VII
"No, no, no assolutamente no" urlò in preda all'ira il sovrano.
E nonostante tutti fossero certi che era ira quella nelle sue iridi, dietro di esse si nascondeva un sentimento ben più grande, la paura.
Aveva visto, aveva sentito in quelle poche ore.
Lui, Alaain Meylord, lui, il Re degli Elfi, lui, come una creatura ferita, non poteva vivere senza suo figlio.
"Padre...non potrei restare un giorno di più in queste stanze" replicò il principe.
Abbinata alla paura del padre, Amryn provava un sentimento che lo rendeva cieco di vedere oltre se stesso, la voglia di libertà, la rabbia verso chi l'aveva tenuto nascosto al vero mondo.
E questo lo rendeva cieco anche al dolore provato dal sovrano.
"Non tornerà, vero? Nessuno di voi tornerà" sussurrò Alaain guardando Elehan e i due nani.
Nessuno rispose.
"Amryn!" disse "io non posso perderti! Non posso perdere anche te!" e quelle urla si trasformarono presto in lacrime.
"Se non vuoi perdermi smettila di tenermi chiuso nelle stanze, dicendomi che non esiste una vita al di fuori del palazzo ma solo pericolo. Smettila di proibirmi tutto!" urlò il principe con gli occhi lucidi, lottando per non crollare davanti a suo padre.
Alaain alzò il mento, facendo poggiare la testa sul muro, poi scivolò lentamente fino a raggiungere il pavimento, mentre piangeva disperatamente.
"Mi stai vietando di vivere" sussurrò Amryn.
Una lacrima scivolò sulla guancia morbida del piccolo elfo, seguita da un'altra.
"Vattene, vai via se è quello che vuoi. Ma questo posto non sarà più casa tua" urlò il sovrano.
"Padre..."
"Vattene, ho detto!"
"Vieni, andiamo via" Naar afferrò Amryn per un braccio, facendolo uscire dalla stanza.
Camminarono fino alla porta principale del palazzo reale, appena furono fuori il principe si accasciò su se stesso, stringendo i pugni e strappando l'erba dal prato.
I singhiozzi interrompevano i suoi respiri, mentre le lacrime avevano arrossato i suoi occhi.
~~~~~~
Quando furono usciti tutti dalla stanza il sovrano si alzò di scatto, sguainando la spada e con quella incise due tagli profondi nel cuscino di suo figlio.
Milioni di piume fluttuarono per la stanza, e Alaain si fermò ad osservare il loro lento percorso, fin quando una di queste raggiunse il pavimento, accanto a delle scarpe.
L'elfo alzò lo sguardo.
"Non è così che risolvi la faccenda" disse una voce profonda.
"Erdal...sei tornato"
Lo stregone puntò la mano verso il cuscino, aggiustandolo e facendo sparire le molteplici piume.
"Cos'è successo con Amryn?" chiese Erdal.
"Cosa ho fatto?" sussurrò Alaain "Cosa ho fatto?"
Non era una domanda, era solo una richiesta d'aiuto, una richiesta di una mano abbastanza forte da poterlo tirare su da quel vortice di oscurità nel quale era avvolto.
"Avevi fatto una promessa a tua moglie"
Erdal si inginocchiò accanto al sovrano.
I suoi corti capelli rossi incorniciavano un viso saggio, giovane, ma anche preoccupato per l'elfo.
La mano del sovrano raggiunse quella dello stregone, stringendola forte, poi appoggiò la testa sul suo petto.
"Sarò al tuo fianco in qualsiasi momento Alaain" sussurrò Erdal, odiava vederlo così distrutto, ma non c'era modo di risanare quelle ferite.
Intanto Amryn era in viaggio con i suoi compagni.
"Ho pensato a lungo" disse Elehan. "E ho concluso il percorso che faremo.
Passeremo per Esamont, ormai quel regno è stato completamente ricostruito dai nani, dopo la grande battaglia con gli elfi, e cercheremo ospitalità"
"I miei lontani parenti ci riempiranno di provviste e coperte quando arriveremo alle loro porte" disse Gaar.
"Lo spero" continuò la ragazza "In seguito attraverseremo la terra dei nani, e se saranno nostri amici, saremo inosservati per un paio di giorni a cavallo. Poi dovremmo proseguire sui confini, non so cosa si trova al di là delle terre di Meta abitate dai nani, e quelle dei Mutati, ma sono certa che non possiamo addentrarci nel territorio di quei mostri."
"Faremmo prima ad avventurarci nelle terre sconosciute" aggiunse Naar "Delle leggende narrano che lì abitino degli elfi meno ospitali, ma comunque accoglienti come gli altri della loro specie"
"Questo si vedrà in seguito, ma siamo comunque obbligati ad attraversare le terre dei Mutati, per raggiungere l'isola di Sindhra, lì si trovano gli uomini che custodiscono la moneta tra le loro rocce" continuò Elehan.
"Silenzio!" sussurrò Amryn incoccando una freccia "state giù"
L'elfo aveva udito tutto il discorso, ma il pensiero di suo padre pulsava costantemente nei suoi pensieri, quando ad un tratto in lontananza aveva sentito dei passi e dei grugniti.
I quattro compagni si abbassarono sotto un folto cespuglio.
Due Mutati sostarono sopra di loro.
"Il padrone comanda di tornare nella terra" sibilò uno.
L'altro grugnì.
Altri passi e i due scomparvero.
"Tu non hai mai visto il mondo, eppure le creature più miserabili e orribili sono nel tuo campo di conoscenza" disse Elehan rivolta all'elfo.
"Chiunque conosce la storia dei Mutati" replicò lui. "Anche chi non ha mai messo piede fuori dalla sua abitazione"
E poi intonò una canzone.
Nessuno ormai ricorda la melodia di quelle sagge strofe, ma tutti sanno cosa narravano.
La storia dei Mutati iniziò in una data ormai persa nella storia.
C'era vento e c'era nebbia, due eserciti l'uno di fronte all'altro.
Gli umani erano uno di questi eserciti, l'altro era costituito da elfi e da nani, uniti sotto un unico simbolo, quello dell'antico sovrano, del primo sovrano, il primo della dinastia Meylord.
Gli umani in quel momento erano senza la minima speranza, e ognuno era sul limite della follia, quando uno di loro si fece avanti, prendendo parte dell'esercito opposto.
Gli elfi e i nani lo accolsero calorosamente, e fu seguito da molti altri.
Alcuni però non si mossero, e non accettarono mai la sconfitta di quell'antico scontro, mai avvenuto.
Affidarono le loro anime a una potenza ben più grande della loro, e rinnegarono il loro essere umani, diventando Mutati.
Da quel giorno i Mutati cercano la rivincita di quella sconfitta e non saranno mai sazi di sangue e vite perse.
"Non parlo la tua lingua, né la so tradurre, ma questo canto ha toccato nel profondo della mia anima" aggiunse Naar.
"Dobbiamo accamparci per questa sera, il sole inizia a scendere e presto sarà buio" disse Elehan.
Poi si diresse verso un grande albero.
Amryn si era proposto per fare il primo turno di guardia.
Era seduto su una roccia piatta, mentre teneva poggiato l'arco sulle gambe.
Sospirò, ricordando le parole di suo padre.
Quelle frasi opprimevano il suo cuore, facendolo sentire in colpa.
Un gorgoglio interruppe i pensieri del giovane.
Non mangiava da più di un giorno.
Guardò il suo arco e passò una mano tra le piume delle frecce.
Si era esercitato a lungo con quell'arma, e finalmente partendo con Elehan aveva la possibilità di dimostrare le sue capacità.
Quando faceva un centro, provava una felicità indescrivibile, ma oramai il solito bersaglio era diventato noioso.
Avrebbe preferito una testa di un Mutato, con quelle loro assurde corna rosse.
Avrebbe voluto centrare lo spazio minuscolo tra i molteplici occhi gialli di quelle creature.
Osservò l'ambiente circostante, quando il suo sguardo si posò su un frutto.
Amryn incoccò la freccia, tese la corda.
Un tremore improvviso lo colse alla sprovvista.
La voce di suo padre rimbombò ancora una volta nelle sue orecchie, le urla di quel pomeriggio, i vecchi insegnamenti, la sua presenza quasi non percepibile.
La freccia partì senza che l'elfo potesse controllare la mira.
Un lamento provenne dal bosco.
"Cosa è stato?" chiese Elehan svegliandosi di scatto.
"Ho colpito qualcosa" sussurrò Amryn.
L'elfo e la ragazza scavalcarono i corpi addormentati dei due nani, acquattandosi dietro un cespuglio.
C'erano due figure, una più bassa, colpita dalla freccia del principe, ed una più alta.
Erano animali, parevano dei feroci leoni, ma il loro manto era nero, e i loro occhi rossi, mentre le zanne raggiungevano il mento, umide di bava e sporche di sangue.
Mai nessuno aveva visto degli esseri così.
"Dobbiamo andare via!" sussurrò Amryn ad Elehan.
Iniziarono a correre, gettando terra secca sul fuocherello acceso.
La ragazza svegliò i gemelli.
Gaar impugnò la piccola spada, iniziando a correre insieme ai compagni.
"Giù" urlò Naar trascinando i suoi amici in un buco sotterraneo.
Le due bestie giunsero all'entrata della caverna, ma numerose rocce crollarono su di loro, bloccando l'unica via d'uscita.
"Esplorate questo posto" disse Amryn "dobbiamo uccidere qualsiasi cosa lo abiti, non c'è modo di uscire di qui. Siamo in trappola"
Dopo poco tempo i compagni si ritrovarono di nuovo all'ingresso della caverna.
"Ho trovato qualcosa che potrebbe esserci utile" sussurrò Elehan.
Condusse i compagni verso una delle molteplici gallerie.
"Un ruscello" sussurrò Amryn, osservando il corso d'acqua che scompariva lentamente nell'oscurità "Non sappiamo dove porta"
"È l'unico modo per uscire di qui" rispose la ragazza.
Scesero nell'acqua, non era profonda, arrivava al ginocchio di Amryn ed Elehan, ma i nani avevano seri problemi a proseguire, affondando continuamente nel fango sul fondale.
"Sali sulle mie spalle" propose l'elfo a Gaar.
La stessa cosa disse la ragazza all'altro nano.
Camminarono nelle profondità della terra fino a rivedere la luce.
"Ho capito dove ci troviamo" spiegò Naar una volta saliti in superficie "Non siamo più nella terra di Loraan, ora siamo nel territorio dei nani"
"Proseguendo verso Sud, ritorneremo con gli elfi, andando verso Nord saremo ad Esamont" aggiunse l'altro nano. "Ho perso completamente il senso dell'orientamento. Non so quale sia il Nord e quale sia il Sud" ammise dopo.
"Siete diretti a Esamont, miei cari" disse una voce dietro di loro. "E il Nord è esattamente di fronte a voi"
I compagni si voltarono di scatto.
Un elfo, davanti a loro c'era un elfo.
Non così strano come evento, trovandosi al confine tra le due terre, ma abbastanza strano come incontro.
Di solito gli elfi non si fermavano mai per dare informazioni a dei viaggiatori.
"Tu chi saresti?" chiese sospettoso Amryn. "Cosa vuoi da noi?"
"Piacere di conoscerti, sono Glorendil" rispose l'elfo biondo che aveva parlato prima.
Glorendil porse la mano ad Amryn, tirandolo su dal fiume. Fece lo stesso con tutti.
"Cosa ci fa un elfo da queste parti?" era una domanda sciocca, si, ma utile per scoprire i fini di quell'individuo.
"Vi stavo cercando. La Dama di Esamont chiede udienza con voi" rispose lui.
"Provieni da Esamont, quindi" disse Naar.
"Si, sono un elfo di Esamont, e sono al servizio della Dama" disse Glorendil.
"Da quando la capitale del regno dei nani è abitata da elfi?" chiese Amryn.
Le poche informazioni che aveva su quella città le aveva sentite da Naar e Gaar, e in base a queste Esamont era una città nanica di grande importanza.
"Per caso dubiti del fatto che diverse specie possano convivere in pace?" l'elfo alzò un sopracciglio, scrutando il principe "Ora lasciamo perdere questi discorsi, seguitemi, vi condurrò io"
Glorendil fischiò, e in lontananza apparvero quattro destrieri: due pony e due cavalli neri.
Naar e Gaar montarono sui loro piccoli animali, mentre Elehan si aggrappò ad Amryn, salendo su un unico cavallo.
"Come si chiama?" chiese il principe accarezzando il collo dell'animale.
"Elear" rispose Glorendil.
"Felice di incontrarti, Elear" sussurrò Amryn al cavallo.
Galopparono sulle colline senza sosta, quando all'improvviso scorsero i palazzi di Esamont in lontananza.
"Silenzio! Abbiamo una decina di Mutati dietro di noi" disse Glorendil, fermò il suo cavallo, guardando alle sue spalle.
"Quando pensavi di dircelo?" urlò Gaar.
"Correte, se volete salvarvi, andate dalla Dama!" aggiunse, poi galoppò verso la direzione opposta.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro