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84. Fotografia e cartina

84. Fotografia e cartina

Claire's Pov

Rooney appena mi apre la porta di casa si fionda sulle mie labbra.

"Ehi..." mi scosto un po' da lui. "Mica c'è qualcuno?".

"Solo Jade ma è in camera sua" mi risponde velocemente.

Ci riprendiamo a baciare. Chiudo la porta alle mie spalle poggiando la schiena su di essa. Lui mi afferra per le cosce e mi prende in braccio, allora allaccio le mie gambe al suo bacino e le braccia al suo collo. Inizia a camminare, finché non apre la porta di camera sua con un calcio.

Appena entriamo mi sbatte la schiena alla porta facendola chiudere, e il bacio si intensifica ancor di più. Ci avviciniamo al letto, dove Rooney mi adagia facendomi ridacchiare. Lo guardo mentre si sfila maglietta e poi si distende tra le mie gambe, che mi spalanca sotto di lui.

Inizia a baciarmi dietro l'orecchio e poi sul collo, facendomi chiudere istintivamente gli occhi.

"Rooney..." mi lamento. "Ero venuta solo per un saluto... non per-".

"Questo è un saluto" mi afferra la coscia nuda, portandola dietro alla sua schiena. "No?" Infila la mano sotto la mia gonna corta.

Dischiudo le labbra, quando mi mordicchia il collo e poi passa sulla stessa zona la sua lingua in modo suadente. Mi sfilo la maglietta per poi afferrare il capo di Rooney, incitandolo a baciarmi il petto.

La sua bocca sul mio corpo mi fa andare in fumo il cervello, totalmente. Sospiro di piacere, quando intrufola la sua mano sotto gli slip ed inizia a parlarmi un gluteo, mentre con l'altra mano un seno coperto dal reggiseno. Gli accarezzo le spalle e il petto facendolo respirare profondamente sulle mie labbra. Mi bacia in mezzo ai seni, sul ventre fino ad arrivare al bottone della gonna, che oramai si è alzata fino all'inguine. Le sue labbra accarezzano il mio interno coscia facendomi, istinitintivamente, muovere il bacino verso di lui. Rooney stringe le mie gambe per farmi rimanere ferma e continua ciò che stava facendo. La sua bocca in un baleno è sulla mia intimità coperta dagli slip.

"Rooney..." sospiro afferandogli il capo, e spalancando ancora di più le gambe. "Non ho molto tempo... io-io" non riesco a concludere la frase, perchè mi abassa le mutandine ed inizia a roteare la sua lingua sulla mia intimità.

Mi afferra una gamba, che posiziona sulla mia spalla per farmi aprire meglio le cosce. Stringo le sue ciocche di capelli e ansimo, ed infilo un dito tra le mie labbra cercando di non urlare dato che c'è Jade in casa.

"Rooney... Dio... basta o non la finiamo più e... ed io devo-" la sua lingua inizia a roteare sempre più veloce, provocandomi un piacere sempre più grande.

"Vuoi che smetta?" Alza il capo su di me.

"No, no" biascico. "Zitto e continua" mi lamento.

In poco tempo il piacere arriva al culmine. Non riesco nemmeno a riprendere fiato perché inizia a baciarmi di nuovo il collo.

"Vederti eccitata mi eccita e non poco" mi sussurra all'orecchio, spingendo la la sua protuberanza sulla mia intimità.

Sospiro di piacere. Sento il rumore della sua cintura, segno che la stia slacciando. Abbasso gli occhi e lo vedo abbassare la zip dei suoi jeans. Mi riprende a baciare con foga mentre sento, ora, la sua protuberanza coperta dai boxer ancora più grande sulla mia intimità, che riprende a pulsare.

Sospira sulle mie labbra. "Ti voglio" la sua mano scende lungo il mio fianco. "Tanto". Mi stringe la carne. "Troppo".

Mi bacia la mandibola mentre gli tirò qualche ciocca di capelli, quando però inizia a strusciarsi su di me lo blocco.

"Rooney" sospiro. "Ora non posso, lo sai che quando iniziamo non sappiamo più smettere" mi lamento fissandolo negli occhi. "Devo andare da mio fratello".

"Ah" si distende di fianco a me.

"Ci sei rimasto male?" Ridacchio mettendomi su un fianco.

"No sai..." sbuffa fissando il soffitto. "Mi fa solo male un po' dove non batte il sole" mi lancia un'occhiata.

Rido. "Devo darmi una sistemata e andare da Gavin" mi rialzo meglio gli slip.

"Non l'ho mai visto" lo sento dire mentre mi infilo la maglietta.

"No" faccio uscire il capo dal collo della maglia. "Mai" mi alzo in piedi.

"Potrei venire con te" mi propone.

"No" guardo il mio riflesso nello specchio. "È fuori discussione".

"Perchè?" Dallo specchio lo vedo mettersi a sedere e agrottare le sopracciglia.

"Non parla con me che sono sua sorella..." mi sistemo al meglio i capelli scompigliati. "Fuguriamoci con uno sconosciuto. Odia le persone che non conosce, inclusa me".

Mi volto verso di lui, trovandolo a fissarmi con una strana espressione dipinta sul volto. "Cosa c'è? Ti sei mummificato per caso? Ti serve un sarcofago?".

Sbuffa per poi tuffare il capo sul cuscino.

"Cos'hai?" Mi avvicino a lui.

"Niente".

"Dai parla".

Si rimette a sedere. "È che... sono perso senza di te" dice facendomi inarcare divertita le sopracciglia. "O forse sono solo coglione, scusami" distoglie lo sguardo dal mio.

Gli afferro il capo incitandolo ad abbracciarmi. Allora lui seduto mi stringe la vita con le braccia, e poggai il capo sul mio grembo mentre gli carezzo i capelli e lui la mia schiena.

"Non sei coglione... sei dolce" dico sorridendo e quasi mi stupisco delle mie stesse parole. "E ti amo".

Blocca il movimento delle sue mani. "Cosa?".

"Che?".

"Cosa hai detto?".

"Sei dolce".

"Dopo di questo".

Dischiudo le labbra. Il 'ti amo' l'ho detto con una tale naturalezza...

"Lo sai" trattengo un sorriso.

"Mmh..." poggia di nuovo il capo sul mio grembo. "Lo so... lo so... ti ho sentita molto bene" le sue mani scivolano dietro le mie cosce.

"Però non è una scusa, per continuare quello che abbiamo iniziato prima".

Sbuffa. "Scusa".

///

Dopo aver salutato Jade, che mi ha detto di aver sentito strani rumori e strane urla, sono uscita da casa Muller per dirigermi verso l'abitazione di mio fratello insieme a Rooney, che ha insistito per darmi un passaggio con lo scooter.

Arrivata a destinazione lui voleva venire con me ma l'ho pregato di ritornare a casa, e gli ho ripetuto all'incirca cento volte, che Gavin non ha il piacere di fare amicizia con nessuno. Allora Rooney con un sospiro mi ha salutata, ed io gli ho lasciato un bacio sulle labbra. Quando si è allontanato in sella al suo scooter, ho preso un gran respiro e sono entrata nel portone del condominio già aperto.

Ora che mi ritrovo davanti alla porta di casa di Lauren e Gavin, sono in bilico tra il suonare il campanello e il ritornare indietro. Una parte di me mi ricorda, che la scorsa volta con Gavin non è andata nei migliori dei modi. Ma l'altra parte mi spinge a non mollare.

Suono il campanello senza pensarci per una terza volta. Ad aprirmi è Lauren, che appena mi vede mostra il suo sorriso migliore.

Si sposta di lato per farmi passare ed io entro in casa.

"È un piacere vederti, Claire" chiude la porta.

"Anche per me" mi volto verso di lei. "E Gavin? C'è?" Le chiedo non vedendo il bambino nel piccolo salotto.

"Sì, c'è" avanza verso di me con le mani sul grembo. "È in camera sua" indica il corridoio.

"Oh, bene. Volevo vederlo".

"Vai tranquilla, non lo disturbi di certo... starà giocando".

Gavin che gioca? Forse con un coltello.

Anzi, probabilmente sta affilando un coltello per uccidere, oppure preparando uno composto chimico per ammazzare un altro cane. Ricordo con dolore la morte della mia povera Noce.

"Senti..." continua lei. "Io dovrei andare a fare la spesa-".

"Rimango io tutto il tempo, fai pure quello che devi fare".

Dopo avermi ringraziata mi saluta, ed io finalmente (o per sfortuna, dipende dai punti di vista) rimango da sola con mio fratello.

Mi dirigo vero il corridoio, e una volta arrivata dinanzi alla porta della camera di Gavin rigorosamente chiusa, busso alla porta con le nocche della mano.

"Chi è?" Sento la sua voce attutita dall'altra parte della porta.

Tossicchio e camuffando al meglio la voce dico: "Servizio in camera".

"Strega non mi serve niente, puoi andare".

Maledizione, questo bambino è tremendo.

"Ho con me un ottimo..." che mi invento? Cosa piace ai bambini? "Succo alla pera" Mi fisso le mani vuote.

Per un paio di secondi non sento più la sua voce, ma poi la porta si apre rivelando Gavin. Il suo sguardo è sempre cosi maledettamente vuoto e la sia voce atona.

"Il succo alla pera mi fa schifo, ma ti faccio entrare lo stesso per l'impegno" dice per poi darmi subito le spalle e sedersi sul pavimento.

Afferra il cubo di Rubik dinanzi a sè, per poi iniziare a smanettare con questo.

Questo è il suo gioco?

Mi chiudo la porta alle spalle, nonostante in casa non ci siano altre persone, ma da come ho capito a lui piace così.

Mi guardo intorno e mi rendo conto di quanto sia piccola questa stanza, ma soprattutto di quanto sia buia. Il letto singolo è poggiato alla parete e difronte, addossato all'altra parete, c'è un armadio non molto grande. Le pareti sono tinteggiate di grigio, e nonostante la poca luce, rieco a vedere qualche macchia e qualche imperfezione sulle mura.

"Allora?" La voce di Gavin mi smuove dai miei pensieri. "Cosa ci fai qui?" Continua a smanettare sul cubo colorato.

"Volevo vederti, e poi tua madre è andata a fare la spesa, quindi-".

"Non ho bisogno di una babysitter".

"Un'altra volta con questa storia della-" inizio.

"Fatto" dice vittorioso guardando ammaliato il cubo di Rubick, che grazie alla fioca luce proveniente dalla finestra riesco a scorgere risolto.

"Ho trovato finalmente cosa ti piace fare" mi avvicino a lui.

"Siediti" mi indica il pavimento affianco a lui. "Così vediamo chi è il più bravo" scuote il cubo.

Un sorriso mi curva le labbra, mentre faccio ciò che mi dice. Mi passa il gioco ed io lo afferro. Non ho mai provato a risolvere un cubo di Rubick, maledizione.

"Io per ora ci metto ottantasei secondi, fammi vedere tu cosa sai fare".

Alzo lo sguardo su di lui, nei suoi occhi neri come un pozzo nel quale non si vede la fine.

Ricambia lo sguardo "Uno... due".

Aggrotto le sopracciglia "Che fai?".

"Conto i secondi. Sei... muoviti... sette".

Mi metto subito a smanettare col giochino e in fondo, nonostante non avessi mai provato a risolverlo, non trovo tanta difficoltà a completarlo.

"Centoventidue secondi... insomma" dice con aria superiore.

"Guarda che c'è gente impedita a risolverlo" scuoto il cubo.

"Vedimao se supero il mio record" mi tira di mano il gioco.

Passiamo un tempo indefinito a passarci e ripassarci il cubo di Rubick, finché non cerchiamo di superare i nostri stessi record, e lui non arriva a risolvere il gioco in sessantaquattro secondi ed io in centoesette. Ci divertiamo, ci sfidiamo e sembra quasi che abbia preso una certa confidenza con me, il che mi fa molto piacere.

Mentre lui prova a battere il suo record di sessantaquattro secondi, vado in bagno. Quando esco, una porta in fondo al corridoio, nonostante non abbia niente di che, attira la mia attenzione. Allora invece di rientrare in camera di Gavin, entro in quella che mi incuriosisce.

È uno sgabuzzino, assolutamente niente di anomalo. Ma ogni volta che metto piede in questa casa, ricordo chi vi ha vissuto e cosa è stato fatto, quindi inconsciamente penso che ci sia un qualcosa di oscuro da scoprire. Con quest'ultimo pensiero, che mi sorvola la mente, mi guardo intorno e poi inzio a rovistare nel piccolo stanzino.

La polvere mi fa starnutire varie volte ma non me ne curo. C'è una sedia dall'aspetto cingolante e un paio di mobiletti. Inzio ad aprire i cassetti di uno di questi ma trovo solo cianfrusaglie, quindi passo all'altro.

Inizio dall'ultimo cassetto, dove trovo una fotografia che dipinge un cipiglio sul mio volto. Sulla foto sono raffigurati mio padre e un'altra donna. Accendo l'interruttore della luce, che per fortuna è funzionante. Scruto meglio la figura femminile e posso confermare che non è Lauren.

Ricordo bene la fotografia, che trovai nella stanza della madre di Gavin, e la donna di quest'altra foto non corrisponde.

E se fosse mia madre? In fondo potrebbe essere fattibile, dato che i due nello scatto sono molto giovani, adolescenti potrei perfino azzardare.

Lancio un'occhiata alla sottile fessura della porta, che ho lasciato aperta, poi piego la fotografia e la infilo nella tasca anteriore degli jeans. Ritorno con lo sguardo nel cassetto e mi accorgo di un'altra cosa sospetta.

Mi acciglio mentre sfilo dal cassetto una... mappa geografica di... Bucarest.

Cosa diamine ci fa questa a casa di mio padre?

Mi metto eretta e poggio la schiena alla parete dietro di me. Piego velocemente anche questa e la infilo nella tasca degli jeans.

Qualcosa dentro di me mi sussurra che mi servirà e non poco.

///

Rooney's Pov

"Weasly a cena" mia sorella spalanca la porta della mia camera.

"Vengo subito" chiudo il taccuino, dove stavo disegnando il volto di Claire.

Oggi pomeriggio mi ha detto "ti amo". Da non credere. Ad un certo punto avevo perfino pensato di aver sentito male.

"Cosa pensi?" Jade poggia la spalla sull'uscio della porta.

Sto per risponderle un qualcosa di totalmente a caso, finché non sento la sua voce.

"Devo vederlo! Lasciamelo vedere!".

Mi alzo di scatto dal letto, mentre Jade si allontana dalla mia stanza.

"Tu non devi più entrate in casa nostra. Te l'ho detto con le buone, devo fartelo capire con le cattive?" Questa è mia madre.

Scopro quest'ultima a sbarrare la strada a Claire, la quale prova ad avanzare nel corridoio.

"Devo vederlo-Rooney..." Claire mi guarda da dietro le spalle di mia madre.

"Mamma fatti da parte. Ora" dico deciso fissando Claire.

Jade scruta nostra madre con timore.

"Mamma, non voglio ripeterlo" continuo.

Lei si volta verso di me e fa spazio a Claire, la quale corre verso di me. La stringo da dietro accarezzandole i capelli.

"Claire è la mia ragazza e la devi trattare con rispetto" mi rivolgo a mia madre, che fissa Claire e me con disappunto. "Spero non ricapiti una cosa del genere".

Tiro la mia ragazza nella mia camera, per poi chiudermi la porta alle spalle.

Lei rimane impalata a fissarmi per un paio di scondi, finché non sono io a rompere il ghiaccio.

"Scusa, davvero" sospiro.

"Non importa" si avvicina a me. "Rooney... credo di aver scoperto qualcosa di importante".

La fisso con un cipiglio, quando dalla tasca anteriore degli jeans sfila... una cartina... geografica.

"L'ho trovata a casa di Lauren, non so di chi sia... ma credo appartenga a mio padre dato che stava vicino a quest'altra" sfila una fotografia dalla tasca.

Mi avvicino di più a lei per sfilare la foto dalle sue dita, che raffigura due giovani ragazzi.

"Sono i miei genitori" mi spiega. "E questa" mi mette dinanzi agli occhi la cartina. "È la carta geografica di Bucarest. Rooney, forse abbiamo finalmente trovato qualcosa che può aiutarci a capire tutto, a capire la verità... Rooney andiamo a Bucarest. Credo che troveremo qualcosa di importante-".

"Frena, frena" sospiro fissandola, mentre si passa la lingua tra le labbra. "Bucarest non è qui dietro e non sappiamo se-".

"Rooney... partiamo per la Romania".

Spazio noce suprema

Ciao, come state?💜

Ho amato scrivere questo capitolo.

Finalmente Claire ha detto "ti amo" a Rooney!

Claire ha trovato una foto dei suoi genitori, Ines e Cesar, questa sarà molto importante. Inoltre ha trovato anche una cartina geografica di Bucarest.

E naturalmente cosa viene in mente alla nostra pazza? Di andare in Romania, ovviamente!

Il prossimo capitolo sarà diviso in due parti per la sua lunghezza. Per il momento non so se li farò uscire durante la stessa settimana oppure no.

Vi aggiornerò su instagram, quindi seguitemi sul mio profilo @/graffiandoilcielo.

A martedì♥️

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