XIX
Magor correva leggero tra gli alberi del bosco. Grazie a quella piccola elfa era riuscito a fuggire senza essere notato.
Seguiva il corso del fiume.
All'improvviso intravide una figura sulla sponda, una barca.
Si avvicinò molto lentamente, era sulla riva, accanto a questa era seduta una ragazza dai capelli castani, che lanciava dei sassolini nell'acqua, facendoli rimbalzare.
Le dita sottili afferrarono un altro sasso piatto, la ragazza alzò il braccio per lanciarlo ma fu fermata da una mano.
Elehan si voltò di scatto puntando il pugnale alla gola dell'elfo.
"Chi sei?" chiese.
Magor rise di gusto, Luinil lo aveva davvero reso irriconoscibile.
"Così non mi riconoscerai di sicuro" disse avvicinandosi alla sponda.
Con le mani a coppa prese un po' d'acqua mettendosela in viso.
"Magor..." sussurrò incredula Darlia.
L'elfo sorrise, annuendo, poi si chinò nell'acqua facendo tornare i capelli del loro colore naturale.
Non fece in tempo a voltarsi che la ragazza era tra le sue braccia.
"Ti sono mancato?" chiese l'elfo.
"Idiota" rispose Elehan dandogli un pugno amichevole sullo stomaco "Dov'eri finito?"
Magor sbuffò ricordandosi di Taras.
"Vorrei prima parlare con Amryn" disse.
I due si addentrarono nel bosco, per raggiungere il resto della compagnia.
"Questo esercito è diretto a Nord, ne sono certo" udirono "L'incappucciato si sta risvegliando, ma non è pronto per uscire allo scoperto, sta ancora raccogliendo le forze"
Magor afferrò un ramo, spostandolo e rivelandosi ai suoi compagni.
"Magor, figlio di Calimon" disse Erdal.
Naar a quel nome sbuffò aggrottando le sopracciglia folte.
"Come sei giunto fin qui?" chiese Glorendil improvvisamente serio.
"Ho bisogno di parlare con tutti voi, ma non ora, in questo momento mi urge sentire in privato il principe" rispose Magor voltandosi verso Amryn.
L'elfo biondo si avvicinò all'Oscuro.
"Chiedi pure" disse.
"Conosci un certo Taras?" ringhiò Magor.
Amryn abbassò la testa, consapevole dell'inganno nel quale era caduto l'amico.
"Tuo padre mi ha condannato a morte!" disse rabbioso il bruno, calciando un sasso.
"Non può averlo fatto, non arriverebbe mai a tanto"
"Tu non sai cosa c'è nelle prigioni di tuo padre, uomini, nani, elfi, persino gente stata al suo servizio" iniziò Magor avanzando verso Amryn "Tuo padre è un mostro, come fai ad essere così innocente? Non sai che tortura qualsiasi creatura? Parla!"
Il giovane iniziò ad indietreggiare, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime.
"Tu non sai cosa ha passato mio padre!" ebbe il coraggio di dire "Lui ha sofferto più di chiunque altro in questa terra"
"O forse è quello che ti vuole far credere" sussurrò Magor all'orecchio di Amryn.
Le lacrime, trattenute fino a quel momento, vennero fuori dagli occhi azzurri del principe.
"Amryn, ricorda, devi sfidare il vento"
Ricordò le parole di Glorendil e la lezione avvenuta qualche settimana prima.
Il guerriero era agguatato dietro un cespuglio osservando la scena.
"Aiutami..." sussurrò il giovane elfo.
"Ci sono questioni che devi affrontare da solo, non arrenderti così facilmente" rispose Glorendil prima di andare via.
Nonostante ciò restava vigile e pronto a dare qualsiasi aiuto al principe.
Magor si stava già girando per andare via, quando Amryn lo afferrò per la veste, tirandogli un pugno.
"Questo è per mio padre" disse.
Magor si voltò sorpreso di vedere il principe di nuovo in piedi.
"Questo per esserti messo contro di me" disse ancora Amryn dando un altro pugno all'Oscuro.
Magor, invece di reagire, sorrideva.
"Non sarai mai alla mia altezza, mi fai pena" disse abbassandosi all'altezza del principe.
Dall'episodio con Sire Alaain aveva iniziato a nutrire un odio profondo per gli altri elfi.
I non-oscuri, i puri, gli innocenti.
Amryn non rispose.
"Possiamo finirla con questa sceneggiata, non credi?"
Magor toccò il petto dell'elfo, e bastò questo per farlo cadere.
Quando il bruno si allontanò Glorendil corse da Amryn.
Il principe non piangeva più, era rabbia quella nei suoi occhi.
"Allenami, voglio essere alla sua altezza" disse con la voce rotta.
"Sei già al massimo delle tue capacità" rispose Glorendil tirando il ragazzo in piedi.
"Ho detto allenami!" urlò Amryn "Che razza di guerriero sono?!"
"Non voglio farlo, la tua mente non può reggerlo, ne subirai le conseguenze"
Amryn scosse la testa.
"Posso fare di meglio" disse.
L'antico guerriero annuì arrendendosi.
"Va bene, è vero, puoi fare di meglio, ma sei già stanco, mangi poco, il tuo corpo non lo reggerà a lungo"
"Voglio provarci comunque" disse sicuro il giovane.
"Resteremo qui per qualche giorno" iniziò Glorendil "Vedi quell'albero? Voglio che tu colpisca ogni ramo, fino al più alto"
Il principe sgranò gli occhi.
Era una missione impossibile per qualsiasi arciere, ma Glorendil aveva due motivi per aver assegnato ad Amryn quel compito, sapeva che si sarebbe spinto al massimo delle sue capacità e voleva tenerlo impegnato per evitare altri incontri con Magor.
"Incocca una freccia" disse.
"Mano fino allo zigomo"
Amryn eseguì.
Nella sua mente iniziarono a scorrere le immagini della prima lezione con suo padre.
"Per scoccare con precisione devi tenere la posizione giusta, spalla al bersaglio, piedi paralleli alle spalle" continuò il guerriero girandogli intorno.
Il braccio del principe tremava per lo sforzo di tenere tesa la corda.
Sapeva di non avere una buona postura, suo padre glielo aveva ripetuto miliardi di volte, era per quello che si feriva al braccio.
"Chiudi l'occhio sinistro" disse "Mira al ramo con la mela"
Amryn eseguì.
"Al mio tre scocca"
"Uno...due..."
"Glorendil!"
La voce di Erdal superò quella del guerriero, chiamandolo.
Dopo un po' la figura dello stregone apparve dal bosco.
"Hanno rubato la barca!"
"Amryn, andiamo" lo richiamò Glorendil.
Il principe annuì, non accorgendosi di aver fatto cadere una freccia sull'erba.
Dopo poco tempo due piedi accostarono il dardo, tastandolo con le mani.
"È elfica, qualcuno è passato di qui"
~~~~~~~
La barca era scomparsa, completamente scomparsa.
"Erdal, non puoi costruirne una nuova?" sbuffò Elehan.
"La legna qui non è buona, non funzionerebbe"
Magor calciò un sasso con rabbia.
La pietra saltò sull'erba, poi venne fermata da uno stivale di cuoio.
"Ho io la vostra barca" disse una voce roca tra gli alberi "E la vostra freccia"
Tutti si voltarono all'improvviso.
"È silenzioso" sussurrò Glorendil più a sé stesso che agli altri "Persino io, da elfo, non lo avevo udito"
"Rivelaci la tua specie, stiamo avendo una conversazione con nano, elfo o uomo?" chiese Erdal.
"Nessuno di questi" rispose enigmatica la voce nascosta.
"Rivelati a noi" prese la parola Alder.
La voce prese forma.
L'individuo aveva un aspetto più umano che elfico, i capelli erano rossi e mossi, molto lunghi, un ciuffo gli cadeva sulla fronte.
"Sono Caran il Rosso" rivelò.
Gli occhi penetranti e gialli lasciavano intendere che non c'era nulla di normale in quel ragazzo.
"Perché sei qui?" chiese Magor.
"Da tempo non incontravo un Oscuro" disse Caran rivolto all'Elfo "E i miei affari non ti riguardano"
"Hai la nostra barca, mi riguardano eccome" ribatté Magor.
"Questi non sono territori abitati" disse Erdal.
"No, infatti, sono in visita"
Elehan sbuffò, trovava insopportabile il tono con il quale Caran si stava rivolgendo a loro.
Subito sentì la debole mano di Naar poggiarsi sul suo braccio come supporto.
Entrambi soffrivano per la loro famiglia.
Entrambi volevano proteggere i loro fratelli.
Naar aveva fallito due volte.
Elehan stava cercando di riuscire nella sua impresa.
La mente della ragazza era lontana dalla conversazione, pensava ancora una volta a suo fratello, gli aveva fatto una promessa.
L'immagine dei loro mignoli stretti in segno di accordo era impressa nella sua mente.
"Prendila, Lele" aveva detto utilizzando il nomignolo da lui attribuito alla sorella "Voglio guarire"
"Te l'ho promesso Had" sussurrò Darlia.
La loro infanzia non era stata facile, lo ricordava.
—
"Lele! Lele!"
Hadrigar correva verso la sua camera, condivisa con sua sorella.
Appena vide la lunga tenda dai ricami fatti dalla madre si tuffò nel tessuto, nascondendosi in quello che era il suo rifugio.
"Lele!" chiamò ancora una volta prima di vedere Elehan alzarsi.
La ragazza strizzò gli occhi assonnati.
"Had, è notte fonda, cosa succede?" chiese.
"Succede che ho fatto un altro brutto sogno" disse imbronciato il bambino.
Elehan batté due volte la mano sul materasso, aprendo le braccia.
Immediatamente Hadrigar si rifugiò contro il petto di sua sorella.
"Cosa hai sognato?"
"Sempre la stessa cosa, ma ho visto di più" iniziò il piccolo tremando "Papà aveva quello sguardo, sai, quello cattivo quando non si sente bene, e mamma piangeva, io sentivo dolore"
"Dove ti faceva male?"
Hadrigar si portò una mano sulla fronte, dopo al centro del petto.
"E poi tu andavi via, a questo punto ho visto due immagini sovrapposte" continuò coprendosi gli occhi con le piccole mani "In una portavi una moneta, Lele, e io mi sentivo subito bene, nell'altra c'era un tavolo ed ero fermo e tutto pallido"
Elehan sbiancò.
"Had sono solo sogni" disse cercando di tranquillizzare il fratello.
"Ma sono così reali" insistette il bambino accucciandosi sul petto della sorella.
Dopo un po' il suo respiro divenne regolare ed Elehan lo ripose nel suo letto.
"Buonanotte, piccolo guerriero"
—
Anche la sua partenza, la ricordava.
"Parti" le aveva detto Erdal "Vai sulle montagne, ma prima assicurati dei compagni, trova quella moneta!"
—
Le mani di Elehan cercavano nell'armadio.
Sulle gambe accovacciate era poggiato un mantello.
"Lele" la voce assonnata di suo fratello "Dove vai?"
Una lacrima scese sulla guancia di Elehan. Bruciava sui tagli fatti da suo padre poche ore prima.
"Had, parto" disse sottovoce la sorella.
All'improvviso gli occhi di suo fratello divennero bianchi, la bava colava lungo il mento.
"No! Non di nuovo!" urlò Elehan mentre prendeva in braccio Hadrigar.
Delle urla strozzate provenivano dalla gola del bambino, seguite dal pianto.
La ragazza cercava di fermare il corpicino magro del piccolo, con scarsi risultati.
"Elehan!" sua madre la chiamò "Vattene di qui! Prendi quella dannata moneta!"
"Mamma Had sta male!" ribatté lei.
"Prendila! Maledizione, salva tuo fratello!"
La madre della ragazza iniziò a piangere stringendo a se sua figlia.
"Mi mancherai" sussurrò Elehan.
"Anche tu, ma fallo per il bene di Hadrigar"
"Per Had farei di tutto"
La donna si asciugò le lacrime con la manica della vestaglia, poi prese Hadrigar tra le braccia.
Elehan si avvicinò al piccolo, stringendo il suo mignolo con quello del fratello.
"È una promessa" sussurrò.
"Vai" sussurrò di rimando, dando in mano a sua figlia il mantello.
Elehan guardo casa sua per l'ultima volta, poi si voltò è andò via.
—
"Elehan" una mano diafana schioccò le dita davanti al suo volto, era Amryn.
"Cosa vuoi da noi Caran?" chiese Erdal.
"Vi trovo...interessanti" rispose con un ghigno.
Come sono innocui, pensò il rosso, mi chiamano Caran, ma tutti loro mi conoscono con un altro nome. Sicuramente hanno sentito di parlare di me, l'incappucciato.
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