♡. Capitolo 7
[cambiamenti?]
Erano passate alcune settimane da quando il libro da te scelto era stato autorizzato alla pubblicazione e pubblicato, portando grandissimi guadagni all'agenzia e ristabilendo il primato della casa editrice di Jimin, che di certo era stato parecchio impegnato in quegli ultimi tempi, dato tutte le interviste da lui rilasciate, tutti gli incontri richiesti con gli azionisti e anche con il team di tutti i suoi amici, che lavoravano con lui e che presentavano nuove idee e proposte per portare tutto quello che era stato creato con il loro sforzo, per adattarsi alla vita umana, alle stelle.
Quella mattina, Jimin era davvero di buon umore e non si era visto così da alcuni mesi, da quando tutto stava iniziando ad andare a rotoli: per fortuna che eri arrivata tu.
«Allora, Ros dimmi tutti i programmi di oggi» disse il ragazzo mentre finiva di sistemare le maniche della camicia, davanti allo specchio della sua camera da letto «Umh allora» iniziò la ragazza «Alle 10:30 hai un ulteriore incontro con gli attivisti, durerà circa un ora, poi alle 15:00 hai un intervista da parte della rivista Vogue per il loro numero di agosto, alle 16:30 hai un incontro con alcuni autori che sono intenzionati a proporti qualche loro libro, per la stagione autunnale e poi-» «Poi vorrei chiederti un consiglio» la ragazza strabuzzò i suoi occhi chiari rimanendo un attimo spiazzata «Il signore dell'inferno mi chiede un consiglio, mi sento onorata» lui le lanciò un occhiataccia, mentre lei ridacchiava «Ho finito di leggere il libro» «Quello di (T/N) vero?» «Si e sono davvero rimasto colpito dal suo modo di scrivere» «Vuoi per caso, convocare anche lei nella riunione con gli altri autori?» «No, sospetterebbero...lei non ha nessun libro sotto il suo nome, oltre a quello, potrebbero pensare ad un favoreggiamento e soprattutto, non credo che abbia un libro già scritto da propormi» «Beh, se non vuoi convocarla insieme agli altri, perché non la incontri personalmente? Insomma credo che apprezzerebbe molto questa tua proposta» «Ne sono certo, insomma come si possono rifiutare le mie offerte?!» disse con voce bassa, mentre lasciava che un sorriso malizioso si formasse lungo le sue labbra carnose «Beh io la rifiuterei se vedessi il modo come ha allacciato la sua camicia, non facendo combaciare i bottoni con le loro asole» «Magari io non so allacciarla, ma di certo qualcuno qui presente è bravo a slacciarla» lei lo guardò male prima di abbassare lo sguardo.
«A parte le cavolate, per favore avvisala e non dire à nessuno di questa cosa» lei annuì segnando quello che lui aveva detto, sulla sua agenda «Lo annuncerò io, quindi per favore...» «Jimin sono stata uccisa perché ho un mantenuto un segreto e soprattutto ho stipulato un patto con te. Disobedirti significherebbe morire all'istante».
Dopo che il ragazzo finì di sistemarsi la ragazza uscendo dalla sua stanza, le disse un ultima cosa «Falla rimanere sta sera, né parleremo alla chiusura» concluse prima di avviarsi lungo la scalinata e scendere fino al piano terra, dove lo aspettavano tutti gli altri.
Quel giorno, dopo tutto quel grosso movimento, la presenza minima di Taehyung e di tutti gli altri, che avevi avuto modo di inquadrare nei giorni successivi alla riunione, gran parte delle persone che lavoravano con te, non sbrigarono nulla se non parlare di pettegolezzi e ogni tanto, fare qualche lavoro svogliato, sotto l'intimazione dei veterani che lavoravano senza sosta, dato l'enorme richiesta di quelle copie pubblicate e l'entrata di nuovi libri da valutare. Sentivi i tuoi occhi bruciare davanti allo schermo del computer mentre le tue colleghe, meschine e ingrate come sempre se ne stavano a sparlare come dovevano: sparlare della tua dedizione sul lavoro.
Eri sempre stata del parere che se nessuno ti avesse infastidito, avresti lasciato correre, ma quando qualcuno sembrava provocati in quel modo, non potevi fare altro che reagire e indicargli quale fosse la loro vera e propria collocazione. Ti alzasti, andando verso il tavolo dove se ne stavano tranquille a chiacchierare «Non vi hanno insegnato l'educazione i vostri paparini a quanto vedo» «E tu che ne sai?!» «Parlare alle spalle non solo non è educazione, ma è da vigliacchi e non ho intenzione di aprire una discussione con voi esseri senza cervello» «Questo è un insulto bello e buono!» «Senza che ti alteri Min, io ho evidenziato soltanto la realtà» affermasti con voce calma, tornando alla tua postazione, con un piccolo sorriso sadico che si stava formando sulle tue labbra e di certo, non era affatto un buon segno «Stronza» sussurrò una di loro, mentre tu non potevi far altro che ridere. Abbassati il tono della tua voce, rendendolo molto più calmo e dannatamente minaccioso, tanto da mettere i brividi «Se volete lavorare, il vostro posto sarebbe alla 7ª strada, non dietro una scrivania. Rivedete le vostre inutili capacità, ammesso che ne abbiate qualcuna» ti sedesti, prima di riprendere a lavorare, mentre loro ti guardavano, piuttosto seccare, ma incapaci di rispondere davanti a certe cose.
Avevi di nuovo preso a concentrarti, escludentoti momentaneamente dal mondo, come eri solita fare, quando una voce giunse alle tue orecchie «(T/N)? »all'udire il tuo nome, alzasti la testa, ritrovandoti quella ragazza che aveva partecipato insieme agli altri, alla riunione per la scelta del libro estivo «Scusa se ti disburbo, ma ecco, dovrei parlarti» tu annuisti e ti alzasti dalla tua comoda sedia, affinché poteste parlare in un luogo, dove eri certa che nessuno vi avrebbe sentito. Eri piuttosto tesa, forse per quello accaduto precedentemente, o forse per quella strana sensazione che stava avvolgendo il tuo stomaco, cosa che ti lasciò totalmente sorpresa.
Entraste in un ufficio, totalmente vuoto e lei ti fece cenno di sedere su una di quelle comode poltroncine, mentre lei ti sorrideva «Scusa ancora per averti disturbata, ma c'è una cosa piuttosto urgente di cui vorrei parlarti» sapevi che lei era la segretaria di Jimin, anche se in realtà aiutava molto spesso anche gli altri «Ecco, Jimin vorrebbe farti una proposta, che sono certa non rifiuterai» disse con voce calma, mentre si mordicchiava il labbro in continuazione «Di che si tratta?» chiedesti «Mi è stato detto di non dirti nulla a riguardo. Ma questa sera, prima di andare a casa, dovresti passare un attimo nel suo ufficio» tu annuisti, mentre lei si avvicinava a te porgendoti un bigliettino «Qui c'è scritto tutto quello che dovrai fare. È una cosa piuttosto segreta per ora» affermò lei; non che lo avessi detto a qualcuno all'interno dell'agenzia...in fondo l'unico con cui parlavi quando non era impegnato era Taehyung, ma forse questa volta, neanche lui sarebbe stato al corrente di questa cosa.
Una volta esserti congedata e aver salutato cordialmenre la ragazza, apristi il biglietto, sulla quale con una calligrafia ordinata e pertamente femminile, c'erano scritte le varie informazioni da seguire:
"prendi l'unico ascensore che non è di servizio, il quarto, non appena Taehyung se ne sarà andato. Sali fino all'ultimo livello: troverai un grande corridoio davanti a te, da percorrere fino ad una porta che si troverà proprio davanti a te.
ps: cerca di non dare troppo nell'occhio, come ti ho detto, è una cosa di assoluta segretezza e riservatezza"
Così tornasti con calma alla tua postazione, infilando il biglietto in una delle tasche dei tuoi pantaloni, in un azione normale che di certo non avrebbe dato sospetti, più che verso gli altri sempre impegnati, verso quelle ragazze che ti ronzavano sempre intorno: neanche le mosche o tanto meno, le zanzare erano così fastidiose e così insistenti.
Lavorasti per ore e ore, senza sosta, mangiando, o meglio, sgranocchiando qualcosa, giusto per azzittire il tuo continuo brontolio dello stomaco, e per non arrivare a fine giornata senza neanche un minimo di energia, che non era certa una bella cosa, dato che dovevi presenziare ad un colloqui con quel maledetto essere, ovvero il tuo capo. Avevi una vaga idea di cosa volesse proporti, eri stata sempre sveglia e di sicuro avrebbe fatto qualche mossa prevedibile: pecca a parecchio su questo punto.
Il sole all'orizzonte era già calato, con quei suoi raggi che si riflettevano lungo il vetro lucido del tuo ufficio, facendo penetrare quella poca e fioca luce, illuminando ancora per poco quella che era la tua scrivania; la tua calligrafia ordinata si distendeva lungo un foglio, prendendo appunti e segnando dei punti che secondo te potevano essere interessanti e di forza, che avrebbero potuto coinvolgere un lettore. Avevi letto moltissimi libri, anche se avevi brutti ricordi di libri consigliati durante il tuo percorso scolastico che risultavano piuttosto noiosi e monotoni, confusi e certamente, che non invogliavano affatto la lettura.
Lasciasti che la tua mano posasse la penna, prima di abbandonare la tua testa all'indietro, massaggiando il ponte del naso, sbuffando. Gettasti poi uno sguardo verso Taehyung che portava con sé qualche scartoffia, mentre si apprestava ad andare via, anche la sua giornata era terminata «Non vieni via?» chiese gentilmente, fermandosi davanti alla tua scrivania, tu scuotesti il tuo capo «No, finisco questo e torno a casa, non voglio che si accumoli troppo lavoro, dato che ogni giorno il carico aumenta in modo esponenziale» dicesti atona, abbassando la testa, riprendendo la tua penna tra le dita «Se vuoi...posso aspettarti» disse con la sua vice profonda, con un sorrisino tirato a lato del suo viso. Roteasti gli occhi, prima di ridacchiare: quel ragazzo, non si sarebbe smentito mai, neanche tra 100 anni «No, grazie» rispondesti secca. Ovvio Taehyung era un bel ragazzo, non avevi negato ciò, ma se qualcuno aveva attirato la tua attenzione, quello di certo era il tuo capo.
Il ragazzo sconsolato, si allontanò salutandoti e quando fu uscito totalmente dal reparto, andando verso l'ingresso, sgattaiolasti via dalla tua postazione lavorativa, rimettendo tutto in ordine e avvicinandoti con calma all'unico ascensore che non veniva utilizzato, se non in caso particolari; il tuo viaggio fu più breve del previsto, mentre sentivi una strana sensazione venire a galla, una sensazione che ti metteva davvero a tuo agio, una sensazione che ti faceva sentire calma, non che fosse una cosa negativa, ma la tua calma era solitamente presente in situazioni non propriamente belle, ecco. I tuoi occhi (c/o), non appena le porte si aprirono, vennero puntati su quel lungo corridoio totalmente deserto, dove l'unico suono era il risuonare dei tuoi tacchi contro il pavimento lucido. Il tuo passo era lento, di certo non avevi nessuna fretta di vederlo, senza alcuna esistenzione; non appena arrivasti, davanti a quella grande porta, che si stagliava di fronte a te, bussasti, giusto appena, prima che la voce del ragazzo ti invitasse ad entrare.
Una volta chiusa la porta del suo ufficio, lo notasti comodamente seduto sulla sua poltroncina di pelle nera, con un braccio appoggiato sulla scrivania e i polpastrelli battenti sul tavolo; il suo sguardo scuro e brillante era puntato sulla tua figura, scrutandoti lungo ogni centimetro e di nuovo quella sensazione si ripresentò. Un brivido gelido percorse tutta la schiena, mentre quei suoi occhi puntavano su di te, come se essi potessero leggere dentro di te, ogni verità di te che nascondevi al mondo, cose che conoscevi solo tu. Ti avvicinasti verso la sedia, mentre lui con la mano ti fece cenno di accomodarti, con un bel sorrisino stampato sul suo volto: inclinò leggermente il collo verso l'esterno, dando così piena visione del suo pomo d'adamo e della sua jawline, perfettamente marcata, quasi potesse tagliare. Sospirò, prima di girarsi verso di te e fronteggiarti, con le sue mani giunte tra loro. Tu lo guardavi, aspettando che ti dicesse qualcosa «Per quanto tempo vuole rimanere così? Lo sa che una foto dura più a lungo?» chiedesti sarcastica, mentre lui sogghignava di fronte a te, prima di lasciare che la sua schiena si sbilanciasse all'indietro, aderendo così al morbido tessuto della sua sedia «Tutta questa sicurezza, mi piace» affermò con un tono caldo e profondo. Schioccasti la lingua, mentre portava le braccia conserte al petto, con la sua espressione che si faceva più seria in quel momento «Il motivo perché ti ho voluto qui (T/N), in assoluta segretezza è per farti una proposta» si avvicinò a te, dannatamente troppo mentre la sua lingua continuava ad inumidite quelle sue labbra carnose, leggermente arrossate «Una proposta che non puoi rifiutare» continuò, sorridendo « E questo cosa glielo fa pensare?» «Sei una ragazza molto intelligente e davvero piena di qualità, per quale motivo dovrebbe dire di no a me, che le sto spiandando la strada?» disse con voce ferma, mentre tu portavi le tue braccia al petto, intrecciandole.
«Insomma, so per certo che vuoi diventare una scrittrice e quello che riguarda la mia proposta è questo» non rimanesti sorpresa, in fondo sapevi che uno dei probabili motivi per i quali ti aveva convocata, si doveva trattare di questo.
«Non sei sorpresa, anzi te lo aspettavi...questo ti rende ancora più interessante» ti mordesti il labbro, sembrava davvero poterti leggere nel pensiero e questo ti stava davvero disturbando,o meglio, irritando. Non potevi dire di no, quella sarebbe stata forse la tua unica occasione e se non l'avessi colta, tutto sarebbe andato in frantumi: l'unica soluzione era accettare.
«Si credo sia l'unica» disse, tirandosi indietro ridacchiando; roteasti gli occhi «Almeno mi può lasciare pensare in pace, senza fare commenti inopportuni?!» chiedesti infastidita. Lui alzò le mani sbuffando, prima di lasciarti pensare, questa volta con solo i suoi occhi marroni puntati su di te: non potevi fare altro, rischiare ora o non poter rischiare più, tanto valeva la pena rischiare ora, te ne saresti potuta pentire amaramente «Ok, ci sto...» affermasti sicura «Bene, hai qualche lavoro già pronto o no?» «Quelli che ho non mi soddisfano, quindi proverò qualcos'altro» «Come immaginavo» rispose lui, quasi sussurrando, prima che tu ti alzasti «Se abbiamo finito-» «Puoi andare, hai un tempo di un mese, non di più» disse e per come la vedevi tu, un mese era anche un tempo clemente da aspettarti da uno come lui: ora si che ti aveva sorpresa.
Ti recasti verso l'uscita «Ah, (T/N) »ti voltasti verso di lui un ultima volta «Conosco i tuoi desideri più di quanto li conosca te stessa» disse calmo, sorridendoti, mentre tu rimanevi perplessa ma allo stesso tempo, quel fastidio continuava a dilagarsi nel tuo petto: chi era lui per poter affermare con sicurezza una frase del genere?
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