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Capitolo 5

«La felicità che si perde là fuori e non torna.
Il dolore che conosce sempre la strada di casa.»
Ripensò la corvina, un attimo prima di farsi forza.

Era una frase che aveva letto tempo fa, la prima volta non poteva comprenderne il significato, una bambina che vive al sicuro dentro le mura non potrebbe mai capire parole di quel tipo.

Dopo quanto accaduto ai compagni però cominciò a capire, rendendosi conto di quanto fosse vero.

Era inevitabile le tornasse in mente, perché era proprio così che andava, tutti i momenti felici passati insieme a coloro che sono morti in battaglia non hanno modo di tornare, invece il dolore per averli persi non svanisce.

La corvina cercò di reprimere ciò che provava, era evidente stesse soffrendo, talmente tanto che la ferita che si era procurata quasi non le faceva effetto, tuttavia doveva riprendersi.

Si alzò, lasciando prima andare il braccio del biondo, successivamente Mikasa cominciò a parlare.

In quel momento Misaki comprese, aveva perso delle persone a cui teneva ma se si fosse lasciata abbandonare al dolore tutto avrebbe avuto fine.

Ciò che doveva fare era non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, combattere i giganti fino a sterminarli e entrare nel corpo di ricerca anche per chi non è sopravvissuto abbastanza a lungo da poterci entrare, questo era il suo compito.

Mikasa con le sue parole diede una spinta a tutti, il suo discorso riuscì a dare loro la carica necessaria per combattere, Misaki la guardò con ammirazione.

"Ehi! Ci è forse stato insegnato a lasciar combattere da soli i nostri compagni? O siete diventati davvero tutti dei vigliacchi?" urlò Jean a voce alta, cominciando a correre subito dopo, portando la giovane a sorridere.

"Jean! Non montarti la testa!" rispose la corvina, avanzando poi di appena qualche passo.

"Misaki, sei sicura di stare bene?" le chiese, aveva appena finito di asciugarsi le lacrime, prima di andare voleva assicurarsi dello stato in cui la giovane si trovava.

Quest'ultima si voltò verso il biondo con un dolce sorriso, si notava un evidente tristezza nascosta, tuttavia stava comunque cercando di non mostrare lui come si sentiva realmente.

"Sto bene, non preoccuparti."

"Stai mentendo, non stai bene. Quindi cerca di fare attenzione va bene?" rispose avanzando verso di lei subito dopo, non avevano tempo di restare a parlare, dovevano agire in fretta.

La corvina non disse nulla per rassicurarlo, si limitò a guardarlo sorridente prima di lanciarsi in combattimento, non sapeva davvero che parole usare in quel momento.

Non sempre aveva la risposta pronta, inoltre Armin era molto sveglio, non ci voleva un genio per comprendere quanto stesse soffrendo.

La corvina si lanciò nel vuoto, con l'intenzione di sfogare la sua rabbia contro i giganti, il tutto con la maggior lucidità possibile.

Tuttavia la sorella non sembrava stesse facendo la stessa cosa, si muoveva a una velocità di gran lunga maggiore rispetto alla sua, il che voleva dire che in una manciata di secondi avrebbe esaurito il gas a disposizione.

Aveva perso Eren, tra le due era la maggiore quella più legata a lui, combattere era l'unica cosa che poteva fare per reagire alla notizia, però ormai aveva perso lucidità.

Misaki si fermò a pensare a una di quelle sere, in quei tre anni aveva conosciuto tante brave persone a cui si stava lentamente affezionando, immaginare un futuro senza loro al suo fianco la portò a ricordare.

Inizio Flashback

Le corvine si fermarono parlare, non avevano ancora terminato di mangiare ma per scambiare due parole fecero una pausa, dopotutto potevano trattenersi ancora un altro po' prima di ritirarsi nelle proprie stanze.

"Quindi da piccola veramente ti riempivi le guance più che potevi prima di mandare giù il boccone? Dovevi essere molto dolce." disse Mina, tenendo una mano vicina alle labbra, lasciandosi scappare una breve risata.

Stavano parlando del loro passato, di come erano da piccole, l'argomento era nato dal nulla ma entrambe erano curiose di sapere l'una dell'altra.

"Più che dolce ero buffa. Mikasa me lo ripeteva in continuazione, ogni volta che lo facevo." rispose posando la guancia sopra il palmo della sua mano, fermandosi a osservare l'amica.

"Sicuramente eri anche molto carina." disse, preparandosi poi a parlare di nuovo, spostando però il suo sguardo in direzione di Mikasa.

"Andate molto d'accordo vero?" chiese, continuando a osservare avanti a se, portando così la giovane a posare gli occhi sulla sorella.

"Già. Prima però il suo sorriso era più luminoso."

La corvina distese il braccio lungo il tavolo, mettendo sopra anche la testa.

Quando ancora viveva insieme alla sua famiglia vedere la sorella sorridere era ciò che bastava a renderla felice, il suo sorriso la rallegrava.

Era molto legata a lei, a quei tempi vivevano una vita tranquilla con i loro genitori, non avevano pensieri per la testa, potevano giocare come tutte le bambine della loro età.

Ormai però non c'era modo di tornare indietro, fare ritorno a quei giorni era impossibile, tuttavia la giovane sperava di vedere di nuovo Mikasa mostrare un dolce sorriso, proprio come faceva quando erano piccole.

"Misaki, va tutto bene?" le chiese, avendo notato della distrazione da parte sua.

"Si, non preoccuparti."

"Sai stavo pensando a quello che è successo l'altro giorno, sarebbe bello passare momenti simili anche dopo il diploma. È naturale che prenderemo tutti strade diverse, quindi vorrei divertirmi il più possibile. Sei con me?" chiese, mostrando un sorriso sul suo dolce viso.

Si trovavano li per un motivo ben preciso, l'addestramento era ciò a cui dovevano dedicare gran parte del loro tempo, tuttavia nel corso della giornata c'era sempre spazio per momenti di svago.

Durante i pasti capitava si divertissero molto, la corvina una sera di quelle rovesciò accidentalmente il bicchiere sulla testa di Jean, le risate che si fecero erano indimenticabili.

Misaki pensò subito che Mina avesse ragione, avevano bisogno di momenti come quelli per poter continuare.

"Certo. Comunque sia tornando a prima, non mi hai ancora raccontato di quando hai finto di essere un albero per non farti trovare." le ricordò con un lieve sorrisetto, bevendo poi un sorso dal bicchiere che stava tenendo dal manico.

"Ah giusto, hai ragione. La tua storia delle guance mi è piaciuta talmente tanto che mi sono dimenticata di parlartene." disse, poi rise appena, terminando di mangiare ciò che ormai rimaneva del suo piatto.

"Dai, ancora con questa storia? Su racconta."

"Mi ero arrabbiata con i miei genitori, non ne ricordo la ragione, senza alcun dubbio qualcosa di stupido ma che da bambina mi aveva dato fastidio. Così sono andata a nascondermi vicino un albero, mio padre si accorse di me e si avvicinò per cercare di parlarmi, ma io non volevo saperne di ascoltarlo. Ero convinta che se avessi provato a imitare un albero non mi avrebbe vista." disse, mettendo una mano davanti alle labbra, prima di ridere appena.

"Quindi eri proprio convinta."

"Si, pensa che ho anche raccolto le foglie ai piedi dell'albero per calarmi nella parte. Devo essere sembrata davvero buffa."

"Almeno sappiamo di avere avuto qualcosa in comune da piccole. Eravamo entrambe buffe."

Le corvine scoppiarono a ridere, sembravano trovarsi talmente bene che era impossibile non notare la loro sintonia.

Thomas passando alle loro spalle si fermò per chiedere informazioni, teneva ancora i piatti in mano, con molta probabilità li stava portando via prima di ritirarsi nella sua stanza.

"Vedo che vi trovate bene insieme. Non starete mica ridendo di me vero?" chiese ironicamente, in modo da inserirsi nella conversazione.

"Ma che dici." rispose Mina sorridente.

"Thomas, hai mai fatto qualcosa di talmente buffo da piccolo che se dovessi parlarne adesso ti sentiresti in imbarazzo?" chiese Misaki, posando gli occhi sul biondo, visto che si era interessato provò a chiedere.

"Beh ecco, una volta mi trovavo davanti a un signore che vendeva la frutta, sono inciampato su una mela e caduto di faccia davanti a tutti."

"Dici sul serio?"

"Wow che storia." aggiunse la corvina solo dopo aver sentito la risposta dell'amica.

"Dai non prendetemi in giro."

"Sai che non potremmo mai farlo." disse Mina.

"Thomas, se il giorno del mio matrimonio cadrà una mela a terra cerca di non rovinare il giorno più bello della mia vita okay?" disse Misaki, mettendo poi sotto i denti un pezzo di pane.

"Se continui così non ti sposerai mai."

"Ehi, che intendi dire?"

"Sei un caso disperato Misaki." rispose, allontanandosi subito dopo senza dire altro, la corvina non riusciva a comprendere le sue parole così provò a insistere alzando la voce.

"Thomas, prenditi le tue responsabilità e torna qui! Mi devi delle spiegazioni!"

"Non se ne parla nemmeno!"

Fine Flashback

La giovane ormai osservava avanti a se come se non avesse nulla da perdere, riusciva a sentire ancora le risate degli amici e ricordava i loro volti sorridenti.

Poco prima dell'attacco del Colossale Mina e Thomas confessarono di voler entrare nel corpo di ricerca, così sarebbero rimasti insieme proprio come desiderava l'amica, avrebbero riso e scherzato fino al giorno della loro morte.

Perché la vita è così crudele?

Pensò Misaki, cercando di staccarsi da quei ricordi che le procuravano tanto dolore, in quel momento doveva restare concentrata, tuttavia non riuscì a farlo del tutto.

In seguito a quella conversazione arrivò Eren, si era avvicinato insieme agli altri curioso di sapere di cosa si stesse parlando.

La corvina ricordava alla perfezione le sue parole, diventarono il fattore scatenante di una delle loro solite discussioni.

«Ma che state combinando? Vi si sente da li infondo, Misaki urli troppo forte.»
«Come prego? Tu mi batti senza neanche impegnarti in questo.»

Si scambiarono frecciatine di quel tipo, i compagni presero a ridere mentre loro li seguirono una manciata di secondi dopo.

Tutti insieme avevano passato dei momenti che non avrebbero mai dimenticato, però ormai non era possibile crearne di nuovi.

"Mikasa!" urlò Armin, riportando così la giovane alla realtà.

Essendo immersa nei suoi pensieri non si rese conto di ciò che accadeva intorno, non aveva notato che Mikasa aveva finito il gas, fu il biondo a farglielo notare.

"Misaki, tu vai con Jean! Ci penso io a Mikasa!"

"Non se ne parla nemmeno, è di mia sorella che stiamo parlando. Potrebbe servire anche il mio aiuto, vengo con te!" rispose continuando a seguire l'amico, con loro c'era anche Connie.

Forse continuare a rimanere al fianco di Jean era la scelta migliore, dopotutto Misaki era molto abile.

In seguito ai fatti accaduti però scelse di mettere la preoccupazione per la sorella al primo posto, avrebbe fatto qualunque cosa per salvarla.

Fortunatamente arrivarono in tempo, Mikasa aveva davanti un solo gigante, il biondo non esitò a prenderla e lasciarla cadere sopra il tetto in modo da metterla al sicuro.

"Mikasa! Non sei ferita vero?" le chiese Connie, anticipando la corvina.

"No, sto bene."

"Cavolo, non farmi spaventare così." rispose Misaki, aveva cercato di buttarla sul ridere ma era evidente fosse preoccupata per la sorella.

Dopo essersi voltati notarono un paio di giganti avanti a loro, entrambi classe quindici metri, l'idea iniziale era quella di allontanarsi ma Mikasa voleva che restassero un momento.

Voleva mostrare loro il gigante a sinistra, lei era stata la prima a vedere di cosa fosse capace, se le sue intenzioni erano quelle di farlo sapere anche agli altri c'era una valida ragione.

Misaki rimase senza parole non appena vide il classe quindici metri a sinistra colpire quello che aveva di fronte, non aveva mai sentito parlare di un gigante che ne uccide un altro.

In quel momento non sapeva che pensare, era sorpresa ma non provava paura, diversamente dalle altre volte non vedeva quel titano come una minaccia.

Non riusciva a spiegarselo ma dentro di se avvertì qualcosa, ciò che sentiva era una forte sensazione di protezione.

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