Capitolo 18.
Levi's pov.
Dopo qualche ora di agonia in quella maledetta camera, il biondo finì per addormentarsi.
Sei proprio uno stupido bastardo.
Si addormentò con il braccio avvolto al mio addome e con la mano inserita all'interno dei miei boxer.
Mi alzai delicatamente e al mio posto sistemai un cuscino.
Sempre con molta cautela iniziai a frugare fra le sue cose in cerca di una spiegazione logica sul perché avesse tutte quelle informazioni.
Frugai ovunque, finché scorsi dietro la sua borsa un fascicolo iniziando a sfogliarlo.
Vi era scritta la mia storia, la mia fedina penale sporca, i miei reati, tutto.
Lo presi con me uscendo dalla camera.
Infilai il fascicolo dentro la mia borsa di palestra e corsi in bagno a farmi una doccia.
Fu rilassante, sopratutto dopo aver passato una notte simile.
Chiudere gli occhi era praticamente impossibile, abbassando le palpebre anche per un millisecondo le immagini riaffioravano.
Non avrei potuto continuare così, a tutto c'era un limite.
Aprii lentamente la porta della camera per non svegliare Farlan.
L'indomani ci sarebbe stata lezione dopo tutto. -Frequentavamo l'università-
Nonostante non sarebbe stata la prima volta che mi addormentai tardi.
Presi il cellulare e con quello mi feci luce quel che bastò per illuminare le parole stampate sui fogli.
"Accusato di rapina: sei mesi di carcere. Aggressione: otto mesi di carcere... "
C'erano proprio tutti. Un brivido mi trasalii.
Il mio passato...
"Orfano da quando aveva quattro anni, allevato fino a sei dallo zio..."
Sapevano tutto.
Quei fogli sarebbero dovuti essere bruciati al più presto.
Eren's pov.
Era mattina e la poca luce che filtrò dalle tapparelle abbassate mi fece comprendere fosse ora di alzarsi.
Scesi dal letto svogliatamente con una voglia di vivere pari a zero.
I ragazzi non c'erano, probabilmente erano già a fare colazione.
Mi lavai, mi infilai i miei soliti vestiti ed uscii raggiungendoli.
"Oh, ecco la bella addormentata!"
Mi accolse il castano.
"Chiudi quella bocca deficiente."
Lo ammonii senza troppa grazia.
"Deficiente a chi?!"
Riprese lui.
Io e Jean la mattina litigavamo che era una meraviglia.
"Dai ragazzi..."
Armin e Marco cercarono di zittirci, mentre Mikasa stava gustando il suo thè in silenzio guardando un punto a vuoto evidentemente assente.
Ci guardammo malissimo, ma entrambi concordammo sul fatto di essere troppo stanchi per ribattere, iniziando così a mangiare in segno di resa.
Ci dirigemmo a lezione, io e Jean imbronciati, Armin e Marco disperati per via dei nostri caratteri molto simili e Mikasa abbastanza infastidita.
"Jean giuro che se riprovi a prendermi in giro io...-"
"Ora basta."
Mikasa ci spiazzó.
Entrambi la guardammo impauriti, il suo viso si contornó di ambiguità e strana oscurità.
Prese entrambe le nostre teste e le fece sbattere una contro l'altra.
"Ma...-"
Entrambi ci massaggiammo il capo dolorante.
"Se solo provate a dire un'altra parola vi faccio fuori ad entrambi."
Si fece davvero intimidatoria.
Armin e Marco apparvero preoccupati ma senza la minima intenzione d'intervenire, mentre lei entrò in classe noncurante.
"Secondo me le sono venute le sue cose..."
Dissi massaggiandomi la testa.
"Concordo."
Risposero in coro gli altri.
"Michelangelo era uno scultore, pittore, architetto e poeta italiano del 400-500 le sue opere furono innumerevoli..."
Ascoltai la lezione con una noia impressionante, quel giorno nessuno risultò particolarmente attento, eravamo abbastanza stanchi, fra chi dormiva nei banchi e chi mangiava qualcosa di nascosto, la classe restò in un totale e quasi religioso silenzio.
Suonata la campanella ci dirigemmo a mensa. Mangiammo qualcosa al volo per poi ritirarci ognuno ai propri impegni pomeridiani.
Molti andarono a dormire, mentre io mi diressi agli allenamenti, anche se l'idea di una bella pennichella sicuramente non mi sarebbe dispiaciuta.
"Manca poco alla prima partita dell'anno, saremo contro una squadra modesta, quindi non dovremmo avere problemi, ma per sicurezza ci alleneremo ugualmente come se fossimo in finale."
Tutti annuirono in contemporanea.
Iniziammo a giocare.
Levi diede il via con un fischietto attorno al collo che portava ogni volta, così da fermare la partita con più facilità.
Farlan prese per primo il pallone, avanzò con gran sicurezza verso Oruo per poi passarla a Gunther posizionato alle spalle dell'altro pronto a ricevere, prese il pallone in modo perfetto iniziando ad avanzare, ma poco dopo Reiner, con una mossa fulminea lo bloccò il tempo necessario perché io gli rubassi il pallone iniziando a correre e palleggiando con fermezza ed arrivando a un metro dal canestro, sentii la pressione di Farlan e Gunther alle spalle, così decisi di lanciare subito.
Saltai tenendo stretto il pallone, poi lo lasciai con grande forza e precisione e feci un canestro spettacolare.
Tutti iniziarono ad applaudire.
"Bravo Eren"
Farlan mi accarezzò la testa.
Ovviamente tutti mi fecero complimenti tranne Levi, che mantenne sempre la sua espressione neutrale e braccia conserte.
Continuammo con quella tecnica e ormai arrivammo pari.
Mi divertii come mai fino a quel momento, ma sentimmo poi il fischio segnare la fine.
"Basta così, pulite il campo e smammate."
Ci annunciò il corvino con entrambe le mani sui fianchi.
Iniziammo a pulire, feci più veloce del solito, ma restando comunque l'ultimo.
"Visto capitano? Questa volta ho fatto più veloce."
Dissi in modo soddisfatto con un lieve sorriso.
"Mh."
Aggiunse solo.
Lo sentii distaccato non scorgendolo come le altre volte.
Non mi ha ancora parlato o stuzzicato, magari è ancora scosso dalla sera della festa.
Bhe non ti stupire Eren, quella sera hai dato proprio il meglio di te.
Pensai.
Levi's pov.
Il moccioso mi guardó in modo strano quando si accorse che non gli diedi corda più di tanto, ma non avrei potuto dirgli di Erwin.
Per il momento era meglio agire come diceva lui.
"Tutto okay?"
Chiese poi in modo cauto.
Mi girai nella sua direzione.
"Perché?"
Tentai di essere il più distaccato ed estraneo possibile.
"Bhe... mi sembri un po'... un po' lontano."
Continuò poco convinto.
"È una tua impressione."
Risposi cercando di apparire il più convincente possibile.
Avanzai vicino alla porta d'ingresso.
"Dai, cos'hai?"
Insistette seguendomi.
Non gli risposi.
"Levi."
Silenzio.
"LEVI."
Mi corse incontro.
"Dimmi che ti prende."
Mi domandò addolcendosi.
"Nulla che potrebbe interessarti."
Mi prese il braccio.
"Lo sai che io sono testardo, vero?"
"E lo sai che io non ho pazienza vero?"
Risposi ritirando il braccio.
"Ho fatto qualcosa?"
"Quanto sei palloso"
Lo scostai roteando gli occhi al cielo.
Si rassegnó continuando a pulire.
"Ma... sei davvero sicuro di non avere nulla?"
Disse quasi in un sussurro con ancora lo sguardo a terra e con il manico della scopa in mano, pronta per essere riposta nel suo apposito spazio.
Aspettai qualche secondo prima di rispondere.
"Anche se fosse non verrei a raccontartelo."
"Sei sempre così gentile."
Rise continuando a mettere a posto gli strumenti per pulire.
Uscimmo, quando mi accorsi dello sguardo del moro puntato sulla mia figura.
"Che vuoi?"
Chiesi infastidito.
"La tua guancia..."
Sbattei gli occhi e corrugai le sopracciglia confuso.
Poi ripensai allo schiaffo di Erwin.
Me la coprii velocemente con la mano puntando lo sguardo altrove.
Me la scostò quasi subito.
"Che hai fatto?"
Domandò assumendo un'aria seria e a tratti addolorata.
"Non sono cazzi tuoi Eren."
Risposi.
Me l'accarezzò in modo delicato e gentile.
Abbassai di rimando lo sguardo.
"Erwin, vero?"
Continuai a guardare a terra.
"Perchè continui ad assecondarlo?"
"Non lo assecondo idiota, non ho avuto scelta..."
Confessai infine.
Riferii le ultime parole in tono più basso, con un accenno di vergogna.
"Non hai avuto scelta?"
Chiese confuso.
"Senti Eren, non farmi domande, ma non frequentarmi più."
"C-cosa? Ma che stai dicendo?"
"Ti ho detto di non farmi domande"
"Capitano..."
Eren's pov.
Abbassai lo sguardo e strinsi i pugni lungo la mia figura.
"Ma che stai dicendo?"
Lo vidi girare leggermente il capo per non incrociare il mio sguardo.
"Ci sono cose che sono necessarie fare."
"Non vedo nulla di così necessario in questo."
Ribattei.
Assunsi un'espressione delusa ed arrabbiata, non capivo, cosa avevo fatto di male?
Mi afferrò il braccio trascinandomi dentro la palestra portandomi fino agli spogliatoi.
Chiuse la porta, si guardó in giro diffidente per poi iniziare a parlare.
"Non è sicuro stare con me."
Parlò poi.
"Non... non capisco."
Continuai sempre più in confusione.
Guardó altrove.
"Così... prima mi hai detto quelle cose solo per non farmi mettere in pericolo?"
Domandai.
Non mi rispose.
"È per via di Erwin?"
Insistetti.
"Non voglio che ti succeda qualcosa."
Disse questa volta in modo più sincero.
Gli sorrisi.
"Grazie..."
"Non montarti la testa, lo dico solo perché non sei minimamente in vantaggio."
"Mi consideri così debole?!"
Chiesi un po' scocciato.
Si appoggió di schiena alla porta con le braccia incrociate.
"Oh sì, senza ombra di dubbio."
"Ma..."
Feci un broncio.
"Andiamo Eren, non riesci nemmeno a bloccarmi."
"Sì ma..."
"Io lo dico per te. Non metterti nei guai e evita di frequentarmi."
"Tanto non ci riuscirei. Rischio, ho deciso."
Annunciai.
"Davvero Eren, ma come fai a dire sempre cose così stupide?"
Mi misi a ridere.
"Se ti uccide non è un problema mio. Ti ho avvisato."
Riprese.
"Correrò il rischio."
Mi avvicinai a lui, i nostri occhi s'incrociarono studiando ogni movimento.
Restammo in silenzio, ma i nostri sguardi parlarono per noi.
Le mie guance diventarono ben presto di un rosso acceso.
Appoggiai un braccio alla porta affianco al corvino.
Mi fissò il giusto per stregarmi completamente, poi con una mossa fulminea mi atterrò facendomi sbattere le ginocchia a terra. Mi tenne la testa alta con il ginocchio, a braccia ancora conserte.
"Certo che ne hai di coraggio, moccioso."
Gli sorrisi abbandonando il capo sulla sua gamba. Si piegò affianco a me scompigliandomi i capelli.
"Stai attento, solo questo."
Disse in modo più dolce.
"Ricevuto."
Gli saltai addosso facendoci cadere entrambi.
"TOGLITI IMMEDIATAMENTE. È TUTTO COSÌ SPORCO QUI."
Sprofondai il capo nel suo petto fregandomi del resto. Lo sentii sospirare ed infine mi avvolse a sé.
"Ora però togliti."
Mi alzai lentamente.
"È tutto... è tutto così sporco."
Lo vidi agitato.
Si alzò afferrando degli stracci ed iniziando a pulire nervosamente.
"Tu vai, ci penso io qui, questo disgustoso posto brillerà."
Era sempre così felice quando puliva, mi fece scappare un sorriso.
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