Prologo🏹
Le pagine bianche del libro si cambiano con un facile tocco e il significato delle parole racchiuso al loro interno fa in modo di trasportarti nella mente dello scrittore.
Quando ancora vivevo insieme a mio fratello ero solita a salire in mansarda durante i momenti liberi, era il mio posto preferito proprio perché oltre ad essere un posto che trasmette tranquillità li si trova una piccola biblioteca.
Amavo chiudermi li dentro sola, sdraiata con solo un semplice libro sul mio petto tenuto dalla mano sinistra.
Mi piaceva socchiudere gli occhi alla vista del sole che faceva cadere i suoi raggi sia sul mio viso che sul mio corpo ricoperto da un vestito bianco.
Alzare il braccio destro verso la finestra posizionata sul soffitto era diventata un abitudine, mi sembrava quasi di attraversare un portale per un altro mondo, un mondo bellissimo in cui è possibile entrarci solo nei sogni e di cui nessuno me compresa conosce l'aspetto.
Ora però questo non è più possibile da tempo, ormai non abito più li e quel posto non rimane che un felice ricordo, nella speranza di poter fare ritorno un giorno.
Il mio passatempo preferito con il passare del tempo si è trasformato nel dare fastidio alla persona con cui "lavoro", da quando lo conosco io e il mio carattere abbiamo subito una trasformazione.
Ancora non riesco a capire se sia positivo ma almeno mi diverto, Jail è un testone idiota impossibile da gestire.
"L'ultima volta che ti ho vista sdraiata su quella poltrona è stata prima di uscire, ora che sono tornato ti trovo ancora così. Sei rimasta li per tutto questo tempo?" chiede restando voltato dalla parte opposta alla mia, sistemando un libro sullo scaffale.
"Sta per iniziare una predica?"
"Tu che dici? Devi lavorare." sospiro, chiudendo con entrambe le mani il libro che ero intenta a leggere, facendo attenzione a non rovinare le sue pagine.
"Come sei noioso. Non ti diverti proprio mai."
"Tu invece ti diverti fin troppo."
"E cosa c'è di male nel farlo?" chiedo continuando a tenere le gambe alzate e incrociate tra loro, con il vestito bianco che scende lungo la parte iniziale della coscia a causa della discesa.
"Dopo tutto questo tempo ancora non sembri aver capito il luogo in cui ti trovi e il compito che devi svolgere. Non credi sia arrivato il momento di prendere il tuo lavoro seriamente?" si rivolge a me voltandosi nella mia direzione, riesco a notare perfettamente il suo essere irritato attraverso quello sguardo.
"Lo prendo seriamente, solo a volte vorrei divertirmi un po' di più. Quando passiamo del tempo insieme sul posto di lavoro a malapena mi rivolgi la parola e non mi va di stare le giornate a fissare le piante e sperare inizino una conversazione con la sottoscritta." rispondo spostando la mano destra tra i capelli e sedendomi normalmente sulla poltrona.
"L'hai detto anche tu. Sul posto di lavoro non siamo tenuti a parlare di cose che non riguardano ciò che dobbiamo svolgere." sospiro una seconda volta in ascolto delle sue prevedibili parole, pronunciate nel mentre era intento a sistemarsi gli occhiali.
"La scorsa mattina sei stata da Pele. Non mi risulta sia stato io a darti la libertà di andare dove preferisci." continua chiudendo un attimo gli occhi, tornando a osservarmi con la coda dell'occhio dopo essersi sistemato nuovamente gli occhiali.
"Oh, questa è gelosia?"
"È lavoro."
"Si certo, lavoro. Ma se ogni volta che sono insieme a un ragazzo carino fai delle scenate che neanche un bambino in cerca di caramelle farebbe." rispondo facendolo arrossire appena, so benissimo che non è come ho detto ma sorprenderlo uscendomene con queste parole mi diverte.
"Smettila. Non dire cose non vere. Sai benissimo anche tu di cosa sto parlando."
"Beh parli solo di quello. Dovresti portare la tua ragazza più spesso fuori a prendere un gelato sai? Altrimenti rischi di rimanere senza." gli rivolgo un occhiolino, mentre la bretella del vestito che indosso scende.
"Non sei la mia ragazza."
"Ehi, questa è cattiveria."
"Piuttosto. Mettiti qualcosa addosso. Non puoi farti vedere da altri in questo stato."
"Ho sentito bene, da altri?" chiedo nel mentre mi avvicino, fino ad arrivare a mettere le mani sopra le sue spalle, tenendo la testa poggiata su una di esse.
"Io sono abituato." sospiro aggiungendo un broncio, spostandomi in un secondo momento verso la porta avanti a Jail.
"È stata una tua scelta abituarti. Avresti potuto benissimo proibirmi di andarmene in giro in questo modo ma non l'hai fatto, ciò significa che hai voluto abituarti."
"Ho solo rinunciato. Ti ho avvertita le prime trentadue volte, dopodiché ho preferito lasciar perdere con la consapevolezza che non avresti mai imparato a vestirti in modo appropriato." sposto appena le sopracciglia fermandomi a osservare la sua seria espressione, a volte mi chiedo per quale motivo deve essere serio quando se ne esce con certe cose.
"Come vuoi. Io vado a farmi una doccia. Poi devo decidere come sistemarmi i capelli per l'incontro di questo pomeriggio con Pele."
"Hai già dimenticato la nostra convers-"
"Ah Ah, non dire altro. Ricordo perfettamente quello che ci siamo detti ma forse non è lo stesso per te. Ricordi cosa mi hai chiesto di fare la scorsa settimana? La data della consegna è oggi. Devo consegnare assolutamente quei fogli che mi hai dato, ma se non ti sta bene puoi sempre ammettere di essere geloso e accompagnarmi per evitare accada qualcosa che possa in qualche modo crearti fastidio. Sta tranquillo, mi piace ma non lo bacerò. Quello non è lavoro. Sei fortunato mio caro Jail." gli bacio la guancia rivolgendogli poi un occhiolino, ormai si è abituato a questo tipo di gesti e non gli presta più molta attenzione.
"Non fare tardi."
"Che noia. Non controbatti?"
"Non serve."
"Quindi posso baciare Pele?"
"Non sono tua madre. Fa come credi."
"Non ti da fastidio?"
"Non mi interessa."
"Sei sicuro?"
"Carissa, smettila." continua voltandosi appena con la coda dell'occhio tenendo ancora una mano sopra gli occhiali, essendo sempre sola farlo innervosire rientra tra i miei passatempi preferiti.
"Vuoi farti un bagno con me?" chiedo dando inizio a quei pochi secondi di silenzio ma sia divertenti che imbarazzanti, se si girasse completamente potrei divertirmi ad ammirare la sua espressione.
"Dai, stavo solo scherzando!"
"Dovresti imparare a essere meno stressante e comportarti da persona matura. La vita non è tutta rosa e fiori come pensi, Cari." porto un dito sul labbro in modo da mordermi appena un unghia, Jail sa benissimo che non sopporto quel soprannome e di solito lo utilizza come metodo per distrarmi e farmi tacere, mentre lui si allontana senza dire altro.
Infastidita dal modo in cui mi ha lasciata aumento il passo verso la mia stanza per prendere il cambio, successivamente mi tolgo con velocità i vestiti sbattendoli per terra e sul mobile poco prima di entrare in doccia.
"Cari." la sua voce riecheggia nelle mie orecchie portandomi a legare i capelli e ad aprire l'acqua con fare nervoso.
"Non mi chiamava così da un bel po'..."
Riesco ancora a ricordare i lunghi capelli neri di quella ragazza intenta a prendere un caffè in un semplice locale di città, era bella e sembrava stesse pensando di poter toccare le nuvole con lo sguardo.
Io e Jail eravamo davanti a quel bar per lavoro e prima che quella ragazza si avvicinasse per cominciare una conversazione con noi non avevamo idea dovesse prendere parte al nostro stesso compito.
Non aveva un cattivo carattere e stando a quello che diceva l'atteggiamento scorretto delle persone sui cittadini la preoccupava talmente tanto da non riuscire quasi a chiudere occhio la notte, non aveva davvero nulla che non andasse.
Con il passare dei giorni però ho iniziato ad avvertire una distanza tra me e Jail che mai avrei pensato di sentire, una distanza che aveva come causa l'arrivo di quella ragazza.
"Merda, è troppo calda." sospiro facendo passare una mano in salita del braccio destro, ero talmente concentrata nel ricordare quanto accaduto quel giorno che non mi sono preoccupata di regolare l'acqua prima di farla passare sopra il mio corpo.
Il suo nome era Karina, le donava alla perfezione anche se detesto ammetterlo.
Era talmente carina da essere riuscita a catturare tutta l'attenzione di Jail senza che io potessi fare nulla per impedirlo.
Passavano molto tempo insieme, talmente tanto da arrivare a farmi pensare che andarmene e lasciarli soli fosse la scelta migliore.
Detestavo vedere Jail in compagnia di una ragazza che non ero io e da allora le cose non sono cambiate.
Da quando lo conosco desidero avere la sua attenzione completamente su di me.
Non ho bene presente quale sia il vero motivo in realtà ma a modo mio cerco sempre di farglielo capire, non voglio più sentirmi come quella volta.
"Sto di nuovo pensando troppo. Ma che ci posso fare se quello scemo non si accorge mai di nulla? Non lo sopporto." sussurro tra me e me portando le mie braccia quasi a stringersi in un abbraccio.
"Ti riferisci a Kari?"
"K-Kari? Le hai dato un...soprannome?"
"Si. Ci sono problemi?"
"No, nessun problema."
Quella volta non ho avuto il coraggio di dirgli come realmente mi sentivo, non ho avuto il coraggio di sbattergli in faccia i miei sentimenti.
In quel momento mi sono sentita per la prima volta distrutta, riuscivo a percepire il mio cuore frantumarsi all'interno del mio corpo.
Passato del tempo di Karina non abbiamo più avuto notizie e ne io ne Jail ci siamo informati sulla sua improvvisa scomparsa.
Ogni volta che mi vedeva era sempre gentile con me, desiderava avere un amica con cui poter parlare di tutto e l'unica cosa che ho saputo fare invece di starle accanto è stata attendere il giorno in cui se ne sarebbe andata.
Solo ora mi rendo conto di quanto sono stata stupida, mi faccio veramente schifo.
Chiudo l'acqua della doccia, avvolgendomi attorno un asciugamano per poter uscire.
Forse un giorno la incontrerò di nuovo.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro