Capitolo 1
Si trovava in intimo davanti all'unico specchio della villa, l'unico che poteva prenderla per intero.
La mano sinistra sul fianco destro, pronta a toccare e coprire la sola cicatrice che possedeva.
I suoi occhi terrorizzati fissi sul vetro, mentre tentavano di non ricordare nulla, fallendo miseramente.
Una lacrima scese senza volerlo lungo il suo viso, era così ogni volta da allora.
"Dio. Devo smetterla di continuare a piangermi addosso come una bambina."
Asciugò entrambi i suoi occhi con l'indice, poi si mise la divisa scolastica, voleva evitare di pensare ad ogni collegamento al passato.
"Sei di nuovo in ritardo." affermò lui, vedendola avvicinarsi all'auto.
Lo guardò, aveva sul volto il suo solito sguardo che la giovane considerava irritante, non poteva fare a meno di ignorare quanto facesse fatica a sopportarlo.
Non gli diede risposta, si limitò a sedersi sul sedile di fianco al finestrino, osservare quello che succede intorno alla macchina le dava un senso di tranquillità, la rilassava.
Il suo sguardo si posò su un bambino sanguinante al ginocchio, la madre si era fermata in mezzo alla strada per curargli la ferita, assistere a ciò che aveva appena visto non fece altro che rattristarla.
"Pensi ancora a tua madre?"
"Mia madre è morta, concentrati sulla strada." rispose freddamente.
Non riuscì a trattenersi neanche quella volta, le domande di quel genere non riusciva a sopportarle, le riteneva ovvie e prive di senso.
"Siamo arrivati."
Durante il tragitto non parlarono, rimasero in silenzio, ignorandosi a vicenda.
Ormai il rapporto fraterno che avevano prima non esisteva più.
"Haruna."
Si voltò verso di lui con sguardo completamente indifferente, dopo aver preso la borsa.
"Vedi di non comportarti come al solito."
Lo ignorò ancora una volta, entrando senza la sua approvazione, non era la prima volta che se ne fregava delle parole del fratello, di conseguenza finì per lasciarla perdere.
"Ti ho detto che è maleducazione! Togli immediatamente i piedi dal banco!"
"Cosa vuoi che me ne freghi? Non usare quel tono con me altrimenti ti ammazzo!"
"Kacchan..ecco..non c'è bisogno di-"
"Non osare rivolgermi la parola Deku di merda!"
La sua ricadde su alcune grida provenienti dal corridoio, si trovava lì in cerca della classe in cui era stata inserita quella mattina.
Spostando gli occhi verso l'alto notò scritta la sezione A.
"Quel branco di scimmie sarebbe la mia classe?"
Sospirò, pensando a quale inferno sarà costretta a sopportare da quel momento in avanti.
Si avvicinò alla classe, decise di non attendere oltre, successivamente entrò ignorando i suoi compagni, non lo vedeva nemmeno come tali.
Li vedeva come dei deficienti che non avrebbero meritato neanche il suo disprezzo.
"Ehi. Ma quella ragazza chi è?"
"Però. È carina."
"Non mi sembra di averla mai vista. Sarà una nuova compagna?"
Le loro attenzioni le davano sui nervi, la infastidivano, tuttavia non poteva fare nulla per farli smettere.
Alle sue spalle sentì dei passi, sapeva bene chi sarebbe entrato presto all'interno della classe e l'idea non la entusiasmava.
"Buongiorno."
Cavolo, deve per forza sembrare un morto quando parla davanti alle altre persone?
Pensò.
"Come avrete potuto notare anche voi a partire da ora avrete una nuova compagna di classe. Il suo nome è Haruna."
Le voci di quei ragazzi ricominciarono a farsi sentire, da ciò che dicevano davano l'idea di essere curiosi di sapere di più, ma questo ad Haruna non interessava.
Non era intenzionata a socializzare con nessuno di loro.
"Bene. Vi lascio dieci minuti abbondanti per le presentazioni, fate pure con calma." affermò, infilandosi successivamente nel suo sacco a pelo, lasciandosi cadere sul pavimento.
La giovane sperò con tutta se stessa di non dover assistere ogni giorno a quello spettacolo per lei terrificante.
"Ti chiami Haruna giusto? Io sono Uraraka Ochaco. Felice di conoscerti."
"Io sono Iida Tenya! Ti do ufficialmente il benvenuto nella 1 - A!"
Si fermò a guardarlo, il suo braccio continuava a muoversi, si chiese per quale ragione continuasse a farlo.
"Io sono Ashido Mina! Dimmi Haruna, quel è il tuo cognome?"
Non voleva si interessassero alla sua vita privata, doveva rimanere un segreto, il suo cognome non era un dato necessario.
"Va bene Haruna." le rispose, sperando abbia presto chiuso la bocca.
"Ehi Haruna, sei fidanzata per caso?"
"Kaminari piantala." rispose una ragazza dai capelli viola al biondo.
Pensò fosse l'unica che potrebbe pensare di prendere sul serio, insieme alla ragazza con la coda.
"Hai davvero delle forme perfette, fammi dare una toccatina!"
Se questo essere inutile e inquietante si azzarda solo a sfiorarmi lo annego nella tazza del cesso.
Pensò ma senza esprimersi a voce alta, in quella classe per lei non sembrava salvarsene nemmeno uno.
"Haru! È tanto che non ci vediamo. Alla fine ti sei convinta ad entrare alla Yuuei!"
Spostò l'attenzione su di lui, confermando la sua preoccupazione, suo cugino era l'ultima persona che sperava di avere in classe.
"Sero. Anche tu qui. Che coincidenza."
Non cambiò il tono della sua voce, era rimasto freddo, erano due anni che non aveva sue notizie.
"Accidenti a te Sero! Hai una cugina così carina e non ce l'hai mai detto?"
Ma che diavolo gli prende a questo scemo? Se non ho capito male si chiama Kaminari.
Pensò di nuovo.
"Ti credevamo un amico!" disse il ragazzo che aveva provato a toccarla.
Passarono appena due minuti, eppure già si era stancata di testa di prugne, quello era il modo in cui preferiva chiamarlo.
La giovane iniziò a chiedersi quando il fratello avrebbe cominciato la lezione, non ne poteva più di respirare quell'atmosfera, tantomeno di vederlo buttato a terra chiuso in quel sacco.
"Molto bene. Prendete posto. Credo di essermi riposato abbastanza."
Sospirò, cercando di ignorare le sue condizioni, poi prese posto all'unico banco disponibile.
[Lezioni terminate]
Chiuse i libri, cercando di rimetterli in borsa nello stesso ordine in cui li aveva inseriti quella mattina, non sopportava il disordine.
"Ehi Haruna."
Sentì una voce, non la trovava piacevole, si trattava del ragazzo seduto al banco avanti a lei.
"Ti va di andare a mangiare qualcosa?" continuò.
La sua insistenza mi infastidisce.
"Kaminari. Dico bene?"
"Esatto. Ma puoi chiamarmi Denki se vuoi." disse sorridente.
Haruna non aveva alcun interesse nel parlare con lui, quindi pensò subito a qualcosa che la aiutasse a scrollarselo di dosso.
"Ho da fare. Trovati qualcun altro."
Si alzò dalla sedia, prendendo la borsa e dandogli le spalle, dopo quella conversazione pensò che se avesse continuato a trattarlo in quel modo forse avrebbe smesso di infastidirla.
"Però, che acidità."
Uscì dall'aula, percorrendo il corridoio che la avrebbe portata all'uscita.
"Mamma mamma!" gridò un bambino alla madre.
Saltava, con un mantello sulle spalle e un action figure di All Might, davanti a questa scena come avrebbe dovuto sentirsi?
"Da grande voglio diventare un eroe proprio come All Might!"
I ricordi riaffiorarono nella sua mente, come se fossero fatti accaduti solo ieri.
Erano passati forse dieci anni da allora, lei e sua madre si trovavano sedute sul divano a guardare la televisione.
"Mamma! Anche io voglio diventare un Hero bella come lei!"
"La diventerai tesoro. Vedrai."
Lei le sorrise, fermandosi ad accarezzarle la testa e vedendola sorridere a sua volta, in quei momenti Haruna poteva considerarsi una bambina felice.
Attraversò la strada, spostandosi sul marciapiede di sinistra.
Si fermò a osservare la fine della via, da quel punto si potevano notare dei Villain di basso livello combattere contro un paio di eroi professionisti.
La visione di quella scena la portò indietro, a quando venne costretta a entrare a far parte di un gruppo pericoloso di Villain.
Aveva appena compiuto dodici anni, era ancora una bambina quando entrò a far parte di quel mondo sanguinario.
Per salvare le persone che amava era arrivata ad uccidere, la gente si sentiva terrorizzata solo all'idea di pronunciare il suo nome.
Si faceva chiamare Burattinaia, lo considerava tanto bello quanto inquietante.
Quell'inferno in cui si ero abituata a vivere durò un intero anno, ma purtroppo a questo mondo è proprio quando credi di essere in salvo che accadono le cose peggiori.
All Might riuscì a sconfiggerli tutti, fu in quel momento che si rese conto di che razza di mostro era diventata, si mise a piangere schifata dalla sua persona.
Fu a quel punto che la uccisero.
Quando alzò lo sguardo notò il Leader ancora in piedi, fu una questione di pochi secondi, sua madre venne uccisa davanti ai suoi occhi.
In alcuni momenti di silenzio, quando non c'è il minimo rumore, riesce ancora a sentire il sangue della donna sulle sue guance e le sue grida nel mentre veniva fatta a pezzi.
L'anno in cui diventò Burattinaia per lei non era servito a nulla, non era stata in grado di proteggerla, era stato tutto inutile.
Tuttavia non era stata solo colpa sua, almeno così credeva.
Sua madre era conosciuta nel mondo degli Hero, All Might era un suo amico e collega, erano entrambi Pro Hero.
La donna lo aveva sempre considerato una persona di fiducia, ma Haruna la perse nel momento in cui non mosse un dito per salvare la madre, non poteva lasciare correre.
Sospirò, cercando di scacciare quei ricordi dalla sua mente, tuttavia non ci riuscì.
Si ritrovò sotto il palazzo di sua zia, non se ne rese conto, era concentrata su altro.
In passato passava le giornate affacciata a quel balcone e Sero le stava incollato.
"Vuoi entrare alla Yuuei?"
"Certo! Vieni anche tu no? Potremo finire nella stessa classe!"
"Non se ne parla."
"Eddai vieni anche tu Haru! Sarà divertente!"
Quel giorno insistette in continuazione, erano passati pochi anni dalla morte della madre e ancora non riusciva a dimenticare quelle scene.
Sospirò, intravedendo il cancello della villa.
Sono una fallita.
Ormai faccio fatica anche a riconoscere me stessa.
Pensò, ad alta voce.
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