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I giorni passano, e con loro i mesi.

Il rapporto tra me e Hobi si intensifica sempre di più, e questa cosa mi piace molto. Grazie a lui io sto meglio, non sono più completamente triste e riesco ad affrontare le situazioni difficili anche con i miei. Hobi mi aveva suggerito di parlarci, e dopo vari "no", ci provai ma non andò a buon fine.

Quando lo raccontai a Hobi lui rispose: <<Non fa niente, ci saranno altre occasioni>>.

Un'altra cosa bella che abbiamo fatto insieme fu andare in gita: di solito mi annoiavo sempre, perché non avevo mai nessuno con cui stare mentre si camminava o si mangiava; ma avere lui era diverso, perché ha il potere di capire quando intervenire e quando, invece, lasciarmi nel mio brodo.

I giorni in cui mi demoralizzavo o ero più giù del solito erano i peggiori, perché prima che avessi lui non sapevo davvero che fare; Hobi, vedendomi in quelle situazioni, arrivava sempre col suo sorriso e una cioccolata calda.

<<Devo annaffiare il mio fiorellino, dato che oggi sembra un po' appassito>> diceva sempre, sedendosi a fianco a me.

Anche solo la sua presenza mi tranquillizzava, mi faceva sentire protetta.

È capitato, qualche volta, che per sbaglio, per il mio nervosismo o qualcosa di simile, di avergli risposto male (pentendomene solo dopo aver realizzato l'accaduto).

La sua risposta è sempre stata: <<Okay, tranquillizzati e prendi tutto il tempo che ti serve. Quando avrai bisogno, sono qui>> tutto accompagnato dal solito sorriso.

Quello che lui non sa, perché non ho mai avuto il coraggio di dirglielo, è che io mi ci sono tanto affezionata, e questa cosa non capitava da anni. Hobi è molto molto speciale, non capisco nemmeno perché i nostri compagni vogliono dare così tanto fastidio. Santa miseria, non vi ha fatto nulla!

Hobi era con me anche quando dovetti prepararmi per un'interrogazione che avrebbe dato la svolta alla mia media scolastica.

<<Non ci capisco nulla e mi sono stancata. Basta>> dicevo, in preda al panico e alla rabbia.

Ma lui si avvicinava, mi accarezzava la schiena o la spalla e, portandomi uno snack, diceva sempre: <<No, Lia. Impegnati, vedrai che otterrai ottimi risultati>>.

Non nego di essermi opposta circa cinquanta volte, ma alla fine, dandogli ascolto, riuscii nel mio intento e alzai la media come volevo.

Quel giorno festeggiammo tutto il tempo, con io che ringraziavo continuamente Hobi per non avermi fatto mollare.

<<Lia, è un piacere>> rispondeva lui contento.


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Il mio cellulare squilla, facendomi smettere di scrivere sul mio solito diario.

<<Lia, senti... Ti va di venire da me stasera? Mia mamma è fuori per lavoro>>

Esito, elaborando la richiesta che mi è stata posta.

<<Ma... Ma cosa avresti intenzione di fare?>>

Hobi risponde subito, quasi spaventato: <<Non pensare male! Non ho intenzione di fare nulla di quel genere, se è quello che stai pensando, giuro! Vorrei solo un po' di compagnia, tutto qui. Prendiamo una pizza magari, o del sushi, ciò che preferisci>>

<<Possiamo anche cucinare noi, che dici?>>

<<Se preferisci, va bene!>>

Annuisco: dopotutto non è un'idea brutta: mi serve proprio una serata in compagnia di una persona che a me tiene davvero invece che con due persone che pensano solo al lavoro.

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Torno a casa abbastanza agitata dopo la solita giornata di scuola: cosa dovrei mettermi? Lo so, non è un galà elegante, però ci tengo a sistemarmi un pochino, almeno per stasera.

Voglio farlo per Hobi.

In questo momento non so definire il nostro rapporto: non stiamo insieme, ma siamo più che amici ormai.

E va benissimo così: non voglio che si innamori di me come io ho promesso a me stessa di non innamorarmi. Il nostro rapporto è talmente speciale che non ha bisogno di altro.

Decido di non mettere qualcosa di nero, per cambiare; scelgo una t-shirt bianca, ma è troppo semplice. Provo con una maglietta rossa, ma mi sta piccola: la separo dalle magliette e la metto in uno scatolone.

Navigo nel mio armadio e vedo che spunta, tra tutti i capi, un maglione giallo, non troppo estroso.

Me lo provo, mi sta bene. Per un attimo penso che sia troppo per me, ma scaccio via questo pensiero e finisco di vestirmi: stasera cambio, l'ho fatto per Hobi, perché lui ha fatto tanto per me.

Scendo le scale osservando le luci di Natale appese dappertutto, che si illuminano e si spengono.

<<Dove vai? E quel maglione giallo da dove spunta?>> mia mamma è in salotto con il pc in mano.

<<Vado da un mio amico, ciao>>

<<Ehy, non così in fretta signorina!>>

Mio padre si posiziona davanti alla porta.

<<Da chi stai andando?>>

<<Te l'ho detto, da un mio amico>>

<<Ossia?>>

I nervi iniziano a saltarmi, ma cerco di controllarli.

<<Un ragazzo bravissimo con cui ho legato molto. Lui mi capisce e mi ha aiutato molto, e stasera vogliamo mangiare una pizza insieme. Ora spostati>>

<<Non lo conosciamo, non sappiamo che intenzioni possa avere>>

<<Papà, non fare di punto in bianco quello a cui importa qualcosa: non ve n'è mai fregato nulla, non iniziate ora, mi fate pietà>>

<<Non osare parlarmi così! Fila immediatamente in camera e stasera non esci!>>

<<Come no>> dico, appena chiusa la porta della camera.

Apro la finestra: stasera voglio stare con Hobi e basta.

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