♡. Capitolo 8
[duro lavoro]
Alla fine avevi ottenuto il permesso di lavorare da casa, soprattutto perché di certo non volevi o non dovevi avere tra i piedi persone che avrebbero potuto pensare che quel compito ti era stato affidato solo per simpatia: peccato che tu non eri raccomandata come tutti quegl'altri. Taehyung non aveva fatto alcuna domanda sulla tua assenza in quei giorni, anzi era piuttosto convinto che tu fossi ammalata e per il duro lavoro dei giorni precedenti, la tua forza era ridotta agli estremi.
Jimin, ancora, non era intenzionato a dire agli altri del tuo nuovo incarico, non perché fossero stati contro la sua scelta, ma solo perché voleva metterti alla prova e vedere il tuo potenziale, senza effettivamente avere altre persone che magari poteva ostacolare, o meglio, rallentare il tuo lavoro.
In fin dei conti, per quanto Jimin fosse il diavolo, anche se questo non potevi ancora saperlo, non era una cattiva persona: riusciva a controllare i suoi istinti e di certo tu eri una persona, l'unica, che sapeva tenergli testa correttamente, senza lasciarsi abbindolare dalle sue parole, e che, soprattutto, lo aveva catturato in un modo che neanche lui sapeva di conoscere. Il diavolo conosceva l'affetto, ma solamente quello dei suoi amici, l'amicizia correlata ad esso e poi conosceva gli istinti, mossi dai 7 peccati capitali che in lui trovavano dimora: nella scala di tutte le emozioni che gli esseri umani sono in grado di provare, né conosceva due a malapena. Negli anni passati sulla terra, si era imposto di essere più cauto, di non scrutare ogni cosa nell'animo umano data la sua capacità, insieme a quella di poter leggere nella mente e conoscere la verità, prima che una bugia venisse espressamente detta, ma con te non era proprio riuscito a dare il meglio. Avevi un potenziale d'oro che sarebbe stato sprecato, in caso qualcuno lo avesse ignorato e Jimin voleva di certo che una cosa del genere andasse buttata all'aria in quel modo brusco; non sapeva il motivo per cui lo faceva, ma provava stima nei tuoi confronti e voleva lasciarti una possibilità per mostrargli chi eri davvero, che cosa c'era dietro (T/N).
La cosa che più ti aveva sorpreso, è per quanto lui si comportasse da stronzo, non solamente con te, alla fine si era reso particolarmente disponibile nell'aiutarti, lasciandoti la sua email affinché tu potessi inviargli il tuo operato o se serviva qualche consiglio: non era forse il più audace con la scrittura, ma se serviva un consiglio o un idea poteva certamente intervenire. Jimin, che già ti aveva colpito per il suo modo di fare, si stava rendendo una persona interessante, una persona che in qualche modo volevi conoscere sul serio, non come semplice capo e datore di lavoro.
Non amavi il contatto stretto con le persone, ma c'era qualcosa in lui che ti portava ad avvicinarti, come un magnete attirato dalle superfici di metallo.
Avevi tirato indietro il collo, lasciando che uno sbuffo lasciasse le tue labbra rosate, mentre guardavi il soffitto, con quei tuoi profondi occhi (c/o), stanchi per via delle ore passate al computer con i tuoi lunghi capelli raccolti in una coda, ormai disordinata: non avevi idea di che storia creare, doveva essere sicuramente avvincente e affascinante, doveva attirare e soprattutto tralasciare intendere qualcosa che avrebbe davvero catturato il lettore. Avevi abbozzato qualcosa, quello era certo, insomma avevi un mese di tempo potevi lavorarci con calma, a meno che Jimin non avesse intenzione di fare lo stronzo e metterti in difficoltà accorciando i tempi di consegna: in quel caso, eri totalmente sicura che lo avresti disintegrato, così imparava a giocare con la tua fatica. Non avevi più scritto qualcosa da quando avevi partecipato al concerto, non sapevi neanche dove era finito quel tuo libro, dato che eri sicura di averlo avuto sempre per te, anche perché odiavi quello stile di scrittura che aveva caratterizzato il tuo primo periodo.
Qualcuno ti aveva definito un prodigio, una ragazza super talentuosa, ma per te scrivere era mostrare quella parte di te, quei sentimenti che negli anni per te erano stati un tabù, era anche un modo per rifugiarti quando la solitudine più nera ti assaliva e, a volte, eri anche restia all'amore e alle sue capacità curative; avevi iniziato quando avevi undici anni, con piccolo storie e piano piano avevi dato vita alla tua passione, dando libero sfogo nella tua testa e migliorando ogni giorno di più. Non era sempre facile, c'erano quei momenti bui della tua vita dove non eri capace di scrivere a dovere oppure, altre volte, era capitato di bloccarti e dover riprendere dopo alcune pause.
E così, dopo tanto tempo, ti eri ritrovata con una storia in mente, una buona trama che il tuo capo aveva approvato, e qualche capitolo già preparato, con una scaletta in fase di sviluppo. Era mezzanotte passata, oltre alla fioca luce del comodino, la schermata bianca e lucente del computer ti stava accecando, con quei tuoi occhi pesanti e le occhiaie scure, non solo sinonimo di stanchezza e di fatica, ma anche di un mancato riposo notturno, riposo che ormai stava scivolando giù come se niente fosse da settimane: se riuscivi à dormire più di 4 ore a notte, lo consideravi un vero miracolo.
Dopo aver inviato una mail a Jimin, chiedendogli di leggere almeno i primi tre capitoli della storia, o per lo meno di dargli un occhiata veloce, ti accomodasti nel tuo letto, sperando che il sonno ti avrebbe colto presto, soprattutto ora che le tue amiche dormivano profondamente, così da non creare alcun rumore fastidioso.
Una piccola notifica, accompagnata da un piccolo segnale acustico, fece capolino sul computer di Jimin, il quale ormai si era addormentato davanti ad esso, nel tentativo di cercare qualcosa che lo riguardasse personalmente; nella stanza, poco dopo, entrò Yoongi, il quale avendo notato la luce accesa nella stanza del ragazzo, pensò subito al fatto che si fosse dimenticato di spegnerla. Il cigolio della porta che si apriva, fece svegliare Jimin, che alzò il capo di scatto, con la sua chioma corvina, sempre intatta, totalmente spettinata, le labbra umide, le sue guance un po' paffulte rosse e quei suoi occhi scuri lucidati dai fiumi di sonno che facevano fatica ad abbandonarlo. Il più basso dei due ridacchiò, chiudendosi la porta alla spalle «Cosa ci fai ancora al lavoro à quest'ora ?» chiese con tono calmo, mentre si avvicinava: Jimin era sempre dedito, forse fin troppo al suo lavoro, tanto da iniziare a dimenticare anche che la notte, non era fatta per lavorare «Potrei porti la stessa domanda, hyung» il ragazzo mingherino, mostrò così la sua tazza, rigorosamente nera, con all'interno un bel liquido scuro e fumante «Mi sono fatto una tisana prima di coricarmi...ora che ti ho risposto, rispondi alla mia domanda» «Umh beh ecco...cercavo delle informazioni, ma internet non è poi molto soddisfacente, quindi mi sono addormentato» disse grattandosi la nuca, prima di darsi una vigorosa spinta con il palmo delle sue mani, piccole ma maschili, poggiate sulla scrivania, alzandosi. Passò una mano tra i suoi capelli, forse nel tentativo di sistemarli un minimo, anche se non c'era molto da fare; si avvicinò alla vetrata che dava su un bellissimo giardino, perfettamente curato «Sai Yoongi, in questi giorni non riesco a riposare bene» disse lui, quasi sussurrando con lo sguardo malinconico e stanco poggiato su quel cielo scuro che faceva da sfondo a quella notte «Cerca di rilassarti e di non pensarci troppo» rispose il maggiore, mentre sorseggiava la sua calda e buona tisana «D'altronde Jimin, non hai ancora avuto risposte. Perché ti preoccupi quando niente è iniziato?» continuò, mentre il ragazzo davanti a lui, alzava le spalle, forse non avendo una vera e propria idea «E se mi dovessi innamorare?» il ragazzo roteò gli occhi «Certo che sei davvero testardo» sbuffò, prima di grattarsi nervosamente la nuca «Ricordi cosa ti ha detto SeokJin hyung o ti è già uscito dall'altro orecchio senza sostare affatto nel tuo cervello?» chiese pungente, mentre Jimin non poteva far altro che ridacchiare a quella sua affermazione «Si me lo ricordo» «Ecco, visto che te lo ricordi, non pensarci più di tanto...alla fine quando ti innamori non sei neanche capace di accorgertene. Quindi non ci pensare» disse prima di voltarsi, pronto ad uscire dalla stanza, mentre camminava con molta svogliatezza verso la porta «Umh...grazie hyung» lui accennò un piccolo sorriso sincero, prima di poggiare le sue dita affusolate e pallide sulla maniglia della porta «Ah...una cosa» con quella sua affermazione richiamò subito all'attenzione il minore, che subito si voltò verso di lui «Se non fosse per la tua bravura nel nasconderla, la tua insicurezza ti avrebbe già sopraffatto» a quelle parole Jimin strinse i denti: era vero, davanti a certe cose era davvero insicuro, tutto perché non aveva fiducia nelle sue grandi capacità.
E chi lo avrebbe detto che il signore dell'inferno, che era conosciuto per essere spietato, senza un briciolo di pietà che scorreva nelle sue vene, colui che nei secoli aveva sedotto persone affinché commettessero atti peccaminosi, colui che aveva portato scompiglio nel mondo, era insicuro?
La sua insicurezza era davvero causata da una poca credenza verso cosa era capace di fare: non aveva mai temuto niente e nessuno, neanche Colui che lo aveva condannato ad un amaro destino, ad una profezia che non si poteva spezzare in alcun modo e di cui non c'era alcuna traccia, se non la sua dannata insicurezza.
Poco dopo che Yoongi ebbe lasciato la stanza, si era avvicinato alla scrivania per spegnere il computer e andare a coricarsi, dato che la lancetta più piccolina dell'orologio era ormai di fronte all'uno; quando fu abbastanza vicino, poggiò la mano sul mouse, prima che la piccola notifica che mostrava che gli avevi inviato un messaggio, non comparì di nuovo. Decise così, di sedersi sulla morbida poltroncina , aprendo la tua email: avrebbe letto il tuo elaborato, o meglio, i tuoi elaborati e poi sarebbe andato a dormire, con quella stanchezza che ormai aveva preso i suoi occhi e che lasciava che essi si chiudessero quasi spontaneamente, ma ciò che avevi scritto lo aveva talmente tanto colpito che non riusciva più a togliere il suo sguardo lucido da quelle pagine aperte sulla schermata luminosa.
Dopo aver letto quell'ultimo capitolo, che ti eri apprestata a scrivere, cercando di evitare gli errori di battitura e con fatica dato che ormai la tarda notte era giunta, il ragazzo rimase un attimo spiazzato, senza dire una parola, con quelle sue labbra carnose leggermente dischiuse, mentre sentiva che ciò che era emerso dalla lettura, quello strano sentimento che era stato scaturito da esso scaldava e si faceva largo lungo il suo muscoloso petto maschile, cosa che lo fece pensare a cosa fosse quella strana sensazione e perché proprio in quel momento dopo tanti anni era venuta fuori, perché così all'improvviso, perché davanti ad un tuo testo in cui Jimin sembra potersi specchiare?
Scosse leggermente il capo: se ora si fosse messo a pensare, di certo non si sarebbe addormentato più, così preparò subito l'emai di risposta. Non era molto sicuro su cosa doveva dire di preciso, su cosa doveva scrivere, voleva sapere come continuava, non aveva consigli da darti dato che era stato preso in pieno, rapito da quella tua disinvoltura e bravura che ti accompagnava; con i suoi polpastrelli iniziò a pigiare le varie lettere, scrivendo la prima cosa che la sua mente era stata capace di pensare e di trascrivere, anche se forse non era la frase migliore da porre ad una persona che ci aveva lavorato senza sosta, sperando che magari potesse piacere ed essere di gradimento:
"tutto qui?"
N. A.
credo che aggiornerò ogni lunedì e poi un altro giorno alla settimana che devo ancora decidere (mercoledì o giovedì).
Quando riesco, perché purtroppo il mio telefono non collabora sempre, anche nel week-end. (o sabato sera o domenica pomeriggio).
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