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Non ho più un motivo per essere felice: io, abbandonata a me stessa, senza supporto né affetto da parte di qualcuno. Una ragazza nel fiore dei suoi anni, forse quelli più complicati, l'adolescenza, da sola.
Sono completamente delusa da tutti e una delusione per tutti: vivo con delle persone che pensano solo e soltanto ai loro affari, senza ricordarsi di avere una figlia. Ma non mi importa più, ormai.
Se succede qualcosa, devo riuscire a cavarmela da sola. Per il semplice fatto che non ho nessuno a cui chiedere aiuto. Ma ormai va bene così. Sono talmente abituata a questo che ormai non ci faccio più caso.
I miei passatempi? Ascoltare musica (ma solo canzoni "slowed and reverb" ossia canzoni rallentate), piangere, cercare luoghi tranquilli dove posso stare sola (possibilmente all'aperto) e scrivere cose su un vecchio diario che ho trovato in un cassetto. Non sono la tipica adolescente che ama le feste e uscire con le amiche a fare shopping e provarci con tutti quelli che incontra. Sono solo io, e va bene così.
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È lunedì. Ancora.
Fisso il soffitto: è sempre uguale, sempre bianco, sempre noioso.
Ed è ora di alzarsi, quindi mi sbrigo: ogni mattina aspetto che la sveglia suoni, così che possa prepararmi, prendere qualcosa da mangiare e consumarla per strada, in modo da non poter colloquiare con i miei genitori.
Indosso le mie solite cose e scendo le scale di corsa: ormai ci siamo.
<<Buongiorno>> tenta un approccio mia madre, non degnandomi di uno sguardo.
Non rispondo: prendo una brioches ed esco di casa, senza una parola.
M'incammino per la strada verso la fermata del bus mangiando, con le cuffie alle orecchie. Il cielo è grigio/bianco, proprio come il mio umore di tutti i giorni.
Parte "Save Your Tears", di The Weeknd; cerco la versione slowed + reverb, perchè le canzoni le preferisco così.
"Save your tears for another day" dice, ma prima che finisca la frase, già qualcosa di umido fa capolino sul mio viso: non piango perché sono triste, piango perché è il mio passatempo.
Dopo un po' il bus si ferma e io scendo iniziando a percorrere il sentiero costernato da alberi e panchine per arrivare al plesso scolastico. A metà strada c'è pure una fontanella, dove gli studenti si divertono a bagnarsi e lanciare monetine esprimendo desideri. Lo trovo una cosa stupida, però qualche volta lo faccio anche io.
Ho ancora qualche minuto prima dell'inizio delle lezioni, così decido di farmi un giro per la scuola, per vedere cosa fanno le persone della mia età. C'è chi si saluta, chi si abbraccia, chi addirittura si bacia e chi si lancia occhiatacce.
Passo velocemente dal mio armadietto per posare delle cose appena in tempo per ammirare tre tipe che pensano di essere chissà chi con le loro gonne assurde e gli zaini tutti uguali. Ovviamente si portano dietro tutti gli sguardi dei ragazzi.
Non sono il tipo di ragazza che un ragazzo di oggi vorrebbe: al contrario delle Miss Barbie, io non ho nulla di speciale. Non cerco di confondermi tra tutti, cerco di scappare direttamente, perché so che nessuno mi guarderà mai come desidero, perché non rispecchio gli standard richiesti oggi. Che schifo, aggiungo.
Ma va bene così.
Ed ecco, puntualmente stonata, la campanella.
Mi avvio in classe e vado al mio solito posto, in fondo e vicino alla finestra, così da poter volare via osservando un punto imprecisato in quel cielo dal colore impreciso.
Pian piano l'aula si riempie: prima arrivano i due tipi con gli skateboards, poi le miss, i secchioni e per concludere i soliti quattro con i soliti sacchetti pieni di schifezze che fanno fuori entro la fine della mattinata.
Li conto tutti soddisfatta: sì! Ho azzeccato anche oggi l'ordine esatto dei posti. Aspetta... No, non è vero!
Per stare vicino alle sue amiche oche, Brianne si è spostata dal banco a fianco al mio e ha preso il posto di Giselle, che si è messa vicino a Dennis... Sono tutti seduti! Perché c'è un banco in più?
Nemmeno accorgendomene, lo dico ad alta voce, attirando tutti verso di me.
<<Cosa>> rispondo, brusca.
<<C'è un trasferito>> dice Liam, facendo roteare la penna.
<<COSA?!>> urlano Brianne, Dora e Olivia in coro, come tre oche perfette.
<<Maschio o femmina?>>
<<E io che ne so! Ho solo sentito che c'era qualcuno nuovo>>
<<EDDAI LIAM!>>
<<Spero tanto sia un ragazzo alto, figo e muscoloso!>> sogna ad occhi aperti Olivia mentre io faccio una smorfia.
<<E io invece spero tanto che sia una bella bionda>> continua Dennis facendo l'occhiolino al suo amico.
Per evitare di udire altre castronerie, mi metto ancora le cuffie e faccio partire un'altra canzone; per sbaglio, invece di far partire quella che volevo, faccio partire un'altra canzone, dallo stesso titolo, che però non avevo mai sentito prima. Si intitola "Stay" ed è di una certa Gracie Abrams. Inizio ad analizzare la melodia e il testo, e sono entrambi bellissimi. E, nel momento in cui parte il ritornello, succede una cosa stranissima:
Could you hold me without any talking?
Nell'aula, seguito dalla professoressa Ross che blatera qualcosa, un ragazzo dai tratti asiatici, vestito con una felpa gialla accecante e dei jeans blu come l'oceano, con dei capelli castani e un raggiante sorriso entra e si guarda in giro.
Immediatamente tolgo le cuffie e rimango a bocca aperta: non era mai e poi mai capitata una cosa del genere! Una frase di una canzone che non conosco entra nella mia testa e parte nel momento in cui entra questo qui in classe?
Ero sorpresa, completamente sorpresa. E non avevo capito il suo nome, dato che stavo ascoltando "Stay".
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