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Capitolo 19

C'è stato un momento in cui ho pensato sarebbe stato meglio smettere di guardare e andare a parlare con Makoto, appena si sarebbero ritirati negli spogliatoi.

Il loro gioco violento mi ha portato a pensare di lasciare tutto e andarmene a casa.

Però ho promesso che avrei seguito la partita fino alla fine, non posso non mantenere la parola, non sarebbe da me.

Anche se farà male voglio vedere fino a che punto può arrivare questa violenza.

Non mi perderò nemmeno un secondo di quello che accade in campo, in qualche modo mi sentirei in colpa.

Aomine si è appena alzato dicendo che sarebbe andato in bagno, volevo prendere qualcosa da bere quindi forse avrei dovuto seguirlo, però non me la sono sentita.

Makoto si trova ancora in campo, un attimo fa ha dato una spinta a Kuroko per farlo spostare, mentre ora gli sta ridendo in faccia.

Questo non è il Makoto che conosco.

"Yuma. Se non ce la fai a vedere la partita puoi tornare a casa, non sei costretta ad assistere." dice Shoichi tenendo lo sguardo avanti a se.

Ci conosciamo dalle medie, sapeva che avrei faticato a sopportare tutto questo ma me lo sta dicendo solamente ora, forse voleva vedere fino a che punto sarei riuscita a resistere.

Ora si starà chiedendo per quale ragione non mi sono ancora alzata per andarmene.

Dopotutto le cose che dice hanno un senso, non gli ho mai parlato di Makoto quindi non può sapere che sono ancora qui a causa sua, non sa che sono innamorata di lui.

"Sto bene, non devi preoccuparti Shoichi." rispondo, voltandomi sorridente.

Ho cercato di tirare fuori il mio miglior sorriso, speravo di rassicurarlo ma mi rendo conto che non sarà possibile farlo.

Anche se cerco di nasconderlo questa partita mi provoca dolore e lui ne è perfettamente consapevole.

Sta ricominciando.

Makoto è tornato in campo ma da quel momento nel primo quarto non mi ha più guardata, non si è più voltato verso di me.

Sono sicura che sa di avermi fatto del male, lo conosco abbastanza bene da riuscire a capirlo da sola.

Mi è sempre bastato un attimo per comprendere ogni cosa di lui, eppure adesso mi sembra quasi di non conoscerlo più.

"Hanamiya ha appena dato un ordine. Il coach della Kirisaki Daiichi deve credere davvero in lui." dice Ryo indicando il campo con un dito.

"Mmh? No. Non so cosa sia successo, ma il loro coach se n'è andato l'anno scorso. Ora lui è sia capitano che coach." risponde Shoichi.

L'allenatore se n'è andato?

Non ne avevo idea, non me ne ha mai parlato.

In realtà non parliamo mai di qualsiasi cosa riguardi la sua squadra, quindi non potevo conoscere una notizia come questa.

Spero non sia successo nulla di grave.

"Da quando è entrato il numero 5, Hanamiya ha rubato più palle." dice Ryo facendo ricadere la mia attenzione verso di lui.

"Beh, è un genio. È molto intelligente. Abbiamo frequentato la scuola media insieme. È sempre andato bene nei test, senza studiare."

Eh?

Makoto e Shoichi andavano alle medie insieme?

Ho sentito bene?

"Eravate insieme alle medie? Non mi sono mai accorta di lui."

Ero spesso nella classe di Shoichi eppure sono sicura di non averlo mai visto, mi chiedo come sia possibile visto che ero spesso con lui.

"Questo perché avevi la testa tra le nuvole." sorrido colpendomi con un leggero pugno la testa, tirando fuori appena la lingua.

"Ops."

"Comunque sia, dopo aver visto una partita Hanamiya riesce a ricordare perfettamente il tipo di gioco. Basandosi su ciò, analizza i movimenti di ogni squadra avversaria." dice, portando avanti il suo discorso.

Se mi fossi accorta di Makoto qualche anno fa chissà come sarebbero andate le cose tra noi, mi chiedo se sarebbe andata diversamente.

Lo immagino con la divisa scolastica che avevamo alle scuole medie, seduto al suo banco, concentrato a fare qualcosa che lo porta ad avere lo stesso sguardo che aveva una delle prime volte che abbiamo parlato.

Già, sarebbe stato bello accorgersi di lui.

Tempo fa Shoichi mi disse che ai tempi delle medie c'era un ragazzo che mi guardava.

Quando mi vedeva passare spostava gli occhi da ciò che stava facendo così da poterli posare su di me.

Non ho mai creduto alle sue parole, mi prende in giro molto spesso quindi ho pensato subito stesse scherzando, non ho mai dato importanza a ciò che mi disse quel giorno.

Ora però mi piacerebbe scoprire che era vero e che il ragazzo che amava guardarmi era Makoto.

Sono consapevole sia impossibile ma mi rende felice pensarlo.

Fino a un attimo fa ero persa nei miei pensieri e non avevo gli occhi sul campo, quindi per un breve lasso di tempo non ho seguito la partita.

L'espressione che Makoto ha ora in volto è spaventosa, sembra assetato di sangue.

Ha appena fatto un tiro normale.

Stando alle reazioni che hanno avuto Ryo e gli altri doveva essere qualcosa di sorprendente.

Beh, anche se non me ne intendo me ne sono accorta anche io, è stato davvero magnifico.

"Yuma? Ti senti meglio?" chiede Satsuki facendomi voltare nella sua direzione.

"Perché me lo chiedi?"

"Stavi sorridendo. Sembrava avessi visto qualcosa di bello."

Arrossisco spostando lo sguardo verso sinistra, il problema non era solamente il sorriso ma la posizione in cui ero messa.

Avevo il gomito sulla gamba mentre tenevo il mento sopra il palmo della mano, sicuramente avevo l'aria di una incantata a vedere qualcosa.

Che imbarazzo.

Ero talmente presa da Makoto che non me ne sono resa conto, nonostante tutto quello che ho visto non sono riuscita a non pensare a quanto sia bello.

Pochi minuti fa aveva ancora il fiatone, era sudato e non aveva modo di utilizzare l'asciugamano, non ce l'ho fatta a trattenermi.

Non mi piace come gioca e non sono d'accordo sull'usare la violenza mentre si pratica uno sport, però non posso farci niente se mi piace.

Ora che mi sono distratta mi sento meglio.

"Già, ho visto qualcosa di bello." rispondo, continuando a osservare la partita sorridente.

Sembra che la Seirin vincerà.

[Dopo la partita]

Alla fine non sono tornata insieme a Shoichi, gli ho detto che mi sarei fermata ancora un po' per parlare con una persona e che l'avrei chiamato questa sera.

La partita l'ha vinta la Seirin.

Sono contenta sia andata così, si sono meritati la vittoria.

Avrei voluto incontrarli per parlare un po' con loro, soprattutto con Kiyoshi.

Però se li avessi aspettati forse non sarei riuscita a incontrare Makoto e sarebbe tornato a casa senza sapere cosa ne penso di come si è comportato, sia in partita che con me.

Gli parlerò un altra volta.

Adesso mi trovo sola appoggiata a un muretto, aspettando che Makoto si faccia vedere.

Sono passate un sacco di persone da quando mi sono messa ad aspettarlo ma di lui ancora nessuna traccia, inizio a provare un po' d'ansia.

Sono rimasta ferita dalla sua decisione di non dirmi nulla, se ora apparisse davanti ai miei occhi non saprei bene cosa dire, non so ancora quali siano le parole giuste da usare.

Nonostante questo devo fargli sapere come la penso.

Quando sono triste si capisce subito, non ce la farei a tenerlo nascosto nemmeno volendo.

Poso gli occhi sulla porta che ancora una volta si è aperta lasciando passare un po' di persone.

L'attesa sembrava infinita e invece eccola qui, la Kirisaki.

"Cosa ci fai qui? Non dovresti essere a casa?" chiede, tenendo entrambe le mani in tasca.

"Avevo bisogno di parlarti."

"Oh, beh noi andiamo." risponde il ragazzo intento a masticare una cicca, andando poi via insieme al resto della squadra.

"Quindi, di cosa volevi parlarmi?"

Attendo una manciata di secondi prima di dargli una risposta, ancora non riesco a credere giochi in quel modo così violento.

Era così irriconoscibile.

"Perché non me l'hai detto Makoto?"

Poco fa non ho risposto alla sua domanda, non me la sentivo di farlo, sono troppo triste e delusa per rispondere a domande come quella.

Normalmente avrei risposto con un sorriso, dicendogli che ho preferito aspettarlo per tornare a casa insieme così come abbiamo sempre fatto, ma non ce l'ho fatta.

Non sono qui per questo e non riesco a sorridere come se nulla fosse, sono troppo scossa per riuscirci.

"Anche se l'avessi fatto non sarebbe cambiato nulla. Te non sopporti la violenza, ti saresti comunque arrabbiata quindi non fa differenza."

Non fa differenza eh.

Sono ore che tengo tutto dentro, se continuo così rischio di scoppiare, anche se mi sento di farlo non mi va di cominciare a piangere.

Per una volta volevo cercare di parlargli senza arrivare a questo ma non ne sono in grado.

Non sono una persona forte davanti a queste situazioni, se vedo fare del male a qualcuno mi rattristo e vedere tutta quella violenza mi ha fatta stare male.

"Non fa differenza dici?"

Mi avvicino a lui continuando a tenere la testa bassa, fino a farla finire contro il suo petto.

Anche questa volta non sono riuscita a trattenere le lacrime, nonostante siano nascoste capirà che stanno uscendo dal mio tono di voce, capirà tutto sentendomi parlare.

Ho iniziato a colpire il suo petto con dei leggeri pugni, ripetutamente.

Non riesco a smettere di piangere, somiglio a una macchina interminabile di lacrime ma non posso farci nulla, mi ha spezzato il cuore assistere a tanta violenza da parte sua.

"Avresti potuto parlarmene, io avrei capito, perché non l'hai fatto? Lo sai che con me puoi parlare di tutto. Non sono io a essere stupida qui lo stupido sei tu!"

Ho alzato il tono della voce, questa è stata la seconda volta con lui.

Ho avuto bisogno di farlo, dovevo sfogarmi per tutto quello che si era accumulato, non potevo restare calma.

"Vado a casa, non ho più alcun motivo per restare qui. Scusa, ci vediamo a scuola okay?" gli dico, separandomi da lui.

Mi sono allontanata per andare verso casa, sono sicura sia ancora alle mie spalle ma non ha detto nulla per fermarmi, non ha ancora detto una parola in generale.

Forse non sa bene cosa dire e preferisce non farlo, nella sua situazione forse anche io non saprei come comportarmi.

Ora non me la sento di sorridere come faccio di solito ma domani sicuramente sarò in grado di farlo, per questo gli ho detto che ci saremmo visti a scuola, ho solo bisogno di pensarci su.

Sono innamorata di Makoto e voglio ancora vederlo e passare del tempo insieme a lui, però per farlo devo riflettere su quanto accaduto.

Sono stata io a rimanere ferita ma non me la sento di lasciarlo così, devo assolutamente fare qualcosa per rassicurarlo sul fatto che andrà tutto bene e tornerà tutto come prima.

Una discussione non spezzerà il nostro rapporto e sono la prima a saperlo, ma non ho idea di cosa stia pensando lui ora, quindi devo fare qualcosa per farlo sentire meglio.

Ho camminato un po' ma sono ancora vicina, ora so che cosa fare.

Mi volto velocemente con un sorriso, alzando il braccio e sventolando la mano.

Si, sono sicura sia stata la cosa giusta da fare.

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