Capitolo 1: Per poco non si annega nel lavandino
Chūya sembrava sul punto di svenire da un momento all'altro per lo shock appena subito, sbatté le palpebre un paio di volte e si ricompose, o meglio, cercò di ricomporsi, ma risultò difficile dato che aveva la bocca spalancata.
"Tu!" esclamò puntando il dito contro Dazai.
"Io, Dazai in tutta la sua magnificenza" disse con un sorrisetto il ragazzo coperto di bende.
"Che accidenti ci fai qui?" quasi urlò queste parole mentre prendeva posto, sfortunatamente per lui, accanto alla persona che lo avrebbe condotto all'esaurimento nervoso o a una probabile ulcera.
"Tu che cosa pensi che faccia in un'Università? Costruisca patiboli per suicidarsi? Anche se effettivamente non è male come prospettiva, potrei farci un pensierino" rifletté ad alta voce Dazai, Chūya lo fissava sempre più sconvolto.
"E' un vero peccato che abbiano chiuso gli ospedali psichiatrici, avresti dovuto farci un salto" ribatté il rosso proprio mentre entrava il professore di letteratura per iniziare la lezione.
Chūya si sentì picchiettare una penna sulla spalla e appena si voltò vide Dazai con un sorriso angelico che diceva chiaramente "Ti tormenterò fino alla morte"
Durante la pausa mensa Chūya si catapultò fuori dall'aula per cercare di sfuggire al probabile maniaco dei suicidi, quando lo vide con la testa in giù nel lavandino sotto l'acqua corrente. Rettifico, si disse mentalmente Chūya, lui è un maniaco dei suicidi.
"Oh santo cielo, sei fuori di testa o semplicemente stupido?" urlò afferrandolo per il colletto e allontanandolo dal lavandino.
"Lo sapevo che ti eri affezionato a me, Chūya" disse il castano scostando dal viso i capelli che gli si erano incollati.
Chūya a quelle parole arrossì leggermente, ma poi realizzò una cosa e aggrottò le sopracciglia imbronciandosi.
"Sei il peggiore degli stalker, io non ti ho mai detto il mio nome. Dovrei denunciarti in questo preciso istante"
"Ascoltare l'appello del professore non è mica un crimine e poi anche se fosse non hai uno straccio di prova. Suvvia arrenditi, non ti puoi liberare di me" disse Dazai appoggiando il braccio sulla spalla di Chūya che rabbrividì al tocco improvviso.
"Ma cosa vedono i miei occhi? Ai mocciosetti è permesso farsi i tatuaggi? Il mondo sta crollando in pezzi" continuò prendendo il braccio del più basso e osservando la scritta in nero che spiccava contro la pelle pallida del rosso.
"Anche se fosse, non sono affari tuoi" disse irritato Chūya allontanandosi da Dazai il più possibile e correndo fuori da quel bagno, col cuore che gli martellava nel petto.
"Alla fine gli ho urlato contro per niente, odio questa situazione e odio soprattutto non sapere di chi sia questa frase" pensò Chūya abbracciandosi le ginocchia e nascondendo il capo fra di esse.
"Ehi? Nanerottolo? Chūya? Ragazzino con problemi di rabbia? Ci sei?" domandò Dazai bussando sulla sua testa come se fosse una porta, Chūya alzò lo sguardo e lo fissò.
"Che cosa c'è, scemo d'un Dazai?" borbottò guardando la scritta sul braccio.
"Veramente niente, volevo solo dirti che il professore di letteratura aveva assegnato un compito a coppie, e indovina chi ti ha scelto per essere il suo partner? Esatto io! Risposta corretta" esultò allegro Dazai senza dare al più grande possibilità di rispondere.
"Stai scherzando, vero? Anzi no, questo è un incubo, un brutto, tremendo, orribile incubo" disse afflitto Chūya ponderando l'idea di prendere a testate il muro finché non sarebbe scomparso. Non era male come prospettiva.
"Certo che no, mio caro. Sarò un onore lavorare insieme a te compagno, quindi dobbiamo scambiarci i numeri di telefono" affermò con aria più seria del necessario.
"Ah no, non ci penso proprio! Scambiare il mio numero con un aspirante suicida? Non esiste proprio" disse Chūya dando a Dazai delle pacche sulla schiena più forti del dovuto.
"Come vuoi allora, lo scoprirò da solo. Non perderò la sfida, non hai di che temere. Avrò il tuo numero, prima o poi" disse iniziando a dare dei pugnetti sul braccio di Chūya.
"Benissimo! Tanto non ce la farai mai, non riuscirai a trovare il mio numero" disse il più basso continuando con le pacche, finché non gli squillò il telefono e smise di picchiare Dazai per prendere il cellulare dalla tasca, ma quando vide il nome del mittente si rabbuiò e ripose il telefono.
"Wow, sarai pure alto un metro e cinquanta, ma la tua espressione è quella di un sicario professionista" disse Dazai estraendo dal suo zaino un libricino rosso dalla copertina piuttosto malconcia e cominciandolo a leggere.
"Simpatico, e comunque per tua informazione sono alto un metro e sessanta" disse Chūya indignato da quel commentino sulla sua altezza.
"Mmm, ne sei proprio sicuro? Non è che hai sbagliato a misurarti e sei pure più basso del metro e cinquanta? Dovresti riprovare quando torni a casa" sogghignò Dazai dall'alto dei suoi centottanta centimetri.
"Dazai"
"Che c'è?" chiese Dazai ignaro di quello che stava per succedere.
"Ti avverto, hai cinque secondi per scappare prima che ti prenda a calci e farti arrivare Oltreoceano, chiaro? Fossi in te comincerei a correre" minacciò il più basso e Dazai scappò via ridendo inseguito da Chūya che imprecava maledizioni, ma sulle sue labbra era nato il suo primo vero sorriso dopo anni.
Angolo hoot
Salve gente come state?
spero che il capitolo vi sia piaciuto <3
Amo troppo questi due
Cioè si amano palese
(#Chuyabestbimbhhoot)
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