Capitolo 12
[strano inizio]
Da quando tu e Jimin avevate fatto pace, se così poteva essere definita, il rapporto tra te e il ragazzo stava iniziando a prendere diverse pieghe che risultavano davvero interessanti. Lui aveva smesso di essere particolarmente scontroso con te, anzi risultava piuttosto gentile, seppur non perdesse quell'alone di mistero in cui era avvolto e neppure quel suo essere dannatamente seducente e affascinante; tu avevi continuato a comportarti come sempre, nonostante la tensione capo-dipendente fosse scesa e molti dicevano che stavi iniziando a sorridere di più quando lui era al tuo fianco, anche senza accorgertene. Potevate definirvi amici, o meglio, delle persone in cui si affacciava un interesse reciproco che stava andando ben oltre il rapporto professionale.
Anche se per te fare amicizia e relazionarti era sempre stato duro, ti trovavi bene tra quelle persone, tra i suoi amici: spesso passavi del tempo a discutere con Taehyung, che ti confidava anche le sue pene amorose e tutti i suoi drammi. Avevi conosciuto meglio anche Jungkook, il più piccolo a cui piaceva tanto il cibo e lo sport, Namjoon il quale si destreggiava in modo impacciato, a volte finendo per rompere qualcosa involontariamente, un po' come una delle tue migliori amiche e coinquilina. Hoseok ti era apparso simpatico ed emanava quella strana energia positiva che contagiava chiunque; con Jin era facile scambiare qualche battuta orribile e qualche risata e infine Yoongi, poteva essere diventato il tuo potenziale migliore amico. Non eri di certo a tuo agio in quel posto enorme, dove c'erano una miriade di persone, persone false, ipocrite, quel genere di persone che avevi sempre finito per detestare e che ti facevano davvero irritare con i loro comportamenti superficiali e meschini nei tuoi confronti.
A dirla tutta non ti erano mai piaciuti i posti affollato e avevi sempre preferito la tranquillità e il silenzio: anche per questo sentivi di non appartenere a quel mondo. Ognuno vedeva il lavoro come qualcosa da fare perché si era costretti a farlo, come qualcosa che poteva essere omesso facilmente per fare qualcosa che non era consono ad un tale ambiente; al contrario tu provavi passione per quel lavoro e lo prendevo come tale e persino i pochi colleghi con cui parlavi continuavano a ripeterti che eri troppo seria.
E
ra parecchio difficile buttarti giù, soprattutto quando in quell'ambiente ricevevi solamente gratificazioni e apprezzamenti, che di certo non facevano altro che gonfiare la tua modesta, a volte fin troppo pungente verso certi elementi.
Il tuo legame con Taehyung era davvero diventato forte, tanto che non era proprio una novità il fatto che passassi il pranzo con loro o le ore di pausa. Jimin purtroppo, essendo una figura particolarmente importante era sempre molto impegnato ed era anche particolarmente difficile incontrarlo, seppur vi tenevate in stretto contatto via messaggio, maggiormente per cause lavorative.
Per quanto fosse una figura piuttosto misteriosa e chiusa attorno a sé stessa, insieme ai suoi mille problemi che lo circondavano, cercava sempre di mostrare un sorriso, sforzato, cosa che spesso faceva infuriare amici e colleghi, i quali ti avevano illustrato più e più volte l'argomento.
Non avevi mai avuto modo di conoscerlo come loro, non avevi idea di che tipo di persona fosse, se non grazie a qualcosa che avevi dedotto da alcuni suoi atteggiamenti e da come tendeva a relazionarsi con gli altri e con te, ma non eri mai riuscita a farti un quadro preciso su di lui.
Così quel giorno, nel tentativo vano di controllare tutta la tua rabbia verso una tua collega ipocrita, eri salita fino alla terrazza sul tetto, sempre vuota e particolarmente rilassante se si cercava la tranquillità e il silenzio più totale. Nonostante l'aria pungente tagliasse la tua pelle, in quel momento, stando completamente sola, eri più in grado di controllare quella tua ira, che aveva preso a fare prudere le tue mani, che aveva irrigidito tutti i tuoi muscoli e accelerato notevolmente il tuo battito cardiaco, rendendolo estremamente elevato. Seppur il tuo sguardo fosse di fuoco puntato contro il pavimento, fu la voce gentile e calma di Jimin a rompere quella bolla in cui ti trovavi, avvolta solo dalla tua rabbia.
Alzasti la testa, guardandolo dritto in faccia: aveva un sorriso malinconico sul suo viso mentre ti osservava «Vedo che da ora in poi questo non sarà il mio angolino personale» «Buffo da parte tua, dato che hai un ufficio immenso tutto per te» rispondesti, certamente eri di pessimo umore «Yoongi ci entra spesso per prendere dei documenti o consegnarmi alcune scartoffie, quindi non è proprio tranquillo. Per non parlare di tutte quelle galline che mi disturbano... è stressante» spiegò con voce roca mentre tirava indietro il suo collo, lasciando intravedere quel suo prominente pomo d'Adamo.
«Se posso...come mai sei qui?» chiese gentilmente «Ho avuto dei disguidi» dicesti vaga «Beh lo stesso si può dire per me» ribatté prima di avvicinarti a te, che continuavi a guardarlo, alzando un sopracciglio «In questo periodo, preferisco stare da solo il più possibile. Non credo che qualcuno sarà in grado di capirmi» «Non si può capire una persona se non parla, o meglio, non tutti ne sono capaci» rispondesti sospirando.
«E tu ne saresti capace?» «Se esponi i tuoi problemi, tutto sarebbe molto più facile. Non credi?!» chiedesti retorica, osservando come il ragazzo aveva preso a mordersi il labbro e ad apparire molto meno intraprendente del solito.
«Fino a qualche settimana fa ci odiavamo» «Ti sbagli, io non ti ho mai odiato. Non ti sopportavo e questo è decisamente molto diverso» dicesti «Eri fastidioso e arrogante, hai anche ignorato il mio sforzo lavorativo: eri davvero irritante» continuasti, mentre sul volto di Jimin si era formato un piccolo sorriso, beffardo. «Me lo rinfaccerai a vita?» «Potrei» rispondesti facendolo ridere e come di risposta un piccolo sorriso piegò le tue labbra. Forse eri la prima persona con cui ti sentivi davvero a tuo agio, con cui quasi non ti lasciavi andare, più precisamente l'unica persona a cui mano a mano stavi aprendo il tuo animo gelido.
Ti mordesti il labbro davanti a tale pensiero, mentre Jimin continuò a parlare «É difficile parlare con loro: ognuno di loro a vari problemi e vorrei evitare di essere un peso inutile» «Fammi indovinare: per evitare tutto questo ti sei convinto che nessuno poteva aiutarti così quando ti tendevano una mano, tu la declinavi bruscamente» «Decisamente» rispose il ragazzo annuendo.
«Attualmente sto cercando di evitare ciò che sento, probabilmente sbaglio ma mi sento bloccato. Nel senso se lascerei che un certo sentimento fluisca io distruggerei quella persona» «Tu hai una visione davvero tragica della vita, fattelo dire» il ragazzo scoppiò a ridere e di nuovo a sentire quella soave risate il tuo cuore sobbalzò di nuovo: davvero cosa ti stava facendo?!
«Io credo che per ogni cosa che crei, una si distrugge: la vita funziona così, per ogni persona che nasce una ne muore no? Se la distruggerai probabilmente farà male, ma non quanto lasciarti sfuggire questa occasione. Il passato non può essere cambiato in alcun modo, quindi perché poi rimpiangere all'infinito e poi credo che prima o poi certe cose possono essere evitate, dipende sempre dalla gravità ovviamente» essendo stato molto generico non sapevi molto come poter aiutare. Eri sempre stata un ottima ascoltatrice e avevi sempre dato buoni, ma persino per te questa volta era difficile: probabilmente anche per questo Jimin diffidava nel dirlo ai suoi amici.
Il ragazzo rimase sorpreso per un attimo, soprattutto da quella tua prontezza nella risposta, cosa che lo aveva in parte anche messo parecchio a disagio: non era una cosa da tutti i giorni che una persona come lui, potesse relazionarsi in questo modo senza essere sopraffatto da tutti i suoi brutali istinti. Più viveva sulla terra, più sembrava un essere umano a tutti gli effetti...insomma nessuno avrebbe mai dedotto che lui era il diavolo in persona.
«Grazie per il consiglio...» «Sappi che se lo ignorerai me ne accorgerò e mi arrabbierò perché ho perso solo tempo. Ci sono due cose che odio: le bugie e chi mi ignora» «Si signore!» rispose Jimin gonfiando il petto, mentre passava una mano tra i suoi capelli corvini, mossi a causa di una folata di vento «Hai perso tutta la tua credibilità» dicesti ridacchiando.
Si decisamente, quella era la prima volta dopo anni che riuscivi davvero a sorridere in quel modo e la cosa ti stava preoccupando parecchio. Un po' controvoglia ti eri un po' allontanata, ma dovevi pure tornare alle tue mansioni altrimenti non avresti solo fatto preoccupare Taehyung, ma avrebbe dovuto anche "rimproverarti" come un superiore doveva fare, indifferentemente dalle sue preferenze o meno «Io vado» sussurrasti.
Proprio in quel momento fu il ragazzo ad afferrare il tuo braccio con la sua mano piccola, quanto tremendamente maschile «Sei ancora disponibile per quell'invito a cena, (T/N)?» chiese mentre si formava un sorrisino sulle sue labbra carnose, mentre i suoi occhi languidi e scuri erano puntati contro i tuoi «Ti hanno detto che sei tremendo a rimorchiare, signor Park?» rispondesti pungente e provocatoria, mentre lui schioccava la sua lingua contro il palato. «Beh allora come devo chiederlo?» «Umh non lo so, sorprendimi» dicesti facendo l'occhiolino mentre lasciavi la sua presa pronta per allontanarti abbastanza per poter scoppiare a ridere per la sua faccia totalmente confusa dopo questa sua affermazione.
«Argh, quel ragazzo mi farà venire le rughe se continua a farmi ridere così» dicesti tra e te mentre entravi nell'ascensore «*Omo! Chi ti farà venire le rughe?» chiese la riccia entrando insieme a te; tu la guardasti sorpresa di come aveva potuto sentire una frase così tanto sottile «Oh emh...mi hanno sempre detto che ho un udito particolarmente fine...si decisamente fine» disse continuando a torturarsi le sue piccole dita «Lo stress me ne farà venire tantissime» «Ah si, soprattutto con quella mole di lavoro che ti ha assegnato Jimin» rispose, mentre notavi come portava parecchi raccoglitori che apparivano decisamente pesanti «Sei sicura di riuscirli a portare?» «Si...Jimin mi chiede sempre di archiviare dopo un tot di mesi alcuni cataloghi, e mi tocca anche questa volta. Sono praticamente sfrutta-» in quel momento si morse la lingua prima di fare finta di nulla, facendoti restare particolarmente perplessa «Intendevo che mi piace molto questo lavoro...si» disse sorridendo mentre notavi come fosse particolarmente ansiosa, soprattutto ogni qualvolta le porte si aprivano.
«Sei proprio sicura di non volere una mano?» chiedesti arrivando al tuo piano « Tranquilla riesco, piuttosto cerca di non farti "sgridare" da Taehyung» tu ridacchiasti ovvia «Più che sgridarmi, mi appoggia in pieno.» dicesti prima di uscire dall'ascensore recandoti verso il tuo studio, non potendo smettere di pensare a quello che era appena successo con Jimin.
*n.b: "OMO", è un espressione tipica coreana omologa dell' "oh my god" inglese. Se qualcuno guarda i drama come me, la sentirà ogni santo secondo quando succede qualcosa.
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