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[013] oh, quindi siamo un team?

capitolo tredici
oh, quindi siamo un team?





                           I DUE RAGAZZI SI TROVAVANO IN QUELLA stanza da ormai tanto tempo, ma Nancy non aveva pensato nemmeno una volta di andare via. Anzi, aveva pregato Flo per circa mezz'ora prima che la donna si arrendesse e la facesse andare dai suoi amici.

La Wheeler era davvero dispiaciuta, soprattutto perché quei due si trovavano nei guai per aver difeso lei. Era profondamente grata a Nathalie e a Jonathan, e si era resa anche conto di quanto fosse stata stupida a essersi fatta influenzare da Steve e dalla sua banda. Lei non aveva bisogno di loro per stare bene, ma solo della sua migliore amica — e anche di Byers, forse.

Quando finalmente Jim Hopper fece il suo ingresso insieme a Joyce Byers, Nathalie rilasciò in sospiro. «Ce l'hai fatta ad arrivare» borbottò annoiata. Erano lì da ore, ormai, e le manette avevano cominciato a farle male.

Joyce, ancora scossa, guardò i due ragazzi ammanettati come se fossero dei cani a tre teste. Entrambi avevano le nocche arrossate e dei graffi sul volto, che Nancy, per fortuna, si era preoccupata di tamponare col ghiaccio.

«Jonathan, Nathalie! Gesù... che- che è successo?» si avvicinò ad entrambi, guardandoli allibita. Cosa diavolo avevano fatto?

«Stiamo bene» sospirò suo figlio, abbassando lo sguardo a causa dell'imbarazzo — odiava far preoccupare sua madre, soprattutto nella situazione in cui si trovavano.

«Joyce — la richiamò Nathalie — Mia madre?» le chiese confusa; era strano che non fosse ancora arrivata.

La donna guardò la ragazza. «Lei sta lavorando. Mi ha chiesto di venirti a prendere» le rispose.

La castana si limitò ad annuire. Da un lato era sollevata perché sua madre era tremenda quando era arrabbiata, ma dall'altro ci rimase male. Joyce si era precipitata lì in centrale, mentre Claudia... beh, lei stava lavorando.

Nathalie non gliene faceva una colpa. Lei sola doveva pensare a due ragazzini, facendo loro sia da mamma che da padre. Era indubbiamente difficile, ma lo faceva senza dubbio bene. Solo, ogni tanto, forse, Nathalie desiderava che mettesse al primo posto i suoi figli anziché il lavoro. Ovviamente per lei rimaneva la mamma migliore del mondo, eppure non poteva che paragonarla, in questo caso, a Joyce.

«Signora...» Callahan si avvicinò a Joyce per cercare di calmarla.

Lei, però, non sembrava disposta a farlo. «Perché hanno le manette?!»

«Beh suo figlio ha aggredito un agente di polizia. Ecco perché — le spiegò l'agente con ovvietà — E lei, non solo ha dato il primo pugno, ma stava picchiando una ragazza» nel sentire quelle parole, Joyce e Hopper li guardarono perplessi.

Nathalie storse il naso. «Oh beh, e Carol lasciava che io la picchiassi, vero?» ringhiò arrabbiata. «Questi graffi non me li sono procurata da sola, idiota!»

Prima che Callahan potesse risponderle, Joyce prese parola. «Gliele tolga!» ordinò.

«Temo di non poterlo fare, signora» le fece notare.

«Gliele tolga subito!» ripetette, questa volta più arrabbiata.

«Hai sentito? Togli le manette» prese parola Hopper, dando man forte a Joyce.

«Capo, capisco che siamo tutti molto scossi...» prese parola Powell, fermandosi per fare un sospiro. Poi guardò Jim. «Vieni a vedere una cosa» e lo guidò fuori dalla centrale.

I tre ragazzi si lanciarono uno sguardo preoccupato, e la prima a prendere parola fu Nathalie. «Non staranno mica controllando l'auto?»

«Spero di no...» mormorò Jonathan, iniziando ad agitarsi.

Cosa diavolo avrebbero detto se avessero trovato gli scatoloni pieni di trappole e armi? Dio, li avrebbero arrestati sicuramente.

I tre adolescenti, però, non furono fortunati. Infatti Hopper tornò in centrale con lo scatolone pieno delle cose che avevano comprato per combattere il Demogorgone. La sbatté sulla scrivania e li guardò. Questa volta sembrava essere meno gentile di prima.

Joyce guardò la scatola, restando perplessa quando vide le trappole e le armi. «Cos'è questo?»

«Perché non lo chiedi a tuo figlio? Era nella sua auto» rispose Hopper, guardando Jonathan.

«Che cosa?» mormorò allibita.

«Perché l'avete perquisita?» sputò acidamente Johnathan. Pareva essere molto irritato.

«Pensi che sia questa la domanda da fare ora?» chiese a sua volta Hopper. Poi guardò tutti e tre. «Voglio parlarvi nel mio ufficio» disse deciso.

«Non ci credereste» Nathalie scosse la testa.

Hopper la guardò. «Facciamo un tentativo?» la sfidò, facendole aggrottare le sopracciglia.

Qualcosa le diceva che avrebbero creduto alle loro parole. Sicuramente anche lui e Joyce avevano fatto le loro ricerche — Nathalie ricordò le parole della bibliotecaria — e se tre adolescenti erano riusciti a scoprire tutte quelle cose, figuriamoci degli adulti, tra cui il Capo della polizia.

«Facciamo un tentativo» annuì la ragazza prima di mettersi in piedi, mentre Nancy e Jonathan la guardarono come se fosse pazza.

«Venite con me» Hopper li guidò nel suo ufficio, e anche Joyce si unì a loro.

Si sedettero davanti la scrivania di legno e la Henderson prese parola. «Okay, pronti?»

E raccontò tutto.

• • • •

                          NATHALIE RACCONTÒ DAVVERO TUTTO nonostante Nancy e Jonathan continuassero ad essere diffidenti. Mostrò loro le foto del Demogorgone, parlò del Sottosopra, del Laboratorio, del progetto MKULTRA e del Portale in cui si erano infilati.

Hopper e Joyce ascoltarono ogni cosa senza fiatare, facendo delle domande di tanto in tanto, ma non fecero mai espressioni perplesse. Semplicemente ascoltarono e sembrarono credere a tutte le sue parole. Non la guardavano come se fosse una pazza, e quello fu confortevole per Nathalie, che parlò per oltre mezz'ora.

«Ecco tutto» terminò la ragazza, incrociando le braccia sotto il seno e lasciandosi andare sullo schienale della sedia.

«Non hai risparmiato nulla» sussurrò Nancy, e la sua amica annuì soddisfatta.

Hopper e Joyce si lanciarono un'occhiata veloce. Poi il Capo, dopo aver riguardato la foto del Demogorgone, prese parola. «Il sangue attira questa cosa?»

«Non lo sappiamo» rispose Jonathan, che fino a quel momento era stato in silenzio.

«È solo una teoria» aggiunse Nancy.

Joyce, ancora scossa, fece cenno a suo figlio di uscire dalla stanza in modo da potergli parlare privatamente. Anche Hopper uscì dall'ufficio a causa delle urla stridule di una donna, lasciando le due migliori amiche da sole.

Erano entrambe esauste, ma in fondo erano sollevate dal fatto di averne parlato con degli adulti. Ora non erano più da soli. Potevano contare anche su Joyce e Hopper.

«Nathalie... — prese improvvisamente parola la Wheeler, sfiorando il braccio della sua amica per attirare la sua attenzione. La castana la guardò e la invitò a parlare — Io volevo ringraziarti. Per prima, sai...»

La Henderson mise su un sorriso divertito. «Non ringraziarmi per aver dato un pugno ad Harrington. È stato piuttosto gratificante».

Nancy fece una risatina divertita prima di sospirare. «Anche per avermi difesa, soprattutto con Carol. Se non ci fossi stata-»

«Te la saresti cavata comunque» la fermò Nathalie, guardandola dolcemente. «Sei forte, Nance».

«Se fossi stata forte non mi sarei lasciata abbindolare così facilmente» mormorò. «Dio, sono stata una stupida».

«No, ehi! — esclamò Nathalie — L'unico ad essere colpevole è Harrington, Nance. Tu lo hai seguito solo perché... sei innamorata di lui».

Nancy rimuginò su quelle parole. «Io... Nathalie, non lo so» ammise con occhi velati di lacrime.

La castana aggrottò le sopracciglia. «Che intendi?»

«Steve... beh, lui mi piace davvero tanto... eppure siamo così diversi. Questi giorni passati lontano da lui... insomma, non ho sentito la sua mancanza».

Nathalie non seppe cosa dire. Aveva sempre pensato che Nancy fosse totalmente e perdutamente cotta di Steve Harrington, ma nel profondo aveva sperato che non fosse così. Insomma, lui era un vero idiota e lei meritava di meglio. E quelle parole furono quasi come una liberazione per la Henderson.

Nancy non amava Steve.

Ma era davvero così o quelle parole erano solo una conseguenza delle vicende di quel pomeriggio?

Nathalie non riuscì mai a chiederglielo a causa del ritorno di Hopper, che immediatamente prese parola. «Cosa sapete dirmi della ragazzina senza capelli con i poteri?»

Già, Undici.

Nathalie, in tutto il suo lungo discorso, aveva dimenticato di parlare di quella stramba ragazzina a cui, in fondo, si era affezionata. Non sapeva se Dustin avesse convinto Mike e Lucas a fare pace e se, insieme, l'avessero ritrovata. Sperava solo di sì.

Nancy, che di Undici non sapeva nulla, aggrottò le sopracciglia. «Cosa-»

Venne fermata dalla voce seria e ferma di Nathalie. «Perché la stai cercando, Hopper?» era inutile mentirgli: lui sapeva che lei sapeva.

«È nei guai» le rispose, facendola trasalire.

Bastarono quelle parole per far scattare Nathalie.

• • • •

                          LA ORMAI SQUADRA ARRIVÒ NEI PRESSI di casa Wheeler, mantenendosi però ad una certa distanza per non farsi beccare. Infatti la residenza era circondata da agenti, da auto nere e da camion bianchi che appartenevano al Laboratorio di Hawkins. Degli uomini erano intenti a prelevare degli oggetti e a metterli in degli scatoloni che poi caricavano nei bagagliai delle auto.

«Devo andare a casa» prese parola Nancy dopo aver osservato tutto attentamente.

«Non puoi andarci adesso, Nance» le fece notare Nathalie. «Se ti vedono, sicuramente ti interrogheranno. Tu ti rifiuterai e loro di torturano. O forse ti tortureranno e basta. In ogni caso, la conclusione è la stessa, e non è uno degli scenari migliori» blaterò.

«Mia madre e mio padre sono là!» insistette la Wheeler.

«Non gli accadrà niente» le rispose il Capo.

Nancy, però, non volle sentire storie: si allontanò dall'auto e iniziò a camminare in direzione della sua abitazione.

Hopper, però, le afferrò il braccio e la fece fermare. «Ehi, ehi, ehi!»

«Lasciami!» urlò lei, iniziando a dimenarsi.

«Ehi, ascoltami. Ascoltami! — gridò lui, facendola zittire — L'ultima cosa che vogliamo è fargli sapere che sei coinvolta!»

«Mike è laggiù!» fece presente Nancy con la voce che le tremava.

Nathalie parve rendersene conto solo in quel momento. Spalancò gli occhi e iniziò a sudare freddo. «Dustin...» mormorò spaventata.

Hopper la guardò e scosse la testa. «Non hanno trovato né Mike né Dustin, okay?» le rassicurò. «Non ancora, almeno» con l'indice indicò l'elicottero intento a volare sopra Hawkins.

«Gesù, gli elicotteri per Mike e Dustin?» chiese incredula la Henderson, pregando che suo fratello fosse ancora vivo. Lo aveva lasciato da solo.

Hopper trascinò le due ragazze in auto accanto a Jonathan, e, dopo essersi accomodato sul sedile del guidatore, si voltò verso i tre. «Allora, dobbiamo trovarli prima di loro. Avete idea di dove possano essere?»

«No, non lo so» rispose Nancy.

«Vorrei che ci pensassi» mise in chiaro Hopper con fare impaziente.

«Non lo so! Non parliamo molto! Voglio dire, ultimamente...»

Joyce intervenne. «Senti, c'è un posto di cui i tuoi genitori non sanno niente? Dove può essere andato?»

Nathalie e Jonathan erano gli unici a non rispondere, entrambi troppo presi a pensare. Dove diavolo potevano essere? Loro due sicuramente conoscevano quei ragazzini, ma in quel momento non riuscivano a riflettere a causa della pressione a cui erano sottoposti.

Non erano nel seminterrato di casa Wheeler, a Bosco Atro... dove diavolo si erano cacciati?

«Io- io non lo so!» esclamò Nancy, rendendosi conto di aver trascurato davvero tanto suo fratello nell'ultimo periodo. Si sentiva così in colpa.

Nathalie e Jonathan, improvvisamente, si illuminarono. «Io si» mormorarono insieme prima di lanciarsi un'occhiata. Sì, si riferivano senza dubbio alla stessa cosa.

«Cosa?» chiese Hopper.

«Non sappiamo dove siano...» iniziò Jonathan.

«Ma forse sappiamo come chiederglielo» concluse la castana.

«In che modo?» chiese Joyce in modo insistente.

«Con il walkie-talkie» spiegò Nathalie prima di guardare Hopper. «Guida fino a casa Byers».

Il Capo non se lo fece ripetere due volte.

• • • •

                         NON APPENA ARRIVARONO A CASA BYERS, la prima cosa che Nathalie notò furono le luci natalizie appese nel soggiorno. Non sapeva bene per quale motivo Joyce avesse avuto la stramba idea di far arrivare Natale prima e perché avesse scritto l'alfabeto sul muro, eppure qualcosa le suggeriva che fosse legato a Will, così non fece alcuna domanda. Si limitò ad andare alla ricerca del walkie-talkie insieme a tutti gli altri, e, per fortuna, Joyce riuscì a trovarlo sotto il letto di Will.

«L'ho trovato!» urlò alzando il braccio in aria, e presto fu raggiunta dal resto della squadra. Poggiò lo sguardo su Nathalie e Jonathan, confusa. «Ora che si fa?»

«Dobbiamo sintonizzarci con loro — rispose Byers prima di sospirare — Ma non so quale sia il canale».

La Henderson, invece, lo sapeva eccome. Era risaputo, ormai, il fatto che amasse passare del tempo con quei ragazzini, motivo per cui avevano deciso di dare anche a lei un walkie-talkie per tenersi sempre in contatto — nonostante Nathalie lo utilizzasse davvero raramente.

«Joyce» la castana le indicò il walkie-talkie con un cenno del capo, e la donna glielo passò. «Okay, vediamo» mormorò.

Iniziò a premere vari pulsanti e ad andare avanti e indietro tramite essi. Poi, quando raggiunse il canale giusto, esultò felice.

«E ora?» le domandò Hopper, che pareva essere molto impaziente.

Nathalie non gli rispose. Si limitò ad azionare il microfono e a chiamare suo fratello. «Dust, sono Nathalie. Ci sei?»

Nancy si avvicinò alla sua amica. «Mike, mi senti? Mike!»

«Ragazzi, siamo noi, Nathalie e Nancy. Siete pregati di rispondere!» continuò la Henderson, iniziando ad irritarsi: insomma, quei ragazzi vivevano con i walkie-talkie in mano e adesso non rispondevano? Sembrava essere una barzelletta.

«Ragazzi ci dovete rispondere! — disse Nancy con agitazione — È un'emergenza. Ci ricevete?»

«Dustin, Mike! E che cavolo! Rispondeteci!» insistette Nathalie prima di ritrovarsi senza walkie-talkie tra le mani.

Hopper, infatti, aveva perso totalmente la pazienza e glielo aveva strappato dalle mani. «Figlioli, sono Hopper. Se mi sentite, rispondete. Sappiamo che siete nei guai e della ragazza. E possiamo proteggervi. Vi possiamo aiutare, ma dovete rispondere! Mi sentite? Mi ricevete? Passo».

Non ricevendo nuovamente alcuna risposta, Hopper sospirò e poggiò il walkie-talkie sul comodino.

«È assurdo...» mormorò Nathalie, iniziando a pensare che magari a quei ragazzi fosse successo qualcosa. Era così strano che non rispondessero.

«Qualcuno ha altre idee?» il Capo guardò i presenti, indugiando su Jonathan e Nathalie, che sicuramente conoscevano quei ragazzi meglio di Nancy.

Prima che qualcuno di loro potesse prendere qualcosa, dal walkie-talkie uscì una voce. La voce di Mike. «Sì, vi ricevo. Sono Mike. Sono qui, siamo qui».

Bastarono quelle parole a far rilasciare un sospiro di sollievo alle due migliori amiche, che, per un momento, avevano temuto il peggio.

Stavano bene. Stavano tutti bene.

• • • •

                               MIKE AVEVA COMUNICATO LORO LA POSIZIONE in cui si trovavano, ovvero in un campo abbandonato che era molto simile ad una discarica a causa della presenza di numerosi rottami.

C'era solo un piccolissimo problema: ai tre adolescenti e a Joyce era stato vietato di andare con Hopper. Ovviamente i ragazzi non si erano mostrati felici, e questo aveva aperto un acceso dibattito, che era terminato con la resa dei tre. Questi ultimi si trovavano seduti sul divano di casa Byers. Erano impazienti e incazzati. Insomma, tutto il lavoro l'avevano fatto loro, in fondo. E poi venivano messi in panchina proprio alla fine? No, non era giusto.

Per questo motivo non facevano altro che battere furiosamente i piedi per terra. Erano arrabbiati, certo, ma anche parecchio in ansia. Speravano solo che Hopper tornasse presto, e che insieme a lui ci fossero anche i ragazzi. Vivi, ovviamente.

Così, in quel lungo tempo in cui aspettarono il Capo, Nancy e Nathalie in particolare non avevano fatto altro che mangiucchiarsi le unghie o fare avanti e indietro per il salotto. Erano certamente loro quelle più ansiose: insomma, i loro fratellini erano lì fuori. Ed erano soli.

Il sole tramontò e lasciò spazio al buio della notte, e, finalmente, dopo quella che sembrò un'eternità, sentirono il rumore di un'auto. Tutti si affrettarono ad andare verso la finestra, sospirando sollevati quando videro Hopper insieme ai ragazzini — e Nathalie sorrise quando notò anche la presenza di Lucas e Undici: questo significava che suo fratello ce l'aveva fatta, ma in fondo non aveva mai dubitato delle sue abilità.

Le due migliori amiche si precipitarono fuori dalla residenza, correndo dai loro rispettivi fratelli.

«Mike! Oh mio Dio, Mike!» Nancy lo strinse in un abbraccio, lasciandolo abbastanza perplesso. Non lo abbracciava da una vita... eppure fu felice. Gli era mancato il calore di sua sorella.

«Dustin! — Nathalie, con gli occhi velati di lacrime, si precipitò da suo fratello e lo strinse talmente forte a sé che a lui quasi mancò il respiro — Ho avuto così tanta paura di averti perso».

«Tu? Ed io? Non rispondevi al walkie-talkie! C'è un motivo se te l'abbiamo dato!» l'accusò suo fratello prima di ricambiare l'abbraccio.

Nathalie ridacchiò, felice di averlo lì con sé. «Ti prometto che lo porterò con me, Dust».

Si staccarono lentamente prima di guardarsi negli occhi con un grande amore fraterno.

Nathalie si precipitò ad abbracciare anche gli altri tre ragazzi, lasciando Undici perplessa. Inizialmente non ricambiò, troppo spaventata e indecisa, ma quando si ricordò di tutto quello che la castana aveva fatto per lei, si lasciò andare e la strinse con le sue esili braccia - era da tanto che non stringeva qualcuno e che qualcuno non stringeva lei. Non si ricordava nemmeno più cosa fosse un abbraccio. Era una sensazione così piacevole. Sapeva di casa.

«Ragazzi, davvero, non dovete più giocarmi degli scherzi simili, intesi?» li guardò ad uno ad uno con una serietà mai avuta prima.

I quattro ragazzini si guardarono e annuirono, promettendole che non sarebbero mai più spariti improvvisamente.

Nancy, poi, poggiò lo sguardo su Undici. Era la prima volta che la vedeva, e fece scorrere lo sguardo lungo tutto il suo corpo, prima di notare qualcosa di strano. «Quello è il mio vestito?»

• • • •

                                   NON APPENA TUTTI RIENTRARONO in casa Byers, Mike iniziò a spiegare ciò che avevano scoperto del Sottosopra grazie al professor Clarke. L'uomo, infatti, aveva fatto l'esempio della pulce e dell'acrobata, e, in base alla sua spiegazione, esistevano altri mondi oltre il loro. Parlarono, quindi, del Sottosopra e dissero che per raggiungerlo era necessario un varco nel tempo e nello spazio.

«Una Porta» disse Dustin.

«Nel Laboratorio di Hawkins» aggiunse Lucas.

«Con le nostre bussole» continuò ancora il piccolo Henderson. I presenti, però, lo guardarono straniti. «Okay, allora... la Porta ha un campo elettromagnetico molto forte che può cambiare la direzione dell'ago della bussola» spiegò.

«La Porta è sottoterra?» chiese Hopper.

«Si» prese parola Undici, attirando l'attenzione di tutti.

Jim la guardò. «Vicino ad una cisterna d'acqua?»

La ragazzina annuì. «Si».

«Co- come fa a saperlo?» Dustin guardò Hopper con confusione.

Nathalie sospirò. «L'ha vista» capì prima di voltarsi verso di lui, che si limitò ad annuire.

Joyce prese parola. «C'è un modo in cui puoi... in cui puoi raggiungere Will? In cui puoi parlargli? In questo-»

«Sottosopra» finì per lei Undici.

«Sottosopra, si» mormorò dolcemente la donna, e la ragazzina annuì.

«E la nostra amica Barbara? — si intromise Nancy, lanciando una veloce occhiata a Nathalie — Puoi ritrovare anche lei?»

Annuì nuovamente.

Dopo pochi minuti, tutti si trovarono seduti attorno al tavolo della cucina intenti a guardare Undici che, tramite il walkie-talkie, cercava di collegarsi a Barb e a Will in modo da trovarli.

Improvvisamente le luci iniziarono ad accendersi e a spegnersi velocemente, quasi come se ci fosse un guasto. Undici, però, continuò a concentrarsi sul rumore stridulo che stava emettendo quell'oggetto. Poi spalancò gli occhi tutto d'un tratto e guardò i presenti.

«Mi dispiace» mormorò con la sua voce piccola e tenera.

Joyce, che stringeva la mano di Jonathan, la guardò confusa e preoccupata. «Di che- che.. che cosa succede? Che ti prende?» aveva il terrore che suo figlio fosse morto.

Gli occhi di Undici si velarono di lacrime. «Non li trovo» la sua voce quasi si spezzava ed era evidente che stesse trattenendo le lacrime. Era come se, in qualche modo, si sentisse in colpa per non riuscire a trovare Will e Barb. Tutti facevano affidamento su di lei, e lei li deludeva.

Nathalie, che era seduta al suo fianco, le prese delicatamente la mano. «Ehi, Undi... — mormorò per attirare la sua attenzione, e la ragazzina la guardò rammaricata — Sta' tranquilla, okay? Non è colpa tua... Forse devi solo riposare un po', forse ti serve una radio più grande» disse con dolcezza, non volendo che si sentisse in colpa. «Che ne dici se ti accompagno in bagno per calmarti? Mh?»

Undici non lo avrebbe detto a voce altra, ma le era infinitamente grata per come l'aveva trattata fin dall'inizio. Non le aveva mai fatto pesare il fatto che fosse diversa, tutt'altro; piuttosto la trattava come una persona speciale. E in effetti era così che Nathalie la vedeva: come qualcuno di speciale e di unico.

Undici e Nathalie abbandonarono la cucina sotto lo sguardo di tutti e andarono nel bagno.

La più grande aprì il rubinetto del lavandino e regolò l'acqua in modo che non fosse né troppo calda né troppo fredda. Poi guardò la ragazzina. «Sciacquati un po' il volto, okay? Prenditi tutto il tempo che ti serve. Io ti aspetto di là con gli altri».

La piccola annuì lievemente e la guardò raggiungere la porta del bagno per uscire. Prima, però, prese parola. «Grazie».

Uscì come un flebile sussurro, e per un attimo Nathalie pensò addirittura di averlo sognato. Si limitò a sorriderle e a tornare dagli altri.

Mike stava parlando di Undici. «Ogni volta che usa i suoi poteri si indebolisce» spiegò.

«Più energia usa, più diventa stanca» aggiunse anche Dustin.

«Come quando ha fatto saltare il furgone» si inserì Lucas.

«Cosa? Ha fatto saltare un furgone e io non c'ero?» si lamentò Nathalie, assumendo un'espressione quasi triste — insomma, quando ricapitava più una cosa del genere?

Suo fratello sorrise e annuì. «È stato pazzesco. Avresti dovuto esserci».

«Però è esausta» ripetette Mike, che non voleva che Undici venisse trattata come una macchina — oltre che per il fatto che fosse cotto di lei.

La Henderson, per un momento, si chiese se quella ragazza sapesse cosa fossero i sentimenti. Insomma, aveva mai voluto bene a qualcuno? Aveva mai odiato una persona? Cos'aveva fatto nei suoi anni di vita?

Fu la voce di suo fratello a riportarla con i piedi per terra. «Come una pila scarica».

«Come... come facciamo a farla stare meglio?» domandò Joyce, che era più che determinata a trovare suo figlio.

«Non possiamo — rispose Mike — Dobbiamo solo aspettare e riprovare».

«Sai quanto tempo?» chiese Nathalie. Non andava affatto di fretta, ma aveva paura che il Demogorgone potesse fare la sua prossima mossa molto presto.

«Non lo so» sospirò il corvino.

«Un bagno» mormorò improvvisamente Undici, che intanto era tornata. Tutti si voltarono verso di lei e la guardarono straniti.

«Cosa?» le chiese Joyce.

«Li posso trovare... — iniziò, fermandosi per qualche secondo — se faccio un bagno» concluse.

Tutti si guardarono stralunati, fin quando Nathalie sembrò capire. «Forse... forse intende una vasca di deprivazione sensoriale...» mormorò.

«Ma certo!» esclamò suo fratello prima di correre in direzione del telefono e comporre il numero del signor Clarke — lo aveva chiamato così tante volte per fargli delle domande che ormai lo conosceva a memoria.

Dustin arrivò ben presto al punto, chiedendogli come costruire una di quelle vasche. Ci volle un po' per convincerlo, ma alla fine ci riuscì e si fece spiegare tutto per filo e per segno, appuntando le cose essenziali sul taccuino che gli aveva dato Joyce.

«Ah, ah. Quanto? Ah ah. Sì, va bene, sì, staremo attenti. Sicuramente. Va bene, signor Clarke. Ci vediamo lunedì, signor Clarke. Salve!» Dustin finalmente chiuse la chiamata per poi voltarsi verso Joyce. «Ha quella piscinetta che usavamo sempre ad Halloween?»

«Credo di si... sì» rispose stranita la donna. Ma se serviva a salvare suo figlio, avrebbe fatto di tutto.

«Bene, allora ci serve solo tanto sale» continuò il ragazzino.

«Quantifica il tanto, Dust» disse Nathalie, orgogliosa nel profondo che fosse così intelligente.

Il ragazzino guardò ciò che aveva scritto e rispose. «Settecento chilogrammi».

«E dove lo troviamo tutto questo sale?» chiese scettica Nancy.

«Venite con me, forza» disse Hopper improvvisamente, alzandosi in piedi.

«Che emozione! Siamo proprio un team. Tipo una squadra SEAL» Nathalie batté le mani con entusiasmo, ricevendo qualche occhiata perplessa.

Bene, la missione stava per iniziare.

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