche più puntuale di te."

"È stato solo un caso."

"Va bene, manteniamo la calma. Dove andiamo a mangiare?" chiese il castano, cercando di non fare agitare ulteriormente i due.

Anche se, prima o poi, si sarebbe comunque scatenata una tempesta.

"Gaku ha detto che conosceva un posto carino."

"Si, però dipende anche da te Aika. Cosa avevi in mente di mangiare?"

"Non saprei. Ora come ora mi andrebbe bene di tutto. Che ne dite di quel locale li all'angolo? Sembra avere qualcosa di delizioso." disse, dopo aver indicato il fondo della strada, era talmente esaltata che sembrava avere le stelle negli occhi.

Ma a smontare il suo entusiasmo ci pensò Kujo, che non aveva alcuna voglia di pranzare in un posto simile.

"Vuoi davvero fermarti a mangiare lì?"

"Perchè, cosa ci sarebbe di male?"

"Gaku. Contatta l'autista, andiamo in quel posto di cui ci hai parlato."

"Tenn, non essere maleducato."

"No no, lascialo pure parlare." lo lasciò fare, ma subito dopo prese posizione davanti a Kujo.

"Senti un po' Principe dei miei stivali, sono stata io ad organizzare questa uscita quindi devi attenerti alle mie regole. Se gli altri non hanno nulla in contrario usa la bocca per mangiare e le gambe per attraversare la strada. Non voglio sentirti fare storie, è chiaro?" disse, puntandogli il dito contro dopo essersi avvicinata con il viso.

"Ma fai sul serio?"

"Tu che mi dici?"

A quel punto il ragazzo sospirò, non aveva alcuna voglia di discutere per una cosa tanto banale, inoltre mangiare dei panini per lui non era niente di tanto tragico, poteva fare un'eccezione.

"E va bene, facciamo come vuoi tu."

"Evviva!" rispose, sorridendo e facendo un salto.

"Sei proprio una bambina."

In risposta la ragazza gli rivolse un occhiolino, accompagnato da una linguaccia.

In realtà non voleva solamente fermarsi a mangiare qualcosa di semplice, ma più tardi avrebbe volentieri gradito una delle crêpes di quel negozio.

Quindi non voleva allontanarsi troppo, altrimenti ci sarebbe voluto bisogno dell'autista.

"Gaku, sei davvero sicuro ti vada bene così?

"Beh, sembrava felice di mangiare qui. Che c'è di male." rispose all'amico, che a sua volta sospirò.

Dopo aver preso i propri panini presero posto ad uno dei tavoli situati al di fuori del locale, erano proprio sulla strada quindi di tanto in tanto passavano le persone.

"Mmh! Delizioso!" esclamò la giovane, che si trovava di fronte a Kujo e tra i due amici.

"Oh, hai ragione. È buonissimo." le diede corda il grigio.

"Già. Tenn, com è il tuo?"

La giovane sentì la domanda che il castano aveva fatto, così sollevò gli occhi verso il ragazzo, in quel momento la sua mente arrivò a pensare a qualcosa che prima non si sarebbe neanche mai sognata di pensare.

Che carino.
Aveva dato un morso, poi distolto lo sguardo, era come se non volesse ammettere quanto trovasse buono il panino e questo lo rendeva estremamente dolce.

Quello era il primo pensiero davvero carino che la giovane ebbe sul suo conto, ma tutto sommato non le dispiaceva pensarlo.

"Non è male."

"Visto? Te l'avevo detto che era buonissimo." rispose lei, accennando un sorriso prima di morderne un altro pezzo.

"Tutto quello che hai fatto è stato minacciarmi e comportarti come una bambina. Guarda che le ho capite le tue intenzioni, volevi solo strafogarti di crêpes una volta finito di pranzare." le disse, avvicinando il busto contro il tavolo, aggrottando le sopracciglia mentre la guardava.

"Ops, mi hai beccata." disse tirando fuori la lingua, posando una mano dietro la testa.

"Non c'è niente da ridere. Sei una modella adesso. Non puoi mangiare crêpes quando ti pare e piace."

"Tenn, ti stai preoccupando per lei?"

"Non dire assurdità. Sto solamente dicendo la realtà dei fatti."

"Certo, certo." rispose Gaku, notando l'amico distogliere lo sguardo subito dopo.

Aveva di nuovo fatto un'espressione adorabile, che aveva portato la giovane a sorridere; l'attimo seguente le venne in mente qualcosa di carino.

Tirò fuori il telefono e senza avvertire si mise in posizione per scattare.

"Sorridete." disse, portando così tutta l'attenzione degli altri verso di lei.

Era venuta bene.

"Questa la mando agli altri."

Si mise a scrivere un testo da inserire nel messaggio, ma non si rese conto che il bianco la stava guardando.

Posò gli occhi su di lei, ma quando l'azzurrina alzò lo sguardo lui lo distolse.

Era evidente fosse in imbarazzo.

Per la prima volta aveva guardato la giovane in maniera diversa dal solito, non era qualcosa che aveva previsto ma semplicemente era accaduto.

I loro occhi si erano incontrati.

"Senti, se ti va la crêpe possiamo dividerla." propose, mostrando un faccino dolce.

Lo fece sperando che si sarebbe ammorbidito, non aveva bisogno del suo consenso per prendere qualcosa di cui aveva voglia e sapeva di dover fare attenzione a ciò che mangiava.

In breve era solamente curiosa di vedere come avrebbe reagito.

"Eh? Non è questo il problema." rispose, non concedendole un attimo di tregua.

"Dai, vuole solo condividere la sua crêpe con te."

"Gaku ha ragione, non essere duro." rispose il castano.

Entrambi avevano preso le difese dell'amica voltando le spalle al compagno, che ne rimase quasi infastidito.

"Ma voi da che parte state?"

"Certo che sei proprio antipatico." si intromise lei, dando poi un altro morso al suo panino.

"Sulla base di cosa sarei antipatico?"

"Ti ho fatto gli occhi dolci per vedere come avresti reagito, ma sei rimasto uguale al solito. Che insensibile."

"Sapevi benissimo che ero contrario all'idea, e poi lasciatelo dire. Eri inquietante." rispose, facendo un'osservazione sull'espressione che l'azzurrina aveva fatto poco prima.

"Eh? Perché inquietante?" chiese alzando sorpresa il tono della voce.

Si aspettava di tutto ma non un commento del genere, non credeva sarebbe arrivato a tal punto.

Strinse il panino e lo guardò negli occhi.

Aveva del tutto cambiato espressione, sembrava quasi stesse discutendo con dolcezza in compagnia di un suo amico di infanzia.

"Se ti fossi vista anche tu l'avresti pensato."

"Perché avrei dovuto? Sono troppo carina." rispose, mordendo ancora una volta il panino.

Gli amici scoppiarono a ridere e la giovane sorprese il ragazzo a sorridere a sua volta, come pranzo si stava rivelando piacevole.

Dopo aver terminato di mangiare si recarono al tanto atteso negozio, tuttavia Aika si fermò davanti alla vetrina per oltre cinque minuti.

"Quanto ti ci vuole per scegliere una crêpe?" le chiese, osservandola con le braccia conserte.

"Sono scelte che vanno fatte con cura, chiudi il becco." rispose mettendo un broncio, un attimo prima di voltarsi nuovamente verso le crêpes esposte.

Il bianco cercò di mantenere la calma ma si notava quanto fosse infastidito, non tanto dalle parole che gli aveva rivolto ma dal tempo che stava impiegando a scegliere i gusti.

"Prendo questa!"

"Finalmente, ora possiamo andar-" disse, ma venne interrotto subito dalla giovane, che dopo aver avuto quanto richiesto portò la crêpe in direzione del viso del ragazzo.

"Ti concedo un morso, ma solo uno. Non cercare di fregarmi."

"Ti avevo detto che non l'avrei condivisa con te."

"Come sei antipatico." rispose, l'istante successivo si fermò a guardarlo.

Non le andava giù quell'atteggiamento tanto perfetto che si ostinava a tenere, così approfittò della sua distrazione per staccare un pezzo dalla crêpe e portarlo contro le sue labbra.

Non avrebbe avuto il tempo di opporsi, infatti finì subito nella bocca.

"Ma che fai? Quanta insistenza." rispose passando un braccio davanti le labbra, aveva istintivamente posato lo sguardo altrove.

"Così impari a dirmi di no. Non muore nessuno per un pezzo di crêpe, quanto la fai tragica." lo rimproverò, addentando il dolce subito dopo.

"E va bene, non ti voglio sentire. Dammene un pezzo."

"Non se ne parla."

"Sei stata tu a dire che l'avresti condivisa con me."

"Mi hai trattata male fino a un attimo fa perché non ne volevi neanche un po'. Se proprio ci tieni comprane una."

"Sei davvero impossibile lo sai?" le disse, ma la giovane ignorò la sua domanda, tornando ad assaporare il suo dolce con un sorriso.

In realtà avrebbe voluto davvero dargliene un pezzo, in parte le dispiaceva farlo disperare così, ma la parte prevalente era quella che si divertiva da matti a farlo impazzire.

Finalmente le cose tra loro stavano prendendo una piega diversa, provavano piacere a passare del tempo insieme, anche se in maniera diversa da quella con cui si relazionavano con gli altri.

"Tenn, cos è quella faccia? Ci sei rimasto davvero così male?"

"Che? Ma figurati."

In quel momento, dopo aver risposto, il ragazzo si voltò nella direzione della giovane.

L'aveva chiamato per nome.

Era una cosa che faceva quando si trovava bene con qualcuno, non chiamava mai per cognome chi considerava un amico, ma di questo lui non ne era a conoscenza.

Si fermò nuovamente a guardarla, il viso della ragazza aveva un'aria dolce, mentre continuava a mangiare osservando la crêpe.

Prima che potesse essere visto però tornò con gli occhi avanti a sé.

Stava sorridendo.

Non c'era motivo di farglielo notare, visto che non gli dispiaceva farsi chiamare per nome da lei.

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