82. Qualcosa non quadra
82. Qualcosa non quadra
Con tutto il mio materiale per dipingere mi dirgo verso il mio laboratorio. Questa mattina è perfetta per fare ciò che amo. In realtà dovrei essere all'università, e in questo preciso momento avrei la lezione di criminologia con il professore Bernard, se solo non avessi abbandonato gli studi in facoltà. L'altro giorno sono ritornato dal campeggio con Claire, e durante quella stessa notte ho pensato molto e sono arrivato ad una conclusione: frequenterò l'accademia d'arte. Inizierò il prossimo settembre. Perderò un anno ma poco mi importa, se servirà a migliorarmi sul mio campo. Se non fosse stato per Claire non avrei mai avuto il coraggio di fare questo passo in avanti, perché sapevo che l'ira funesta dei miei genitori si sarebbe scatenata su di me, come infatti è accaduto. Ieri sera ho ritenuto opportuno parlane con mia madre e mio padre.
Mia madre è cascata sulla sedia con un mano sul petto. "Artista? Che fine vuoi mai fare, caro mio" queste sono state le sue parole.
Invece mio padre mi ha fissato con un'espressione quasi di disgusto, come se con le mie scelte non potessi mai divenire un uomo di un certo livello come lui. Ha continuato a guardarmi, finché il palmo della sua mano non si è schiantato sulla mia guancia sinistra, in un modo così secco e violento da farmi voltare il volto dal lato opposto. Ho serrato i denti e la mandibola, ma non mi sono curato nè di reagire nè di continuare a parlare sia con lui che con mia madre. Mi sono voltato trovando Jade sull'uscio della porta della cucina, dove poco prima si stava tenendo lo scontro tra i miei genitori e me. L'ho sorpresa in lacrime a fissare una scena troppo cattiva per una bambina come lei, che è ancora così ingenua e buona, che guarda il mondo con quegli occhi infantili, che osservano curiosi ciò che la circondano. Le ho afferrato la mano e in silenzio siamo entrati in camera sua, l'ho messa a letto, le ho rimboccato le lenzuola, e le ho augurato la buonanotte. Stavo per allontanarmi da lei, ma quest'ultima mi ha afferrato il polso bloccando i miei movimenti. Mi ha inviato a dormire con lei con quella voce così tremante, da farmi inclinare, da farmi spaccare in due il cuore. Allora mi sono infilato nel suo lettino e l'ho stretta a me. Lei nel giro di qualche minuto è sprofondata nel sonno, mentre io ho fissato per tutta la notte il soffitto, pensando a quanto sia difficile essere se stessi. Avrei solo voluto che i miei genitori accettassero la mia volontà, magari anche non convidendola. Avrei solo voluto, che fin da bambino ci fosse stato qualcuno lì a supportarmi, ma fino a poco fa mai nessuno mi aveva aperto gli occhi come ha fatto lei. Lei, Claire, che ha sempre apprezzato i miei disegni e i miei dipinti, il mio talento. Eppure lei è stata l'unica a credere in me, quando nemmeno io riservavo per me stesso un briciolo di sicurezza. Ma lei ci è stata. Sempre.
Sospiro mentre cerco di cacciare via i pensieri. Poggio la tela sul cavalletto e, tra i vari sbadigli causati dalla notte insonne, inzio a dipingere. Perchè forse la mia arte, per ora, è una delle poche cose che ha davvero senso fare, e che merita davvero di essere creduta.
Claire's Pov
"Ma sei pazza?".
"Mi sono dimenticata, non è colpa mia".
"Dovevi dare da mangiare a Geraldina prima di uscire" Roxy mi punta un indice contro.
"Te ne potevi occupare anche tu" isso lo zaino sulla spalla.
"Ma io un favore ti ho chiesto, e manco quello mi fai" sospira. "Dai, andiamo a casa che sono preoccupata per mia figlia".
Usciamo dalla classe di criminologia insieme a Joel e Leo, mentre Farah si fa trovare ai cancelli dell'università, poichè all'ultima ora aveva una materia diversa dalla nostra.
Mi sembra strano non avere Rooney attorno a me, oramai era diventa una'abitudine quella di averlo sempre accanto durante le lezioni. Allo stesso tempo però sono felice, che abbia abbandonato l'università per iscriversi all'accademia d'arte.
"Credo che non tornerò a casa, ora" annuncio.
"Ma come no?" Roxy aggrotta le sopracciglia.
"E dove vai?" Mi chiede Joel.
Sospiro. Da ora in poi voglio dire sempre la verità senza far preoccupare nessuno. "Vado da Lauren e Gavin".
"A casa del killer" Leo inarca le sopracciglia. "Di nuovo".
Farah gli dà una gomitata sulle costole. "C'è gente, stai zitto. E poi ora è scappato, non è più lì".
"Ma perché vuoi andarci?" Mi domanda Joel.
"Jo... Gavin è pur sempre mio fratello. È anche mio compito controllare come stia, nonostante tra noi non scorra buon sangue".
"Sì, ma stai comunque attenta" mi dice Roxy.
"Cosa può succedermi? Gavin è solo un bambino e Lauren è una madre fin troppo buona" alzo spallucce.
"Sì okay, ma non si sa mai" interviene Leo.
Saluto i ragazzi per poi dirigermi a casa del mio fratellastro. Nonostante abbia scoperto di avere un fratello già da tempo, mi fa ancora strano pensare Gavin come tale. Non ho mai avuto un vero fratello di sangue, a parte Roxy che però si potrebbe definire una sorella "per scelta", e sapere che ora ne ho uno mi rende felice. Il fatto è che lui è tremendamente chiuso, ma soprattutto scorbutico con ogni essere vivente, il che rende difficile cercare di relazionarsi con lui. È come se avesse costruito, col tempo, una barriera che ostacola chiunque abbia voglia di semplicemente parlargli. Noi siamo fratelli e credo sia giusto cercare di costruire un legame. Sicuramente non sarà semplice, ma tentare non ha mai fatto male a nessuno.
Tra i mille pensieri che sorvolano la mia mente, arrivo dritta a casa di Lauren. Con un sospiro suono il campanello. Dopo pochi secondi una Lauren con la borsa issata sulla spalla, mi viene ad aprire.
"Ciao, cara" mi sorride. "Ma entra pure" mi fa spazio.
Supero l'uscio della porta. "Mica ti disturbo? Volevo solo sapre come stavate".
"Oh, beh..." si chiude la porta alle spalle. "Siamo stati peggio. Certo, l'ansia e il panico ogni tanto mi vengono a trovare, ma mi faccio coraggio".
"Stavi per uscire?".
"In realtà sì. Andavo al lavoro. Oggi Gavin è uscito anche prima da scuola, quindi mi sa che sarò costretta a portarlo con me" sospira. "Mi dispiace che non posso restarmene qui a chiacchierare con te".
"Se vuoi... lo posso controllare io Gavin mentre lavori. A proposito di cosa ti occupi?" Le chiedo con un cipiglio curioso dipinto sul volto.
"È una piccola cosa. Faccio la baby sitter. Quindi, guarda se davvero puoi rimanere qui mi faresti un gran favore. Già controllare quei quattro marmocchi di quella signora, è un gran bel lavoro" ridacchia. "Avere poi anche Gavin con me sarebbe massacrante".
Alzo spallucce. "Nessin problema, me ne occupo io".
"Perfetto. Allora- ah eccoti" fissa dietro di me.
Mi volto trovando Gavin a qualche metro da me. I ciuffi di capelli scuri gli ricadono sulla fronte, e gli occhi neri mi fissano indagatori. Ogni volta sembra che con lo sguardo scannerizi chi si ritrova dinanzi. Forse è una sua forma di autodifesa.
"Io non resto con te" assottiglia le palpebre su di me.
Sto per ribattere ma Lauren fa prima di me. "Claire è stata così carina a venire qui" si avvicina al figlio. "Voleva vederti e dato, che io devo andare anche al lavoro sarebbe perfetto, se lei rimanesse qui con te" gli accarezza una ciocca di capelli.
Lui si scosta dal suo tocco. "Non ho bisogno di una babysitter".
"Non sarà la tua babysitter" ridacchia la donna. "Vuole stare solo in tua compagnia, vero Claire?" Volge il viso verso di me.
Una parte di me, a causa del modo nel quale mi tratta Gavin, vorrebbe dire di no, ma poi mi astengo ad annuire col capo.
Mio fratello sospira, per poi andarsi a sedere sul divano dalla pelle logora qua e là. Allora Lauren ed io prendiamo quest'ultimo suo gesto come una sottospecie di accettazione. La donna saluta suo figlio e me per poi lasciarci da soli.
Mi siedo accanto a Gavin guardandomi intorno. I ricordi di qualche settimana fa mi rievocano brutte sensazioni, che però cerco di reprimere. Proprio qui, nello stesso punto dove ora sono seduta, mio padre ha cercato di strangolarmi mentre l'altro suo figlo assisteva alla scena, e sua moglie tremante cercando di chiamare la polizia. Sono venuta qui con l'obiettivo di creare una base per un rapporto fratello-sorella, ma ora che mi ritrovo affianco Gavin, non riesco a spiccicare una sola parola.
"Perchè hai i capelli viola?" Rompe il silenzio.
"Co-cosa?" Sbatto le palpebre. Mi ha davvero parlato?
"Perchè hai questo colore orribile?" afferra alcune ciocche dei mie capelli con le punte delle dita, come se potesse infettarsi di qualche pericolosa malattia al solo tocco con la mia chioma.
"Beh... mi piacciono" alzo spallucce.
"Anche a me piacerebbe picchiarti, ma non lo faccio" mi spiega. "Mi piace una cosa ma mica la faccio" dice ovvio.
"Forse il tuo ragionamento non è del tutto sbagliato".
"Lo so. Quindi c'è un altro motivo".
"Potrebbe esistere, sì".
"E quale sarebbe?" Inarca un sopracciglio.
"Mi piace distinguermi" alzo spallucce. "Sembrano sempre tutti così uguali, ed è così noioso, che quasi nessuno abbia qualcosa che lo contraddistingui. Tu cosa ne pensi?".
"Penso sia una stupidaggine".
Okay, già il fatto che mi abbia risposto è un gran passo in avanti.
"A scuola come va?" Provo a chiedergli.
"Male".
"Perchè?".
"Perchè dovrebbe andare bene?".
Mi muovo nervosa sul divano. Questo bambino è davvero complicato.
"Non c'è nessuno che ti sta simpatico o simpatica?".
"No".
"Beh... allora antipatico o antipatica?".
"No".
"Perchè rispondi a monosillabi?" Gli domando con un pizzico di stizza.
"Non ho niente da dire" punta i suoi occhi neri nei miei.
Il suo sguardo mi fa schiudere le labbra. "Vado un attimo in bagno, okay? Torno subito".
Lui con fare annoiato ritorna a guardare davanti a sè, allora mi alzo e raggiungo il piccolo bagno. Rinfresco i polsi con l'acqua sospirando, mentre fisso il mio volto allo specchio. Pensavo che non sarebbe stato così semplice con Gavin, ma non credevo che conversare con lui sarebbe stato un vero e proprio massacro.
Claire pensa, pensa. Cosa può interessare ad un bambino come Gavin? Cosa lo può far star bene? O almeno cosa può non annoiarlo?
Esco dal bagno e senza farmi vedere da Gavin, mi addentro verso una delle due stanze nel corridoio. Forse posso capire qualcosa di mio fratello, se scopro qualcosa che gli piace in camera sua. Mi acciglio però, quando capisco di essere entrata nella stanza sbagliata. Il letto è uno matrimoniale, lo stile dell'arredamento fin troppo classico, e degli stivaletti col tacco abbadonati vicino all'armadio, e vari capi di abbiglliamento prettamente femminili, come un reggiseno sul materasso, mi fanno intuire che sono appena entrata in camera di Lauren. Probabilmente qui è anche dove dormiva mio padre. Mi guardo intorno e sembra davvero tutto... normale.
Mi avvicino alla scrivania, e sfioro con le punta delle dita il bordo di legno scuro. Il cassetto di quest'ultima mi grida di essere aperto. Non dovrei farmi gli affari altrui, ma se magari trovassi qualcosa di mio padre che potrebbe aiutarmi a capire qualcosa su di lui? Sospiro. Mi volto verso la porta che ho lasciato aperta, allora socchiudo quest'ultima per poi aprire il cassetto della scrivania.
Sembra ci siano solo cianfrusaglie. Penne, matite, fogli, qualche oggettino...
Ma poi una fotografia attira la mia attenzione.
La afferro tra le dita e mi acciglio a fissare le due persone in primo piano. Uno è sicuramente mio padre. Anche se sembra giovane, pressoché qualche anno più grande di me, il suo sgaurdo cupo non è cambiato, nonostante nella fotografia stia sorridendo. Un suo braccio è poggiato sulle spalle di una ragazza. Aggrotto le sopracciglia.
Chi è?
Assottiglio gli occhi sulla figura e qualcosa, nell'espressione della ragazza e nei suoi tratti del volto, mi dice che è Lauren.
Questa foto sarà stata scattata dopo pochi anni dalla morte di mia madre.
Lauren mi ha rivelato che mio padre era un uono eccessivamente violento e possessivo con mia madre, e nonostante ciò l'ha sposato e ancora mi chiedo il perché. Oltre a questo adesso scopro che lei ha rimpiazzato così velocemente, in un modo o nell'altro, il posto di mia madre.
Qualcosa non quadra, ed io scoprirò cosa.
Spazio noce suprema
Eccomi qui con un nuovo capitolo♥️
Non mi dileguo in chiacchiericci perchè sono di fretta.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto.
Attenzione a Lauren.
A presto💜
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