𝐸𝑘𝑘𝑜
𝑭𝑬𝑴 𝑹𝑬𝑨𝑫𝑬𝑹
𝑻𝒊𝒑𝒐: 𝐹𝑙𝑢𝑓𝑓
𝑼𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐: 𝐶𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜.
𝑨𝒗𝒗𝒆𝒓𝒕𝒆𝒏𝒛𝒆: 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎
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Il vicolo era un labirinto di tubi arrugginiti e ombre minacciose, l'aria impregnata dell'odore acre di gas industriali. [Y/n] non avrebbe mai dovuto essere lì, ma la curiosità l'aveva spinta oltre il limite. Aveva sentito parlare di Zaun, delle sue strade caotiche e delle sue leggi non scritte, eppure non aveva immaginato che fosse così... vivo. Caotico, pericoloso, sì, ma anche pulsante di energia e di colori.
Ma ora non c'era nulla di vivo nel trovarsi sotto il tiro incrociato di due bande rivali. Il primo colpo era stato come un tuono inaspettato; aveva scatenato il panico tra i passanti e lasciato [Y/n] paralizzata, accovacciata dietro una pila di casse, incapace di decidere se correre o restare ferma.
Poi, i proiettili avevano iniziato a fischiare sempre più vicini.
Il cuore le batteva così forte che riusciva a sentire il suo ritmo nelle orecchie. Respirava a fatica, il torace bloccato dalla paura. Quando un pezzo di legno si scheggiò a pochi centimetri dalla sua faccia, capì che restare nascosta non era più un'opzione. Doveva muoversi, ma non c'era via d'uscita. Solo il suono dei passi pesanti dei combattenti che si avvicinavano.
Era finita.
O almeno così aveva pensato.
Un sibilo tagliò l'aria sopra di lei, e prima che potesse voltarsi per capire cosa stesse succedendo, sentì un braccio scivolare intorno alla sua vita. In un attimo, venne sollevata da terra come se non pesasse nulla, la presa salda e decisa.
«Tieniti forte.» disse una voce maschile, giovane ma risoluta.
Non ebbe neanche il tempo di rispondere: in un lampo, il mondo intorno a lei divenne un turbinio di colori e velocità. Il vento le sferzava il viso, le luci al neon si allungavano in scie luminose, e il terreno sotto di lei sembrava scivolare via. Era come volare, eppure sentiva il cuore in gola per il terrore di cadere.
Lui era veloce. Incredibilmente veloce.
Si rese conto che la teneva stretta con un solo braccio, mentre con l'altro teneva saldamente una lunga spranga di ferro che utilizzava per difendersi. Non poteva vederlo bene, troppo concentrata a non perdere l'equilibrio, ma la precisione dei suoi movimenti era quasi ipnotica. Passava in mezzo ai vicoli con una sicurezza disarmante, mentre lei si aggrappava disperatamente al suo giubbotto per la paura.
Quando finalmente si fermarono, [Y/n] venne posata a terra con cura, anche se le gambe le tremavano così tanto che rischiò di crollare su se stessa. Si piegò in avanti, cercando di recuperare il respiro, mentre lo stomaco protestava per il viaggio tumultuoso.
«Stai bene?»
Quella voce. Quella stessa voce calma e sicura che l'aveva avvertita di tenersi forte. Alzò lo sguardo e finalmente vide il volto del suo salvatore.
Era un ragazzo, non molto più grande di lei, forse della sua età. I suoi capelli bianchi brillavano sotto la luce fioca delle lampade di Zaun, della pittura gli partiva da sopra le sopracciglia e attraversava il naso, dandogli al suo viso un'aria dura, quasi minacciosa. Ma erano i suoi occhi a catturare l'attenzione di [Y/n]: vivi, brillanti, pieni di una curiosità e di un'intelligenza che sembravano impossibili in un ragazzo così giovane.
«Tu...» provò a dire, ma le parole le si bloccarono in gola.
Lui la osservò per un attimo, poi scrollò le spalle. «Non sembri ferita, è un buon segno.»
«Chi sei?» riuscì infine a chiedere, la voce ancora tremante.
«Solo qualcuno che passa troppo tempo a salvare persone che non dovrebbero immischiarsi in affari altrui.» rispose con un sorriso sghembo. «E tu chi sei? Non ti ho mai vista.»
[Y/n] non seppe cosa rispondere. Lui la squadrò un'altra volta, poi sbuffò.
«Non importa.» disse infine. «L'importante è che tu sia viva. Ma la prossima volta, magari evita di metterti in mezzo a una sparatoria.»
Prima che potesse rispondere, lui si voltò e si preparò a sparire tra le ombre. Ma poi si fermò, come se avesse avuto un ripensamento, e si girò di nuovo verso di lei.
«Ekko.» disse, il nome lanciato come un pensiero fugace. «E tu?»
«[Y/n].» rispose istintivamente.
Ekko sorrise ancora, questa volta con una punta di genuinità. «Beh, [Y/n], cerca di non morire, ok?»
E con un salto, sparì.
[Y/n] rimase immobile, il cuore ancora in gola e la mente confusa. Quella notte avrebbe continuato a ripensare a quel sorriso, a quella cicatrice, e a quelle parole. E, per quanto cercasse di convincersi del contrario, sapeva che non sarebbe stata l'ultima volta che lo avrebbe visto.
Il secondo incontro tra Ekko e [Y/n] arrivò in una notte dove l'aria di Zaun sembrava ancora più densa del solito, come se la città stessa stesse trattenendo il fiato. I lampioni tremolavano debolmente lungo le strade mentre un gruppo di uomini urlava nel vicolo accanto. [Y/n] sapeva che spingersi tanto a fondo nei bassifondi era un errore, ma questa volta il suo bisogno di soddisfare la sua curiosità aveva prevalso sul buon senso.
Aveva raccolto informazioni per giorni, spiando mercati clandestini e laboratori nascosti, fino a ritrovarsi – come sempre – nel posto sbagliato al momento sbagliato. All'inizio, sentire dei passi alle sue spalle non l'aveva allarmata troppo; Zaun era una città caotica. La vera paura arrivò quando sentì il clic secco di un'arma e una voce fredda che le ordinava di fermarsi.
Non fece in tempo a muoversi. La scena si trasformò all'istante in caos. Un colpo risuonò vicino al suo orecchio, così forte da farle ronzare la testa, e nel panico iniziò a correre senza una direzione precisa, con il cuore che batteva furiosamente nel petto. Sapeva che non sarebbe riuscita a seminare i suoi inseguitori; erano troppo vicini, e le sue gambe erano già pesanti.
Poi lo vide.
Ekko emerse dall'ombra di un muro come se fosse parte integrante del vicolo. I suoi occhi brillarono nel buio mentre osservava la scena, e in un battito di ciglia si mosse. [Y/n] non riuscì neanche a urlare quando lui le piombò addosso, afferrandola per la vita con un gesto tanto rapido quanto sicuro. Il mondo divenne ancora una volta un turbinio di luci e vento. Ekko volava ancora una volta con il suo strano attrezzo, e scivolava tra i tetti e i tubi di Zaun con una naturalezza quasi irritante, mentre lei cercava disperatamente di trattenere la nausea e l'istinto di gridare.
Fu solo quando si ritrovarono in un angolo tranquillo, lontano dalle grida e dalle armi, che Ekko la posò a terra con un movimento brusco ma controllato.
«Di nuovo tu.» disse, il tono basso ma incredulo.
[Y/n] crollò contro il muro, le gambe che ancora non rispondevano. «Grazie.» ansimò, senza riuscire a guardarlo.
Ekko incrociò le braccia, inclinando la testa con un sorriso divertito. «Sai, comincio a pensare che tu lo faccia apposta.»
[Y/n] lo fissò con un misto di irritazione e imbarazzo. «Cosa?»
«Metterti nei guai.» spiegò Ekko, indicando vagamente con un gesto della mano il punto da cui erano fuggiti. «È la seconda volta che ti salvo, e questa volta mi hai pure dato filo da torcere.» Si fermò un istante, osservandola con attenzione. «Sai, se volevi uscire con me potevi anche chiedermelo in un modo meno drammatico.»
Le sue parole erano palesemente uno scherzo, pronunciate con quel tono leggero e ironico che lo caratterizzava, ma [Y/n] colse qualcosa dietro il sorriso: una curiosità, una domanda nascosta. Lo guardò per un lungo momento, sentendo ancora il petto sollevarsi affannato.
«E se te lo chiedessi davvero?» domandò all'improvviso, la voce più ferma di quanto si sentisse.
Ekko smise di sorridere, sorpreso. «[Y/n], stavo scherzando.» disse, scuotendo la testa, come se non fosse sicuro di aver capito bene.
«Lo so,» rispose lei. «ma lascia almeno che ti offra qualcosa. Come ringraziamento, intendo.»
Lui la guardò a lungo, come se stesse cercando di decifrare ogni sua espressione. Alla fine, scrollò le spalle, quasi come se volesse liquidare la cosa. «Va bene. Vediamo dove vuoi arrivare.»
Quando [Y/n] gli disse di incontrarsi al ponte, Ekko pensò che si trattasse solo di uno dei suoi modi strani di ringraziarlo. Non si aspettava nulla di particolare: forse un saluto imbarazzato, una scusa formale e poi ognuno per la sua strada. Ma quando la vide arrivare, le sue aspettative andarono in frantumi.
Era vestita da perfetta abitante di Piltover. Le scarpe lucide e i vestiti impeccabili sembravano quasi brillare in contrasto con lo sporco dei tubi e delle strade di Zaun. Ekko la guardò con un misto di incredulità e irritazione, il sopracciglio alzato mentre le si avvicinava.
«Sei una Piltoviana.» disse, la voce piatta ma carica di tensione, quasi come se fosse un rimprovero.
[Y/n] si fermò, sorpresa dalla sua reazione. «Ekko, non è—»
«Sei una Piltoviana.» ripeté lui, con più enfasi questa volta. Si passò una mano tra i capelli bianchi, lo sguardo che vagava ovunque tranne che su di lei. «Avrei dovuto capirlo subito. I vestiti. Il modo in cui parli. Il perché ti trovavi sempre nei guai.»
«Non è come pensi.» provò a spiegare lei, ma Ekko la interruppe, voltandosi bruscamente.
«E perché non l'hai detto prima? Sai cosa avrei fatto qualche tempo fa se avessi saputo che tu eri di Piltover? Me ne sarei andato.» La sua voce era tagliente, ma sotto c'era un filo di amarezza.
[Y/n] fece un passo avanti, tentando di catturare il suo sguardo. «Non vengo qui per spiare o cose simili, Ekko. Vengo perché voglio capire cosa succede davvero a Zaun.»
Lui si voltò a guardarla, gli occhi scuri che la scrutavano con diffidenza. «Non sai nemmeno cosa succede davvero nella tua di città.» replicò. «La vostra gente ci ignora finché non serviamo a qualcosa. Non mi fido di voi.»
Lei abbassò lo sguardo. «Non ti sto chiedendo di fidarti di me.»
Ekko rimase in silenzio per qualche secondo, poi scosse la testa. «No. Ma sono qui, giusto? Quindi credo che una possibilità te l'ho già data.»
Da quel giorno, le cose tra loro cambiarono. Ekko non abbassò mai del tutto la guardia, ma iniziò a mostrarsi più disponibile. Le parlava di Zaun come nessun altro avrebbe fatto, le mostrava i quartieri che nessuno della città alta avrebbe mai visto, e le faceva capire quanto fosse difficile e meravigliosa la sua città al tempo stesso.
Ma, allo stesso tempo, non perdeva occasione per prenderla in giro. Era come una piccola vendetta personale per il suo essere "fuori posto" in un mondo che non le apparteneva davvero.
Una sera, mentre erano seduti su un tetto a bere qualcosa, [Y/n] lasciò cadere il bicchiere che aveva tra le mani. Si schiantò con un rumore secco contro il metallo sottostante, e Ekko la guardò con uno sguardo così divertito che lei capì subito cosa stesse per dire.
«Che strano modo hanno i Piltoviani di bere.» commentò con un sorriso sornione.
[Y/n] lo fissò con occhi stretti, il volto arrossato. «Sei insopportabile.»
Ekko rise, scuotendo la testa. «E tu sei fuori posto. Ma devo ammettere che ci stai provando.»
Lei sorrise debolmente. «È grazie a te, se sto capendo molte cose.»
Per un lungo momento, Ekko la osservò, il divertimento che lasciò spazio a qualcosa di più serio. Poi si alzò in piedi, tendendole una mano.
«Andiamo. Ti mostro un posto migliore di questo.»
[Y/n] prese la sua mano con un sorriso, lasciandosi tirare su da Ekko.
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𝑾𝒐𝒓𝒅 𝑪𝒐𝒖𝒏𝒕: 1901
Raga oggi capitolo lungo dato che sarà l'ultimo❤️
Mi spiace dirvelo così, ma dato che la storia in italiano non va bene come quella in inglese ho deciso che scriverò solo in inglese.
Quindi le one shot a tema Arcane non si fermeranno, semplicemente le continuerò solo nella raccolta in inglese (che trovate sul mio profilo)
Raga grazie comunque per tutte le letture.❤️
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