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Capitolo 6

Appese la giacca insieme agli altri vestiti, il silenzio regnava all'interno della stanza fino al presenterai di un lieve rumore, che catturò la sua attenzione spingendola a voltarsi.

Aveva posizionato la borsa sopra la sedia senza fare caso al come, di conseguenza era prevedibile fosse stata quella a cadere.

La maggior parte delle cose al suo interno erano finite sul pavimento, il che portò la giovane ad abbassarsi, in modo da poterle sistemare.

"A-Akiko..." disse deglutendo un secondo.

Non riuscì a fermare le mie mani, tremavano,  tuttavia trovarono la forza di spostare anche gli oggetti rimasti nella borsa, doveva assicurarsi a tutti i costi avesse ancora con se quell'oggetto.

Accompagnò entrambe le mani ai lati della testa e lasciò una lacrima scendere lungo il viso, il fiocco azzurro che indossava il giorno della sua morte non era scomparso, l'aveva perso.

[?]

Sospirò, controllando nuovamente la lista delle cose da comprare strizzando gli occhi, pensò subito che madre avrebbe dovuto scrivere usando una scrittura più grande.

D'un tratto la voce alta di alcuni bambini attirò la sua attenzione, non sapeva cosa era successo ma preferì avvicinarsi per accertarsi non fosse nulla di grave.

Erano una quindicina, posizionati tutti in cerchio intenti a osservare a terra, sperò con tutto se stesso non si trattasse di un bambino sentito male.

"Ehi piccoli, che state guardando?" chiese.

Poco dopo notò una di loro voltarsi verso di lui, con le lacrime agli occhi e le mani su di essi.

"Quella ragazza è svenuta! Le abbiamo chiesto di tirarci il pallone ma non ha fatto in tempo. Non è morta vero?" continuò lei, prima di risponderle le poggio una mano sopra la testa accarezzandola.

Le aveva rivolto un sorriso, era una bambina, voleva evitare di farla preoccupare, voleva calmarla il più possibile.

"Sta tranquilla, avrá avuto la pressione bassa. Adesso penso io a lei, voi tornate pure dai vostri genitori. Potrebbero preoccuparsi se non vi fate vedere."

Lo ringraziarono prima di separarsi da lui, era sicuramente più adatto di loro a occuparsi di quella situazione, nemmeno per loro era difficile capirlo.

Posò lo sguardo sulla ragazza, non l'aveva ancora fatto, aveva preferito concentrarsi solo sul calmare i bambini, se non avesse fatto una cosa alla volta si sarebbe creata confusione non necessaria.

Rimase sorpreso nel vedere il volto della giovane.

"Haruna...C-Cosa ti è successo?" chiese.

Era consapevole che non potesse sentirlo ma non riuscì a frenare quelle parole, voleva fare qualcosa per aiutarla e doveva agire subito.

Non perse altro tempo, si abbassò un attimo,
in modo da poterla tirare su e tenerla tra le braccia fino a casa, in quell'istante realizzò che della spesa avrebbe dovuto occuparsene in un secondo momento.

[Haruna]

La visione sfocata di un soffitto apparse come prima cosa davanti ai suoi occhi, si accorse all'istante non si trattasse di quello di casa sua.

Cercò di sforzare il meno possibile gli occhi, voleva aspettare ad aprirli completamente, poco dopo spostò appena la testa verso sinistra, non separandola dal cuscino su cui era appoggiata.

"A-All Migh—"

Si alzò di scatto, posando la mano sinistra sulla fronte, aveva avvertito un dolore improvviso alla testa.

"Ehi non ti sforzare."

"Che cosa ci faccio qui?" chiese, scendendo dal letto l'attimo seguente.

Si fermò a pensare a come fosse possibile essersi trovata di nuovo di fronte quel ragazzo, era come se fosse sempre dove si trovava lei.

"Ti ho trovata stesa a terra in un parco. Ho pensato subito che fossi svenuta, non potevo mica lasciarti li."

Sospirò, stava per dare una risposta ma prima di farlo iniziò a barcollare, facendo così alzare il giovane dalla sedia.

La mano le afferrò il braccio, tirandolo verso il corpo del ragazzo.

Haruna non voleva cadere, cercò istintivamente qualcosa a cui tenersi e finì accidentalmente con le mani suo petto.

"Te l'avevo detto di non sforzarti, no?" le disse.

Stava sorridendo, Haruna pensò subito a quanto fosse luminoso quel sorriso, tuttavia la infastidiva.

"Non sperare che ti ringrazi. Senti un po' invece, perché la tua camera ricorda quella di una dodicenne in calore?" chiese, puntando con un dito contro alcune figure di All Might.

Midoriya prese colore, arrossì all'improvviso e iniziò a gesticolare balbettando qualcosa.

La giovane si guardò intorno, svegliarsi in una stanza del genere non le faceva provare piacere, provava una senso di nausea.

"Lascia perdere. Non ho tempo di stare qui ad ascoltare un idiota che non riesce a parlare come una persona normale." disse, bloccando le parole confuse di Midoriya.

Notò che la stava osservando, aveva quasi raggiunto la porta ma non le stava andando incontro.

"Haruna. Potresti sederti un attimo?"

"Ho le mie cose da fare, me ne va—"

"Per favore."

Lasciò andare la mano che teneva sopra la maniglia, i suoi occhi andarono incontro a quelli di Midoriya, come risposta un sospiro uscì dalla sua bocca.

"Parla. Però fallo velocemente, ho fretta." rispose, andando poi a sedersi sopra il letto.

"Perché ti trovavi in quel parco?"

La sua domanda la fece voltare, stava prestando attenzione alle sue parole ma non le andava di tenere la testa ferma, così pensò di continuare a osservare la stanza, il forte disgusto che provava però non se ne andò.

"Perché ti interessa?"

"Ti ho trovata svenuta davanti a dei bambini. Sono solo preoccupato per te Haruna, non c'è nulla di male in questo."

Lo guardò, aveva ancora il gesso a causa della prova.

Era il primo tra i due a non stare bene, ad avere un problema da risolvere, eppure trovava il tempo per preoccuparsi per lei.

"Se vuoi preoccuparti per me allora sei libero di farlo ma non intrometterti nella mia vita privata."

"Sei stata tu a permettermi di farlo. Prima mi hai confessato un fatto del tuo passato, senza darmi spiegazioni. Durante la prova ti sei sentita poco bene e poco fa sei svenuta. È normale che io mi preoccupi." le rispose, continuando a guardarla con un sorriso.

La giovane sospirò, si era fermata a pensare a cosa fare, non voleva si sapesse del suo passato.

Quella sera però gli disse qualcosa, lo trovava appiccicoso e sperava che così facendo avrebbe preso le distanze ma accadde l'opposto, il che la trascinò in quella situazione.

"Ho un proposta. Ti spiegherò quanto accaduto ma in cambio dovrai mantenere il segreto, proprio come io farò con il tuo incontro con All Might."

Gli fece quella proposta, non aveva altra scelta, era stata lei a sbagliare e ne stava pagando le conseguenze.

"Va bene, non lo dirò a nessuno."

"Grazie."

"Haruna. Non sei stata tu a ucciderla, vero? Non ne saresti mai stata capace." le chiese.

«Sono stata io a ucciderla, ho ucciso io Akiko»
Gli aveva rivolto queste parole con l'intenzione di spaventarlo, ma finirono per trovarsi l'uno di fronte all'altro a parlarne.

Ancora non era in grado di riconoscerlo ma se solo l'avesse voluto avrebbe avuto qualcun altro oltre a Yu con cui parlare di tutto e di cui potersi fidare.

Doveva solo trovare la forza di aprirsi.

Non era una cosa facile visto il suo passato, ma con il tempo ci sarebbe riuscita, dipendeva tutto da lei.

"Non sai nulla di me, come fai ad averne la certezza?"

"Sei stata tu a dirmi che è la tua migliore amica. Non avresti mai potuto farle del male."

La giovane spostò lo sguardo sulle proprie gambe, pensò ai sentimenti che sentiva per l'amica, a quanto le volesse bene e al dolore che aveva provato nel vederla perdere la vita, secondo per secondo.

"Già." sorrise istintivamente, era un sorriso spento, con della tristezza al suo interno.

"È stato un Villain, uno dei tanti. Mi trovavo seduta in ginocchio, a terra, dove si teneva lo scontro. Akiko era tra le mie braccia, stava perdendo molto sangue e stava soffrendo. Uno di loro la ferì gravemente. Se ne andò ancora prima che io potessi fare qualcosa, l'unica cosa che sono stata in grado di fare era piangere. Ero piccola, ma avrei voluto fare di più." continuò lei.

"Mi dispiace. Però come puoi darti la colpa? È stato a causa dei Villain, tu non centri nulla." le disse, non c'era da stupirsi se era confuso.

Haruna non gli spiegò tutto, c'erano cose che voleva mantenere segrete a tutti i costi, se gliene avesse parlato avrebbe saputo che era lei che a quei tempi si faceva chiamare Burattinaia.

"Si trovavano lì a causa mia, per questo dico che sono io l'unica ad avere colpa. Scusa, non mi va di parlare ancora del mio passato. Piuttosto, posso fartela io una domanda?"

Midoriya annuì.

"Quel Bakugou, che problemi ha con te?"

Quando si scontrò con lui al centro commerciale non ricordava il suo nome ma prima di fargli quella domanda le venne in mente.

Erano compagni di classe, anche se non le interessava aveva per forza sentito come si chiamava.

"Diciamo che non mi hai mai trattato nel migliore dei modi, perché me lo chiedi? Per via di quanto successo alla prova?"

"No, mi sono scontrata con lui oggi. Ero al centro commerciale e sono rimasta chiusa dentro un negozio. Le luci erano spente e non si vedeva molto, ho notato solo dopo che c'era anche lui. Non si può parlare con un elemento simile, non perdi mai la pazienza?" gli chiese ma senza alcun interesse particolare.

Non voleva sapere che tipo di rapporto avevano, tuttavia gli fece quella domanda, non se ne rese conto ma stava cercando di fare conversazione.

"Beh ecco..." rispose sorridente, poggiando una mano dietro la testa.

Haruna aveva visto cosa era successo il giorno della prova, si notava che Bakugou non lo poteva vedere ma a lei non interessava entrare nel dettaglio della faccenda.

In quel momento c'era solo una cosa che voleva dire a Midoriya.

"Comunque sia, devo farti i complimenti. Sei stato davvero bravo." gli disse.

Anche se non le importava stava sempre attenta a ogni cosa, come tutti anche lei era tenuta ad assistere alle prove degli altri.

Riconosceva il fatto che era stato in gamba e non vedeva per quale ragione non avrebbe dovuto dirglielo.

Per la prima volta dopo tanto tempo si ritrovò a parlare con qualcuno che non era Yu.

Non l'avrebbe mai ammesso ma non trovava male scambiare due parole con Midoriya, anche senza volerlo stava iniziando a rivalutarlo.

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