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Capitolo 3

Nella città regnava il caos.

Come cinque anni prima i giganti riuscirono a entrare a causa di una breccia nelle mura, le persone non potevano fare altro che scappare nella speranza di non essere divorati vivi.

I bambini urlavano in braccio ai loro genitori, le abitazioni erano ormai state abbandonate, nessuno sapeva che altro fare se non tentare disperatamente di fuggire, il terrore aveva preso il sopravvento.

Quando il Colossale apparì dal nulla solamente Eren provò ad affrontarlo, nonostante non avesse ottenuto risultati almeno poteva dire di averci provato, mentre la giovane non ci riuscì.

Non aveva deciso da sola di restare ferma, non scelse lei di non provare a combatterlo, però nel momento in cui apparve non riuscì a non pensare al gigante che aveva divorato l'amica avanti ai suoi occhi.

Si bloccò nell'unico istante in cui non avrebbe dovuto farlo, ma non poteva farci nulla, non poteva fare altro che promettere a se stessa che la prossima volta avrebbe fatto diversamente.

Voleva entrare con tutta se stessa nel corpo di ricerca, ma in quelle condizioni sapeva di non poterlo fare, doveva prima superare il passato.

La giovane desiderava soltanto la forza necessaria per proteggere i suoi amici, non voleva più perdere le persone a cui teneva.

In quel momento si trovavano tutti riuniti al quartier generale, in attesa di sapere dal corpo di guarnigione cosa dovevano fare.

Dopo esserne stati messi al corrente Misaki raggiunse subito Armin, non era il momento giusto per farlo e lo sapeva bene, tuttavia sentiva il bisogno di parlare con lui.

Non pretendeva di portare via del tempo al loro compito, era a conoscenza di ciò che avrebbero dovuto fare, le bastavano pochi minuti.

"Di che cosa volevi parlarmi? Non abbiamo molto tempo lo sai." le ricordò, era stato costretto a farlo per via della situazione ma ciò nonostante non voleva impedirle di parlargli.

Nessuno poteva prevedere a cosa sarebbero andati incontro, non potevano escludere che sarebbe finita con la morte di qualcuno, per questo entrambi non potevano evitare di fermarsi qualche minuto a parlare.

"Devi promettermi che cercherai di non metterti in situazioni di estremo pericolo. Dico sul serio, non ti azzardare a lasciarmi." disse, tenendo alto il tono della voce.

Poco prima teneva la testa bassa, la alzò tutto d'un tratto, nel momento in cui doveva dire quello che pensava all'amico.

Lo guardò negli occhi, era sul punto di piangere ma non voleva mostrarsi debole davanti ai suoi occhi.

Temeva che altrimenti avrebbe cercato a tutti i costi di proteggerla, ma Misaki non voleva che le cose andassero così, quella che aveva il compito di proteggerlo era sempre stata lei.

"Misaki, cerchiamo di non pensare a queste cose va bene? Dobbiamo solo fare del nostro meglio e vedrai che nessuno perderà la vita."

"No! Non voglio." rispose alzando la voce una seconda volta, scuotendo un paio di volte la testa, preparandosi poi a parlare di nuovo.

"C-Come non vuoi? In che senso?"

"Voglio che me lo prometti. Devi promettermi che tornerai da me sano e salvo! Promettimelo Armin! Altrimenti giuro che non ti faccio andare la fuori e lo sai che non scherzo!"

Armin conosceva ogni lato del suo carattere, quindi sapeva che non stava scherzando, se solo avesse voluto si sarebbe opposta a tal punto da farsi rinchiudere nei sotterranei.

Il giovane non aveva la certezza che sarebbe tornato senza neanche un graffio, nessuno l'aveva, però si sentiva in dovere di prometterglielo e cercare di mantenere quella promessa ad ogni costo.

"E va bene. Te lo prometto, non morirò oggi. Però non devi farlo neanche tu Misaki, altrimenti la mia promessa perderebbe senso."

La giovane si calmò, tuttavia pur avendo avuto quella promessa non poteva comunque pensare che sarebbe andato tutto per il meglio.

Con i giganti non c'era mai da stare tranquilli, sarebbero potuti tornare sani e salvi, oppure avrebbero potuto perdere tutti la vita, ogni scontro era imprevedibile quanto quello precedente.

"Hai ragione. Ti prometto che non morirò."

"Mi sento più tranquillo anche io adesso."

Entrambi si scambiarono un sorriso, non avevano avuto chissà quale conversazione, ma era bastata per farli acquisire sicurezza.

La giovane prese le distanze dal biondo, dopo quanto si erano detti era sicura che l'avrebbe rivisto, quindi raggiunse tranquillamente Jean.

Doveva restare insieme a lui, con il passare del tempo il loro rapporto andava migliorando, non le dispiaceva collaborare con l'amico.

"Hai finito di dire cose sdolcinate ad Armin? Prima o poi mi farete venire il diabete." le disse con l'intenzione di provocarla.

Entrambi adoravano farlo, erano talmente abituati da saper riconoscere quando lo facevano appositamente.

"Non fare il geloso. Se vuoi dico cose smielate anche a te. Facciamo così, se ne usciamo vivi stasera ti do il bacio della buonanotte." rispose, facendolo ridere appena.

"Ah bene, iniziavo a sentirmi trascurato."

"Idiota." disse.

Attese ancora un paio di secondi, stavano entrambi camminando per andare a prendere posizione, però Misaki aveva in mente altro.

Sapeva a che cosa stavano andando incontro, quindi prima di scontrarsi contro quei mostri voleva cercare di godersi un'atmosfera felice.

Si avvicinò a Jean e gli colpì il braccio con il gomito, in quel momento la giovane aveva un sorriso sul volto, non era una cosa che tutti potevano vantarsi di avere in quella situazione.

Era sempre stata così, in passato fu costretta ad assistere a delle cose orribili, si era stancata di essere triste.

"Ehi, il tuo piano è forse uccidermi prima che lo facciano quelli?"

"Chi lo sa."

In risposta le tirò anche lui una gomitata, alla fine sembrava quasi non si trovassero in una situazione di alto pericolo, forse quegli attimi scherzosi avrebbero portato fortuna a entrambi.

"Ehi!" rispose, spingendo l'amico un'ultima volta, ormai stavano per cominciare.

I giganti iniziavano ad avvicinarsi.

La paura e l'ansia di finire divorati prevaleva su molti di loro, non tutti avevano il privilegio di essere coraggiosi in battaglia, Misaki però non voleva essere un peso per nessuno.

Non negava di provare paura, tuttavia il sentimento che prevaleva era quello di non separarsi dai suoi amici e dalla sorella.

La perdita di un'altra persona cara le avrebbe solo procurato dolore.

[Da Armin]

Erano pronti, avevano trovato la carica necessaria per combatterli senza essere costretti ad assistere alla perdita di nessuno, eppure in un attimo si trovarono a un passo dall'essere divorati.

Il biondo non aveva più le forze per reagire, non riusciva a muoversi, era solo questione di secondi e un gigante l'avrebbe mangiato.

In quel momento il suo primo pensiero fu Misaki, non faceva altro che pensare a lei.

Era l'unica ragione per la quale, nonostante la situazione in cui era, avrebbe cercato di fare qualcosa per non finire in pasto ai giganti.

Tuttavia non sempre un pensiero basta a far compiere alle persone ciò che desiderano fare.

Inizio Flashback

Avevano terminato da poco di cenare, Misaki non aveva molto sonno così propose al biondo di restare fuori a parlare per un po', almeno fino a quando ne avevano la possibilità.

Molti di loro erano ancora seduti a tavola, per questo la giovane pensò di avere del tempo libero prima di ritirarsi nella propria stanza.

"Che mangiata mi sono fatta!" disse, allungando le braccia in modo da stiracchiarle, in volto aveva un sorriso.

"Sei sicura di non voler aspettare Eren e Mikasa?" le chiese, cercando di capire cosa le stesse passando per la testa.

Quando erano più piccoli passavano del tempo da soli, si esaltavano su quel libro che parlava di luoghi che non avevano mai visto, però in quel momento la giovane sembrava avere altri pensieri per la testa.

Armin non poteva averne la certezza, ma difficilmente gli sfuggiva qualcosa, soprattutto se si trattava di lei.

"Perché dovrei? Io a te non siamo mai da soli. Stasera mi è venuta voglia di stare un po' da sola con te, senza nessun altro."

Il biondo arrossì davanti al dolce sorriso della giovane, Misaki era fatta così, diceva sempre ciò che pensava senza troppi giri di parole.

"Sai, dopo quel giorno non abbiamo più avuto modo di parlare. Eravamo sempre in compagnia di Eren, Mikasa o qualcun altro. Forse senza rendermene conto stavo solo cercando di ricreare uno di quei giorni in cui passavamo il tempo a parlare di quel libro." confessò, tenendo entrambe le mani dietro la schiena, i suoi occhi erano diretti verso il cielo.

"Anche a me mancano quei giorni. Ma ricordi quello che ci siamo detti, ci andremo insieme. Un giorno vedremo il mare con i nostri occhi."

Anche Armin si era fermato a osservare le stelle, ormai erano in due a farlo, l'uno accanto all'altra mentre ripensavano a quei giorni felici.

Il biondo si voltò un istante verso la giovane, le rivolse un sorriso, poi tornò a osservare il cielo stellato, Misaki non aveva modo di accorgersene.

In quel momento gli venne in mente una cosa, ne avevano parlato quella notte in cui nessuno riusciva a prendere sonno ma non erano mai tornati sull'argomento, Armin pensò che quello era il momento giusto per farlo.

Erano rimasti finalmente da soli dopo tanto tempo, doveva approfittarne per parlare con lei di quanti argomenti possibili riusciva a trovare.

"Alla fine non ti sei tagliata i capelli. Quando ti metti in testa qualcosa nessuno può farti cambiare idea. Sicura non ti diano problemi?"

Misaki a quella domanda sorrise, restando con lo sguardo puntato verso l'alto, avanti a se.

"Sai, una volta qualcuno mi ha detto «I tuoi capelli sono bellissimi. Se li tagliassi ti donerebbero ma lerceresti una parte di te». Ho deciso di non tagliarli perché piacevano a quella persona."

Il biondo non si aspettava una simile risposta, era stato lui a usare quelle parole ma non avrebbe mai immaginato fosse a causa sua, in quel momento si sentì felice.

"Già, gli piacevano. Ma gli piacciono tuttora." disse, posando di nuovo lo sguardo su di lei, che una manciata di secondi dopo fece lo stesso, sorridendo dolcemente.

Fine flashback

Perché mi vengono in mente proprio adesso?

Pensò, poco prima di rendersi conto che presto sarebbe finito tutto, un gigante era avanti a lui.

"Ti chiedo scusa, Misaki." disse sussurrando.

«Andiamo a vedere il mare insieme, Armin»
disse l'immagine della giovane che apparve davanti ai suoi occhi, se la stava immaginando un ultima volta.

Le lacrime non potevano far altro che scendere, le aveva promesso di non morire eppure ormai stava scivolando vivo dentro il corpo di un gigante, uscirne era impossibile.

Desiderava parlare con Misaki un ultima volta, ma ormai era troppo tardi.

Stava morendo senza averle mai confessato qualcosa che portava dentro di se da anni.

La giovane avrebbe continuato a vivere senza mai conoscere quello di cui desiderava tanto parlarle.

Ogni volta che i loro occhi si incontravano, quando la vedeva sorridere, mentre rideva per qualcosa senza un motivo preciso.

Non aveva mai trovato il coraggio necessario per parlarle, ma ormai non poteva più sperare di farcela, pensarci mentre stava per perdere la vita sarebbe stato solamente più doloroso.

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