♡. Capitolo 10
[tentativi]
«Beh grazie, ma non ce ne era davvero bisogno» dicesti, puntato i tuoi occhi (c/o) sulla sua figura, che si presentava piuttosto rilassata rispetto al solito. Eri sempre stata piuttosto diffidente verso chiunque fosse gentile con te, forse per via del tuo passato e per ciò che esso aveva comportato, e con Jimin lo eri molto di più, soprattutto perché non ti era mai sembrato il tipo da fare queste cose.
Sospirasti, prima di poggiare la bevanda calda e scura sulla tua scrivania, iniziando a sistemare le tue scartoffie, sparse un po' ovunque, iniziando ad ignorarlo, anche per ovvi motivi dopo quello che aveva fatto: cosa si aspettava, che un caffè e delle parole gentili avrebbero potuto cancellare quelle parole usate per screditare il tuo lavoro, impegno e dedizione? «Se ti aspetti che io non sia più arrabbiata con te ora, ti sbagli» dicesti atona, senza guardarlo negli occhi, ne tanto meno in volto. Il ragazzo schioccò la lingua e in quel momento capì che sistemare la cosa sarebbe stata più difficile del previsto. Non ti conosceva ancora, non aveva ancora scorto debolezze nella tua persona, non aveva nulla da usare contro di te, se non i suoi soliti giochetti da diavolo imbroglione e seduttore, che di certo non avrebbero funzionato contro di te.
«Quindi» riprese con la sua solita vice calma e suadente «se ti invitassi-» «É un no» «Ma non ho neanche finito la frase, come puoi dire no?!» chiese il ragazzo seccato «So che di certo sarà una richiesta controproducente nei miei confronti, quindi è no» dicesti tranquilla, accennando un lieve sorriso, prima di poter tornare a ciò a cui stavi lavorando «Ora se mi puoi scusate, ma avrei del lavoro da sbrigare». Jimin schioccò la lingua infastidito, prima di intravedere la figura di Taehyung che si apprestava ad entrare nella stanza «Jimin ti posso chiedere un minuto, è una cosa molto importante» chiese titubante il minore, mentre l'altro accennava un cenno con il capo. I due si allontanarono abbastanza da te, per discutere riguardo qualcosa che aveva piuttosto sconvolto il ragazzo dalla chioma corvina, soprattutto quando il più alto mostró lui qualcosa; sapevi che Jimin avrebbe cercato di rimanere impassibile, solo per non farsi vedere in preda a quelle emozioni così sconcertanti, eppure eri riuscita a notare come il suo portamento fosse decisamente cambiato.
«Hyung...scusa se lo chiedo, ma cosa stavi facendo con (T/N)?» «Cercavo di chiederle scusa,chiedendole anche di uscire, ma a quanto pare, non ha funzionato» disse con voce piuttosto tremante e incerta «Oh mio Dio, mi stai dicendo che io qui presente Jimin, il dio della seduzione per eccellenza non è riuscito-» il più grande gli tappò subito la bocca, bruciandolo con quelle sue scure iridi, che in un attimo si erano fatte così tanto spaventose, che lo stesso Taehyung, dalla natura demoniaca era riuscito a spaventarsi «Urlalo ancora di più, scemo» il minore ridacchiò, prima di girarsi di spalle «Scusami, è stata una mia disattenzione, però sarebbe proprio bello vedere il diavolo che si cimenta in queste cose» continuò beffardo, prima di mettere una sua grande mano pallida sopra la spalla di Jimin, il quale continuava a guardarlo con un certo fastidio riflesso nei suoi occhi profondi.
«Taehyung...» il demone si passò una mano tra i suoi lunghi capelli scuri, prima di tirare leggermente indietro la testa «Ehy (T/N) ti va di uscire con me questa sera?» «Certo, sarebbe un onore» il ragazzo se ne andò soddisfatto, prima di fare un cenno al suo migliore amico con la mano.
Lucifero si morse le labbra, mentre roteava gli occhi lasciando ormai perdere quella che era una chiara sconfitta, soprattutto qualcosa che probabilmente la sua natura non avrebbe compreso. Non era né triste né afflitto, provava solo rabbia, rabbia verso se stesso, rabbia verso colui che lo aveva spinto verso quella sua miserabile condizione. Lasciò la stanza, facendoti rimanere sola, con solo quel rumore dei candidi fogli che si muovevano tra le tue mani, con il tuo sguardo puntato sulla figura bassa e muscolosa di Jimin, piuttosto tesa, che si allontanava sempre di più da te. Era sempre stato da te non perdonare certe cose o accettarle solamente quando la persona si sarebbe mostrata totalmente pentita, eppure qualcosa in lui, ma soprattutto in te non andava, qualcosa di strano e di insolito, che non eri abituata a sentire tuo.
Così, dopo quel vostro diverbio, il moro si rifugiò sul tetto, con quella sua pelle candida esposta alle pungenti e taglienti raffiche di vento, mentre osservava con attenzione tutto il paesaggio urbano che si stagliava tutto intorno a lui, fino all'imponente 'Seoul Tower'. Quel paesaggio che da anni era diventata la sua casa, quel paesaggio che aveva visto ogni sua sfaccettatura, negativa ovviamente, che lo aveva visto sputare fiamme di rabbia e odio, piene di rancore verso chi era lui stesso; non gli importava minimamente che Taehyung avesse fatto quella proposta, alla fine lui non aveva alcun interesse in lei o che gli altri gli facessero qualcosa, a lui non sarebbe importato. Alla fine non aveva interesse neanche in se stesso, come poteva interessarsi, preoccuparsi agli altri?
Aveva visto ogni mutamento del suo carattere sotto quelle fiamme e quelle catene struggenti, quelle urla e quelle frustrate che risuonavano in ogni angolo di quello spazio abissale che era l'inferno. Aveva visto come era diventato spietato e cattivo, come l'odio avesse divorato ogni singolo briciolo di sentimento positivo in lui rimasto, come la rabbia aveva portato via ogni cosa, come aveva spezzato ogni cosa, tranne il legame con i suoi amici. Forse loro potevano comprendere in parte i suoi sentimenti eppure la loro situazione era totalmente migliore: erano capaci di comprendere, di preoccuparsi e di amare, anche se in un modo totalmente diverso da quello degli esseri umani o delle stesse creature angeliche, che lui tanto disprezzava.
La sua anima nera e il suo corpo pallido, ormai avvolto nella solitudine delle tenebre, avevano ormai reso il ragazzo abbandonato totalmente al disprezzo. Cosa ne faceva dei sette peccati capitali, come il mondo li aveva nominati, se non poteva neanche capire se stesso? Agiva, ha sempre agito secondo la volontà della sua natura, secondo ciò che gli era stato imposto, ma cosa voleva davvero?
Dopo anni negli inferi, in quell'oblio in cui il suo corpo vagava, circondato da tutto ciò che aveva corrotto la sua più pura essenza, aveva deciso di lasciare lasciare dei diavoli a bada di quelle anime in pena, raggiungendo la Terra. La profezia che tanto lo lega e che per tanto ha cercato non era il pretesto, non lo era mai stato, lo era solo diventato; Jimin voleva solo scappare, da ciò che lo stava rovinando, voleva solo vedere un mondo a colori, un mondo fatto dal più debole degli esseri viventi, eppure era un mondo che lo affascinava. Giudicava l'uomo un ipocrita e un manipolatore, ma lui non era la stessa cosa? Nutriva come l'uomo quei desideri terreni, quella voglia immane di soddisfare ogni suo bisogno, anche se ciò avesse raggiunto i limiti della moralità...tanto nessuno era in grado di salvarlo dal suo destino, né i suoi cari amici, né tanto meno l'amore che lo avrebbe condannato. Neanche un miracolo lo avrebbe potuto salvare.
«Jimin» la voce roca e calda di Yoongi riportò Jimin alla realtà, facendolo voltare verso il ragazzo mingherlino che lo stava fissando allo stipite della porta «Sta iniziando a piovere, entra» «Sai bene che non posso prendere un raffreddore» «Certo, ma questo non ti giustifica a stare qui, ad abbandonarti ai tuoi pensieri che non vuoi condividere» rispose pungente il più basso prima di tirare un lungo sospiro, massaggiando le sue tempie pallide «Non vedo l'ora di andare in pensione» il minore gli tirò un occhiataccia «Lo dovrei dire io questo, mica tu!!» «Beh, non sono io quello che ha il ciclo 24 ore su 24 e fa esaurire tutti» disse con voce calma, prima di girare i tacchi «Se vuoi entrare, altrimenti rimani qua fuori» disse continuando prima di scomparire dietro lo stipite della porta, lasciando di nuovo il ragazzo solo.
Non aveva senso parlare dei problemi, nessuno lo avrebbe capito, nessuno lo avrebbe potuto aiutare, era impossibile.
In quel momento, mentre lasciava il tetto del palazzo vide la tua figura uscire dalla porta, accompagnata da Taehyung, che da vero gentiluomo ti stava porgendo l'ombrello.
« Proprio ora doveva iniziare a piovere» i tuoi occhi (c/o) si posarono sull'asfalto bagnato da quelle continue gocce, che cadevano insistentemente contro il terreno «Sicuramente Jimin era invidioso e ci ha tirato la pioggia» disse il ragazzo iniziando a ridere, mentre tu accennavi un lieve sorriso «Comunque» continuò il ragazzo grattandosi la nuca e ricomponendosi «Come mai hai accettato di uscire con me?» «Sarò sincera: in primis perché volevo fare rosicare Jimin, in secondo luogo non rifiuto mai invito, soprattutto con un ragazzo simpatico e carino come te» dicesti, mentre lui camminava tutto fiero di sé, quasi ti dispiace a smontarlo «Sappi che non ho intenzione di iniziare una storia con te, solo amici». Taehyung annuì più volte, alla fine anche lui voleva solo un rapporto amichevole con te, qualcuno con cui parlare e confidarsi oltre quei sette, qualcuno che era certo non lo avrebbe allontanato una volta scoperto chi fosse veramente «E poi, non c'è niente di buono nell'innamorarsi di me» dicesti con voce piuttosto flebile, cosa che non permise al ragazzo di sentire, nonostante il suo udito super fino. Al contrario di Jimin, lui non poteva vedere nella tua anima, se non quando avrebbe lasciato il tuo corpo per sempre; la cosa però non lo preoccupava più di tanto, anzi meglio dire che non lo toccava affatto, odiava poter vedere qualcosa di tanto intimo, qualcosa che avrebbe desiderato scoprire. Alla fine ogni essere umano è come un libro aperto, le cose prima o poi verranno sempre a galla.
«Scusa se ti chiedo, ma come mai sei venuta proprio qui a Seoul?» «Seoul era la mia seconda opzione, in realtà miravo a lavorare in Giappone, paese dei miei sogni...ma non sono stata accettata, nonostante ciò non mi sono abbattuta. Ho fatto un concorso e ho vinto la borsa di studio qui, l'università è internazionale, quindi non è stato difficile ambientarmi» rispondesti con molta calma, mentre il ragazzo ti ascoltava attentamente «Diciamo che all'inizio ho rimpianto la scelta» continuasti sconsolata «Come mai? Seoul è bellissima» «Il cibo italiano» dicesti mentre alzavi lo sguardo al cielo e metticlvii una mano sul tuo cuore, cosa che fece davvero ridere il ragazzo al tuo fianco.
«Tu invece, cosa ti ha portato a Seoul» «Beh...io...si io» la sua voce si fece leggermente più titubante, ma fosti sicura fosse solo una tua vaga impressione «io...sono nato in una città ecco...a Deagu, si a Deagu» «Non mi sembri molto convinto» «Non ho molti ricordi della mia infanzia» disse grattandosi la nuca preoccupato «Però Deagu era piuttosto noiosa, quindi eccomi qui a Seoul» disse, sfoggiando un sorriso a trentadue denti. Nonostante la sua titubanza iniziò a raccontarti come aveva conosciuto gli altri e come erano finiti a gestire un casa editoriale tutta loro, dell'ascesa di Jimin e come quest'ultimo fosse come un fratello più grande per lui, qualcuno che avrebbe sempre voluto al suo fianco, fino alla fine dei tempi.
Dopo varie chiacchierate varie e uno scomodo giro in metro, eravate arrivati in uno, il terzo per esattezza, dei quartieri più belli e pieni di movida di Seoul, Itaewon. Le luci erano in forte contrasto con la notte che ormai cullava la grande metropoli e tutti quegli schiamazzi, rompevano il silenzio che essa era solita portare. Insegne giganti e ristoranti di ogni tipo, ragazzi di ogni età e di ogni nazionalità, un miscuglio di colori e suoni che dava vita a qualcosa di fantastico. Non eri mai stata lì per due motivi: odiavi la confusione, il chaos di gente e tutta quella gente ubriaca che di notte si riversava nei vicoli del quartiere e inoltre, non amavi particolarmente uscire e i locali notturni, con la loro solita musica a volumi estremi. Nonostante tutta la folla che si riversava lungo il marciapiede, tu e Taehyung riusciste ad arrivare ad un posto rialzato, piuttosto isolato, dove si trovava un piccolo locale, tranquillo e piuttosto spazioso «Molte volte ci vengo qui con gli hyung più grandi, amiamo la tranquillità e soprattutto, vogliamo evitare di essere bombardati da ragazze, anche ragazzi» disse, leggermente imbarazzato, facendoti ridacchiare. Forse quella sera avresti potuto conoscere meglio Taehyung e, involontariamente anche Jimin, che nonostante non fosse presente, continuava ad occupare la tua mente.
N. A.
sono ufficialmente tornata.
-Ros.
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