♡.Capitolo 13
[ad un passo da te]
Passò ancora qualche giorno prima che, in un freddo e piovoso pomeriggio, mentre tu facevi continuamente gli straordinari, non fu Jimin stesso a richiamare la tua attenzione, schiarendosi la voce in modo grossolano. Un sorrisino si formò sul suo volto non appena ti vide alzare il capo, richiamata dalla sua presenza, fissandolo e aspettando che ti dicesse qualcosa di importante, altrimenti avevi solo perso tempo; il ragazzo continuò a guardarti, mentre tu inarcasti un sopracciglio «Una foto dura più a lungo» affermasti pungente, facendo ridere di gusto il ragazzo.
Roteasti gli occhi, ormai sconsolata, pronta a gettarli nuovamente su quel foglio pieno di schizzi e abbozzi vari «Ho pensato a lungo a quello che mi hai detto: non mi sembri il tipo da fiori o lettere sdolcinate» «Mio dio, quanto sei ovvio» balbettasti continuando a muovere le tua matita su e giù lungo quel foglio «Quindi semplicemente, te lo chiederò». Lo guardasti nuovamente, sconsolata, mentre quei suoi occhi scuri brillavano come non mai ed eri sicura, di non aver mai visto tale luce nei suoi occhi; aveva sempre lo sguardo cupo e minaccioso o totalmente seducente, quasi che nessuno era riuscito a capire cosa provasse, neanche tu, che eri sempre stata un ottima osservatrice.
Così mentre lui ti faceva dannare, neanche fosse stato il dio dell'inferno, decidesti di prestargli un minimo di attenzione, giusto per farlo rimanere troppo deluso «Hanno aperto un ristorante di sushi qui vicino...ti andrebbe di andare?» chiese gentilmente, pronto ad ottenere un no come risposta: infatti, diversamente dal solito, nella sua domanda avevi notato una nota di sconforto, cosa che non era chiaramente da lui, per il suo essere dannatamente sicuro.
O meglio, così appariva.
Forse fu quella voce a farti cambiare idea, o quel tuo cuore che forse aveva iniziato a nutrire sentimenti per qualcuno, seppur tu fossi dannatamente restia all'amore e cercassi di evitare in ogni modo il confronto con quell'emozione. Così per una ragione, o per un altra, accettasti il suo invito, dicendo un chiaro "si" che lo lasciò totalmente spiazzato «Davvero?!» chiese incredulo «Si e ora...senza che ti metti a saltellare come un bambino» dicesti, lanciandogli un occhiataccia con quei tuoi occhi (c/o) «Lasciami preparare» continuasti, mentre il ragazzo mordicchiava il suo povero labbro inferiore, per nascondere quel sorriso a trentadue denti che stava per essere mostrato.
Uscì dal tuo ufficio, sorridendo come un ebete, come se quella fosse la prima volta che qualcuno gli avesse dato la notizia più bella del mondo, anzi, sicuramente, era la prima volta che un piccolo barlume di felicità scuoteva quel suo animo tetro che lo consumava; in tutto questo tu eri stata totalmente sorpresa dalla sua e dalla tua reazione, tanto che, malgrado i tuoi sforzi, non riuscisti a nascondere quel piccolo sorriso che aveva fatto piegare le tue labbra rosee. Come di consuetudine, mandasti un messaggio alle tue amiche, specificando loro che non saresti tornata per cena e che avresti avvisato quando saresti rincasata: di certo non ti aspettavi di fare tardi, ma era il tuo primo appuntamento, se così poteva davvero essere definito.
Spegnesti il computer e riordinasti quei fogli sparsi sulla scrivania, afferrando poi, borsa e cappotto pronta ad uscire da quell'ufficio.
L'idea di uscire con lui non ti dispiaceva affatto: anche se i primi tempi erano stati difficili, stavi iniziando a notare pian piano i suoi piccoli lati amorevoli, cosa che pensavi non potesse avere, soprattutto una persona che dava sempre l'aria di essere parecchio temuta. Per quanto non sapessi nulla sul suo conto, speravi di riuscire a conoscerlo meglio, tutti sentimenti ed emozioni che entravano parecchio in contrasto con il tuo animo freddo e distaccato, non sempre abituato alle relazioni sociali. Jimin era felice di stare con te, potevi intuirlo molto facilmente e davvero, era il peggiore nel nascondere qualcosa: rimaneva freddo anche con i suoi amici più stretti, ciò ti aveva fatto sembrare strano come lui si fosse avvicinato a te e si stesse legando alla tua persona. Da un lato, ti dava la sensazione che entrambi foste legati dal destino: divertente no?
Aveva smesso di piovere, da lì a qualche minuto e per questo motivo, le strade di Seoul erano piene di persone, una fiumana che convergeva da ogni piccola via verso la strada principale. Eri riuscita a rimanere vicina al ragazzo con il tuo passo svelto, ma ti sembrava più che le persone evitassero la sua figura, cosa che ti fece sospettare molto; il ragazzo infatti aveva notato quanto fossi attenta e acuta, cosa che in quel momento lo rese particolarmente nervoso, più di quanto già fosse. Insomma se non per altri scopi, non era mai uscito con nessuno.
Ogni tanto, forse nella fretta, non accorgendovi a pieno della situazione, più volte le vostre dita delle vostre mani, del modo del tutto spontaneo, si erano sfiorate più volte, come se foste disponibili entrambi alla ricerca di un contatto che vi era sempre mancato e di cui avevate estremamente bisogno. La cosa vi mise a disagio in particolare modo, dato che tu adoravi quel piccolo genere di cose e ultimamente Jimin era molto più premuroso nei tuoi confronti, cosa che davvero ti aveva sorpreso; insomma, quel ragazzo stava cambiando a tutti gli effetti grazie a te, ma neppure lui sapeva se definire tale cambiamento un bene o un male.
Arrivaste tranquillamente al ristorante e notasti anche lì, come ci fosse un aria particolarmente tesa, se non fosse stato per quelle miriadi di galline che erano pronte a cadere ai piedi di Jimin; d'altro canto il ragazzo le guardò con disdegno e disprezzo, cosa che ti fece ridacchiare sotto i baffi davanti a quella sua reazione. Era davvero strano che un ragazzo come lui, da quello che avevi potuto sentire involontariamente all'interno dell'edificio, non avesse una storia amorosa, ma soprattutto che fosse così diffidente con le gente, perché con te non lo era affatto.
Per quanto Jimin si comportasse in modo normale, cercando di agire come un comune e normale essere umano, troppe cose non quadravano sul tuo conto e il ragazzo stesso lo sapeva: alla fine, io suo interesse nei tuoi confronti era stato, particolarmente, dovuto alla tua scaltrezza e al tuo modo di essere totalmente diversa da tutte le altre, troppo ingenue o troppo attaccate a valori materiali per capire quanto il ragazzo dovesse sopportare.
Vi sedesti tranquillamente, mentre osservavate il menù e quel piccolo momento di tranquillità che si era creato tra voi, vi diede modo di scambiare qualche parola «Ah...non te l'ho chiesto, ma ti piace il sushi (T/N)?» chiese «Certo! Altrimenti ti avrei detto di proporre un altro luogo» dicesti sconsolata «Giusto» rispose il ragazzo, mordendosi il labbro nervosamente. «Ti piace quello che fai qui?» chiese il ragazzo, totalmente dal nulla, rompendo quel silenzio che si era nuovamente creato tra voi «Beh è una domanda che mi prende alla sprovvista» affermasti «Decisamente mi piace molto scrivere, mi è sempre piaciuto...quindi si mi piace. Non è quello a cui aspiravo, ma mi piace molto» continuasti «Ammiro molto come lavori, dico sul serio...mi ha sempre decisamente colpito» aggiunse il ragazzo e quei suoi piccoli complimenti velati stavano avendo uno strano effetto su di te: solitamente i complimenti gonfiavano il tuo ego, ma detti da lui ti facevano sentire a disagio e ti rendevano impacciata. Dannatamente carina ai suoi occhi.
«Beh...lo so molto bene questo» dicesti sicura, facendogli l'occhiolino, velando quelle tue emozioni, mentre il ragazzo schioccò la lingua «Quando qualcuno fa ciò che gli piace, mette tutto se stesso» disse, prima di guardarti, facendoti distogliere lo sguardo dalla carta dei cibi «A te piace?» chiedesti, continuando poi all'azione che avevi lasciato precedentemente, lasciandolo totalmente sorpreso «Non proprio... sarò sincero, non l'ho scelto perché mi piaceva» disse, mordendosi la lingua «E come mai allora?» «È per trovare una risposta ad un enigma della mia vita, se così si può dire» «Davvero poetico» ribattesti, mentre Jimin rise.
«Non amo molto espormi, ma tutto questo ha portato un grande turbamento dentro di me... ultimamente, come hai notato mi sono anche distaccato dai ragazzi» «Che c'è?! Mi fai lavorare come psicologa?!» chiedesti retorica, prima di continuare «Magari non hai voglia di parlarmi di questa cosa in particolare, ma come ti ho già detto cerca di farti aiutare e renderli partecipi. Se cerchi una soluzione è più facile se si è di più» dicesti «A volte tendiamo ad isolarci e tendiamo di fare tutto da soli: ci sbattiamo il muso più volte contro certe cose e vogliamo che gli altri se possono non ripetano quell'errore. Vedere il dolore, tutto crollare davanti a te, vedere tutto in pezzi... Ci si stanca di vedere come il nostro lato più buio ci divori, a volte ignoriamo il fatto che la nostra potenziale salvezza è davanti a noi» continuasti quel tuo discorso, che per quanto fosse diretto a lui, in realtà aveva svelato una parte di te, seppur minuscola.
Di certo, Jimin non si aspettava un tale commento da te, cosa che lo spiazzò totalmente: ora si stava davvero domandando se l'amore a cui lui era stato condannato e che aveva visto come qualcosa di orrendo e torbido, fosse la chiave per scongiurare quella triste fine, che non si sarebbe rivolta solo contro di lui. «La solitudine che senti, tutto quello che provi non è qualcosa che di certo potrà rompersi facilmente, ma c'è sempre un modo per venirne a capo. Sempre uno» sussurrasti l'ultima parte con voce più flebile, come se non volessi fare comprendere nulla di te ma allo stesso tempo gli volevi aprire il tuo cuore. Avevi un animo rotto a metà, che si dava battaglia su due fronti, mentre qualcosa ti sussurrava che forse lui e se un giorno, avessi dovuto amarlo ed essere ricambiata forse tutto quel gelo intorno a te sarebbe finito.
«Sei la prima persona con la quale riesco a comunicare chiaramente e grazie per ogni aiuto che mi dai» sorridesti, con quelle forti emozioni istintive che ti stavano travolgendo «Soprattutto grazie per avermi dedicato il tuo tempo».
Decisamente non ti aspettavi quella frase, ti aveva colto così all'improvviso che quasi ti fece sobbalzare «Mi piace stare con te» continuò «Beh...ci siamo persi troppo in chiacchiere! Credo sia ora di mangiare». Era diventanto chiaramente a disagio nella fine del suo discorso, dannatamente carino, soprattutto quando ridacchiava intimidito, cosa che lasciò te senza un minimo di fiato, incantata da un uomo che pareva quasi un angelo.
«Un giorno ti parlerò di quell'enigma, ma ora ho fame e il mio cervello non va senza cibo» «Ah, sai pensavo che quel tuo unico neurone fosse già ammuffito da tempo» dicesti pungente, facendolo sorprendere di quell'improvviso cambio di argomenti. «Si da il caso, signorina, che il mio cervello sia uno dei migliori» «Ah peccato, Signor Park, deve sapere che il mio è il migliore» «Ah davvero?!» disse chiaramente irritato: era ovvio che non sopportasse queste cose.
«Di certo, non devo fare spiegazione ad un essere sufficiente come lei» il ragazzo rise, portandosi una mano tra i capelli e continuando a guardarsi intorno, totalmente spiazzato «Sufficiente eh?!» esclamò incredulo «Allora perché ha accettato di venire con me?» «Perchè così posso mostrare meglio la mia superiorità» tirò indietro il collo: era chiaramente agitato, messo in difficoltà dalla tua parlantina scaltra. Insomma ti considerava un degno avversario della sua estrema modestia. Peccato che su una cosa, tu, ma qualunque essere umano, non avrebbe mai potuto vincere.
Il ragazzo roteò gli occhi, non era il suo genere arrendersi, peccato che il cameriere davanti a voi continuava a fissarvi perplesso cercando di non sembrare troppo maleducato nell'interrompervi. Tu e Jimin ridacchiaste, rimandando solo a più tardi quel gioco di parole che vi stavate rivolgendo: non avevate parlato di grandi cose, ma sembravate essere sempre più vicini, sempre più vicini a quella trappola che era stata cucita a pennello per voi.
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