𝐸𝑘𝑘𝑜
𝑭𝑬𝑴 𝑹𝑬𝑨𝑫𝑬𝑹
𝑻𝒊𝒑𝒐: 𝐹𝑙𝑢𝑓𝑓
𝑼𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐: 𝐶𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖𝑐𝑜.
𝑨𝒗𝒗𝒆𝒓𝒕𝒆𝒏𝒛𝒆: 𝑁𝑒𝑠𝑠𝑢𝑛𝑎
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Le strade di Zaun erano tornate silenziose, sebbene il silenzio fosse un lusso raro in quella città caotica. I rumori delle esplosioni e delle urla si erano finalmente affievoliti, lasciando il posto al crepitio delle luci al neon e al gocciolio costante delle tubature arrugginite. Ekko e [Y/n] camminavano fianco a fianco, i corpi ancora tesi dalla lotta recente.
Era stato un combattimento difficile. Un gruppo di delinquenti, probabilmente al soldo di Silco, li aveva sorpresi mentre attraversavano una delle vie secondarie. Anche se Ekko era abituato a scontri simili, sapere che [Y/n] era al suo fianco lo aveva preoccupato più del solito. Lei era forte, certo, ma lui non poteva fare a meno di sentirsi responsabile per la sua sicurezza.
[Y/n] sembrava insolitamente silenziosa mentre si dirigevano verso il rifugio. Ekko la osservava di tanto in tanto, preoccupato. Di solito, dopo una vittoria come quella, lei era la prima a fare battute o a ridere per alleggerire l'atmosfera. Ma quella sera, c'era qualcosa di diverso.
Quando arrivarono in un vicolo relativamente sicuro, Ekko si fermò, posando una mano sul braccio di della fidanzata. «Ehi, stai bene?»
Lei annuì lentamente, ma evitò il suo sguardo. «Sì... è solo che... è stato un po' intenso, tutto qui.»
Non sembrava convinta nemmeno di quello che stava dicendo, e Ekko lo notò subito. «Non dovresti mentire al tuo ragazzo.» disse con un sorriso gentile, cercando di strapparle almeno un accenno di allegria.
[Y/n] alzò finalmente lo sguardo su di lui e sospirò. «Non è nulla di importante. È stupido, in realtà.»
«Se è importante per te, lo è anche per me.» replicò Ekko con calma. «Non è stupido.»
[Y/n] esitò per un momento, poi tirò fuori qualcosa dalla tasca della giacca. Era un fermaglio per capelli, o meglio, quello che ne rimaneva. Lungo e nero, con una rosa scarlatta attaccata al lato. La decorazione principale era spezzata, e il metallo che lo componeva era piegato e ammaccato. Ekko lo riconobbe immediatamente.
«Oh...» disse, capendo subito.
«Si è rotto durante il combattimento.» spiegò [Y/n], la voce bassa. «Era nella mia tasca perché volevo metterlo via al sicuro, ma qualcuno mi ha spinto contro il muro, e... beh, credo sia successo allora.»
Ekko le prese il fermaglio dalle mani, osservandolo attentamente. Anche se danneggiato, si poteva ancora vedere quanto fosse stato bello: un piccolo oggetto decorato con pietre di vetro colorate, semplice ma elegante. Sapeva quanto fosse importante per lei.
«Era di mia madre.» continuò [Y/n], le lacrime che cominciavano a velare i suoi occhi tristi. «Era l'unica cosa che mi ha lasciato prima di morire. Lo portavo sempre con me, perché mi faceva sentire vicina a lei, ma ora...»
Non riuscì a finire la frase. Le parole si spezzarono, come la sua voce, e si voltò di scatto, cercando di nascondere le lacrime.
Ekko sentì una fitta al petto. Non era bravo con le parole, ma non poteva sopportare di vederla così. Posò il fermaglio nella sua tasca e si avvicinò a lei, appoggiando le mani sulle sue spalle.
«Ehi, guardami.» disse piano.
Lei esitò, ma alla fine si girò verso di lui, il viso rigato da lacrime silenziose. Ekko le asciugò una lacrima con il pollice, il tocco gentile e rassicurante.
«Non è stupido sentirti così.» disse, la sua voce bassa e calma. «Quella cosa era importante per te, e capisco perché. Ma sai una cosa? Non è quell'oggetto a tenere viva la memoria di tua madre.»
[Y/n] lo fissò, confusa. «Che intendi dire?»
«La memoria di lei è qui,» disse Ekko, puntando un dito sul cuore di [Y/n]. «e qui.» aggiunse, toccandole la tempia. «Non importa cosa accade a un oggetto. Lei è dentro di te, nelle cose che fai, nel modo in cui sorridi, nel coraggio che mostri ogni giorno. Non c'è niente che possa spezzare quello, capito?»
Le parole di Ekko colpirono [Y/n] nel profondo. Non era solito parlare così, ma quando lo faceva, riusciva sempre a toccare corde che nemmeno lei sapeva di avere.
«Ma... era tutto ciò che avevo di lei.» mormorò.
«Non tutto.» rispose Ekko con un piccolo sorriso. «Hai i ricordi, giusto? E quelli non possono essere cancellati.»
Lei annuì lentamente, lasciando che le sue parole si facessero strada nella sua mente. Forse aveva ragione. Anche se il fermaglio era stato importante, non era l'unica cosa che la legava a sua madre.
«E poi,» continuò Ekko, tirando fuori il fermaglio dalla tasca, «chi ha detto che non possiamo aggiustarlo? Non sarà esattamente lo stesso, ma posso trovare un modo per farlo sembrare nuovo. Magari anche migliore di prima.»
[Y/n] lo guardò, sorpresa. «Davvero lo faresti?»
«Certo che sì.» rispose Ekko, ridacchiando. «Sono bravo con le cose rotte, ricordi? È praticamente il mio lavoro.»
Lei rise piano, asciugandosi gli occhi. «Grazie, Ekko.»
«Nessun problema.» disse lui, appoggiando una mano sulla sua guancia. «Farò in modo che sia perfetto. Ma, nel frattempo, ricordati una cosa: non hai bisogno di quel fermaglio per ricordarti di lei. Tu sei già abbastanza.»
Per qualche istante rimasero in silenzio, le mani di Ekko ancora sulla sua guancia. Il cuore di [Y/n] batteva più veloce, non tanto per il dolore che aveva provato, ma per la gentilezza e la sincerità che Ekko aveva mostrato. Non era la prima volta che lui la sorprendeva in quel modo, ma ogni volta sembrava colpirla più forte.
«Sei incredibile, lo sai?» disse lei, un sorriso che finalmente tornò a illuminare il suo viso.
«Cerco di fare del mio meglio.» rispose lui con un sorriso, anche se un leggero rossore gli colorò le guance.
Prima che Ekko potesse aggiungere altro, [Y/n] si sporse verso di lui, posando un bacio delicato sulle sue labbra. Fu breve, dolce, ma pieno di gratitudine e affetto.
Quando si separarono, Ekko la guardò, un po' sorpreso, ma con un sorriso sciocco sul viso. «Ehi, se sapevo che avrei avuto questo tipo di ringraziamento, avrei detto cose carine più spesso.»
[Y/n] rise, scuotendo la testa. «Non cambiare mai, Ekko.»
«Neanche tu.» rispose lui, stringendole la mano.
Mentre tornavano verso il rifugio, Ekko già pensava a come avrebbe potuto aggiustare il fermaglio. Non era solo un oggetto; era un simbolo di qualcosa di importante per lei, e voleva che fosse perfetto. Ma, in fondo, sapeva che [Y/n] non aveva bisogno di quel fermaglio per essere forte.
E sapeva che, qualunque cosa accadesse, avrebbe fatto tutto il possibile per farla sorridere di nuovo.
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𝑾𝒐𝒓𝒅 𝑪𝒐𝒖𝒏𝒕𝒔: 1092
Raga Ekko un cucciolone😭
Giuro è troppo carino, poi le scene con Pow😩
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