XVI
I membri della compagnia iniziarono lentamente a spogliarsi, per poi immergersi nelle pozze di acqua cristallina.
Ma Elehan, accompagnata da Magor, fu portata in un lago diverso, più piccolo e profondo.
"Non è cortese che una ragazza si spogli davanti a degli uomini" aveva detto prima di condurla in quel magico posto.
Appena i piedi della ragazza toccarono l'acqua tiepida.
Una sensazione di beatitudine la pervase, facendole scappare un sospiro.
"Era tempo che non facevo un bagno" disse al principe.
L'Oscuro non rispose, girato verso la finestra.
Intanto nella stanza accanto Naar non accennava a spogliarsi.
"Cosa ti prende?" chiese Amryn porgendo una mano al Nano "Vieni con noi"
Naar scosse la testa in segno negativo.
"Vedreste qualcosa che non avete il diritto di conoscere" disse.
Il pensiero di Amryn andò immediatamente alla cicatrice che gli aveva notato un po' di tempo prima.
"Naar" lo chiamò il fratello "non sappiamo se torneremo vivi da questa esperienza, infondo, io, Alder e Glorendil ne siamo a conoscenza, se morirai senza averlo rivelato a tutti la tua anima sarà macchiata di menzogna"
Era uno dei motti dei Nani.
"Prima della morte svela ogni segreto, o la tua anima finirà nel vortice della sofferenza eterna" dicevano sempre i piccoli guerrieri.
Seppur con riluttanza, il Nano si spogliò.
Alla vista di tutti comparve una lunga cicatrice, partiva dalla tempia, passando per la spalla destra e terminava sul fianco dello stesso lato.
"C'era un terzo gemello" rivelò a bassa voce "Non riuscì a sopravvivere al parto perché il suo corpo era in parte unito al mio. Solo uno dei due poteva continuare a vivere, Laar morì, lasciando me e Gaar da soli. La cicatrice cominciò a darmi molti problemi, passai un anno intero con la febbre, avvicinandomi passo dopo passo alla morte.
La mia famiglia vegliò su di me, ma chi ci lasciò non fui io, bensì mia madre.
Mio padre comprò una fattoria per guadagnare e ci trasferimmo lì.
In poco tempo a mia salute peggiorò e mio padre fu costretto ad implorare Donoryan di curarmi."
Il nano fece una pausa, osservando i volti attenti di tutti gli altri.
"Poco tempo prima di partire per quest'avventura ero tornato a casa per la prima volta dopo tanto tempo" concluse.
Era un ricordo sofferente quello che aveva appena condiviso con tutti loro, ma la sua voce era sempre stata ferma, senza una minima esitazione.
"Sono le cicatrici a renderti quello che sei Naar" disse Amryn "Devi andarne fiero, vuol dire che hai vinto una guerra"
"Non è stata una vera e propria guerra, non ho combattuto contro nessuno"
"Hai combattuto contro la morte" sussurrò il fratello unendo le loro fronti e chiudendo gli occhi.
I membri della compagnia finirono di lavarsi e indossarono i vestiti puliti che alcuni elfi avevano portato.
Glorendil e Alder si appartarono in un angolo.
"Non credo di volerlo fare" sussurrò il biondo all'altro.
"Fare cosa?"
"Insomma, ho già combattuto contro molte creature pericolose, anche draghi, ed è un miracolo se sono ancora qui, so i punti deboli di quelle creature, so che sono uno dei migliori guerrieri di questa Terra, se non il migliore. L'ho già fatto, ma non so se riuscirei a rifarlo" spiegò l'elfo.
Doveva solo fare da esca, ma questo non toglieva tra le possibilità uno scontro con il drago.
"Non sarai solo, nel caso che non dovessi più tornare allora ti seguirò" ribatté Alder.
"Sei impazzito?" disse il biondo "Tu non mi seguirai, anche se dovessi morire, tu rimarrai qui"
"Tuo padre, prima di morire, mi fece promettere di proteggerti" ringhiò l'altro.
"Glorendil" lo richiamò Erdal.
Il guerriero rivolse un ultimo sguardo all'amico, poi si avvicinò allo stregone.
"Se riuscirai ad uccidere il drago... fa che la tua identità rimanga un segreto.
L'uomo incappucciato sta ritornando e intende portare a termine il compito dei malvagi venuti prima di lui.
I draghi sono creature estremamente potenti, se il malvagio sa che uno di loro è stato ucciso da te, scaglierà tutte le sue forze su di noi"
Glorendil annuì.
"Calimon richiede la vostra presenza nella Sala del Trono" disse un servitore.
I compagni furono condotti nell'oscurità attraverso una ragnatela di tunnel e passaggi segreti, fino a giungere nel centro del labirinto.
Amryn capì che Elehan era giunta in quella sala prima di loro e stava discutendo amichevolmente con il figlio del sovrano.
Il principe aggrottò le sopracciglia, poi rivolse la sua attenzione a Calimon.
"Benvenuti nella mia sala" parlò l'Oscuro "Mi dareste l'onore di conoscere lo scopo di questa compagnia?"
"I nostri affari non ti riguardano" ringhiò Naar, ricevendo immediatamente un pizzico da Erdal.
"Sciocco" gli disse lo stregone "Signore, non sono faccende importanti, in realtà io e questa compagnia siamo in viaggio per raggiungere dei parenti di questi due nani, da soli non sarebbero giunti fin qui" aggiunse, poi, rivolto al sovrano.
"Tu menti" sibilò Calimon facendo un cenno con la mano.
Al suo gesto dieci arcieri incoccarono le frecce, puntandole verso Naar.
Almeno questo era quello che i compagni percepivano nella quasi totale oscurità.
"Parla, Nano, raccontaci perché vai a trovare alcuni parenti. Se coglierò una minima esitazione nella tua voce farò segno ai miei arcieri di scoccare" lo minacciò Calimon.
"Padre!" esclamò Magor alzandosi, cercando di fermare quell'idea malsana.
Naar deglutì, cercava di parlare ma nessuna parola usciva dalla sua bocca.
"Allora?" chiese Calimon.
Gaar si torturava le mani, suo fratello non sapeva mentire.
Una mano di Amryn scivolò sulla punta delle frecce, ma fu subito fermata da Glorendil.
"Non mettere in pericolo la tua vita, se incoccherai una sola freccia ti uccideranno" lo avvertì.
"Ma così distoglieranno l'attenzione da Naar" ribatté il giovane elfo.
Il biondo scosse la testa in segno negativo.
"I miei parenti" iniziò il nano "abitavano nelle montagne del Nord"
La voce di Naar tremava, era terrorizzato. Un centinaio di occhi lo fissavano.
"Scoccare" disse semplicemente Calimon.
Naar si aspettava di essere trafitto da numerose frecce, ma questo non accade.
Un altro giaceva a terra, ormai morto, in una pozza di sangue.
"No!" Naar si inginocchiò, mentre la sua vista veniva offuscata dalle lacrime "No!" ripetè.
A terra, sul pavimento impolverato, giaceva morto Gaar.
Le lacrime del nano scendevano senza sosta sulle guance leggermente barbute.
I presenti nella sala non avevano fatto nemmeno una parola, restavano immobili come statue ad osservare la scena. Tutti si aspettavano che Calimon desse l'ordine di scoccare per uccidere il secondo nano, ma il sovrano non fece alcun movimento.
"Abbassate le armi" disse con voce flebile agli arcieri.
Questi ultimi rimasero in posizione, seppur titubanti, credendo che il sovrano stesse sfidando i compagni, facendogli credere che si erano arresi contro di loro.
"Abbassate le armi, ho detto!" urlò pieno d'ira una seconda volta.
Con passo incerto il sovrano raggiunse il corridoio che portava alla sua camera.
"Andate via, non tornate più" disse rivolto ai compagni.
Delle guardie accompagnarono la compagnia fino alla porta d'ingresso.
Quella era una porta maledetta, pensò Naar, se non avessero avuto l'idea di entrare Gaar sarebbe ancora vivo, se non avessero preso parte alla compagnia Gaar sarebbe ancora vivo, se lui avesse smesso di desiderare una vita più avventurosa prima di finire in quell'orribile situazione Gaar sarebbe stato ancora vivo.
Il volto di Amryn era contratto dal dolore, gli faceva male vedere il suo amico in quella situazione, al suo fianco c'era Elehan, lei piangeva, tenendo una mano davanti agli occhi, l'altra stretta intorno alla spalla del principe.
Erdal aveva il cappello stretto tra le mani, con gli occhi chiusi.
Alder sospirava, accanto a Glorendil.
Al centro della scena c'era Naar, il naso rosso dal pianto e gli occhi così arrossati da far paura, era inginocchiato con le mani premute sulle ginocchia.
"Dannazione!" urlò "Perché state in silenzio? Parlate! Perché non lo avete fermato? Potevate fermarlo, potevate evitare tutto questo e invece siete stati impassibili davanti alla scena! Ho perso il mio gemello per la seconda volta! Ci poteva essere un'alternativa, potevamo salvarlo..."
Nessuno dei membri aveva il cuore di dire che con l'oscurità non avevano scorto la figura del nano lanciarsi sulle frecce.
Improvvisamente la porta del Regno degli Oscuri si spalancò, mostrando ai sei la figura di Magor.
"Avete notato tutti il comportamento di mio padre...c'è una spiegazione a tutto questo" disse ansimando per la corsa "Lui perse sua moglie...mia madre...perché lei si sacrificò per lui. In te" indicò Nar "Ha rivisto se stesso, mentre piangeva sul corpo morto di mia madre"
La compagnia lo guardò riprendere fiato, appoggiato sulle ginocchia.
"Ora che siete in tempo dovete andare via!" concluse.
"Mi dispiace per tua madre" disse lievemente Amryn, poggiando l'esile mano sulla spalla del principe.
"Ma non sono qui solo per questo" rivelò Magor sorridendo a Amryn "Intendo fare parte della compagnia, so il vostro scopo, avete appena perso un compagno e so che non cercate un sostituto, ma sono capace di maneggiare lancia e arco"
"Non prenderai il posto di mio fratello" sussurrò Naar. "Non te lo permetto"
Glorendil si avvicinò al nano, stringendolo in un abbraccio.
"Ci serve un altro guerriero, non possiamo farne a meno" gli disse.
"Suo padre ha ucciso Gaar" ringhiò ancora l'altro.
"Inginocchiati" disse Erdal.
Tutti gli occhi furono puntati su di lui, con sguardi contrariati Elehan e Amryn osservavano la scena.
Magor guardò spaventato il nano prima di mettersi in ginocchio.
"Io, Erdal lo Stregone decreto che tu, Magor, figlio di Calimon, sei ufficialmente un membro della compagnia" disse lo stregone poggiando il bastone sulla testa bruna del giovane.
"Perfetto!" esclamò quest'ultimo legandosi i capelli nerissimi in uno chignon "Dove siamo diretti?"
"In questo momento sarebbe opportuno riposarci, siamo vicino al fiume, costruiremo delle barche, in cinque giorni dovremmo essere sulla costa"
"Erdal, non abbiamo provviste, io, Amryn, Alder e Magor siamo elfi, non avvertiamo molto la fame, ma Elehan e Naar devono mangiare"
"Andrò io a caccia" propose Magor "Ma prima di allontanarmi voglio consegnarti questa" disse a Nar, porgendogli una striscia di cuoio con delle rune.
"Era di Gaar" sussurrò il nano.
"Il filo del destino ci collega, nulla lo spezzerà" lesse Erdal.
"Da piccoli abbiamo fatto un giuramento" disse tristemente Naar "che non ci saremmo più separati"
Magor si allontanò dal gruppo, per poi sparire nella foresta.
"Amryn" chiamò Glorendil avvicinandosi all'elfo "cosa c'è?"
"Glorendil" sussurrò prima di rifugiarsi tra le braccia del soldato e liberare le lacrime che aveva trattenuto.
"Cosa accade?" l'elfo accarezzava lentamente i capelli del più piccolo.
"Non riesco a vederlo in quello stato, non riesco a pensare a lui senza il suo gemello" rivelò il principe "La sua sofferenza la percepisco come se fosse la mia"
Il pallido viso di Amryn era poggiato sulla spalla del guerriero e il cuoio delle vesti di quest'ultimo era bagnato dal pianto del giovane.
"Asciuga queste lacrime" disse Glorendil passando una mano sulle guance dell'elfo "Calimon non le merita"
"Grazie" sussurrò.
Una voce flebile arrivò alle orecchie di pochi:
"Dobbiamo seppellirlo"
Magor intanto si aggirava sul lato ovest del bosco più vicino.
Ad un rumore improvviso si voltò di scatto, inciampando in una radice.
"Questa prima non c'era" borbottò arrabbiato alludendo al possente ramo sul terreno.
Scorse in lontananza una famiglia di conigli.
Incoccò la freccia puntando verso il più grande dei tre.
Nella sua testa sentiva la voce di suo padre.
"Scoccare!" e il nano era caduto in terra inerme. Aveva visto tutta la scena...lo sguardo che il gemello aveva rivolto all'altro prima di sacrificarsi non l'avrebbe mai scordato. L'ennesimo rumore lo riportò alla realtà.
"Maledizione!" imprecò "Sono fuggiti"
"Cercavi questi?" chiese una voce armoniosa alle sue spalle.
Lentamente il principe si voltò, era un elfo e aveva tra le mani due conigli morti.
"Chi sei tu?"
"Io sono Taras, l'amico più stretto del principe, sono appena tornato da una lunga passeggiata con lui"
"Il principe?" chiese Magor.
"Come? Non conosci Amryn?" disse con un sorriso l'altro elfo "Pensavo il contrario"
"Amryn è un principe?"
"Che strano, un figlio che non conosce gli obiettivi del padre"
Taras aveva un insopportabile ghigno sulle labbra.
"È lui, allora, quello che mio padre voleva fare prigioniero" Magor aggrottò le sopracciglia. "Ora però non è più il suo scopo quello di catturarlo, il principe è mio alleato e fa parte della compagnia"
"No, il principe è appena stato con me nelle mie stanze" disse Taras. "Mi sa che stiamo parlando di due persone diverse, Magor"
"È impossibile, a meno che colui che sta viaggiando con la compagnia abbia mentito a tutti sul suo nome e la sua identità"
"Vedi!" esclamò l'altro "Sei intelligente quando vuoi. Ti assicuro che quello che è al tuo fianco è solamente un assurdo bugiardo"
"Non ci credo, Amryn non lo farebbe mai"
"Ah, l'invidia, che orribile sentimento, non credi?" ghignò Taras. "Vorresti averlo conosciuto così tanto che hai le allucinazioni su una persona che probabilmente assomiglia solo un po' al mio principe"
"Non è possibile" rispose Magor scandendo bene ogni parola.
"Te lo ripeterò per l'ultima volta, il principe si trova a palazzo con suo padre"
Taras aveva cambiato tono.
"Sei un bugiardo!"
"Fidati di me...ti accompagno a palazzo per farti vedere che il principe si trova lì"
Magor, seppur con riluttanza, acconsentì a seguire l'elfo appena salito sulla sua cavalcatura.
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