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XI

I soldati di Entogan avevano condotto la compagnia in città, accuratamente sistemata in mezzo alla foresta.

Era ormai pomeriggio inoltrato, tutti i membri della compagnia ancora dormivano.

Un sonno profondo e tranquillo aveva colto tutti di sorpresa appena giunti in quel posto.

Molti erano i pensieri negativi, ma la stanchezza aveva avuto la meglio su questi.

Entogan era immersa nel silenzio, nessuno osava svegliare gli ospiti.

Glorendil aprì lentamente gli occhi chiari, aveva udito dei passi.

"Seres di Entogan, cosa ti porta a girare in queste stanze?" chiese sedendosi sul suo giaciglio.

"Nulla di particolare, il sole sta tramontando e sarebbe più semplice viaggiare al buio per la compagnia, non intendevo svegliarvi, però, avrei aspettato ancora qualche ora" rispose la dama.

Lentamente si sedette anche lei accanto all'elfo.

"Non mi dispiacerebbe parlare con un altro guerriero mentre i miei amici riposano" propose Glorendil facendole spazio.

Seres gli sorrise, osservandolo con gli occhi grandi e di colore innaturale.

"Di cosa volete parlare?" sussurrò lei avvicinandosi ancora un po'.

Glorendil lanciò un'occhiataccia alla donna, distaccandosi da lei.

"Della vostra invadenza" la minacciò l'elfo pentendosi della sua proposta.

"Oh, è solo curiosità, non vengono spesso stranieri ad Entogan" si giustificò Seres.

"Non sono brava a mentire" aggiunse poi con lo sguardo basso, e prima che l'altro potesse comprendere la frase unì le labbra alle sue.

Il guerriero si distaccò dal bacio immediatamente, spingendo all'indietro la dama.

"Qualcun altro ha già conquistato il mio cuore" disse poi, alzandosi e andando via.

Seres lo guardò con disappunto, poi scoppiò in lacrime tornando nella sua stanza.

Gli elfi di Entogan erano tutti così, infantili, giocosi, innamorati della felicità.

Appena il sole calò completamente la compagnia si rimise in viaggio.

"Cosa è successo questa sera con Seres?" chiese Alder, bloccando Glorendil per il polso.

"Hai sentito..." sussurrò l'altro.

"Cosa voleva da te?" disse l'elfo bruno.

"Qualcosa che non ho potuto darle"

Alder sospirò.

"Hai bisogno di qualcuno che stia al tuo fianco, lo sai" rispose all'amico.

"Non ne ho bisogno, sono un guerriero, se dovessi morire porterei solo sofferenza" rispose il biondo stringendo i pugni.

"Appunto, Glorendil!" disse l'altro "Appunto devi vivere ogni momento della tua vita assaporandola al massimo, perché vuoi negarti l'amore?"

"Cosa dovrei fare? Andare da Seres? Io non la amo!"

Una risata attirò l'attenzione dei due.

"Lo avevo capito" disse lei dalla scalinata.

"Lo sapevo fin dall'inizio che tu non ricambiavi i miei sentimenti"

"Mi dispiace..." rispose Glorendil, ma venne interrotto da un cenno dell'elfa.

"Potervi incontrare è un onore, Seres" disse Alder inchinandosi.

"Avrei voluto lasciarvi marcire qui per tutta la vostra immortalità, ma mio padre mi ha dato un ordine, devo portarvi in un posto" rispose lei.

Seres condusse gli elfi per una scala, che portava ad un luogo insolito.

Al centro si trovava una pietra, con una roccia più sottile e vetrosa posizionata su essa. Vicino alla pietra sgorgava una fonte d'acqua.

"Guarda, non temere" disse l'elfa accompagnando Glorendil al misterioso minerale.

La roccia era lucida e luminosa, rifletteva qualsiasi luce di ogni colore.

Glorendil si avvicinò lentamente.

Un minerale premonitore, ne erano presenti due o tre in tutto il continente. 

Erano inganni fatti di roccia, ciò che vedevi poteva essere reale o completamente falso.

Stava a te scoprirlo.

Passo dopo passo sentiva sempre più bisogno di guardare il suo futuro, non si fidava di Seres, né di suo padre, ma non riusciva a resistere all'opportunità che gli stavano dando.

Giunse alla roccia e sospirò, poi lentamente abbassò lo sguardo.

I suoi occhi furono incatenati per un tempo indefinito a quelle immagini confuse.

Vide un bambino sorridergli, gli somigliava molto.

"Padre..." chiamò il piccolo con voce lontana.

Non poteva essere suo figlio, un figlio significava una donna, significava una moglie, una famiglia.

Vide se stesso combattere, stremato, poi in lontananza giungere una figura incappucciata con lunghi capelli rossi.

Ancora lui.

Glorendil indietreggiò, sconvolto dalle immagini appena viste.

Seres lo guardò con compassione.

"Non può essere vero" sussurrò.

"Sta a te deciderlo"

~~~~~~

"Sire" disse una voce acuta bussando alla porta della stanza del sovrano.

"Chi ti manda?" chiese Alaain rimanendo di spalle.

Gli occhi color perla erano cerchiati da profonde occhiaie, mentre sul suo volto si stavano formando delle leggere rughe.

Insolite, per un essere immortale.

"Mio padre" rispose il giovane elfo entrando nella stanza.

Il sovrano degli elfi fece una smorfia di disgusto.

Non sopportava quel giovane, era il figlio del suo più fedele servitore e quest'ultimo gliel'aveva tenuto nascosto per circa 900 anni.

Taras, che nome orribile per un elfo.

Il giovane aveva lunghi capelli neri lasciati sempre sciolti, che gli davano un'aria ribelle. Gli occhi erano di giada, penetranti.

Tutti, nel palazzo di Alaain, ne rimanevano incantati. Tutti tranne il sovrano, che resisteva alla bellezza Taras, anche se fortemente tentato di lasciarsi andare.

"Sire" lo richiamò dai suoi pensieri la voce impertinente dell'elfo.

"Parla" disse spazientito Alaain, girandosi.

"Cos'è accaduto al tuo volto?" disse il sovrano, stranamente interessato, notando che Taras aveva un livido di dimensioni notevoli sulla pelle candida esattamente al centro della fronte.

"Mio padre mi ha picchiato"

Alaain si passò una mano sul viso, Seredur non usava mai la violenza se non in occasioni gravi.

"Taras, cosa devi dirmi?"

"Intendevo parlavi da tempo..." iniziò il giovane.

"Ho molte cose da portare a termine, arriva al dunque"

"Vorrei chiedere informazioni su vostro figlio" disse Taras tutto d'un fiato.

Alaain sbiancò.

"Perché?" una sola domanda pronunciata con freddezza.

"Tengo molto a lui e alla sua amicizia" sussurrò Taras. "Non lo vedo da mesi"

Alaain sbuffò.

"Non è più mio figlio, quell'elfo"

"Io...comprendo" disse "Vi chiedo solo una cosa, dov'è in questo momento?"

"Nemmeno io sono a conoscenza della sua posizione" rispose il sovrano congiungendo le mani dietro la schiena.

Taras sospirò, deluso.

"Sai che questa amicizia non sarà mai possibile, giusto?" chiese Alaain alzando un sopracciglio. "Insomma, tu sei un servo, lui è..." si corresse "era un principe"

Taras annuì.

"Se provi ad avvicinarti a mio figlio non troverai più casa nel mio regno degna di ospitarti" disse poi Alaain cambiando improvvisamente approccio.

Non avrebbe permesso a nessuno di far stare bene Amryn.

Il suo cuore era distrutto, soffriva ogni giorno, anche suo figlio doveva soffrire come lui.

Una lacrima scivolò sulla guancia di Taras, seguita da un'altra.

"Perché fate questo ad Amryn?" sussurrò.

Uscì dalla stanza del sovrano accasciandosi dietro la porta e pianse tutte le sue lacrime.

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